Metti le carte a posto (a proposito dell’insegnamento della storia)

Breve promemoria per insegnanti di storia non ministeriale
(seguirà la parte seconda: esempi di moduli didattici)

di Antonio Brusa

Disclaimer 1: a chi è diretto questo articolo

Se sei un docente che segue fedelmente il manuale, lo assegna da pagina x a pagina y, considera la lezione e l’interrogazione i soli momenti seri dell’insegnamento, sostiene che chi non ricorda “fatti, date e personaggi” non conosce la storia puoi risparmiarti la lettura di questo articolo. Una trascurabile esenzione, è vero. Quella significativa, però, è che ti potrai esimere dal leggere le nuove Indicazioni. E questo è un guadagno non da poco, vista la loro lunghezza. Il motivo è semplice: le Indicazioni sono state scritte proprio per te. Lo ha dichiarato Giovanni Belardelli, membro della Sottocommissione guidata da Ernesto Galli della Loggia, che – polemizzando con chi imputava alla Commissione il fatto di aver redatto un programma per docenti “tradizionalisti” – ha trasformato l’accusa in merito e ha scritto: “vorrà dire che ora si sentiranno più legittimati nel loro lavoro” (“Il Foglio”, 22 gen. 2025). Continua a leggere

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Il parere del CSPI sulle nuove Indicazioni nazionali per i licei: aperture, criticità e richieste di revisione

di Aluisi Tosolini

E’ stato resto pubblico ill parere espresso dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione sulle nuove Indicazioni nazionali per i licei (il testo del parere può essere letto integralmente QUI). Ho fatto un’ analisi molto approfondita (con il supporto di tre diversi sistemi di intelligenza artificiale) del testo del parere CSPI e qui la riporto.

Prima, tuttavia, credo importante fare una precisazione/sottolineatura

Noi lo avevamo detto: l’ebook di Gessetti Colorati

Senza tirarsela troppo ma, per onore del vero, non posso tacere il fatto che l’ebook “INDICAZIONI 2026 PER I LICEI: LETTURE CRITICHE” pubblicato da Gessetti Colorati ha colto nel segno individuando le stesse criticità che sono al centro del documento del CSPI. A partire dalla questione Pecup (vedi testo di Simone Giusti), dalla riflessione sulla valutazione (vedi capitolo di Cristiano Corsini), alle note sull’Intelligenza Artificiale di Susanna Sancassani e Daniela Casiraghi.

E potrei continuare con evidenziando il nodo dell’eccessiva sottolineatura delle “conoscenze” oppure la questione dell’Occidente (vedi Antonio Brusa) ma mi fermo qui.

Abbiamo scritto quel volume (e Gessetti Colorati lo ha pubblicato) per spirito di servizio, come partecipazione consapevole ed esperta al processo di consultazione (che il Cspi stesso sottolinea essere stato brevissimo e, in sostanza, una quasi finzione visto che il parere delle scuole era obbligatoriamente unico e sostanzialmente era quasi impossibile esprimerlo in modo ampio e motivato).

Spirito di servizio verso quel bene comune che è la scuola. Lo spazio educativo in cui le nuove generazioni si formano ed iniziano ad affrontare le sfide che caratterizzeranno (e caratterizzano) il loro tempo. E il nostro. Una responsabilità adulta che ci ha portati ad esprimere e ad argomentare con pacatezza i nostri pareri e le nostre lettura critiche.

Da qui in avanti il testo delle indicazioni procederà (speriamo almeno emendato e corretto in quelle parti redazionalmente errate così chiaramente indicate dal pare CSPI e spia di un lavoro redazione decisamente affrettato e poco curato) e presto diventerà la base da cui i licei saranno tenuti a ridefinire i propri curricoli e i docenti i percorsi disciplinari.

