Dalla motivazione intrinseca di Bruner al Magister delle Indicazioni Nazionali 2025

di Cinzia Mion
Con il superamento del neo-comportamentismo che puntava sulle “motivazioni estrinseche” (votazione numerica, competitività, pensiero riflettente: restituzione del libro di testo o della lezione del docente) si afferma la psicologia cognitiva, la cui strada fu aperta da Bruner. Si privilegiano così non solo i prodotti ma assumono maggiore rilevanza i “processi cognitivi”, soprattutto quelli complessi (soluzioni di problemi, apprendimento per “scoperta”, strategie di memoria e di studio, metacognizione, comprensione profonda e duratura, ecc) ed allora quale sarà la molla dell’apprendimento?
Acquistano rilievo gli elementi che rendono attraente un compito cognitivo (sorpresa, novità e disposizione del soggetto). Viene concettualizzata la “motivazione intrinseca” come “stato di grazia” del soggetto, bambino o adulto, che avverte il bisogno di acquisire competenza e autonomia.

L’uomo non può dipendere da un processo casuale di apprendimento: egli deve essere “educato”. Ciò prevede l’Istituzione scuola. Dovremo allora studiare quali fattori rendano fonte di soddisfazione il processo di apprendimento scolastico…così come si attua nell’atmosfera artificiale della scuola. Questa affermazione introduce il tema delle motivazioni intrinseche che sono innate nel processo ontogenetico e filogenetico e che si caratterizzano per essere autogratificanti. Queste sono la curiosità epistemica, il desiderio di competenza e il bisogno di identificazione . E’ stato Bruner a sottolineare la differenza abissale tra motivazione “estrinseca” vale a dire slegata al “senso” dell’apprendimento sollecitato, (ricerca del buon voto, investimento sulla “prestazione”, molla per la deleteria competizione in classe ) e motivazione invece “intrinseca”, autogratificante perché soddisfacente il bisogno soggiacente la motivazione stessa.
Il bambino esprime subito la sua curiosità esplorativa cominciando da quando lascia cadere gli oggetti dal seggiolone per vedere se fanno tutti la stessa fine “verticale”, poi continua con i “perché”…fino ad esaurire l’adulto.
Per quanto attiene il desiderio di competenza egli ben presto lo comunica attraverso la frase lapidaria “da solo”, mangiare da solo, vestirsi da solo, camminare da solo, ecc.
Questo per quanto riguarda lo sviluppo ontogenetico. Per quanto attiene quello filogenetico invece si afferma che se l’uomo fin dal suo apparire non fosse stato dotato da queste spinte fortissime alla curiosità e al desiderio di competenza non avrebbe avuto l’opportunità di conoscere il mondo circostante al fine di poterlo padroneggiare, difendersi e poter quindi sopravvivere.

MOTIVAZIONI INTRINSECHE A SCUOLA.

Per fare in modo che si attivino queste motivazioni intrinseche, ben esplorate da Bruner, il docente non può far leva semplicemente sulla “trasmissione“ (Nuove Indicazioni 2025) delle conoscenze ma deve preparare il terreno, come si suol dire. Ciò significa che “l’unità nuova di apprendimento” va presentata attraverso la “problematizzazione“ della situazione, collegandosi comunque a certi argomenti pregressi già scandagliati; successivamente va sollecitata una “discussione” con i ragazzi presentando appunto l’argomento in modo da far scaturire il “dubbio”, una “discrepanza”, un cosiddetto “inciampo cognitivo” che attivi la curiosità e anche quella che Bruner stesso chiama ”’andar oltre l’informazione data”. Ossia attivare l’intelligenza connettiva che mette in relazione un evento con una possibile causa, senza che qualcuno te lo spieghi o te lo anticipi, attraverso la formulazioni delle cosiddette ipotesi. Ipotesi fra l’altro sollecitate già dalla scuola dell’infanzia, come prescrivono le Indicazioni 2012!
L’IDENTIFICAZIONE

