Intelligenza artificiale: il nostro contributo e le nostre riflessioni

 a cura di Rodolfo Marchisio

Di IA si parla molto. Tutti. Troppo. Perché: 1) E’ diventato un concetto vuoto, un contenitore confuso (come a suo tempo “digitale” sottolinea ancora M. Guastavigna) tanto che si sono moltiplicati gli aggettivi cui viene associato: generativa, predittiva, etica…); 2- Che ne parlano tutti anche al bar e rimandiamo ad Eco; 3- Che è un fenomeno di moda, spinto dal marketing e voluto dagli oligopoli economici digitali, al momento più per raccogliere fondi che per produrre qualcosa; 4- che sinora è costato molto, ha prodotto una probabile bolla speculativa, ma non ha mantenuto le promesse fatte agli investitori né in termini di guadagni né in termini di realizzazioni.
L’economia globale è stata travolta dalla corsa all’oro dell’intelligenza artificiale (con annessi timori di una colossale bolla speculativa), le superpotenze globali sono entrate in una nuova e ancora più acuta fase della competizione per diventare leader del settore. Wired 30/11.
Ma le borse, che giudicano in base ai numeri ed ai fatti stanno facendo i conti del rapporto tra investimenti (anche di fondi e di privati) -> ricavi -> prodotti: per questo il castello immaginato traballa. Secondo Wired, che cita un analista finanziario, occorrerebbero 600 miliardi di ricavi per ripianare i conti. Ogni anno.

Chat GPT di Open AI ad esempio (all’inizio una no profit) ha 800 milioni di utenti, di cui però solo 50 milioni paganti, ammette di spendere di più (ca 30 miliardi di dollari) per produrre, di quanto incassa da questi 50 milioni, cerca fondi non per nuovi prodotti, ma per coprire questo disavanzo e progetta di ricorrere alla pubblicità, uno dei salvagenti della rete.

La scuola come mercato di riserva e preda di mode tecnologiche

La scuola è come al solito il mercato di riserva (da LIM in poi). Dedichiamo a questo tema una sezione perché anche il mondo dell’istruzione è stato travolto dall’avvento di ChatGPT e deve ancora capire come sfruttare nel modo corretto questo sistema, al momento impiegato soprattutto dagli studenti per farsi fare i compiti (e dagli insegnanti per correggerli). Ibidem
Ma il MIM impone, i docenti abbozzano, la moda infuria e spuntano in modo eccessivo e come funghi esperti, corsi, libri, manuali (magari scritti con chat gpt?), dimenticando che a mio avviso:
1- compito prevalente della scuola non è quello di insegnare ad usare le tecnologie digitali, ma di insegnare a domandarsi come funziona, perché, a cosa mi serve realmente, chi controlla questa tecnologia? Quali miei diritti mette in discussione o viola? Nel 2018 lo affermava anche il Ministero:” I ragazzi devono sapere cosa succede sulla loro pelle in rete.” Allora, chi ha deciso nella enorme biblioteca del mondo, quali libri, testi, saggi, enciclopedie sono state messe nel tritatutto? Perché questi e non altri, quali sono le conseguenze? Anche se poi nella scatola nera c’è oramai di tutto, dal lavoro dei docenti (non pagati) a tutto quanto si trova in rete.
L’abuso del modello linguistico di OpenAI ha fatto la fortuna delle cosiddette AI content farms: vere e proprie fabbriche di contenuti e fake news generati automaticamente e a costo zero, mentre la scarsa comprensione delle reali capacità e dei limiti di questi sistemi ha fatto sì che il mondo accademico e scientifico venisse inondato da paper, ricerche, articoli e saggi contenenti le cosiddette “allucinazioni” (quando cioè un large language model presenta come se fosse un fatto un’informazione invece sbagliata o completamente inventata). ibidem
2. Che la formazione di competenze o atteggiamenti, continuo a pensare, preveda che prima ci si impossessi dei contenuti e delle abilità di base per formare competenze autonome e critiche. Poi l’uso di tecnologie più complesse o solo più comode. Prima imparo a scrivere, organizzare un discorso, fare un riassunto; prima imparo a fare le operazioni, a risolvere problemi, poi uso la calcolatrice, poi caso mai un foglio di calcolo, poi… Se l’utente non è autonomo e avvertito e non domina i processi base non dominerà gli strumenti che usa, ma ne sarà dipendente, secondo me. È un problema di rapporto tra generazioni e tecnologie o è un problema educativo generale?
3. Che la EC è fatta quindi di domande su quello che usiamo, non di scorciatoie o robot sostituti per allievi (e docenti) pigri.

Discorsi simili si potrebbero fare per il giornalismo (con una miriade di errori causati dall’uso improprio di ChatGPT o modelli simili), per la giustizia (con avvocati che presentano memorie difensive piene di precedenti inventati), per la medicina (con pazienti che usano i chatbot per ottenere diagnosi e terapie che potrebbero essere inventate), per la politica (con discorsi e proposte di legge scritti con l’AI). Ibidem. Esempi ne abbiamo tutti i giorni. Non uso ma sostituzione.
Ormai anche le professioni creative e della conoscenza
: copywriter, traduttori, giornalisti, editor, social media manager, analisti finanziari e tantissimi altri mestieri che, soprattutto nelle posizioni junior, rischiano di essere automatizzati.
4- E’ un problema di cittadinanza: trasparenza, informazione, privacy, controllo degli utenti su quanto viene prodotto, ma anche sulle modalità alternative, come molto utilmente evidenzia M. Guastavigna. O che passano da una diversa programmazione degli strumenti. Penge.
Si tratta di percorrere altre strade, usare altre modalità.
Ammesso che si riesca a “democratizzare” soprattutto le finalità e le modalità della IA (e ammesso che la democrazia sia ancora un valore e non un ostacolo); affermare diritti (ammesso che woke non sia solo più un insulto); almeno il controllo da parte dei cittadini, direttamente, se non attraverso la politica, di questi processi e prodotti. L’UE ci ha provato a riaffermare regole e controllo con scarsi risultati e minacce di ritorsioni e dazi.

Parlando di diritti

Stiamo parlando di lavoratori sostituiti, di disoccupazione e sfruttamento del lavoro (anche dei docenti), di inquinamento, di violazione di diritti, privacy, proprietà intellettuale, libertà dal subire controlli e controllo dei processi, educazione, modalità di erogazione delle cure e loro validazione. Oltre che di ricerca delle fonti e loro validazione: Google è stato un prototipo della IA ed oggi ce la ripropone, come altri, come aiutante.
Parlando di lavoro e qualità dei contenuti, ci siamo abituati a leggere (con fastidio) testi scritti non da giornalisti ma da accrocchi digitali, post automatici, prodotti di livello qualitativo basso.

Vantaggi e svantaggi.

Di una realtà, seppur invadente e “raccontata” pro domo mea, ma reale, per capire meglio possiamo analizzare i pro (ad esempio risparmio, aumento di quantità a parità di risorse spese) e i contro (ad es. trasformazione del modo di pensare/ricordare/comunicare, insomma alla ridistribuzione di competenze cognitive). Come fa in modo chiaro, articolato ed utile S. Penge.
Di un fenomeno complesso, stratificato come questo, sono utili non solo sguardi diversi, ma anche analisi dei diversi “strati” o aspetti del problema.
Possiamo analizzare documenti, saggi (sempre meno quelli interessanti, l’impressione è che molto sia già stato detto), provare e provocare “accrocchi” digitali usandoli in modo critico o diverso non solo per evidenziare limiti, ma per individuare strade alternative come sta facendo da tempo ed in modo chiaro M. Guastavigna.

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