E qui, allora, torna la lezione con cui si è chiuso l’ebook pubblicato da Gessetti Colorati. Lezione a firma di Roberto Maragliano che ricorda (anche per esperienza diretta) come la vita (la rilevanza o l’irrilevanza pratica) di documenti di questo tipo dipende e dipenderà dalla concreta azione quotidiana dei docenti. E, ci piace pensarlo, anche degli studenti e delle studentesse. Continua a leggere

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La storia nelle “Indicazioni 2026”: osservazioni in corso d’opera

di Luigi Cajani

Il 24 giugno scorso il ministro Valditara ha annunciato in un’intervista l’imminente trasmissione al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) – per il consueto parere obbligatorio ma non vincolante – della seconda bozza delle Indicazioni nazionali per i Licei, rivista sulla base delle audizioni e consultazione con scuole, associazioni disciplinari e consulte studentesche. La parte riguardante la storia (identica per tutti i licei e opera della stessa commissione che ha redatto quella per il primo ciclo) presenta solo piccole variazioni rispetto alla prima bozza, tranne che per il Medioevo, i cui precedenti contenuti sono stati interamente sostituiti, parola per parola, con quelli presentati dalla Società Italia per la Storia Medievale (SISMED) dopo l’audizione con la commissione, in un documento che comunque, oltre a proporre queste correzioni, esprime critiche di fondo all’impianto generale del programma, caratterizzato dall’esaltazione dell’Occidente, dall’accento sulla storia politica e dalla centralità della storia italiana.

I primi due paragrafi, Perché studiare la storia e Linee generali e competenze, che illustrano l’impianto ideologico del programma. Mi soffermerò qui solo sul terzo paragrafo (Obiettivi specifici di apprendimento e conoscenze), che contiene una nuova lista dei contenuti, che può essere considerata quasi definitiva, com’è avvenuto a questo punto dell’iter delle Indicazioni per il primo ciclo. La lista è su due piani: il piano principale è formato da “nuclei tematici” cronologicamente ordinati: quattordici per il primo biennio, quindici per il secondo e quattordici per il quinto anno, che è tutto dedicato alla storia dall’inizio del Novecento a oggi. La loro funzione è formare la struttura della programmazione, come viene precisato: di essi “è opportuno che il docente tenga conto … nella costruzione dei percorsi didattici”. Ogni nucleo tematico è poi articolato in numerosi “punti rilevanti”, che formano il secondo piano e rappresentano lo spazio di autonomia dei docenti, che li “potranno variamente approfondire e integrare in relazione ai diversi percorsi liceali”. Questi punti rilevanti sono un aspetto particolarmente problematico del programma, perché sono spesso articolati senza una chiara gerarchia di rilevanze, con pleonasmi e omissioni, e con giudizi di valore del tutto inappropriati in questo tipo di testo. A questo proposito è illuminante il confronto con il programma per i licei finora vigente, promulgato dalla ministra Maria Stella Gelmini nel 2010, che presenta una struttura coerente ed essenziale.

Il testo completo dell’articolo di Luigi Cajani è nel sito Historia Ludens

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Conversando con Google di indicazioni per i licei e di linguistica democratica

di Mario Ambel

Questo è il resoconto di un dialogo fortuito ma molto interessante con Google “AI Mode”.

Alla ricerca dell’ultima versione delle Indicazioni nazionali sui licei, quella inviata al CSPI, ho messo nel “motore di ricerca” Google questa dicitura:

“indicazioni nazionali licei ultima versione”

L’esito immediato è stato questo:

Le nuove Indicazioni Nazionali per i Licei rappresentano il primo aggiornamento sistematico del curricolo dal 2010. Entrate in vigore, in sostituzione delle precedenti, le linee guida mirano a unire i saperi classici con le sfide del contemporaneo, ponendo maggiore enfasi sul pensiero critico e sul ruolo autorevole del docente. [1]

Fonte dichiarata dell’informazione il Gruppo Spaggiari Parma, contesto presumibilmente informato e interessato. Contestualmente Google mi propone l’elenco delle “novità più rilevanti”. Nonostante la formulazione nel complesso parzialmente sospetta, ingolosito dall’offerta, permuto su “Mode AI” e ottengo questa declarazione di novità programmatiche, di cui riporto solo i singoli titoli. corredata delle relative fonti:

