Storie di probabile futuro

di LLMarco Guastavigna

L’Orizzonte Aperto e le Mura di Gesso

Nella cittadina di Oikos, la “Famiglia Premium” non era definita solo dal censo, ma da una rara forma di lungimiranza. Non accumulavano per possedere, ma per abilitare. Nel loro laboratorio, un’officina dove l’etica del software libero incontrava la meccanica di precisione, avevano dato vita a una serie di dispositivi digitali rivoluzionari.

Non erano i soliti oggetti patinati, progettati per l’obsolescenza programmata o per imprigionare l’utente in un ecosistema chiuso. Erano dispositivi trasparenti, nel codice e nell’anima: aperti, modificabili, nati dallo studio profondo delle necessità cognitive e relazionali della comunità locale. Erano estensioni della mente, non catene per l’attenzione.

Con spirito filantropico, la famiglia decise di farne dono alla scuola pubblica, il cuore pulsante (almeno in teoria) dell’apprendimento.

L’Incontro: Il Dono Incompreso

Il giorno della presentazione, l’aula magna era pervasa da un odore di polvere e formaldeide intellettuale. La Famiglia Premium dispose i dispositivi sui banchi.

“Sono vostri,” spiegò il capofamiglia. “Non ci sono licenze da pagare, non ci sono dati estratti dai vostri studenti. Potete smontarli, riscriverne il software, adattarli a ogni singolo bambino. Sono fatti per imparare a pensare, non per imparare a cliccare.”

Il silenzio che seguì fu gelido.

Dalle ultime file si alzò il professor Antichi, decano dell’istituto, il cui sguardo trasudava una diffidenza antica quanto i suoi programmi ministeriali. “E il sistema di monitoraggio?” chiese, con voce ferma. “Come posso bloccare lo schermo di un alunno se decide di non ascoltarmi? Dov’è il tasto per il controllo totale?”

La Barriera del Controllo

La famiglia spiegò che il concetto stesso di quel dispositivo rifiutava la logica del panopticon. “L’autonomia è il fine, non il rischio,” risposero.

Ma per il corpo docente, quella libertà era un insulto. Gli insegnanti, arroccati in una torre d’avorio costruita su una profonda insipienza digitale, percepivano la trasparenza del codice come una minaccia alla propria autorità. Se lo studente poteva modificare il suo dispositivo, se poteva capirne il funzionamento intimo, allora il docente — che a malapena sapeva accendere un proiettore — perdeva il suo ruolo di “giudice supremo” del sapere.

L’arroganza dei docenti si manifestò sotto forma di un rigetto pedagogico:

  • Il Bias del “Troppo Libero”: “Se è gratis e aperto, non può essere sicuro,” mormoravano nei corridoi.
  • Il Rifiuto dell’Apprendimento: Imparare a usare un dispositivo così duttile avrebbe richiesto un impegno, un mettersi in gioco che nessuno era disposto a concedere.
  • La Volontà di Potenza: Senza un lucchetto digitale imposto dall’alto, gli insegnanti si sentivano nudi, privi della frusta virtuale con cui domare la classe.

L’Epilogo: Scatole Sigillate

Poche settimane dopo, i dispositivi giacevano accatastati nei magazzini seminterrati, accanto a vecchi banchi a rotelle e mappamondi sbiaditi. La scuola era tornata alla sicurezza dei suoi libri di testo premasticati e dei software proprietari che, pur essendo costosi e limitanti, offrivano quella rassicurante gabbia di controllo che l’istituzione tanto bramava.

La Famiglia Premium osservava da lontano. Avevano offerto le chiavi della prigione, ma avevano dimenticato un dettaglio fondamentale: per chi ha paura della luce, la porta aperta non è una via di fuga, ma una minaccia intollerabile. L’insipienza, quando si sposa con l’arroganza del potere, preferisce sempre una comoda schiavitù a una faticosa libertà.

Il codice dell’orizzonte


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LA SCUOLA DALLA A ALLA ZETA: I CICLI SCOLASTICI

La terza puntata del podcast sulla scuola dal titolo “La scuola dalla A alla Z” è dedicata al tema dei CICLI SCOLASTICI.
Il progetto è di Marco Bollettino, d.s. presso il liceo “Gramsci” di Ivrea.
L’idea è di trattare ogni settimana un tema legato a una lettera dell’alfabeto.Il podcast lo trovate su Spotify a questo link: https://open.spotify.com/show/4Ht3shsBOc3J08dr6FGCbn

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Questa volta la crisi energetica è una cosa seria


di PierVincenzo Di Terlizzi

C’è una linea che attraversa due stagioni di crisi energetica europea, distanti nel tempo ma coerenti nella logica. Nel 2021, di fronte al primo grande aumento del costo del gas nel periodo della pandemia, la commissaria europea per l’Energia Kadri Simson aveva formulato con una certa nettezza i termini della questione: “Uno dei modi più efficaci per affrontare questa sfida è ridurre il consumo di energia”; e, in una formulazione apparentemente ovvia ma allora tutt’altro che scontata nel discorso pubblico, “Risparmiare energia riduce le bollette e rende l’economia più resiliente”. Non erano parole di un manifesto, ma di un documento operativo.

