Le Indicazioni nazionali bocciate in Italiano e in Storia: l’IA dà un sonoro 4

Per gentile concessione del portale Historialudens

di Antonio Brusa

Ho chiesto a un programma di IA di fingere di essere un professore e di mettere un voto a questa frase

“La storia, cioè la conoscenza e il giudizio sul passato, sono divenuti (…)”

L’algoritmo ha obbedito: 4/10. Poi, come un severo professore di altri tempi ha spiegato la mancata concordanza fra soggetto, singolare, e verbo al plurale. E quando ho chiesto se si potesse parlare di una concordanza a senso, ha ribadito che, certo, il significato è chiaro, ma “ciò non cambia il fatto che dal punto di vista grammaticale la frase sia scorretta”. Ora, fermatevi un attimo prima di dar fiato all’ennesima diatriba sull’IA o sul voto numerico, per considerare che questa frase si trova nelle Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, a p. 54 della bozza definitiva. E che, perciò, quel sonoro quattro andrebbe assegnato agli estensori di quel testo.

Un refuso, si dirà. Succede a tutti. Forse no, in questo caso. Qualcuno ricorderà che il Consiglio di Stato sospese il parere sulla Bozza, in attesa che la Commissione correggesse le numerose imprecisioni rilevate, fra le quali – tra lo stupore di molti – non pochi errori di sintassi, grammatica, ortografia e punteggiatura. Non è una svista isolata, commenterebbe a questo punto qualsiasi insegnante – non l’AI -, ma il sintomo di una non eccessiva dimestichezza con la lingua italiana. Un quattro meritato.

Questo errore non è stato corretto e lo ritrovate pari pari nella “Gazzetta Ufficiale” del 27 gennaio 2026, a p. 27. Continua a leggere

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Verso la maturità: cento giorni per guardare indietro e andare avantidi

di Martina Palma 
C’è un momento, durante l’ultimo anno di liceo, in cui il tempo sembra improvvisamente accelerare. Non è l’inizio dell’anno scolastico né il giorno dell’esame di Stato. È un punto preciso nel mezzo: quello dei cento giorni alla maturità. Una data simbolica, attesa e celebrata da generazioni di studenti, che segna l’inizio del conto alla rovescia verso la fine di un percorso lungo cinque anni.
Non si tratta soltanto di un numero sul calendario, ma di una sorta di confine invisibile tra ciò che siamo stati fino a oggi e ciò che diventeremo.
Frequento il quinto anno di liceo a Quartu Sant’Elena, in provincia di Cagliari. È una scuola impegnativa, ricca di programmi e di richieste. Non è sempre semplice affrontare lo studio quotidiano, le verifiche, le interrogazioni e le lunghe ore sui libri. Eppure, proprio dentro queste difficoltà si nasconde forse il valore più grande di questo percorso.

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La scuola, che fastidio!!

di Stefano Stefanel

“Io non so più cos’è normale. O un’allucinazione. Se sono matto io. Non è che voglia litigare. Ho solo qualche osservazione. Un pensiero mio”. Prendo a prestito il ritornello e l’impostazione di una canzonetta di Ditonellapiaga a Sanremo per provare a vedere se a scuola oggi c’è qualcosa che non quadra. Vediamo.

  • La riforma contenutistica dell’esame di stato (Che Fastidio!)
  • L’apprezzamento del maggior sindacato dei dirigenti scolastici al nuovo esame di maturità (Che Fastidio!)
  • La Carte del docente che non viene finanziata per tempo (Che Fastidio!)
  • La gestione del precariato (Che Fastidio!)
  • Le Nuove Indicazioni 2025 (Che Fastidio!)
  • Le lodi del Ministro per gli iscritti al 4+2 e non agli altri studenti (Che Fastidio!)
  • La valutazione dei dirigenti scolastici fatta su carta (Che Fastidio!)
  • I dirigenti scolastici che hanno snobbato la valutazione e poi si lamentano del punteggio preso (Che Fastidio!)
  • I dirigenti scolastici che si sono lodati tramite social per la valutazione ricevuta (Che Fastidio!)