Le nuove Indicazioni Nazionali per i licei introducono riforme strutturali e metodologiche che rimettono al centro il ruolo del docente come guida autorevole e modernizzano i programmi. La riforma è in fase di consultazione e transizione. [1, 2, 3, 4, 5] Continua a leggere

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Analisi comparata della Premessa: cosa cambia tra la bozza e il testo presentato al CSPI ?

di Aluisi Tosolini

Introduzione

Le Indicazioni Nazionali per i Licei sono state presentate in Bozze il 22 aprile 2026. Da quel giorno si è aperta una strettissima finestra per l’interlocuzione e il confronto pubblico. Da parte nostra abbiamo preso molto sul serio questo tempo pubblicando – grazie a Gessetti Colorati – un volume di Analisi critica delle indicazioni nazionali, probabilmente l’analisi più ampia e completa pubblicata in Italia. Il tutto nella consapevolezza che il tema è rilevante non solo per il futuro dei licei ma costituisce uno dei tasselli dell’impostazione culturale della maggioranza governativa e del Ministro Valditara nello specifico (e proprio per questo abbiamo dedicato ampio spazio alle recensione dei due volumi a firma Valditara pubblicati da Guerini & Associati; si veda qui le rispettive recensioni 1 e 2 ).

E’ passato meno di un mese dalle fine della strettissima finestra di confronto pubblico e da oggi abbiamo a disposizione il testo della Premessa alle Indicazioni Nazionali per i Licei inviato al CSPI per il dovuto (e non vincolante) parere.

Ebbene, avendo a disposizione il nuovo testo, la prima cosa da fare non poteva che essere una comparazione tra il testo delle bozze e il testo presentato al CSPI, riservandoci di fare altrettanto appena saranno disponibili anche tutti gli altri testi (ovvero i testi delle diverse discipline riferite ai diversi licei)

Quello che segue è l’esito del confronto che ho svolto con il supporto di diversi sistemi di intelligenza artificiale generativa controllando e integrando gli esiti ed assumendone ovviamente la responsabilità autorale. Continua a leggere

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INDICAZIONI PER I LICEI: STORIA AL CLASSICO (testo trasmesso al CSPI)

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INDICAZIONI PER I LICEI: LA PREMESSA (testo trasmesso al CSPI)

Open Book

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Progettazione contro prescrittività: come battere le “nuove” Indicazioni nazionali per il primo ciclo

Di Nicola Zuccherini

In un anno e più di critica e discussione pubblica sono stati chiariti il senso politico e culturale del disegno ministeriale e le ragioni del dissenso. Ma la battaglia delle Indicazioni nazionali non sarà vinta a colpi di analisi e prese di posizione. Ora che il documento è in vigore, occorre una strategia per riaprire il fronte e restituire urgenza al confronto, agendo in modo visibile sulle strutture e sui modi di operare delle scuole. Sulla lunga durata, che è la dimensione di questo conflitto, il ministero è infatti in vantaggio, perché può contare sulla forza delle prescrizioni e su quella delle abitudini.

Dove agire, allora? Le Indicazioni nazionali non passeranno nelle pratiche didattiche solo per adesione ideologica o per trasferimento intenzionale, ma soprattutto per la via indiretta dei libri di testo. Man mano che i manuali si adatteranno alle nuove norme, queste saranno tradotte in scelte didattiche, sequenze di apprendimento, esercizi, rapporti tra contenuti, lessici disciplinari e di lì in routine di classe.

