Un triennio da ripensare. A proposito di Marco Campione che parla di “Alfabetizzazione di massa e bocciature”

di Piervincenzo Di Terlizzi
1. Una tesi corretta su basi statistiche solide

Nel contributo ricordato nel titolo, Marco Campione avvia una riflessione a partire da alcune sue considerazioni critiche su un articolo di Alfonso Scotto di Luzio apparso sulla rivista L’altravoce al D.lgs. 62/2017 (www.laltravoce.com/cultura/2026/05/07/perche-per-migliorare-la-scuola-non-basta-bocciare-di-piu/) dedicato alle responsabilità, nel sistema scolastico italiano, per il presunto ritardo italiano in termini di alfabetizzazione di base.

Campione, sul tema, osserva che l’ELET 2026 (Early Leavers from Education and Training), che conteggia i 18–24enni senza diploma, racconta, in realtà, un miglioramento della situazione, con un 8,2%, rispetto al 9,8% dell’anno precedente, e che la serie storica del LEA (Low Educational Attainment, numero di 25enni-65enni con al massimo la licenza media) va nella stessa direzione: 86,4% nel 1977, 33,6% nel 2024.

Fin qui, bene. Ma il merito dell’articolo non è solo nella riflessione critica: è soprattutto, anche negli aspetti più problematici che essa implica, nella proposta che Campione avanza.

2. Il caposaldo implicito: il biennio iniziale è ancora orientativo

L’analisi di Campione individua il nodo strutturale del sistema, non nel primo ciclo, ma nell’area di transizione tra scuola secondaria di primo grado e primo biennio della secondaria di secondo grado. Qui agisce una questione che nessun legislatore ha affrontato in termini organici, dopo l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni (L. 296/2006): si è allungato l’obbligo, senza riformare conseguentemente i segmenti attraverso cui si articola.

Questa diagnosi presuppone, anche senza dircelo esplicitamente, che il biennio iniziale del secondo ciclo mantenga una funzione prevalentemente orientativa — di completamento, chiarimento, messa a punto — piuttosto che disciplinare e selettiva. È un’assunzione che merita di essere resa visibile, perché non è neutrale: significa che l’identità di indirizzo non si cristallizza all’atto dell’iscrizione, ma si consolida progressivamente, e che la mobilità tra percorsi nell’arco del biennio non è un fallimento del sistema, ma una sua funzione propria. Continua a leggere

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Un Manifesto per l’Occidente: i valori universali della nostra cultura secondo Giuseppe Valditara

Una recensione a cura di Aluisi Tosolini

Nel febbraio 2026 l’editore Guerini e Associati ha dato alle stampe (nella collana “I libri di Lettera150”) un volume collettaneo, curato da Giuseppe Valditara e Giampaolo Azzoni, intitolato emblematicamente Manifesto per l’Occidente.

La IV di copertina è esplicita e chiarissima presenta il libro come “Un vero e proprio manifesto culturale contro la cancel culture e contro ogni forma di delegittimazione dell’eredità occidentale, che è non è esclusiva ma aperta, dinamica, universale”.

Dopo attenta lettura mi permetto una analisi critica.

Gli autori e il contesto

Il volume si presenta come la prima pubblicazione della collana (diretta da Valditara) chiamata “I libri di Lettera150”. La collana, dice l’autopresentazione a pagina 2, è “pensata per contribuire ulteriormente al rilancio del nostro paese con riflessioni di qualità, ancorate a principi chiari e, insieme, attente alla realtà concreta. (…) si colloca nel solco di un moderno pensiero liberal-conservatore, capace di misurarsi con le sfide del nostro tempo”.

Il contesto il cui nasce il volume ruota infatti attorno a due centri studi, due think tank promossi da Valditara: Lettera150 e Fondazione Macchiavelli che a sua volta si presenta così: “diamo idee all’Italia sovrana. La Fondazione Machiavelli è il think tank che, attraverso studi, ricerche, convegni e una rete di analisti, promuove la conservazione dei valori tradizionali unita a proposte innovative e coraggiose”).

