Il mio scarso interesse per tutto ciò che è valutazione (sommativa, formativa, sottrattiva, standardizzante, pseudo-oggettivante, stigmatizzante, trascurata, frettolosa e così via) mi ha esonerato per anni dall’accorgermi della profonda sudditanza al “pensiero capitalista” della certificazione di competenze che si riceve dopo l’esame conclusivo della secondaria di primo grado. Ma ora ho letto e:
Prima provocazione;Analisi da parte di Capitalismo Detector, accrocco realizzato da me con assistente al codice
Il testo fornito non descrive un meccanismo economico diretto, ma piuttosto una struttura di certificazione delle competenze. Tuttavia, l’analisi rivela come il sistema educativo incorpori pienamente la logica capitalistica moderna, trasformando l’apprendimento in un processo misurabile e orientato alla produttività del capitale umano. Continua a leggere→
Ci è stato recapitato anonimamente un documento a cui sta lavorando una commissione bicameratale, i cui manipoli non sono noti.
Si tratta di una bozza delle “X antitesi per un addestramento linguistico gerarchizzante e coloniale”; è un testo un po’ lungo, ma indicativo. Eccolo:
Dieci tesi per un addestramento linguistico gerarchizzante e coloniale
I. La superiorità del linguaggio verbale standard
Il linguaggio verbale non è una forma tra le altre della capacità espressiva umana: è la forma superiore, quella che misura il grado di civiltà, disciplina e appartenenza all’ordine sociale legittimo. Non tutte le pratiche comunicative hanno uguale valore. Il gesto, il corpo, il ritmo, il disegno, le parlate locali, le inflessioni colloquiali possono sopravvivere come residui folklorici o come supporti preliminari, ma il vero criterio di accesso alla piena umanità sociale resta la padronanza della lingua verbale codificata, ordinata, riconosciuta dai gruppi dirigenti.
L’obiettivo dell’educazione linguistica non deve dunque essere comprendere la pluralità dei modi di significare, bensì selezionare, gerarchizzare, correggere e infine sostituire. Parlare bene significa conformarsi. Scrivere bene significa obbedire. Comprendere bene significa interiorizzare la forma legittima del discorso. Continua a leggere→
Nella cittadina di Oikos, la “Famiglia Premium” non era definita solo dal censo, ma da una rara forma di lungimiranza. Non accumulavano per possedere, ma per abilitare. Nel loro laboratorio, un’officina dove l’etica del software libero incontrava la meccanica di precisione, avevano dato vita a una serie di dispositivi digitali rivoluzionari.
Non erano i soliti oggetti patinati, progettati per l’obsolescenza programmata o per imprigionare l’utente in un ecosistema chiuso. Erano dispositivi trasparenti, nel codice e nell’anima: aperti, modificabili, nati dallo studio profondo delle necessità cognitive e relazionali della comunità locale. Erano estensioni della mente, non catene per l’attenzione.
Con spirito filantropico, la famiglia decise di farne dono alla scuola pubblica, il cuore pulsante (almeno in teoria) dell’apprendimento.
L’Incontro: Il Dono Incompreso
Il giorno della presentazione, l’aula magna era pervasa da un odore di polvere e formaldeide intellettuale. La Famiglia Premium dispose i dispositivi sui banchi.
“Sono vostri,” spiegò il capofamiglia. “Non ci sono licenze da pagare, non ci sono dati estratti dai vostri studenti. Potete smontarli, riscriverne il software, adattarli a ogni singolo bambino. Sono fatti per imparare a pensare, non per imparare a cliccare.”
Il silenzio che seguì fu gelido.
Dalle ultime file si alzò il professor Antichi, decano dell’istituto, il cui sguardo trasudava una diffidenza antica quanto i suoi programmi ministeriali. “E il sistema di monitoraggio?” chiese, con voce ferma. “Come posso bloccare lo schermo di un alunno se decide di non ascoltarmi? Dov’è il tasto per il controllo totale?”
La Barriera del Controllo
La famiglia spiegò che il concetto stesso di quel dispositivo rifiutava la logica del panopticon. “L’autonomia è il fine, non il rischio,” risposero.
Ma per il corpo docente, quella libertà era un insulto. Gli insegnanti, arroccati in una torre d’avorio costruita su una profonda insipienza digitale, percepivano la trasparenza del codice come una minaccia alla propria autorità. Se lo studente poteva modificare il suo dispositivo, se poteva capirne il funzionamento intimo, allora il docente — che a malapena sapeva accendere un proiettore — perdeva il suo ruolo di “giudice supremo” del sapere.
L’arroganza dei docenti si manifestò sotto forma di un rigetto pedagogico:
Il Bias del “Troppo Libero”: “Se è gratis e aperto, non può essere sicuro,” mormoravano nei corridoi.
Il Rifiuto dell’Apprendimento: Imparare a usare un dispositivo così duttile avrebbe richiesto un impegno, un mettersi in gioco che nessuno era disposto a concedere.
La Volontà di Potenza: Senza un lucchetto digitale imposto dall’alto, gli insegnanti si sentivano nudi, privi della frusta virtuale con cui domare la classe.
