Le ragioni di un declino

di Nicola Puttilli

Tre interessanti analisi sono comparse sul quotidiano “LA STAMPA” negli ultimi giorni sulla situazione di crisi della nostra scuola. Bene innanzitutto che si parli di scuola a tutta pagina in un quotidiano di importanza nazionale, di solito il dibattito è riservato agli addetti ai lavori quando non legato a temi di stretta attualità e di facile presa come, in questi giorni, la questione degli esami di maturità.
In estrema sintesi il primo scritto di Massimo Cacciari attribuisce le origini del declino al progressivo abbandono della cultura classica, sola in grado di formare il cittadino al di là di condizionamenti e utilitarismi, in favore di una formazione maggiormente funzionale alle esigenze dell’economia e delle imprese.
Nel secondo scritto Gianni Oliva fa riferimento all’incapacità della classe politica della prima repubblica di tradurre in norme e regolamenti le spinte al rinnovamento che si manifestavano, a partire dagli anni ’60, nella scuola e nella società, citando esplicitamente la lezione della scuola di Barbiana.
Nel terzo intervento la dottoressa Perla lamenta la perdita di autorevolezza e di credibilità dell’intero sistema scuola e della figura del “Magister” in particolare, in seguito alle politiche confusamente egualitarie e tendenzialmente negatrici del “merito”, del post ’68.
Tutti e tre gli interventi concordano infine nell’individuare nella eccessiva burocratizzazione e, in qualche caso sindacalizzazione, della scuola e della professione docente una delle principali cause del declino. Continua a leggere

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Revisione delle Indicazioni nazionali. Il partito dei programmi

di Nicola Puttilli Sul wikidizionario alla voce partito si legge: “raggruppamento politico di cittadini che professano idee comuni per la gestione dello stato e delle amministrazioni pubbliche”. Il ministro Valditara esibisce orgogliosamente sul bavero della giacca il distintivo della Lega, lo stesso partito che nell’Italia centrale presenta capolista alle elezioni europee il generale Vannacci, quello che vuole le classi separate per i disabili, considera anormali gli omosessuali e da ultimo anche le persone con i capelli rossi. Il ministro si è limitato a dichiarare che “nessuno ha fatto più della Lega per l’integrazione dei disabili” (ipse dixit) ma non ha ritenuto di dissociarsi apertamente da simili deliranti affermazioni, né risulta abbia manifestato difficoltà o imbarazzo nel farsi rappresentare in Europa da tale personaggio. Del resto lo dice anche il dizionario pop “cittadini che professano idee comuni”. All’ombra di questo ameno paesaggio culturale il ministro in questione annuncia la nomina di una commissione incaricata di formulare proposte per la revisione delle Indicazioni nazionali e  delle Linee guida per tutti i cicli scolastici. Sembra che sia quasi un dovere d’ufficio per ogni buon ministro dell’istruzione tentare, dopo qualche mese dal proprio insediamento, di lasciare un segno indelebile del proprio passaggio a viale Trastevere e riformare i programmi scolastici è una di quelle imprese che può assicurare un passaggio nella storia. Possono ben aspettare i controsoffitti che crollano, gli stipendi degli insegnanti e gli abbandoni precoci, la revisione dei programmi viene prima. Per fortuna ben pochi ci riescono. Continua a leggere

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