La crisi della democrazia nel mondo

di Rodolfo Marchisio

“Smettiamola di vivere dentro una bugia”. M. Carney

Siamo in guerra, la terza guerra mondiale come diceva Papa Francesco. 1- Non si tratterà, salvo il gioco gli scoppi tra le mani, di una guerra nucleare che è troppo distruttiva, definitiva, che non ha vincitori (anche chi vincesse governerebbe sul deserto) e che non conviene, perché oggi ci sono i mezzi tecnici (IA, droni, missili…) che rendono di più sia in termini bellici, che in termini di guadagno da parte delle industrie di armi e di quelle per la ricostruzione (Gaza, Ucraina). Specie se come la Russia si possono mandare al macello 450 mila uomini in un anno. Specie se si fa la guerra ai civili come a Gaza, in Ucraina e come la storia insegna dalla 2° guerra mondiale in poi. Una situazione nuova, complessa, con pochi autocrati pazzi che non si attaccano tra loro così ognuno può prendere quello che vuole, ma che “bullizzano” gli altri.
Dall’equilibrio del terrore all’equilibrio della conquista. Una guerra di dazi, colpi di mano, ricatti da parte di chi vuole controllare tutto: non esistono più regole o alleanze, ma possesso, controllo da parte del più forte. E chi ostacola è il nemico.
3. Occorrerebbero istituzioni internazionali e nazionali più forti in senso democratico per il controllo e le regole, ma le istituzioni, le regole non vengono più rispettate, la democrazia è in crisi, rinnegata, talora derisa e l’UE è vaso di coccio, divisa, disorientata, indecisa (Ucraina o Groenlandia?). Oggi le regole non valgono più se non si hanno i mezzi per farle rispettare e chi non è funzionale al mio interesse egocentrico ed al mio controllo è contro.

Comitati di affari si sostituiscono alle istituzioni.

Gli USA, patria di una storicamente strana democrazia l’hanno esportata nel mondo, dalla 2° guerra mondiale in poi, con colpi di stato, napalm, torture. Oggi sono l’esempio della crisi forte e forse irreversibile della democrazia liberale e della sua sostituzione con il bullismo autoritario, tecnologico, economico e dei comitati di affari. Di questo si lamenta ormai anche il Congresso.

Cerchiamo di fare un quadro, in base a ricerche, dati, pareri di esperti di
cosa sta succedendo.
Già classificati da Economist da anni come democrazia di serie B gli USA, con Italia e Giappone, stanno scivolando verso la serie C. Da “democrazia con problemi” a “democrazia ibrida”, residua, contradditoria ed autoritaria, molto dubbia, appena un passo sopra le dittature.
Anche in questo caso un prototipo.

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Verso la fascistizzazione della scuola. Credere: a chi? Obbedire: secondo quali norme? O combattere

di Rodolfo Marchisio

Si, il dibattito sulle IN, già respinte da quasi tutti (enti associazioni, ma soprattutto CSPI e Consiglio di Stato, che ne ha sottolineato tra l’altro la mancanza di motivazioni), si sta riaprendo, anche constatato che nella versione finale non era cambiato quasi nulla, nei contenuti e nella impostazione, fatta salva qualche sfumatura e affermazioni che lo stesso MIM anche solo per tattica, aveva attenuato; sottolineando peraltro la autonomia del docente e della scuola nella costruzione e realizzazione del curricolo (?).
La polemica ideologica, arrogante e pretestuosa del MIM era partita dalla “necessità” di cancellare i danni che i marxisti-leninisti, post sessantottini e comunisti (e se li trovate mi fate un piacere) avevano fatto alla scuola. In un periodo in cui tra l’altro, sino al 1990 i ministri erano stati tutti democristiani, con poche eccezioni e il ventennio Moratti/Tremonti/Gelmini in mezzo.
Contrabbandando la lotta a questa ideologia (unico fantasmatico nemico) con una ideologia vera: quella di governo.
Non ditelo al MIM ma il più grande critico delle ideologie era un certo K. Marx, leggi “Ideologia tedesca”, che qualcosa col comunismo aveva a che fare.
Detto tutto quanto si poteva dire della prima versione (Gessetti ha raccolto in un e book 12 pareri autorevoli, le iniziative non si contano), con errori (Alessandro Magno che unifica l’Occidente, morendo nel cuore dell’Asia è solo una chicca) e violazione di norme, oltre che operazione ideologica contro un presunto nemico (“ci vuole sempre un nemico da odiare per giustificare la propria mancanza di identità”, diceva Eco) siamo alla fase delle reazioni alla applicazione di “Programmi” (MIM) che non sono programmi, ma quadro di riferimento; la legge sulla autonomia (coi suoi difetti) spesso citata e la libertà di insegnamento sono i punti confermati autorevolmente da Fiorin in un suo post.

