di Franca Da Re
Ritornare alle parole del 2020
Ho riletto oggi, a distanza di sei anni, la lettera aperta che indirizzai agli insegnanti e ai Dirigenti Scolastici nei primi giorni di quella clausura forzata che fu l’emergenza Coronavirus (reperibile qui: https://www.francadare.it/wp/riflessioni-per-i-maestri-del-tempo-presente/)
Rileggere le proprie parole col senno del poi è un esercizio strano, talvolta impietoso. Eppure, ritrovo in quelle righe, scritte tra l’angoscia di un presente sospeso e l’ostinata ricerca di un senso, l’eco di una verità che oggi torna a bussare con ancora maggiore urgenza.
Allora il nemico era invisibile, biologico, improvviso. Temevamo che la distanza fisica spezzasse la trama dei rapporti, che la scuola si riducesse a una fredda burocrazia dell’adempimento o a una sequenza di compiti dispensati attraverso uno schermo. Ci chiedevamo come salvare la “scuola calda”, la comunità, il diritto fondamentale dei nostri ragazzi a essere ascoltati, riconosciuti e custoditi nella loro fragilità.
Oggi la sensazione di smarrimento non si è dissolta: ha solo cambiato forma. Continua a leggere
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