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Pulizia e decoro delle aule: ma la circolare del Ministro era proprio necessaria?

di Cinzia Mion

Signor Ministro, Le scrivo a proposito dell’ultima C.M. che Lei ha emanato per sollecitare gli alunni e studenti a prendersi “cura” della propria aula e di tutti i locali della scuola….
Mi sto chiedendo : era proprio necessario scrivere addirittura una circolare ministeriale su questo argomento, con tutti i problemi seri che stanno angustiando oggi la SCUOLA?
Non ho dubbi che sua madre Le abbia insegnato da bambino a rassettare la sua cameretta…Ah le “famiglie” di un tempo com’erano avvedute!
E oltre a raccomandare la pulizia Lei va anche a scomodare la CURA, termine su cui le Indicazioni del 2012 si sono spese soffermandosi a richiamare l’ETICA DELLA RESPONSABILITA’ (all’interno del paragrafo Cittadinanza e Costituzione), declinandola in “Cura di se stessi, Cura degli altri e Cura dell’ambiente”.

Noi delle vecchie generazioni (io sono una ex-dirigente scolastica molto datata) siamo abituati a cercare le fonti “culturali” (non nozionistiche) delle affermazioni, soprattutto se queste derivano da testi istituzionali, in cui spesso rimangono implicite. Già da allora mi sono presa la briga di cercare e capire che queste affermazioni derivavano principalmente dal testo del filosofo tedesco Hans Jonas “Il principio responsabilità. Un’etica per l’era tecnologica”. Senza ombra di dubbio la cura dell’ambiente riguarda anche l’aula scolastica, il banchetto o i giochi alla scuola dell’infanzia: i bambini vengono educati sempre a riporli dopo aver terminato l’attività..

Ma andiamo Ministro, Lei deve volare alto: come può perdersi in queste minutaglie? Attenzione : minutaglie importanti nell’attività quotidiana, non ne sto sminuendo la rilevanza ordinaria, ma non è compito Suo!
Guardi che Jonas parlando di cura dell’Ambiente intendeva fare riferimento alle RISORSE che sono esauribili, soprattutto quelle vitali: acqua, aria pulita, energia, ecc
Intendeva perciò far riferimento alla Cura del Pianeta e di tutta la BIOSFERA.
Il messaggio aveva uno sguardo lungo ed il termine “Responsabilità”, da Weber in poi , significa non fare riferimento solo all’etica delle Intenzioni ma a quella delle CONSEGUENZE. Nel nostro caso perciò la responsabilità nei confronti delle conseguenze delle nostre azioni attuali, “presenti”, va proiettata nel FUTURO. La “riflessione” perciò che va fatta dedurre alle nuove generazioni riguarda la rappresentazione di un FUTURO PROBABILE, in assenza di cura, (che stiamo già purtroppo sperimentando) invece di un FUTURO AUSPICABILE, in presenza di cura!
Il consiglio che Le do, Ministro, è questo: non si perda in piccolezze, altrimenti rischia di restare impantanato come Le sta succedendo con queste NIN 2025 che riescono a dire tutto e il suo contrario perché ne ha affidato la stesura a persone che non hanno avuto CURA della CULTURA ma solo di saperi da trasmettere.
Ma se Lei non vola alto, come fanno i suoi collaboratori ad imparare a farlo?
La saluto cordialmente

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Arriva dal Ministero l’ennesima regola che uccide l’autonomia delle scuole

di Aluisi Tosolini

Di conseguenza, le istituzioni scolastiche avranno cura di inserire nel Regolamento di istituto e nel Patto educativo di corresponsabilità, qualora non già presenti, specifiche regole di comportamento finalizzate alla tutela del decoro degli ambienti scolastici, degli arredi e dei sussidi didattici, condividendole con studenti e famiglie anche attraverso attività informative dedicate”.
Si chiude così la nota a firma del Ministro dell’Istruzione e del Merito prot. n. 39623 del 23-02-2026 che ha per oggetto “Cura e decoro degli ambienti scolastici”.

Una bufala?

Leggendola ho pensato ad uno scherzo, ad una bufala, ad una fake news. Nel dubbio sono andato a controllare e ovviamente non ho trovato nulla nel sito del MIM, nemmeno usando la apposita funzione “cerca”.

