Ma la Homeschool non è una cosa seria

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di Cinzia Mion

Correva l’anno 2013, al tempo della ministra Carrozza , che aveva appena emanato delle “Linee guida per l’educazione alla sessualità e all’affettività” e ricordo l’alzata di scudi delle forze più oltranziste, per non dire talebane, che si sono subito organizzate per fare un fronte comune…
Si temeva che tale formazione …sdoganasse l’omosessualità! La parola incriminata era “gender” o meglio identità di genere….

Per farla breve schiere di madri “sciamannate” hanno invaso, senz’altro in Veneto –  ma credo anche in altre regioni, anche se non così famose come il Veneto per essere stata la patria della cosiddetta “balena bianca”- dicevo hanno invaso le Presidenze scolastiche per diffidare i Dirigenti dall’organizzare non solo corsi di formazione su queste linee guida ma addirittura corsi contro il bullismo.
Nell’immaginario genitoriale senz’altro era meglio un figlio bullo che a rischio di diventare (anche se per la verità gay si “è” non si diventa) omosessuale.
Sono sorte allora, un po’ come i funghi, le minacce-proposta di farsi la scuola personale-privata-casalinga-genitoriale.

Ci sarebbe da ridere se non fossimo in grado di capire fino in fondo quali sono le pulsioni soggiacenti a simili fantasie.
“Il figlio è mio e lo faccio diventare quello che desidero io”.
Lasciamo perdere la valutazione sulla tipologia di madre ma il bello è che, rispetto all’orientamento sessuale – perché di questo si trattava – non c’è niente, ma proprio niente da fare, perché esso non risponde ai dettati delle madri (o dei padri)!

Naturalmente stessa sceneggiata si ripresenta quando con la legge 107/15, il comma 16 riparla della necessità di educare bambini e bambine “ai principi di pari opportunità, alla parità tra i sessi, e alla prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni…”CAPIRAI….!
L’ASPETTO PIU’ GRAVE invece della  “HOMESCHOOL” secondo me,  è quello che scaturisce dall’inevitabile INDOTTRINAMENTO, sia che sia intenzionale sia che sia automatico e inconsapevole, da parte della famiglia sui propri figli.
Per chiarire meglio cosa intendo dire riporto un piccolo ma significativo capoverso –  del testo degli ex Nuovi programmi  per la scuola elementare , datati 1985 – che recitava a proposito dei rapporti Scuola, Famiglia e Partecipazione : ”La scuola, rispettando le scelte educative della famiglia, costituisce un momento di RIFLESSIONE APERTA, ove si incontrano ESPERIENZE DIVERSE : essa aiuta il fanciullo a superare i PUNTI DI VISTA EGOCENTRICI E SOGGETTIVI, così come ogni  giudizio sommario che PRIVILEGI IN MANIERA ESCLUSIVA  UN PUNTO DI VISTA E UN GRUPPO SOCIALE A SCAPITO D’ALTRI” (il maiuscolo è mio!)

Io credo che queste parole così sagge inquadrino perfettamente il rischio che –  in questi tempi molto più complessi dovuti  alla società multiculturale, multietnica, multireligiosa in cui l’educazione al CONFRONTO deve essere preponderante rispetto a quella connotata solo dal CONSENSO-  la “homeschool” sia veramente pericolosa.
Naturalmente non sono a conoscenza di quante scuole genitoriali  siano state avviate per ragioni del primo tipo oppure per ragioni strettamente ideologiche del secondo tipo.

Desidero però aggiungere che in entrambi i casi non sono stati rispettati i cosiddetti PERMESSI di cui parla Eric Berne, il fondatore dell’Analisi Transazionale.  Berne infatti pone come presupposto di una sana educazione l’emissione in primis da parte dei genitori –  e degli educatori poi, compresi i docenti – di alcuni fondamentali PERMESSI, che vengono attivati il più delle volte attraverso il linguaggio del corpo e spesso rimangono impliciti ma fanno parte dell’atteggiamento CORRETTO di porsi di un buon educatore.

Si tratta del permesso DI ESSERE SE STESSI e del permesso di PENSARE (con la propria testa). Sembrano atteggiamenti scontati ma scontati non sono se i genitori stessi , che si presume vogliano il bene per i loro figli , li sconfessano così platealmente, considerando i figli come i loro prolungamenti.