Insomma, il manifesto per l’Occidente nasce dentro questo milieu culturale e gli autori sono 21 docenti universitari (per lo più ordinari o “già” ordinari) e uno studioso (che opera come consigliere culturale alla Camera dei deputati) che vengono dai due think tank che, come abbiamo visto, hanno come stelle polari il pensiero liberal-conservatore e la conservazione dei valori tradizionali. Continua a leggere

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Una rete relazionale allargata: la base sicura per i nuovi bimbi

STARE NELLA RELAZIONE PER IMPARARE E PER INSEGNARE

di Monica Barisone 

Durante una rara riunione familiare, davvero allargata, si è palesata la percezione di una particolare armonia tra i bambini presenti, alcuni dei quali appena conosciutisi. Dopo essersi studiati un pochino, sotto lo sguardo benevolo di genitori, zii e nonni, il senso di continuità familiare, la visione inequivocabile della vita che procede, e il rispecchiarsi in queste sensazioni da parte dei bambini, ha aumentato in qualche modo il loro senso di sicurezza, un po’ come se avessero ampliato la loro base sicura.

Ed ecco infatti che i due bambini hanno iniziato a relazionarsi anche con parenti non noti, con zie appena conosciute, scorrazzando per la sala, sotto la loro vigilanza o dando loro la manina negli spostamenti più rischiosi, con gran stupore generale.

Nulla di strano, in realtà, in questo, ma non si può non notare che si tratti di fenomeni sempre più rari, quasi mitici. Le occasioni di incontro in concomitanza dei cosiddetti momenti di soglia o anche riti di passaggio più tradizionali, prevalentemente di tipo religioso nella cultura occidentale, si sono infatti ridotti. Ne sono stati introdotti alcuni, nuovi per noi, come i baby shower, i gender reveal o i diciottesimi, si tratta comunque di eventi piuttosto sporadici rispetto al passato.

Mi chiedo, in realtà, se questa rarità possa contribuire a rendere un po’ meno estesa e meno fitta la rete relazionale capace di garantire presenza, sostegno e risposte ai bisogni dei bambini, con l’effetto di un possibile incremento del rischio di insicurezza in situazioni di stress. Continua a leggere

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Edgar Morin, prove di lettura

E’ morto Edgar Morin, sicuramente fra i massimi intellettuali del 900 e degli ultimi 25 anni.
A chi ci legge proponiamo una piccola attività didattica.
Qui sottom trovate una serie di brani (veri e propri aforismi) che potete leggere e discutere con i vostri alunni.
Come forse sapete né il Ministro Valditara né gli uffici del Ministero hanno dedicato alla morte di Morin un messaggio o un ricordo
E’ anche per questo che forse sarebbe importante che dalla scuola viva si levi un messaggio per ricordare a tutti il grande insegnamento del filosofo francese
Se intendi partecipare all’iniziativa puoi segnalarlo compilando questo form

Se ho vissuto tanto a lungo,
credo, è perché non ho mai serbato
rancore.

Non chiuderò mai gli occhi di fronte
ai risvolti crudeli, implacabili, spietati
del genere umano, né fingerò mai di non
vedere gli aspetti terribili della vita.
Ma voglio anche vedere quel tanto
di nobile, generoso e buono che c’è
nell’umanità, e sentire la vita nei suoi
tratti incantevoli e meravigliosi.

Ho pensato che la follia umana sarebbe
andata decrescendo: folle illusione!

La letteratura, il cinema,
la musica, l’Amicizia e l’Amore
mi hanno salvato la vita.

È indispensabile cambiare rotta.
E alla svelta. Occorre farsene
una ragione, come di un fatto evidente.
Allora, e soltanto allora, prenderà
forma una via alternativa. E potremo
cominciare a sperare.

È indispensabile cambiare rotta.
E alla svelta. Occorre farsene
una ragione, come di un fatto evidente.
Allora, e soltanto allora, prenderà
forma una via alternativa. E potremo
cominciare a sperare.