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Intelligenza artificiale a scuola. Analisi delle linee guida MIM e invito ad un dibattito.

a cura di Rodolfo Marchisio

Di IA si parla da tempo ed in ogni modo senza considerare che IA è una “parola ombrello” che contiene molte cose diverse ed in diversa fase di attuazione e fruizione. E con diverse conseguenze sia dal punto di vista della fruibilità, sia di carattere etico e di diritti di cittadinanza.

Su questi temi abbiamo già aperto da tempo uno spazio di riflessione con contributi di M. Guastavigna, R. Marchisio, S. Penge.

L’uscita delle linee guida MIM sull’uso della cosiddetta intelligenza artificiale nella scuola apre un nuovo orizzonte, peraltro complicato, osserva una docente, dalla contemporanea proibizione dell’uso dello smartphone a scuola, anche per uso didattico. Solo col tablet per chi ce l’ha? Si chiede.

Ma tant’è il Ministro ormai tende a normare tutto, esplicitamente, spesso però in modo incompleto e impreciso, per presa di posizione ideologica dimentico della autonomia delle scuole che è legge (DPR 275/99) e della libertà di insegnamento che è prevista dalla Costituzione (art 33).

Apriamo una riflessione con una analisi di Stefano Penge, filosofo, programmatore e filosofo della programmazione da decenni, delle linee guida MIM sulla IA a scuola. Con la speranza di aprire un dibattito in questo inizio d’anno già di per sé piuttosto complesso.
Siete invitati a inviare i vostri contributi alla riflessione.

LINEE GUIDA MIM SULLA IA

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Nuove Indicazioni 2025: una operazione guidata da paura e desiderio di rivincita

di Rodolfo Marchisio

Le IN 25 si confermano, dopo un leggero restyling ed un taglio quantitativo, non una risposta alle osservazioni motivate, giunte da più parti, ma una operazione politico ideologica contro la scuola attiva, dagli anni ‘70 ad oggi, costruita da parte politica avversa.
La destra al governo (da Moratti a Gelmini a Valditara) ha sempre cercato di imporre una scuola di parte e di governo come rivincita rispetto a quanto costruito nella scuola, dall’alto e dal basso, dagli anni 70 in poi. Le IN 25 inviate al CSPI si confermano un atto politico ideologico, non pedagogico, anche quando e proprio perché cercano di spiegarsi, di smussare, di tagliare, ma senza cambiare la linea e la sostanza.
Le conoscenze più che le competenze. Insegnamento più che apprendimento.
Anche se si nascondono dietro una doppia maldestra citazione di parte, di Bloch sulla storia come nostra religione, nostro Cristianesimo e C. Levy Strauss sulla storia, il passato (il nostro) come chiave per il futuro. La storia come base per capire il presente e pensare il futuro, ma solo in Occidente.

