Ecosistema delle App Universali

 di Marco Guastavigna

L’attuale panorama della didattica e della produzione testuale è radicalmente mutato a causa dell’irruzione dell’Intelligenza Artificiale Generativa (IAG). In questo scenario mettiamo a disposizione dei lettori le “App Universali” da noi realizzate come dispositivi software pionieristici che integrano modelli linguistici locali — gestiti tramite il motore Ollama — per potenziare la scrittura, l’analisi critica e l’accessibilità. Queste applicazioni sono caratterizzate da un’architettura monolitica e portatile. Esse offrono una suite per la gestione del testo, garantendo al contempo la totale sovranità dei dati e una necessaria indipendenza dai grandi fornitori di servizi cloud (Big Tech).

L’essenza di un dispositivo “Universale” risiede nella sua natura di singolo file HTML: un’unità atomica che non richiede installazione, server remoti o database esterni per funzionare. Questa filosofia assicura che il software sia resiliente nel tempo e facilmente trasportabile. Ciò significa poter disporre dell’intero ambiente di lavoro su una chiavetta USB: la privacy è garantita dal fatto che l’elaborazione avviene esclusivamente nella memoria del browser e sulla potenza di calcolo locale del computer. Le implicazioni di questo approccio sono profonde: si passa dal concetto di software come servizio (SaaS), spesso soggetto a canoni e profilazione, al software come dispositivo di sovranità digitale. Continua a leggere

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Un sogno di pace

di Marco Guastavigna

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Chi fosse interessato può scaricare HyperPacifistWriter in versione italiana e inglese, un software sperimentale progettato specificamente per la realizzazione di narrazioni antimilitariste attraverso un’interfaccia web contenuta in un unico file. L’applicazione si integra con il sistema di intelligenza artificiale locale Ollama, permettendo agli autori di generare testi che promuovono attivamente valori di pace e umanità. All’interno di HyperPacifistWriter, gli utenti possono navigare tra tre aree distinte per gestire la stesura del testo, consultare schemi narrativi predefiniti o attingere a un vasto database di materiali e personaggi. Di seguito diamo istruzioni tecniche per la configurazione del terminale, assicurando che il browser possa comunicare correttamente con i modelli linguistici selezionati. Grazie alla funzione di archiviazione, è possibile esportare il proprio lavoro in formato Markdown, facilitando un flusso di lavoro che unisce la creatività umana al supporto tecnologico etico.

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L’algoritmo non ci farà innamorare (o forse sì)

di Monica Piolanti

Cari colleghi, sediamoci un attimo idealmente tra i banchi, magari proprio in quegli ultimi posti dove il Wi-Fi prende meglio e lo sguardo dei nostri ragazzi si perde dentro uno schermo retroilluminato. Dobbiamo parlarci con franchezza, perché mentre noi ci affanniamo a spiegare ancora il valore immortale del “Passero solitario”, cercando di far vibrare le corde della sensibilità leopardiana, fuori – e dentro – le loro tasche sta avvenendo una mutazione antropologica silenziosa e spietata. È una rivoluzione che non possiamo più permetterci di ignorare o, peggio, di snobbare con la solita sufficienza nostalgica di chi crede che “ai nostri tempi fosse meglio”. Il problema non è il tempo che passa, ma lo spazio che si restringe: quello dell’anima.

Avete mai sentito parlare dell’“Abele digitale”? È un concetto che scuote le fondamenta della nostra pedagogia. È quella parte di noi, e dei nostri studenti, che rischia di surclassare definitivamente il “Caino reale”. Siamo di fronte a un processo in cui l’algoritmo non è più uno strumento, ma un sovrano assoluto che ha deciso di sostituirsi al destino, al caso e, purtroppo, alla necessaria fatica del corteggiamento. Leggendo le analisi di Yuval Noah Harari e incrociandole con i dati inquietanti emersi dagli studi Kaspersky su un campione di diciottomila persone in ventisette paesi, emerge un quadro che dovrebbe far tremare i polsi a ogni educatore: il 43% degli utenti delle app di dating dichiara di voler incontrare solo persone suggerite dall’algoritmo. Continua a leggere

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Guerra e pace: le “ragioni” dell’intervento militare

Che gli esiti di un nuovo conflitto mondiale sarebbero devastanti per tutti è un fatto assolutamente certo.
Nonostante questo i venti di guerra continuano a soffiare.
Perché accade questo?
Marco Guastavigna ha provato a chiederlo alla IA, ed ecco il risultato.