Tutti i bambini poi hanno bisogno di amore, approvazione , sostegno. Esiste una identificazione con le figure primarie (genitori) ma anche quella con figure secondarie (docenti) soprattutto con alcuni in particolare. In effetti i docenti posseggono in sommo grado una qualità rara, un certo tipo di competenza desiderata, ma il fatto più importante è che tale qualità, tale competenza, siano acquisibili mediante interazione.
Il maestro però non è sufficiente che sia “magis” per insegnare ad assumere certi atteggiamenti verso l’apprendimento stesso, la cosiddetta passione per la conoscenza, sempre autogratificante… Deve essere in grado di collegarsi al profondo bisogno umano di rispondere agli altri e di cooperare con essi in vista di un obiettivo comune. Questo rispondere sulla base della reciprocità ad altri membri della stessa specie rappresenta il fondamento della società umana. Laddove è richiesta un’azione comune, laddove è necessaria la reciprocità perché il gruppo possa raggiungere un obiettivo, sembrano entrare in gioco processi che inducono l’individuo all’apprendimento, che lo stimolano a conseguire la competenza necessaria per formare il gruppo…(v. la sezione o la classe come “comunità” nelle Indicazioni precedenti).
L’enfasi che ho posto sulla tematica delle motivazioni intrinseche, fino alla mia veneranda età, rappresenta un attaccamento allo studio e alla ricerca psicopedagogica che non mi ha mai abbandonato e che ho cercato di trasmettere agli altri : allievi o “compagni di strada”. Dimostra inoltre anche la nostalgia per un periodo in cui la scuola sapeva attivare un grande amore per il funzionamento magico della mente e non semplicemente per la conoscenza in sé, fra l’altro “trasmessa” e non “scoperta”.
Grazie Bruner.

Loading

L’empatia perduta, parliamone ancora

di Cinzia Mion

Non molto tempo fa ero già intervenuta sul tema dell’empatia perduta. Oggi desidero riprendere da dove ero arrivata per aggiungere alcune considerazioni che avevo intuito ma che ora sono diventate certezza.

I recenti fatti di cronaca ci portano a fare delle considerazioni desolanti e insieme molto dolorose, indotte da moti di orrore e direi quasi di ripugnanza.
L’ultimo episodio risale alla recente vigilia di Natale in cui dopo essere stati lasciati alla deriva, senza intervento di soccorso, 116 migranti ( 1 sopravvissuto!) partiti dalla coste della Libia ancora il 18 dicembre, sono stati lasciati naufragare miseramente nel Mediterraneo, nonostante le guardie costiere fossero state avvertite. Nessun grido di dolore.
Tutti poi a festeggiare il Natale come niente fosse: indifferenti e sfrontati. Sui social senza vergogna sono comparsi commenti del tipo ”potevano starsene a casa loro”…
Lascio perdere le considerazioni strazianti riguardanti GAZA, il silenzio assordante cinico e colpevole del nostro governo e il rendere muto chi ancora usa la logica binaria e non padroneggia ancora il “paradigma culturale della complessità” (a proposito di Indicazioni 2025!) non riuscendo ancora a condannare “sia” Hamas “che” il genocidio da parte di un Nethanyahu, sterminatore razzista determinato. Su tale argomento vi consiglio il saggio “Per Gaza” del lucidissimo Tomaso Montanari.
La soggiacente formazione pedagogica che mi caratterizza però mi porta a tentare di piegare tali emozioni all’interno di una riflessione tesa alla ricerca di un riscatto o almeno ad una svolta educativa correttiva. Non posso darmi per vinta. Non posso…

Tra le derive sociali più deleterie da tempo noi, persone di scuola, segnaliamo questi fenomeni.

Continua a leggere

Loading

Sergio Neri: come si sono incrociati i nostri sentieri

di Cinzia Mion

In occasione dell’anniversario (25 ann) della scomparsa di Sergio Neri desidero anch’io stendere un piccolo ricordo pieno di affetto e riconoscenza verso  di lui e provare a rievocare come i nostri sentieri si siano incrociati.