Non basta essere ecologisti
o comunitaristi: bisogna
anche sapersi liberare
degli egocentrismi e dei rancori,
sforzarsi di capire meglio gli altri.
Per lasciarsi alle spalle
le bassezze, i pretesti e le miopie
mentali, insomma, occorre sottoporsi
a una riforma psicologica ed etica.
È un prerequisito.

L’odio è la sola cosa che detesto

La guerra produce in misura
insopportabile brutte cose e belle parole.

Le società progrediscono nella libertà
e nel senso comunitario solo quando
progrediscono in solidarietà.

Conoscere e pensare non è attingere una
verità assoluta: è dialogare con l’incertezza

Più sono i divieti, più si invita
a trasgredire.

I bambini si pongono tutte le domande
filosofiche che poi gli adulti
e perfino i filosofi dimenticano.

L’unico rimedio contro l’odio
è l’umanesimo, che riconosce a tutti,
nessuno escluso, la dignità della piena
umanità. Purtroppo in commercio
non si trova, neppure in farmacia.

Se intendi partecipare all’iniziativa puoi segnalarlo compilando questo form
Sarà un modo per far capire a chi governa il mondo che il pensiero libero può servire a qualcosa e farci rimanere umani.
Ovviamente potete commentare anche un’altra frase e un altro brano che conoscete e che vi sembra adatto.

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Io merito: forse dovremmo scriverlo sui muri di tutte le scuole

“Io Merito”

di Giovanni Fioravanti

Ogni bambina e ogni bambino, ogni ragazza e ogni ragazzo merita. Merita la nostra stima, la nostra fiducia, la nostra attenzione, la nostra cura, il nostro aiuto.

Intestare il ministero all’istruzione e al merito avrebbe dovuto servire a ricordarcelo, a ricordarlo a tutti, in particolare al ministro pro tempore.
Dovremmo scrivere sui muri delle nostre scuole, tutte, accanto a “I Care” di Barbiana, “Io Merito”. Io merito attenzione. Io merito rispetto. Io merito una scuola che creda in me.

Il merito non coincide con il privilegio ma con il diritto di ogni persona ad essere riconosciuta, sostenuta, accompagnata nella propria crescita, nella costruzione di quell’edificio che è il proprio sé, dove poter abitare con sicurezza da adulto.

Abbiamo alle spalle un pensiero pedagogico che ci ha aiutato a percorrere molta strada in questa direzione, un pensiero che non possiamo limitarci a citare ma che dovremmo sempre praticare come ricostituente del nostro sistema formativo, soprattutto in momenti così difficili come quelli che attualmente attraversa la nostra scuola.

Maria Montessori ci ha insegnato che il compito dell’educazione è aiutare il bambino a sviluppare le proprie potenzialità interiori. Ogni essere umano possiede energie creative che attendono di essere riconosciute e coltivate. Il merito, allora, non coincide con il voto più alto, ma con la possibilità concreta di esprimere se stessi. Continua a leggere

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Il lessico avariato delle Indicazioni Nazionali

 

di Giovanni Fioravanti

Sarei tentato di scrivere un repertorio del lessico avariato per tenercene lontano il più possibile o usarlo con estrema cautela, almeno fino a quando non riusciremo a restituirgli il sapore della sua genuinità, sottrarlo al deterioramento, all’impoverimento del pensiero.

In questo repertorio comprenderei il verbo educare e il il verbo istruire.

Non mi resta che invidiare altre lingue che con un solo lessema comprendono sia l’educazione che l’istruzione come l’inglese e il francese, e poi il tedesco con il suo bilding, che per me fa immediatamente assonanza con il building inglese, che non c’entra nulla, ma esclusivamente per il suo richiamo al “costruire” che è compito fondante di ogni educazione-istruzione. Perfino l’arabo usa un unico semantema.

Ma ci sono gli affabulatori della parola, gli illusionisti della mente. Tra questi devo annoverare la professoressa Loredana Perla presidente della commissione per la riscrittura delle Indicazioni nazionali relative al primo e al secondo ciclo dell’istruzione nel nostro paese.