Più di quattro anni dopo, con un conflitto tutt’ora in drammatico svolgimento in Medio Oriente che ha chiuso lo Stretto di Hormuz e ha prodotto in poche settimane un rincaro del gas di circa il 70% e del petrolio di oltre il 50%, il commissario Dan Jørgensen ha convocato una riunione straordinaria dei ministri dell’Energia dei 27 e ha ripreso, con tono più urgente, lo stesso filo. L’invito ai cittadini europei — lavorare da casa dove possibile, ridurre la velocità in autostrada, usare i mezzi pubblici — non va letto solo come una lista di consigli pratici, ma soprattutto come un segnale di politica energetica: la riduzione della domanda non è una misura accessoria. Dice Jørgensen: “Non è che ci aspettiamo che tutti gli Stati membri applichino tutti i dieci punti per la riduzione della domanda, ma rappresentano già un buon strumentario, e quindi raccomando che ogni Paese verifichi quali sono le sue possibilità per applicarlo.” Continua a leggere

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LA SCUOLA DALLA A ALLA ZETA: BOCCIATURA

Prosegue la pubbblicazione del podcast sulla scuola dal titolo “La scuola dalla A alla Z”.
Il progetto è di Marco Bollettino, d.s. presso il liceo “Gramsci” di Ivrea.
L’idea è di trattare ogni settimana un tema legato a una lettera dell’alfabeto.
L’ultima puntata è dedicata alla BOCCIATURA.
Ma davvero la bocciatura ha una qualche utilità?
Il podcast lo trovate su Spotify a questo link: https://open.spotify.com/show/4Ht3shsBOc3J08dr6FGCbn

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Ombra neonazista: il vuoto che arma i nostri figli

di Monica Piolanti

L’arresto del diciassettenne a Perugia non è soltanto un’operazione di polizia perfettamente riuscita; è il punto di non ritorno di un sistema educativo e sociale che ha smesso di monitorare i confini tra la realtà quotidiana e l’abisso digitale. Quando un adolescente trasforma la propria camera da letto in una centrale operativa per pianificare un massacro scolastico, studiando nei minimi dettagli come colpire i propri compagni, non siamo di fronte a un semplice “folle” o a un caso isolato di disagio psichico. Siamo davanti a un prodotto purissimo e terribile di una società che ha appaltato l’educazione dei sentimenti ad algoritmi d’odio, forum anonimi e chat criptate. Dobbiamo avere il coraggio di denunciare questa emorragia di senso che sta svuotando i nostri giovani, prima che il vuoto si trasformi definitivamente in polvere da sparo e piombo.

Il modello citato nelle carte dell’inchiesta, quello della Columbine, non è un semplice riferimento storico per esperti di cronaca nera; è un vero e proprio sintomo culturale. Quel massacro del 1999 è diventato, nel sottobosco digitale più oscuro, un canone estetico, una sorta di “liturgia della disperazione”. Per questi ragazzi, gli assassini del Colorado non sono mostri da condannare, ma figure quasi mitologiche, “santi” di un nichilismo armato che offre una via d’uscita gloriosa a un’esistenza percepita come mediocre, invisibile o priva di scopo. Continua a leggere

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 Il metodo e’ il merito (Nordio – Valditara uno stesso destino?)

di Nicola Puttilli

E’ stato ripetutamente rilevato come una delle principali cause che hanno portato alla sonora sconfitta del sì nell’ultimo referendum sulla giustizia, sia stata la totale indisponibilità del ministro Nordio (e con lui dell’intero governo) alla ricerca di una soluzione concordata tra le diverse parti interessate alla stessa riforma, a cominciare dall’ Associazione Nazionale Magistrati e, in ambito parlamentare, con le forze dell’opposizione. Sui diversi contenuti affrontati si sarebbe forse potuto trovare un’intesa senza toccare la Costituzione e quindi dover ricorrere alla prova referendaria. O forse no, ma un tentativo serio e approfondito in questo senso sarebbe stato doveroso.

In realtà anche questa vicenda non fa che dimostrare ancora una volta la volontà della maggioranza di agire in piena solitudine e autonomia nelle materie più delicate per la vita del Paese, per il solo fatto di aver avuto qualche voto in più alle elezioni.

Nel prossimo mese di settembre diventeranno operative le Indicazioni Nazionali per il primo ciclo, ciò che si deve e come si deve conoscere nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado. In pratica le basi del sapere futuro di questo Paese. Continua a leggere

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Perché oggi non ci resta che piangere

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di Monica Piolanti

Siamo seduti su una polveriera di carta e la chiamiamo istruzione. Mentre fuori il mondo accelera e si frammenta, dentro le nostre scuole stiamo celebrando il funerale del pensiero critico in nome della sacra triade: burocrazia, performance e adempimento. Non è un allarme, è una constatazione: la scuola sta smettendo di essere un luogo di vita per diventare una fabbrica di certificazioni senz’anima. Se sentite un nodo alla gola leggendo i nuovi regolamenti o guardando gli occhi spenti dei ragazzi dietro un banco, non siete soli. C’è da mettersi a piangere, è vero, ma le lacrime sono l’unico reagente rimasto per distinguere chi ha ancora a cuore l’umano da chi si è già arreso ai codici digitali. È ora di guardare in faccia il disastro per provare, finalmente, a ricostruire.