Non ricordo con precisione quando ci siamo conosciuti. So però di certo che ciò che l’aveva colpito all’inizio è stato il mio interesse per la corporeità e la psicomotricità. Avevo infatti curato nel 1983, scrivendo anche la prefazione, un piccolo saggio dal titolo “L’adulto di fronte al bambino”di Andrè Lapierre, per una casa editrice poco conosciuta di Treviso, (più tardi ri-editato da Armando) ma che divenne presto noto a chi si interessava ai nidi e alla scuola materna; e a chi, insieme a queste istituzioni, aveva a cuore anche la prevenzione delle difficoltà relazionali dei bambini molto piccoli. Lapierre definiva questo intervento precoce “PSICOPROFILASSI”.

Continua a leggere

Loading

Morin, complessità, multilogica e “glocale”: meno male che il Consiglio di Stato c’è



di Cinzia Mion

“Sì, il termine “Glocale” può essere messo in relazione con il pensiero di Edgar Morin sulla multilogica, poiché entrambi si concentrano sulla complessità, sull’integrazione di prospettive diverse e sulla necessità di collegare il globale al locale e viceversa.
La multilogica di Morin promuove un pensiero che riconosce le interconnessioni e le contraddizioni, un approccio che risuona con l’idea glocale di bilanciare le dinamiche globali con le specificità locali.”

Mi stavo interrogando se la comparsa del termine “glocale”, usato dal Consiglio di Stato nelle critica al testo della ultima versione delle “Indicazioni nazionali della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione” a firma Valditara, fosse un richiamo al “Paradigma della complessità”, che si troverebbe così definito tra i “concetti” che non trovano un puntuale riscontro nelle Indicazioni…(Punto 8 dei rilievi). Continua a leggere

Loading

La pedagogia della lumaca

Poco più di 13 anni fa moriva il pedagogista Gianfranco Zavalloni.
Lo ricordiamo con questa recensione scritta a suo tempo da Cinzia Mion e pubblicata sulla Rivista dell’Istruzione.

Sembra quasi un mitico manifesto destinato alla scuola, realizzato da un gruppo ecologico per la sensibilizzazione ad una “Decrescita sostenibile e felice”, il bel libro di Gianfranco Zavalloni,

appena stampato dalla casa editrice EMI che porta il titolo La pedagogia della lumaca.

Un titolo che la dice lunga sull’impostazione che ha dato l’autore alle sue attraenti argomentazioni per convincerci della necessità di rallentare l’accelerazione esponenziale di questa versione della modernità, basata sulla tecnologia e sul consumo insostenibile di risorse finite, che ci sta portando dritto ad un punto catastrofico di non ritorno come afferma Christoph Baker, nella sua significativa ed illuminante prefazione al libro, che invita tutti ad una obiezione di coscienza al massacro permanente che si chiama sviluppo economico.

Zavalloni, ora dirigente scolastico ma già maestro di scuola materna per ben 16 anni, dal suo osservatorio privilegiato analizza i danni di questa folle corsa, come la definisce l’amico comune Gegè Scardaccione, che risponde all’imperativo categorico di non perdere tempo e che risulta in linea con il mito dell’efficientismo e della produttività a tutti i costi e a qualsiasi prezzo.

L’elogio della lentezza e dell’ozio fanno da filo rosso a tutto il testo ed alle strategie didattiche di rallentamento per una scuola lenta e nonviolenta.

La prima strategia è quella di saper perdere tempo per parlare con i ragazzi, per valorizzare il tempo della scoperta, della conoscenza dei vissuti personali, della co-costruzione di buone regole del vivere insieme, per dare spazio ed insegnare l’ascolto autentico, per verificare la capacità di sorprenderci e stupirci Tutto ciò avverrà se si saprà elaborare il lutto del programma, elaborazione indispensabile per dare un nuovo corso sia al recupero del tempo disteso, ineludibile per la conoscenza reciproca, sia per dare respiro al cambiamento delle strategie metodologicodidattiche, auspicato da più parti, al fine di poter garantire un apprendimento reale. Continua a leggere

Loading

Il vaso è davvero colmo, svegliamoci!!

di Cinzia Mion

Dove eravamo rimasti?