Sono le linee della “chiusura” della “paura” – Ianes (anche paura della libertà dei docenti e dell’autonomia delle scuole) – della rivincita contro le linee 2012 che invitavano alla apertura, alla integrazione, alla multiculturalità, ad una scuola attiva che vedesse gli allievi protagonisti.

Come ha notato Brusa, per Gessetti colorati, pur cercando di spiegare e motivare, il governo non può fare il pedagogista ed imporre una filosofia o ideologia della scuola che giustifichi la “verità” di Stato (o meglio di governo), né tanto meno ridursi a quella di una docente Universitaria (Perla) o di un ex docente imperante, Galli Della Loggia.
Ci sono dei ridicoli eufemismi, come nota Maviglia, quando si parla, in questa versione, dell’incontro con le altre culture non occidentali e quindi non degne di considerazione, avvenuto nella storia. Ad esempio, attraverso il commercio degli schiavi, il colonialismo, l’imperialismo, le guerre, le Crociate? O si pensa a Marco Polo ed a pochi altri? Continua a leggere

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L’insegnamento educativo della Resistenza per la formazione della persona e del cittadino, il contrario di oggi

di Rodolfo Marchisio

Nell’ambito della giornata di studio “Una scuola di democrazia” dedicata alla pedagogia della Resistenza c/o la Casa della Resistenza di Fondo Toce dove vennero massacrati 42 partigiani o presunti tali, tra cui una donna, fatti sfilare per tutti i paesi intorno al lago Maggiore, dopo che era caduta la Repubblica partigiana dell’Ossola, mi è stato chiesto di introdurre il tema dell’insegnamento educativo che potremmo trarre dalla Resistenza oggi. E del suo legame con la scuola, tema già trattato in occasione dell’anniversario della Repubblica dell’Ossola e del contributo allora dato ad alto livello alla riorganizzazione della scuola nel dopoguerra.

Inevitabile “buttarla in politica”, schematizzando cosa succede oggi e il momento che stiamo vivendo a livello mondiale, nel nostro paese e purtroppo sempre più nella nostra scuola.

Il momento attuale: bullismo politico e revisionismo storico
Come già ricordato, un potente politico trumpiano, Thiel affermava: non sono più sicuro che la democrazia sia compatibile con la libertà (ovviamente quella dei ricchi e dei potenti). Abbiamo cercato di analizzare questa impostazione, ideologica prima che politica, facendo una breve storia della democrazia USA. Dalla Dichiarazione di indipendenza alla Costituzione confrontata con la nostra. Continua a leggere

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Le Indicazioni nazionali sembrano sposare il personalismo cristiano

di Rodolfo Marchisio

Concordo pienamente con le riflessioni puntuali di Stefano Penge.
Il concetto di “persona” viene usato nel contesto di queste indicazioni (o curricoli come teme qualcuno?) non nel significato dei documenti da te ottimamente citati e analizzati, ma per dare alla intera operazione il supporto ideologico del personalismo cristiano; uno dei miei prof. era Pareyson e conosco bene Mounier (di cui avevo frequentato la fondazione a Parigi) e Maritain. Niente di male, pensatori di tutto rispetto; tranne il fatto che vengono qui strumentalizzati per sorreggere (in presunta polemica con una inesistente “ideologia marxista-leninista” – Valditara) una visione politico ideologica che non dovrebbe entrare in una riflessione e proposta educativa e didattica che deve essere pedagogica e laica.

Ma questo governo non è laico, non perché sia cristiano, come urla la giovine italiana, ma perché si sta inventando una piattaforma ideologica raffazzonata per giustificare quello che fa ed identificarsi attraverso la creazione e demonizzazione di un “nemico”.
Ed abusa del concetto di persona, pur di non usare il termine “cittadino” alla base della nostra Costituzione e della dichiarazione dei diritti che citi, perché la parola “cittadino” ha una connotazione politica democratica che concilia diritti e doveri, attraverso il dovere della solidarietà sociale.
Nella ideologia individualista, nazionalista, al massimo eurocentrica, di questo governo e dei suoi prodotti la solidarietà sociale non deve comparire, ma va privilegiato l’egocentrismo ed il privato sul pubblico e sul sociale. Cfr. riflessioni sulle linee guida Ed civica.
In linea col trumpismo imperante ovviamente.

