di Aristarco Ammazzacaffé
Richiami veloci
“Le Nuove Indicazioni Nazionali rappresentano una svolta culturale importante …, all’insegna di un modello di scuola centrata sulla persona dello studente e sui valori costituzionali.”. Così il Ministro, oggettivo e pertinente, sulla versione ultima e definitiva. .
Come è noto, lungo e difficoltoso è stato il percorso che ha portato a questa “Svolta culturale importante”. E a lui soprattutto va dato merito per il risultato.
Più di un anno fa le mosse iniziali. Tutto calcolato e preciso: percorsi e traguardo.
Quando uno dice: la vision e l’audacia, che Valditara ha proprio di suo. Tra le prime carte giocate (ovviamente alla grande): la scelta della Coordinatrice scientifica dei lavori, nella persona della Professoressa Loredana Perla, P.O. (nel senso di Professore Ordinario) di Pedagogia Generale Speciale all’Università di Bari; personaggio di levatura addirittura nazionale per via di un suo particolare fiore all’occhiello: i due capitoletti di un libro scritto, e addirittura pubblicato, con Galli della Loggia, un paio d’anni fa. Con un titolo che non esito a definire profetico: Insegnare l’Italia. Testo fondamentale: un best seller – a giudicare dal numero di copie date in omaggio – che è già un classico. Pensate. Ma qui non voglio fare propaganda. Comunque il libro merita. L’ha detto anche il Ministro che, a dirle grandi come una casa, sa meritoriamente il fatto suo.
Le tre tappe e una consultazione democratica che l’Europa ci invidia.
Va subito detto e riconosciuto che, dopo poco più di un anno di lavori della Commissione e degli esperti coinvolti (più di 100. Forse addirittura 200, con l’indotto), le attese dell’intero mondo della scuola vengono finalmente soddisfatte.
Non si vuole, ovviamente, ricostruire qui il percorso, con le tre versioni proposte in sequenza prodotte (felicemente e provvidenzialmente a senso unico: quello giusto) e una consultazione democratica – sulla prima versione (bozza uno) – di tutto il personale scolastico e di quanti a vario titolo si interessano di scuola. Consultazione che tutta l’Europa ci ha invidiato per l’originalità e la trasparenza della gestione: realizzata soprattutto attraverso un questionario il cui valore si può sintetizzare in due caratteristiche che faranno scuola: uno, perché costruito, forse per la prima volta, attraverso forme di modulazione delle domande volte a evitare, a quanti partecipavano alla consultazione, probabili risposte sbagliate; due, perchè le formulazioni alternative proposte dalla Commissione erano opportunamente costruite in funzione dei risultati attesi.
Mi si dica, se si ha coraggio, che tale innovazione non passerà alla storia!
Le perle della Perla in primo piano. Tra stupore ed emozioni.
In queste riflessioni interessa però soprattutto portare in primo piano quanto è rimasto – dopo la lettura delle tre versioni prodotte e dei relativi aggiustamenti – in chi, come l’autore di queste note, ha voluto cimentarsi con la rilevazione delle modifiche di volta in volta apportate al Documento della Commissione. Lettura che ha ovviamente inteso privilegiare soprattutto le Premesse Culturali Generali che aprono il Documento. Per l’ovvia ragione che in esse va ricercato il senso complessivo dell’intera operazione sulle Nuove Indicazioni Nazionali e quindi lo ‘sguardo’ con cui avvicinarsi ad esse.
L’intento di questa scelta, da parte di chi scrive, è stato essenzialmente quello di individuare i passaggi ritenuti significativi – e in essi le parole chiave – in ragione della luminosità di pensiero che ha avvertito percorrendoli, ma anche della loro raffinatezza stilistica, che garantiva, innegabile, il tocco alto e schietto della grande letteratura.
Proprio come i cipressi carducciani Davanti San Guido. Per dire.
È tutto questo che mi ha spinto e quasi moralmente obbligato a raccogliere alcune di queste vere e proprie schegge di denso sapere pedagogico e di bellezza formale folgorante e a chiamarle – e non a cuor leggero; credeteci – perle; perle di saggezza che ve le raccomando[1].