Il vaso è colmo, almeno per me e credo anche per tutti quei docenti che dopo il primo momento di sgomento, diventato disappunto, sentono crescere un senso legittimo di espropriazione della propria professionalità da parte di “soggetti” che stanno invadendo illegittimamente, dal punto di vista della cultura psicopedagogica avanzata e scientificamente avallata; legittimamente, invece, da parte del “potere” esercitato non in modo democratico ma “autocratico”. Atteggiamento questo diventato diffuso dal governo in carica.

Non se ne può più. Ora è uscito perfino un cosiddetto saggio di Valditara dal titolo ”La rivoluzione del BUON SENSO” contro wokismo e massimalismo per restituire significato autentico alla parola patria.

Mi astengo dal perdere tempo per commentare, vi basti prendere nota di cosa può valere “scientificamente” il termine “buon senso”. Rimanda ad un predicozzo di mia madre che era nata, buonanima, nel 1896. Ma che per quanto riguarda l’intelligenza ne aveva da vendere anche a questi “trapezisti improvvisati”… Ma non spericolati, perché si sentono forti in quanto si esibiscono con una rete di ferro… purtroppo tenuta tesa non solo da chi comanda ma anche da alcuni docenti della secondaria che, dopo la scomparsa della SISS, non hanno avuto modo di abbeverarsi alle fonti psicopedagogiche!

Ritorniamo però a bomba : dove eravamo rimasti?
Riprendiamo dalle parole di Edgar Morin.

“SVEGLIAMOCI”!

 Questo è il titolo molto intrigante dell’ultimo saggio di Edgar Morin ed ancora più intrigante appare la sua presentazione: “Vorrei dirlo con chiarezza , non stiamo vivendo soltanto la crisi di una sinistra in rovina, la crisi della democrazia nel mondo intero, la crisi di uno Stato sempre più burocratizzato, la crisi di una società dominata dal denaro, la crisi di un umanesimo sopraffatto da odio e violenza , la crisi di un pianeta devastato dall’onnipotenza del profitto, la crisi sanitaria scatenata dalle epidemie. Continua a leggere

Loading

Nuove Indicazioni: lettera aperta alla professoressa Perla

di Cinzia Mion

Buongiorno dott.ssa Perla, ho resistito un po’ prima di scriverLe ma oggi proprio non ce l’ho fatta.

Sono una vecchia dirigente scolastica in pensione e recentemente ho criticato, attraverso un mio articolo sull’ebook di Gessetti Colorati, le Nuove Indicazioni 2025. Ho criticato soprattutto il fatto che queste ultime indicazioni hanno scardinato l’architrave del “paradigma della complessità”che era invece la colonna portante di quelle del 2012. Paradigma che poggia sulla multilogica e multidimensionalità di cui parla Edgar Morin, suggerendo la coniugazione delle logiche anche contrapposte, attraverso un pensiero cosiddetto riflessivo, potente e impegnativo, importantissimo oggi più che mai!
Per far posto a cosa? Alla semplificazione della logica binaria “ del paradigma della linearità”.
Se desidera userò un linguaggio più semplice: la complessità include attraverso “e” questo “e” quello; invece la linearità esclude, usando “o” questo “o” quello!
Allora proviamo a fare degli esempi . Chissà perché mi sovviene lo schema amico/nemico…

LO SCHEMA AMICO/NEMICO.