Ma in Italia esiste una cosa strana, che potremmo chiamare effetto specchio o caleidoscopio, che mi ha permesso di verificare che la nota esiste davvero. Molti istituti scolastici, infatti, applicano un automatismo grazie al quale le note e le circolari del MIM (e immagino anche di altri uffici statali) ricevute vie posta elettronica istituzionale vengono protocollate e prontamente messe on line sul sito della istituzione scolastica seguendo il percorso HOME – Novità – Le circolari. Così google mi restituisce una paginata di link a scuole che hanno pubblicato la nota, in alcuni casi premettendo una propria nota interna in cui in sostanza non si fa altro che riprendere e ribadire quello che ha scritto in Ministro. Chiunque lo può verificare direttamente (ad esempio questo è stato l’esito della mia ricerca – LINK ) Continua a leggere

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Educare all’interiorità

di Monica Piolanti

In un’epoca segnata da un’accelerazione tecnologica senza precedenti, l’umanità si trova a varcare una soglia che non è solo tecnica, ma profondamente ontologica. L’intelligenza artificiale non è più una promessa del futuro o un confinato strumento di calcolo; è diventata il tessuto connettivo della nostra quotidianità, un’architettura invisibile che modella i nostri desideri, orienta le nostre scelte e ridefinisce i confini della nostra identità. La cronaca recente, dominata dallo sviluppo vertiginoso di modelli generativi capaci di sostituire l’uomo in compiti intellettuali complessi, ci pone dinanzi a un interrogativo ineludibile: cosa resta dell’umano quando la macchina imita perfettamente la sua capacità logica e creativa? Se un algoritmo può scrivere una poesia o diagnosticare una malattia, dove risiede oggi il valore insostituibile della nostra presenza nel mondo? La risposta a questa sfida non può risiedere in una chiusura nostalgica né in un entusiasmo acritico, ma richiede la fondazione di una «Nuova paideia». Si avverte l’urgenza di un progetto educativo che non si limiti a fornire competenze digitali — ormai rapidamente deperibili — ma che si radichi in una dimensione che nessuna stringa di codice potrà mai colonizzare: l’interiorità. È qui, nel nucleo silenzioso del sé, che si gioca la partita per la libertà e la dignità dell’essere umano nel XXI secolo. Continua a leggere

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Crescere con mamma e papà

di Monica Barisone

STARE NELLA RELAZIONE PER IMPARARE E PER INSEGNARE

Passeggiando in prossimità di un parco, qualche tempo fa, ho notato due carrozzine, due mamme che chiacchieravano camminando l’una accanto all’altra ed ho potuto immaginare i due bimbi o bimbe addormentati al calduccio del loro accogliente contenitore a ruote. Quel parco è solitamente frequentato da persone che si allenano o che portano a spasso il proprio cane. Ho recuperato poi, con piacere, altri ricordi recenti analoghi e ho sperato con tutto il cuore in una inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni.

Viviamo in un’epoca in cui, a fronte di una denatalità cronica, abbiamo assistito ad un incremento significativo dei nuclei con un cucciolo d’animale da compagnia. Alcuni studi affermano che tra i due fenomeni esiste una correlazione, o meglio che si stia verificando uno spostamento di competenze e bisogni relazionali, nonché di energia emotiva, sul rapporto con gli animali domestici anziché sugli umani.

Altre ricerche (E. Kubinyi, 2025) interpretano questi dati in termini di ‘trasformazione delle reti sociali’, cioè, più che di sostituzione, del dover sopperire a relazioni umane ‘danneggiate o assenti ’, del poter rispondere in qualche modo al bisogno profondo di accudire ed essere accuditi. Il fatto, poi, che allevare il proprio figlio sia divenuta una esperienza solitaria, senza il supporto della comunità parentale, che tali reti si siano rotte o siano troppo lasche, può far sì che le persone avvertano il rischio di solitudine nell’esperienza educativa.
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Dopo le Nuove Indicazioni: insegnare e valutare le scienze