(Che nessuno però, per favore, ammicchi, pensando a qualsivoglia accostamento servile di tale termine al cognome della Presidente della Commissione Ministeriale, Sig.ra Perla. Che si sappia; ne siamo lontanissimi: almeno quanto il diavolo e l’acqua santa.)
Le considerazioni di cui sopra hanno spinto l’autore di queste riflessioni disinteressate non solo a raccoglierle, ma anche a riproporne alcune ad exempla; pochissime purtroppo (per economia di discorso) delle tante che vi si incontrano. Che però, per quanto numericamente minime, sono comunque tali da risultare preziosi per illuminare i passaggi portanti e con essi il senso e le finalità del Documento della Commissione, ma anche per funzionare come massime da imparare a memoria, che fa sempre bene. (Si potrebbe addirittura suggerire anche di recitarli, se qualcuno ci tiene, soprattutto alla fine degli incontri di formazione per insegnanti e ds. O anche in altri momenti importanti della vita scolastica. A scelta. Personalmente, pensate, Ie l’ho sperimentate come viatico al sonno fecondo – non quello banale e comune, ovvio –; e funziona alla grande. Nessuna ironia; provare per credere).
Le perle che più perle…. Scegliendo fior da fiore
La prima perla: “L’educazione alla libertà non è sviluppo dello studente nella libertà, ma sviluppo della libertà nello studente…”. Fulminante!
Diciamola tutta: non si resta di stucco, come con le storie di Barbatrucco che hanno accompagnato l’infanzia di figli e nipoti? E, soprattutto, assieme al passaggio successivo che ben chiarisce, con parole appropriate e piene di significato, come e quando tale educazione si realizza: cioè “Grazie al lungo allenamento all’autogoverno negli anni di frequenza scolastica”.
Quanti ricordi al riguardo! E quanti vuoti nella memoria! Meglio non pensarci.
Pausa di meditazione.
La seconda perla, sorella della prima, ma comunque forte di una sua autonomia concettuale, getta soprattutto luce sull’idea di scuola come “Luogo in cui la libertà si trasforma in responsabilità, il pensiero in azione, l’identità in appartenenza a una comunità ….”. (E la zuppa in pan bagnato no? Peccato)
E non fai in tempo a gustarti un assunto così emozionante, che ti arriva la conclusione che porta giustamente in primo piano il valore della comunità; quella però “…in cui tutti riconoscano in se stessi il senso del limite”. E vai! Se l’avete capita.
La terza, lapidaria, è sul “rispetto: valore e traguardo che filtra e neutralizza”. (Proprio così! Pensate)
Che ci richiama giustamente – nel caso sorgessero dubbi o addirittura perplessità – che lo stesso – il rispetto in questione – “è un valore civile fondamentale …e anche il traguardo di sviluppo di una mente flessibile, generosa, non narcisistica, capace di filtrare e neutralizzare (appunto) le tensioni della comunicazione…. E se ti viene giustamente voglia di capirne le ragioni, immediatamente dopo, folgorante, la risposta: ”perché in grado di pensare, insieme, identità e alterità, io e tu, entro il perimetro del ‘noi’”.
Su questa terza perla, invito, se vi siete ripresi, a due riflessioni per apprezzarla meglio. La prima: suggerita dai due verbi filtrare e neutralizzare. Pensate, per un minuto, alla disgrazia di chi non ‘filtra e neutralizza queste tensioni”! Pensate la vita infelice di chi le rifiuta. Infelice e anche stupida – se ci pensate -, trattandosi di opportunità a gratis.
La seconda riflessione, più vicina ad un interrogativo, riguarda il termine perimetro: siamo veramente sicuri che, nel caso del ‘noi’ (che finalmente si rivede: miracolo!), non si tratti piuttosto di area? Io ce la vedo meglio. Però non insisto.
Non vorrei, a questo punto, ci si fermasse a questi livelli di riflessione, per altro considerevoli, e si perdesse il ‘mi illumino di immenso’ della perla successiva che, per quanto problematica, è di quelle che più perla non si può.