C’è un momento preciso, tra la compilazione di un modulo digitale e l’ennesima circolare ministeriale che piove dall’alto, in cui un educatore sente il peso di un sistema che sta implodendo. Ed è un momento in cui verrebbe da mettersi a piangere. Non è il pianto debole di chi si arrende, ma il grido soffocato di chi vede la scuola trasformata in un immenso ufficio postale dove si smistano scartoffie invece di coltivare destini. Abbiamo costruito una cattedrale di carta per nascondere un deserto di senso. Osservo una macchina che brucia risorse per alimentare la propria burocrazia e vedo ragazzi che galleggiano in un acquario di voti e competenze certificate, ma che hanno smesso di farsi domande perché nessuno ha più il tempo di ascoltarle. Continua a leggere

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Il “manifesto” del 13enne di Bergamo letto da tre diverse IA

di Piervincenzo Di Terlizzi e Aluisi Tosolini

Un esercizio di analisi linguistica e culturale che dovrebbe far riflettere chi lavora nella scuola

Il 27 marzo 2025, un ragazzo di 13 anni ha accoltellato la sua professoressa di francese all’interno di un istituto scolastico di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Prima di compiere il gesto, aveva scritto un testo che i media hanno definito “manifesto”: una dichiarazione d’intenti in cui spiegava le motivazioni dell’atto, nominava la vittima e dimostrava di essere consapevole della propria impunità legale.

Abbiamo sottoposto quel testo a tre strumenti di intelligenza artificiale — Claude (Anthropic), ChatGPT (OpenAI) e Gemini (Google) — ponendo due domande precise: il testo è stato scritto con l’aiuto di una IA? E quali elementi culturalmente rilevanti emergono dalla sua analisi?
Le risposte convergono su punti importanti e divergono su altri. Vale la pena leggerle insieme, con attenzione.

La prima domanda: c’è la mano di una IA?

Tutti e tre i sistemi concordano su un punto di partenza: non ci sono prove tecniche decisive che il testo sia stato generato da un’intelligenza artificiale (in coda a questo nostro testo vengono riportare in allegato le analisi complete ricavate dall’iterazione con i tre LLM).

Claude individua nel testo tratti inequivocabilmente umani: le ripetizioni non corrette (“una vita così. Una vita piena di…”), il lessico misto che alterna parole comuni come “ragazzino magrolino” a termini più ricercati come “audacia” e “impunita”, e soprattutto quella che definisce “logica emotiva non mediata” — la sequenza di pensieri che riflette una rielaborazione personale del vissuto, non la struttura ordinata di un output automatico.

ChatGPT aggiunge un’osservazione importante: la coerenza del testo potrebbe dipendere in parte da una rielaborazione giornalistica. La sintassi è “abbastanza pulita”, ma questo potrebbe essere il risultato di trascrizioni o editing redazionale, non necessariamente di una IA. Il modello OpenAI riconosce comunque che il testo è “compatibile con un adolescente di 13 anni” dotato di buona competenza linguistica e forte carica emotiva. Continua a leggere

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La Scuola dalla A lla Z

Inizia oggi 25 marzo la pubbblicazione di un podcast sulla scuola dal titolo “La scuola dalla A alla Z”.
Il progetto è di Marco Bollettino, d.s. presso il liceo “Gramsci” di Ivrea.
L’idea è di trattare ogni settimana un tema legato a una lettera dell’alfabeto.
Oggi iniziamo con la lettera A e mi chiedo se la scuola sia ancora un ascensore sociale.
Il podcast lo trovate su Spotify a questo link: https://open.spotify.com/show/4Ht3shsBOc3J08dr6FGCbn
Lo potete però ascoltare anche sulle altre principali piattaforme dove normalmente ascoltate i podcast (Apple, Amazon music, spreaker).
Le puntate usciranno ogni mercoledì ed avranno una durata di circa 15-18 minuti.
Cercherò di spiegare come funziona la scuola anche a chi non è un addetto ai lavori, ma vorrebbe capire, per esempio, come mai ogni anno cambiano tanti docenti.
Ti chiedo, per favore, se ti piace il podcast, di recensirlo e seguirlo, così lo aiuti a circolare!

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Gino Paoli non c’è più, ma la gatta resterà per sempre con noi

Questo è un ricordo semplice per uno dei più grandi cantautori italiani di sempre.
La scheda, curata, da Riccarda Viglino, offre l’opportunità di riflettere su un testo poetico straordinario che rimarrà per sempre nel nostro immaginario.
La scheda potete stamparla e usarla in classe con gli alunni,

“La gatta” (1960) di Gino Paoli è una canzone autobiografica che celebra con malinconia la vita semplice e povera in una soffitta di Boccadasse (Genova), contrapposta al successo successivo. Simboleggia la felicità trovata nelle piccole cose, come la compagnia della sua gatta “Ciacola”, la chitarra e la vista del mare. 

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