di Luisa Limone
“Capita che difficoltà momentanee, perfino fisiologiche nella crescita del bambino, vengano considerate invece l’incipit di un disturbo e siano oggetto di neurodiagnosi precoce – ha sottolineato la garante Marina Terragni e non invece di un progetto educativo che costituirebbe la vera prevenzione e perfino la vera cura. ”
30 luglio 2025. Le parole della Garante dell’infanzia sull’eccesso di neurodiagnosi infantili riportate (con quelle del pedagogista Daniele Novara) nell’articolo di ieri sull’Avvenire da Luciano Moia (nel primo commento c’è il link) individuano la neurodiagnosi precoce come uno dei tre grandi rischi per l’infanzia (gli altri due sono l’esposizione agli schermi digitali e la fragilità delle famiglie – e meno male che si enunmera anche come fattore concorrente la fragilità econonomica e sociale).
A suo tempo, sono trascorsi ben più di un decennio dalla introduzione dei BES e oltre vent’anni dall’attenzione legislativa verso i Disturbi Specifici dell’Apprendimento e la personalizzazione dei percorsi, non mancarono le denunce di tali possibili effetti, compresi i vantaggi intossicanti dell’etichettamento.
Neuorodiagnosi precoce ed etichettamento circoscrivono il disturbo e assolvono al contempo al bisogno di rassicurazione del mondo adulto, soprattutto riguardo alla distanza da sé stessi e dalle dinamiche familiari e possono divenire un tramite per delegare, alla scuola, che delega al consiglio di classe che, a sua volta, di frequente delega (impropriamente) al docente di sostegno in un tramite fitto di allontanamento. L’approccio medico e neurologico, quando usati in modo improprio ed eccessivo, nominano, e nominando ne danno realtà a se stante, il disturbo e chi è “disturbato” e con l’accompagnamento del percorso “personalizzato” a scuola, come piace alla pedagogia in auge oggi che ispira le Nuove indicazioni per l’infanzia e la scuola primaria, ne calibrano gli obiettivi, per adeguare in scala un progetto educativo che, per essere tale in una scuola, invece dovrebbe riguardare ciascun allievo e ciascuna allieva e insieme tutti, per procedere e crescere insieme, diversi ma uguali.
E felici a scuola, casomai.
La vera prevenzione e perfino la vera cura sono un progetto educativo per quel mondo meraviglioso custodito nelle tasche di ogni bambino e bambina. Di autonomomia e collaborazione fin dalla scuola dell’infanzia ne scrivevano le sorelle Agazzi, fin dal principio dell’altro secolo.
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