Vediamo un po’ da dove nasce questo schema binario per eccellenza.
Negli animali superiori si realizza il controllo dell’aggressività intraspecifica che consente di simboleggiare come amico, e di adottare comportamenti conseguenti, un essere della stessa specie; di simboleggiare come nemico il “diverso” che si costituisce come potenziale fonte di pericolo, mettendo conseguentemente in atto i due possibili comportamenti adeguati a tale simbolizzazione, vale a dire : la fuga o l’attacco.
A proposito di quanto appena detto però se l’animale scambia un “amico” per un “nemico” ci va di mezzo la sopravvivenza della specie. Continua a leggere

Loading

Questa volta è toccato ad una quattordicenne…

di Cinzia Mion

Il recentissimo fatto di cronaca in cui una ragazzina di 14 anni, Martina, ha perso la vita per mano di un diciannovenne che non ha sopportato la “frustrazione” di essere stato “abbandonato”, non sopportando la fine di una relazione amorosa, riaccende i riflettori sul problema dei femminicidi sempre più tra giovanissimi.
Non è facile trovare un po’ di silenzio interiore per analizzare il fenomeno perché siamo rimasti tutti sconvolti. Eppure io avverto la necessità impellente di metter qualcosa nero su bianco.

Non intendo con queste mie parole sminuire il peso del fenomeno del “patriarcato”, cancellato a livello giuridico ma la cui portata con tutta evidenza rimane incarnata profondamente nella cultura antropologica italiana, fino a determinare ancora i suoi influssi, difficilmente estirpabili con il “rispetto delle regole”.
Intendo fare riferimento alla giovane età dei protagonisti.

Continua a leggere

Loading

Nuove Indicazioni: chi le critica non fa parte di un circolo di “radical chic”

di Cinzia Mion

Lettera aperta alla prof.ssa Loredana Perla


sono una vecchia dirigente scolastica in pensione da 25 anni e mi presento come una persona che non ha mai smesso di dedicare la sua vita e il suo interesse alla Scuola, per cui penso di meritare rispetto. Io non ho criticato Lei ma la Sua produzione.
Non faccio parte di un circolo di radicali “fermo” agli anni 70 del novecento ma Le assicuro, senza vanagloria, che sono in grado di discettare, anche andando ben oltre Comenio!
Non mi sono mai “fermata”: ho vissuto gli anni 60 e 70 forieri di grandi passioni e desideri di rinnovamento andando ben aldilà dell’impostazione gentiliana cui sembra invece siate molto affezionati voi.
Ho sempre continuato a studiare e a lavorare. E non mi sono fatta ingabbiare da nulla e da nessuno. Sono Libera di nome e di fatto.
E’ vero. Sono fra quelli che hanno criticato le Nuove Indicazioni 2025, e , nella fattispecie, ho criticato l’assenza in esse dell’architrave delle Indicazioni 2012, vale a dire del “Paradigma della cultura della complessità” in funzione invece di un paradigma precedente, definito della cosiddetta “Linearità” che risponde ancora in modo semplicistico alla “logica binaria”: o vero o falso, o giusto o sbagliato, ecc.

Continua a leggere

Loading

Vogliono cancellare il paradigma della complessità per sostituirlo con il paradigma della linearità


di Cinzia Mion

Vogliono annullare il paradigma culturale della complessità, asse portante del testo “Nuove indicazioni” precedenti!!!
A proposito di tale allarme desidero iniziare con un aneddoto.
Correva l’anno 2001 ed era appena successo un fatto molto grave ad opera di due adolescenti di Novi Ligure. Ricordo cosa ebbe a dire Massimo Picozzi, famoso neuropsichiatra interpellato su questi fatti (nei quali due adolescenti, Erika ed Omar, uccisero la madre di lei e il fratellino soltanto perché intralciavano con la loro presenza gli incontri tra loro): “Oggi ne’ la famiglia ne’ la scuola insegnano a pensare pensieri difficili!”
Da allora questa affermazione mi aveva sempre fatto rimuginare e ricordo che più volte avevo sottolineato la necessità che la scuola sollecitasse di più il pensiero critico fino a “predicare” la necessità di dare molto più spazio al “pensiero riflessivo” invece che al semplice pensiero “riflettente”, di pedissequa restituzione della lezione del docente o dello studio del libro di testo.
Avevo già scoperto il fascino della complessità acquistando il saggio “La sfida della complessità” a cura di Ceruti e Bocchi, che mi ha aperto la mente e dato una visione sul mondo molto più adeguata ai tempi. Continua a leggere

Loading