L’Epilogo: Scatole Sigillate
Poche settimane dopo, i dispositivi giacevano accatastati nei magazzini seminterrati, accanto a vecchi banchi a rotelle e mappamondi sbiaditi. La scuola era tornata alla sicurezza dei suoi libri di testo premasticati e dei software proprietari che, pur essendo costosi e limitanti, offrivano quella rassicurante gabbia di controllo che l’istituzione tanto bramava.
La Famiglia Premium osservava da lontano. Avevano offerto le chiavi della prigione, ma avevano dimenticato un dettaglio fondamentale: per chi ha paura della luce, la porta aperta non è una via di fuga, ma una minaccia intollerabile. L’insipienza, quando si sposa con l’arroganza del potere, preferisce sempre una comoda schiavitù a una faticosa libertà.
Un esercizio di analisi linguistica e culturale che dovrebbe far riflettere chi lavora nella scuola
Il 27 marzo 2025, un ragazzo di 13 anni ha accoltellato la sua professoressa di francese all’interno di un istituto scolastico di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Prima di compiere il gesto, aveva scritto un testo che i media hanno definito “manifesto”: una dichiarazione d’intenti in cui spiegava le motivazioni dell’atto, nominava la vittima e dimostrava di essere consapevole della propria impunità legale.
Abbiamo sottoposto quel testo a tre strumenti di intelligenza artificiale — Claude (Anthropic), ChatGPT (OpenAI) e Gemini (Google) — ponendo due domande precise: il testo è stato scritto con l’aiuto di una IA? E quali elementi culturalmente rilevanti emergono dalla sua analisi?
Le risposte convergono su punti importanti e divergono su altri. Vale la pena leggerle insieme, con attenzione.
La prima domanda: c’è la mano di una IA?
Tutti e tre i sistemi concordano su un punto di partenza: non ci sono prove tecniche decisive che il testo sia stato generato da un’intelligenza artificiale (in coda a questo nostro testo vengono riportare in allegato le analisi complete ricavate dall’iterazione con i tre LLM).
Claude individua nel testo tratti inequivocabilmente umani: le ripetizioni non corrette (“una vita così. Una vita piena di…”), il lessico misto che alterna parole comuni come “ragazzino magrolino” a termini più ricercati come “audacia” e “impunita”, e soprattutto quella che definisce “logica emotiva non mediata” — la sequenza di pensieri che riflette una rielaborazione personale del vissuto, non la struttura ordinata di un output automatico.
ChatGPT aggiunge un’osservazione importante: la coerenza del testo potrebbe dipendere in parte da una rielaborazione giornalistica. La sintassi è “abbastanza pulita”, ma questo potrebbe essere il risultato di trascrizioni o editing redazionale, non necessariamente di una IA. Il modello OpenAI riconosce comunque che il testo è “compatibile con un adolescente di 13 anni” dotato di buona competenza linguistica e forte carica emotiva. Continua a leggere→
L’attuale panorama della didattica e della produzione testuale è radicalmente mutato a causa dell’irruzione dell’Intelligenza Artificiale Generativa (IAG). In questo scenario mettiamo a disposizione dei lettori le “App Universali” da noi realizzate come dispositivi software pionieristici che integrano modelli linguistici locali — gestiti tramite il motore Ollama — per potenziare la scrittura, l’analisi critica e l’accessibilità. Queste applicazioni sono caratterizzate da un’architettura monolitica e portatile. Esse offrono una suite per la gestione del testo, garantendo al contempo la totale sovranità dei dati e una necessaria indipendenza dai grandi fornitori di servizi cloud (Big Tech).
L’essenza di un dispositivo “Universale” risiede nella sua natura di singolo file HTML: un’unità atomica che non richiede installazione, server remoti o database esterni per funzionare. Questa filosofia assicura che il software sia resiliente nel tempo e facilmente trasportabile. Ciò significa poter disporre dell’intero ambiente di lavoro su una chiavetta USB: la privacy è garantita dal fatto che l’elaborazione avviene esclusivamente nella memoria del browser e sulla potenza di calcolo locale del computer. Le implicazioni di questo approccio sono profonde: si passa dal concetto di software come servizio (SaaS), spesso soggetto a canoni e profilazione, al software come dispositivo di sovranità digitale. Continua a leggere→
Chi fosse interessato può scaricare HyperPacifistWriter in versione italiana e inglese, un software sperimentale progettato specificamente per la realizzazione di narrazioni antimilitariste attraverso un’interfaccia web contenuta in un unico file. L’applicazione si integra con il sistema di intelligenza artificiale locale Ollama, permettendo agli autori di generare testi che promuovono attivamente valori di pace e umanità. All’interno di HyperPacifistWriter, gli utenti possono navigare tra tre aree distinte per gestire la stesura del testo, consultare schemi narrativi predefiniti o attingere a un vasto database di materiali e personaggi. Di seguito diamo istruzioni tecniche per la configurazione del terminale, assicurando che il browser possa comunicare correttamente con i modelli linguistici selezionati. Grazie alla funzione di archiviazione, è possibile esportare il proprio lavoro in formato Markdown, facilitando un flusso di lavoro che unisce la creatività umana al supporto tecnologico etico.
Che il nostro amico Peter si illuda e/o faccia danni in fondo lo sappiamo. Seguiamolo pertanto in una avventura scolastica, uno dei suoi continui tentativi di innovare qualcosa.