È dall’adozione di strumenti alternativi al libro di testo, dunque, che può iniziare la risposta alle Indicazioni, in analogia con quanto sta avvenendo negli istituti tecnici per reazione all’ultima riforma. Perché questa risposta abbia carattere strategico, tuttavia, è indispensabile che non sia operata individualmente, ma situata in un quadro collegiale e progettato. Continua a leggere

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Filosofia come storia della filosofia

di Raimondo Giunta
Non so come venga insegnata la filosofia nelle superiori di altre nazioni europee; suppongo che venga affrontata per temi e non come percorso storico dalle origini fino ai nostri giorni.
La
filosofia come storia della filosofia è stata una scelta di Giovanni Gentile e rispondeva sia alla recente allora tradizione storicistica, sia ai convincimenti profondi del filosofo siciliano.
Questa impostazione non ha mai incontrato vere e solide avversioni e non è a mio modesto parere combinabile con l’insegnamento per temi(logica,etica,teologica etc).O l’una o l’altra .L’insegnamento della filosofia come storia della filosofia contribuisce per un verso a farsi un’idea della precarietà delle affermazioni che si sono dichiarate indubitabili e per un altro verso illumina la particolarità delle relazioni tra pensiero filosofico e contesto storico sociale,politico e culturale. In questo modo lo studente puo’ formarsi un’idea personale del senso della storia alla quale appartiene e della collocazione delle proprie convinzioni nel vasto repertorio delle convinzioni che hanno animato e animano la vita della nostra società. Per rendere efficace la funzione dell’insegnamento della filosofia evidentemente non possono essere trascurati o peggio ancora cancellati gli autori che hanno fatto scandalo per la novità o per la radicalità delle posizioni assunte e sviluppate.Non avrebbe alcun senso e alcun sapore un insegnamento in cui non venissero fatti conoscere Epicuro,Spinoza,Marx,Nietzsche , Heidegger, Gramsci e altri autori che turbano il sonno dei censori.
La
filosofia è domandare; è radicale domandare e solo senza artifizi e confini ha un ruolo nella formazione delle giovani generazioni.

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Filosofia nei licei: le Indicazioni nazionali aprono un dibattito di grande interesse

Si accende il dibattito su Filosofia nelle Indicazioni Nazionali per il Licei
E dentro la Commissione Ministeriale emergono opposte concezioni sul significato stesso del termine Indicazioni

Aluisi Tosolini

Decisamente interessante il dibattito che si sta scatenando in questi giorni attorno alla bozza di Indicazioni nazionali per i licei e nello specifico attorno alla disciplina Filosofia.

A dar fuoco alle polveri sono stati una sessantina di docenti universitari di Filosofia (più un docente di filosofia del Cavour di Torino) che hanno segnalato non solo la mancanza di dibattito attorno alle indicazioni nazionali ma anche gravissime esclusioni di filosofi chiave quali “per limitarsi ai casi più sconcertanti, addirittura Spinoza, Leibniz (a parte un riferimento al solo Leibniz “logico” – circostanza che parla da sé! – nelle Linee guida per il Liceo Classico) e Marx; … “almeno uno” tra Hobbes, Locke e Rousseau, …” Insomma, concludono i 60, tra cui Cacciari: «esclusioni non innocenti, è la nuova egemonia culturale della destra».

Alla presa di posizione dei sessanta hanno prontamente risposto i due coordinatori della commissione che ha elaborato le indicazioni di Filosofia, ovvero Adriano Fabris (ordinario di Filosofia morale, Università di Pisa, Presidente della Consulta Nazionale di Filosofia) e Massimo Mugnai (che è stato professore ordinario di Storia della logica alla Scuola Normale Superiore di Pisa). Mugnai si è distinto negli anni scorsi anche per aver scritto un volume decisamente polemico intitolato “Come NON insegnare la filosofia” (Cortina editore 2023) e altrettanto ben stroncato (parere personale, ovviamente) da Gaetano Torrevecchia in una lunga e densa recensione apparsa su La ricerca che evidenzia con esempi chiarissimi come “il libro, purtroppo, si direbbe scritto da qualcuno che non conosce in modo adeguato ciò di cui tratta”. Ovvero parla di cose che non conosce. E ciò che non conosce non è certo la filosofia ma la concreta didattica della filosofia nei licei italiani. Continua a leggere

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