Mi sono sempre chiesto che necessità ci fosse di soppiantare queste Indicazioni ( che con il procedere dei fatti sembrano ringiovanire anziché invecchiare) con nuovi Programmi senza riuscire a trovare una risposta plausibile. Ora, frugando tra le carte che restano impigliate ai nodi della rete digitale, mi imbatto in una dichiarazione rilasciata dall’esimia pedagogista tanto simile ad un gioco di parole, se non fosse che nella mente della professoressa proprio di un gioco di parole non si tratta. Continua a leggere

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LA SCUOLA DALLA A ALLA ZETA: I CICLI SCOLASTICI

La terza puntata del podcast sulla scuola dal titolo “La scuola dalla A alla Z” è dedicata al tema dei CICLI SCOLASTICI.
Il progetto è di Marco Bollettino, d.s. presso il liceo “Gramsci” di Ivrea.
L’idea è di trattare ogni settimana un tema legato a una lettera dell’alfabeto.Il podcast lo trovate su Spotify a questo link: https://open.spotify.com/show/4Ht3shsBOc3J08dr6FGCbn

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LA SCUOLA DALLA A ALLA ZETA: BOCCIATURA

Prosegue la pubbblicazione del podcast sulla scuola dal titolo “La scuola dalla A alla Z”.
Il progetto è di Marco Bollettino, d.s. presso il liceo “Gramsci” di Ivrea.
L’idea è di trattare ogni settimana un tema legato a una lettera dell’alfabeto.
L’ultima puntata è dedicata alla BOCCIATURA.
Ma davvero la bocciatura ha una qualche utilità?
Il podcast lo trovate su Spotify a questo link: https://open.spotify.com/show/4Ht3shsBOc3J08dr6FGCbn

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Perché oggi non ci resta che piangere

http://www.iclevimontalcini.gov.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/organigramma.jpg

di Monica Piolanti

Siamo seduti su una polveriera di carta e la chiamiamo istruzione. Mentre fuori il mondo accelera e si frammenta, dentro le nostre scuole stiamo celebrando il funerale del pensiero critico in nome della sacra triade: burocrazia, performance e adempimento. Non è un allarme, è una constatazione: la scuola sta smettendo di essere un luogo di vita per diventare una fabbrica di certificazioni senz’anima. Se sentite un nodo alla gola leggendo i nuovi regolamenti o guardando gli occhi spenti dei ragazzi dietro un banco, non siete soli. C’è da mettersi a piangere, è vero, ma le lacrime sono l’unico reagente rimasto per distinguere chi ha ancora a cuore l’umano da chi si è già arreso ai codici digitali. È ora di guardare in faccia il disastro per provare, finalmente, a ricostruire.

C’è un momento preciso, tra la compilazione di un modulo digitale e l’ennesima circolare ministeriale che piove dall’alto, in cui un educatore sente il peso di un sistema che sta implodendo. Ed è un momento in cui verrebbe da mettersi a piangere. Non è il pianto debole di chi si arrende, ma il grido soffocato di chi vede la scuola trasformata in un immenso ufficio postale dove si smistano scartoffie invece di coltivare destini. Abbiamo costruito una cattedrale di carta per nascondere un deserto di senso. Osservo una macchina che brucia risorse per alimentare la propria burocrazia e vedo ragazzi che galleggiano in un acquario di voti e competenze certificate, ma che hanno smesso di farsi domande perché nessuno ha più il tempo di ascoltarle. Continua a leggere

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Gino Paoli non c’è più, ma la gatta resterà per sempre con noi

Questo è un ricordo semplice per uno dei più grandi cantautori italiani di sempre.
La scheda, curata, da Riccarda Viglino, offre l’opportunità di riflettere su un testo poetico straordinario che rimarrà per sempre nel nostro immaginario.
La scheda potete stamparla e usarla in classe con gli alunni,

“La gatta” (1960) di Gino Paoli è una canzone autobiografica che celebra con malinconia la vita semplice e povera in una soffitta di Boccadasse (Genova), contrapposta al successo successivo. Simboleggia la felicità trovata nelle piccole cose, come la compagnia della sua gatta “Ciacola”, la chitarra e la vista del mare. 

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