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Fatti foste a viver con l’AI

di Marco Guastavigna

Abbiamo un po’ trascurato l’amico tuttofare-purché-in-digitale Peter O’Tool, che si rifarà però vivo al più presto.

Inauguriamo il nuovo anno presentando invece un fine intellettuale, organico ai tempi, l’eminente ed emerito professor Fuffologus Maximinux, autore di un famoso best-seller.

Cliccando sulla copertina si può raggiungere la nostra istruttiva ricostruzione della genesi di questo caposaldo ontologico, epistemologico, tassonomico ed etico a proposito di AI, squisitamente rappresentativo di molte delle opere che vanno per la maggior nel BelPaese.

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Pedagogia manageriale

Riceviamo e volentieri pubblichiamo – con il tramite di Marco Guastavigna

La nostra redazione gode ormai di ampio riconoscimento quale istanza di analisi, confronto e riflessione. Deve essere per questa ragione che ci vengono recapitati materiali di orientamenti anche molto diversi, che nella nostra laicità commentiamo senza giudizi di merito.

Infografica orientativa

Questa volta è il turno di un think tank molto in tono con i tempi: il gruppo è ancora informale, ma considera con certezza la Pedagogia Manageriale Accentratrice quale toccasana e ha come interlocutori privilegiati i dirigenti scolastici, i quali devono accentrare su di sé ogni decisione e ogni valutazione. La PMA presenta infatti le proprie argomentazioni come ibridazione tra “riarmo” ideale ed efficientamento operativo della vocazione selettiva della scuola, come testimoniano le bozze di alcuni materiali destinati alla formazione del personale, che hanno alcuni evidenti refusi, positivo segnale dell’uso dell’aratro dell’intelligenza artificiale generativa nel complesso solco dell’orientamento professionale. Continua a leggere

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Ma l’intelligenza artificiale può servire davvero a favorire la partecipazione alla sfera pubblica?

di Marco Guastavigna

Visto che vogliamo riflettere, sarebbe illusorio pensare di farlo partendo dalla scuola. Nemmeno l’istruzione è un punto di vista sensato. Parlare di logistica capitalista della conoscenza – questo è in larga misura la sempre più cosiddetta “intelligenza artificiale” – significa ragionare sul consumo di informazione, in brutali termini server-client. Dove il primo “offre” soluzioni che formattano il secondo a proposito di una merce.

Smettiamo anche di pensare che accrocchi come Google Search o Qwant siano finalizzati alla ricerca scientifica, accademica e così via. Sono dispositivi customer care, rivolti a facilitare l’accesso all’informazione. E la deep research e l’Ai overview ne sono coerenti derivati.

Il campo di riflessione è di altro genere, assolutamente politico. Ed è ora di esporsi, ovvero di rispondere a domande difficili, prima tra tutte questa: “Possiamo concepire dispositivi digitali – con moduli di AI o meno – appropriati, ovvero utili per la partecipazione alla sfera pubblica?”.
Io penso di sì, a patto di restituire alla conoscenza il suo ruolo di bene comune.

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Opportunità e rischi delle nuove tecnologie

di Stefano Penge

Ogni tecnologia della conoscenza presenta dei vantaggi su quella che “sostituisce” (o ri-media, o integra) ma anche degli svantaggi.
Non ci sono tecnologie che hanno solo vantaggi. E’ abbastanza inutile sperare ogni volta di aver trovato la soluzione perfetta, come è ridicolo svegliarsi come Biancaneve, sputare la mela, e dire “Toh, ma ci sono rischi e opportunità in questa storia”.
Ma non è una legge di natura. Non tanto perché i media siano fatti così (https://www.ilsaggiatore.com/libro/le-tetradi-perdute-di-marshall-mcluhan/), ma perché noi, con la nostra società occidentale del terzo millennio, siamo fatti così.

 
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