Si accende il dibattito e l’opposizione nei confronti delle Indicazioni nazionali 2025, con iniziative pubbliche, momenti organizzati di aggregazione “dal basso”, diffusione di documenti che sviluppano puntuali analisi critiche sul testo, sulla sua impostazione generale, sui singoli aspetti culturali e disciplinari.
A fronte di questo significativo panorama, che trova un punto di convergenza nella netta richiesta del ritiro del testo, ritenuto inemendabile, il ministro Valditara sembra “tirare dritto”, preannunciando che le nuove Indicazioni saranno operative dall’a.s. 2026/27, compiuto l’iter formale previsto per i provvedimenti di questa natura. A riprova della determinazione con cui si persegue l’obiettivo, sottolinea di aver dato input alle case editrici affinchè adeguino con la tempistica opportuna i libri di testo destinati alle scuole del Primo ciclo.
I testi scolastici già da tempo si sono posti come interpreti autentici e in definitiva “estensori finali” delle indicazioni programmatiche: ma qui siamo oltre, perchè sono in questa fase gli avamposti dell’operazione politico-culturale che si delinea nelle Indicazioni 2025; veri e propri “missi dominici” del ministro pro-tempore, agenti efficaci della scuola-modello Valditara.
Converrà dunque che le scuole comincino ad attrezzarsi, con gli strumenti che il quadro istituzionale e le norme offrono, per contrastare la strategia messa in campo anche sotto questo profilo.
Il tempo delle procedure di adozione dei libri di testo, nel calendario e nelle routines collegiali, coincide con le prossime settimane e si conclude attorno alla metà di maggio.
Credo che possa essere opportuno lavorare a prese di posizione collegiali, da tradurre in appositi orientamenti e relative delibere, da inserire nel P.O.F. triennale: si tratta di predisporsi ad adottare testi che non siano la pedissequa esecuzione delle indicazioni, nè sul piano dei contenuti nè su quello dell’apparato metodologico-didattico. Si tratta, in altri termini, di esercitare un’attenta vigilanza professionale per scartare quei libri di testo che, ad un’accurata disamina, si mostrassero “più realisti del re”, di dispiegare così una strategia di contrasto anche verso questa operazione preannunciata, che ha un ruolo tutt’altro che secondario nella riuscita dell’operazione politico-culturale sottesa a queste Indicazioni.
L’obiettivo politico del movimento che, in varie modalità e forme, si oppone alle Indicazioni rimane il loro ritiro. Tuttavia una visione realistica delle cose (realistica non vuol dire “rinunciataria” ma attenta al piano di fattibilità e alla riuscita non puramente testimoniale delle singole azioni ) impone, a mio avviso, di intraprendere ogni via utile e praticabile affinchè le Indicazioni non entrino nelle sabbie mobili delle routines scolastiche, ma siano fermate PRIMA che diventino prassi quotidiana. Personalmente, temo questa eventualità almeno quanto temo la legiferazione sulle Indicazioni 2025 e la loro assunzione nel quadro normativo.
Per questo, mi sembra necessario sollecitare, e nel caso sostenere, le scuole ad una azione efficacemente contrastiva in sede di adozione dei libri di testo, GIA’ DA QUESTO ANNO SCOLASTICO.
Restano centrali, a termini di legge, l’autonomia scolastica e la libertà di insegnamento, che si sostanzia anche nella fase fondamentale della scelta dei testi in adozione.
Riporto qui di seguito i riferimenti normativi puntuali che i Collegi hanno a disposizione per deliberare nelle direzioni volute ed efficaci. E’ mio il carattere cubitale nel dispositivo: tutto il comma 5 qui riportato va a supporto delle opzioni di cui il Collegio, e solo il Collegio, è e resta titolare.
D.P.R. 275/99 (regolamento dell’autonomia)
articolo 4
5. La scelta, l’adozione e l’utilizzazione delle metodologie e degli strumenti didattici, IVI COMPRESI I LIBRI DI TESTO, sono coerenti con il Piano dell’offerta formativa di cui all’articolo 3 e sono attuate con criteri di trasparenza e tempestività.