La quarta, appunto: sull’”amore in una sua particolare accezione” (sic); da considerare però – si raccomanda – nella sua interezza e da imparare a declinare e coltivare in luoghi opportuni. E, a questo punto, giù la perla come asso nella manica: “La scuola è il contesto più adeguato per (…) far capire che il sentimento dell’amore con/per l’altro da sé, inteso come prossimo nella sua accezione lata, è al centro della propria felicità.” (Io qui ci avrei messo tre punti esclamativi. Ma nella Commissione ha prevalso evidentemente il gusto della sobrietà, comunque ammirevole).
Che si sappia – sembra ci si voglia ammonire (però con grazia) -: L’accezione di prossimo deve essere lata. Perché se non è ‘lata’ la felicità rischia. E di grosso.
Probabilmente, se, per eccesso di criticità, si vuole proprio fare un appunto su questa perla, si può forse dire che andava chiarito quanto lata dovrebbe essere l’accezione del sentimento di amore. Aspetto su cui non ci si può passare sopra a cuor leggero.
(A questo punto, domanda: – Trattandosi di amore, si temevano per caso scivolamenti verso accezioni censurabili? – Forse sì e forse no: non è detto.)
Comunque il valore di questa perla rimane intatto, perché esprime apertura, ma anche invita opportunamente a stare attenti, stante la delicatezza della questione….
Sulle perle, mi fermerei qui. Anche se di assiomi luccicanti come quelli proposti, ce n’è ancora tanti e forse di più. Molto di più.
Dalla giusta ammirazione diffusa alla “Retorica insopportabile e fastidiosa” di cui straparla, alludendo alle perle, Italo Fiorin. (Sempre lui! Ma non va in pensione?).
A questo punto, una cosa che non ti saresti mai aspettato in un mondo civile e soprattutto colto e sensibile come la Scuola. Di fronte a queste vere e proprie espressioni di alto sentire e grande arte comunicativa (perfino ispirata, a guardarci dentro), il prof. Italo Fiorin, il presidente della Commissione Indicazioni Nazionali 2012 e l’autore del documento ministeriale sui Nuovi scenari per le I.N. del 2018, cosa fa? Invece di cedere al fascino di una prosa alta e, volendo, onnicomprensiva (che lui. per altro, se la sogna), ha parlato, soprattutto con riferimento alle Premesse culturali (e quindi anche e soprattutto delle sue perle), nientemeno che di retorica insopportabile e fastidiosa. E un suo amico e sodale (della stessa banda: non si fa fatica a crederlo) ha rincarato la dose, senza vergognarsi, parlando, a proposito di queste perle e non solo, di mancanza di senso del ridicolo: nel merto e oltre. Proprio.
Pensate con che gente si accompagna il sopra citato ex presidente! Capite ora perché, rispetto alle Indicazioni del 2012 e del 2018, queste Nuove della Signora Perla rappresentano un salto di qualità in direzione del buon senso, proprio in quanto propizia cancellatura di operazioni – quelle prima citate del prof. Fioroni – considerate giustamente eretiche rispetto alla nostra tradizione; ed eretici quelli che li sbandierano e li fiancheggiano. E scusate se è poco.
Al Ministero su costoro si va giù addirittura più duro e li si apostrofa con l’aggettivo che li qualificano: sovversivi.
Tutto questo per fare chiarezza su chi dirigeva la baracca prima del nostro Ministro: i veri responsabili del degrado della nostra scuola; ora finalmente risollevata (in questi ultimi quasi tre anni) dal sommo Valditara.
(E, per quel sommo, mi assumo tutte le responsabilità e non me lo rimangio.)
Comunque al Ministero hanno ragione: sessantottini, proprio! E anche bolscevichi! Tiè!
[1] In verità, già in un precedente pezzo di qualche mese fa, a firma di Antonio Valentino, pubblicato in un ebook a più voci di Gessetti Colorati, venivano riportati, ma dentro un ragionamento diverso e con uno stile comunicativo richiesto dal tipo di pubblicazione, alcune che soprattutto nel primo capitolo delle Premesse alle Nuove Indicazioni Nazionali, rendono la lettura dei passaggi in cui sono inseriti, addirittura imprescindibili e memorabili. Per dire. ↑
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