Donatella Merlo intervista Paolo Mazzoli sulle “Nuove” Indicazioni Nazionali

I cambiamenti introdotti dalle Nuove Indicazioni 2026 in questi mesi, ben prima della pubblicazione definitiva sulla Gazzetta ufficiale, hanno destato ampie e articolate discussioni sia rispetto alle modalità seguite sia rispetto ai contenuti che escono da questo processo di revisione. Ci è sembrato quindi importante dialogare su questi aspetti con qualcuno che ha competenza sia in merito alle Indicazioni nazionali sia in merito ad un campo specifico come le scienze che nelle IN 26 sono state ridotte a un manuale da studiare contro quanto la pratica didattica e la ricerca sul campo ha prodotto in questi ultimi decenni.

Paolo Mazzoli si occupa da alcuni decenni di educazione scientifica, organizzazione scolastica e valutazione. Ha fatto parte del nucleo redazionale delle Indicazioni nazionali 2012. È stato docente nella scuola primaria, dirigente scolastico e direttore dell’Invalsi. Ha pubblicato diversi libri e articoli per Carocci, Giunti, Bruno Mondadori, Fabbri, ETS. Recentemente ha pubblicato con Maria Arcà, nella Collana RicercAzione dell’MCE, il volume “Chi vince al tiro alla fune? Giochi con le forze”.

Paolo Mazzoli interverrà a Sfide La scuola di tutti sabato 14 marzo alle ore 13:30. 

Donatella Merlo – Il Movimento di Cooperazione Educativa ormai da diversi anni collabora fattivamente alla realizzazione dell’evento Sfide La scuola di tutti. Quest’anno è particolarmente importante la nostra presenza sia per il tema dell’evento Educare al pensiero critico sia per la concomitanza con l’uscita delle Nuove Indicazioni per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo di istruzione che, fin dalle prime bozze, hanno suscitato ampie critiche sia per le modalità con cui si è svolta la cosiddetta «revisione» sia per come sono stati trattati i contenuti. Come abbiamo continuato a ripetere un’applicazione acritica porterebbe a dei cambiamenti per noi inaccettabili. In questo contesto in cui molte delle nostre acquisizioni, risultato di anni di impegno nello studio e nella formazione, sono state messe in discussione, mi sembra importante andare a sottolineare, ancora una volta, che cosa non funziona entrando anche nello specifico delle discipline. La prima domanda che ti vorrei porre quindi è: che cosa non funziona in queste indicazioni rispetto al contenuto, in particolare a quello riferito alle scienze. Mi sembra che la tua idea, anche rispetto all’intervento a Sfide, fosse di non restare su un piano troppo teorico, ma di far toccare con mano nella concretezza che cosa non va.

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Ecosistema delle App Universali

 di Marco Guastavigna

L’attuale panorama della didattica e della produzione testuale è radicalmente mutato a causa dell’irruzione dell’Intelligenza Artificiale Generativa (IAG). In questo scenario mettiamo a disposizione dei lettori le “App Universali” da noi realizzate come dispositivi software pionieristici che integrano modelli linguistici locali — gestiti tramite il motore Ollama — per potenziare la scrittura, l’analisi critica e l’accessibilità. Queste applicazioni sono caratterizzate da un’architettura monolitica e portatile. Esse offrono una suite per la gestione del testo, garantendo al contempo la totale sovranità dei dati e una necessaria indipendenza dai grandi fornitori di servizi cloud (Big Tech).

L’essenza di un dispositivo “Universale” risiede nella sua natura di singolo file HTML: un’unità atomica che non richiede installazione, server remoti o database esterni per funzionare. Questa filosofia assicura che il software sia resiliente nel tempo e facilmente trasportabile. Ciò significa poter disporre dell’intero ambiente di lavoro su una chiavetta USB: la privacy è garantita dal fatto che l’elaborazione avviene esclusivamente nella memoria del browser e sulla potenza di calcolo locale del computer. Le implicazioni di questo approccio sono profonde: si passa dal concetto di software come servizio (SaaS), spesso soggetto a canoni e profilazione, al software come dispositivo di sovranità digitale. Continua a leggere

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