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Educazione civica: democrazia o libertà nell’epoca del bullismo politico

di Rodolfo Marchisio

Come riporta Tosolini in un significativo articolo sulla IA vista da UE e da USA, un potente politico trumpiano Peter Thiel afferma: non sono più sicuro che la democrazia sia compatibile con la libertà.

Aldilà dello sconcerto per quei valori della democrazia per noi nati dalla Resistenza e poi con la Costituzione e di cui gli USA si sono fatti a loro modo “gendarmi, custodi, paladini, esportatori” (anche col napalm o con i colpi di stato) nei decenni post II° Guerra mondiale, la frase rappresenta bene la distanza di valori e quindi d’atteggiamento attuali tra gli USA del bullismo mendace trumpiano e la difesa boccheggiante dei valori fondativi della UE e della nostra Costituzione.

Valori parzialmente, comunque, presenti nella Costituzione USA, che in realtà se è stata tra le prime ispirate all’illuminismo (4/7/1776, dichiarazione di indipendenza, Costituzione in vigore nel 1789, dopo quella della Corsica 1755, prima di quella polacca 1791 e quella montagnarda 1793) come conquista e formalizzazione di una parte di quei principi, deriva pur sempre da fondatori (bianchi e maschi) di origine europea, dall’Illuminismo e dalla cultura che si andava formando in Europa. Non però quella della asfittica “civiltà e cultura occidentale” che trasuda dalla ideologia di Valditara e soci.

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La strategia della distrazione e la contro-riforma della scuola

di Rodolfo Marchisio

Concordo con Tosolini che parlare tutti i momenti di ciò che dice (e poi però intanto fa, magari) Valditara sia da un lato noioso.
Dall’altro anche cadere nella trappola della “strategia della distrazione” di cui il ministro del MIM e della provocazione è maestro, al fine di depotenziare l’impatto delle sue pesanti e significative contro-riforme di impronta chiaramente ideologica, dopo che ci siamo sfiancati a discutere inseguendo tutte le sue provocazioni sarebbe sbagliato.

Però credo che la strategia del Min. Istruzione Merito Propaganda sia ormai evidente e consolidata, come evidente è dove vuole andare a parare (dalle LG 2024 di Ed Civica – meglio alla cittadinanza – non più consapevole) alle modifiche di indicazioni/programmi di cui parla ai giornali.

È evidente che sta:

  1. Semplificando il complesso
  2. dando punti di riferimento (occidente/occidenti?) che non hanno fondamento e rispondenza nella realtà. Quale Italia (“tanto di più i nostri bambini non capiscono”)? Quella percorsa da centinaia di popoli stranieri della cui influenza e del cui contributo noi siamo il prodotto (anche genetico, oltre che culturale?). L’Italia e l’Occidente del ministro non esistono sono un prodotto della mescolanza e comunque oggi non contano proprio più di tanto, vaso di coccio nel mondo. E per alcuni secoli hanno contato poco da soli.
  3. In una operazione che mentre critica le “ideologie” è in realtà tutta ideologico-politica.

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Educazione civica. Il racconto e la didattica di ciò che non esiste più

di Rodolfo Marchisio

La Educazione Civica o meglio la Educazione alla cittadinanza, rischia di scivolare nell’essere il racconto (sarebbe meglio lo studio, la ricerca) di ciò che non esiste più.

Non solo per la falsa ideologia predicata dal ministro nelle linee guida e nei suoi interventi, ma perché questi non sono che una delle manifestazioni della concordante e strisciante azione ideologica e politica delle forze che governano il nostro paese, in sintonia con uno slittamento mondiale.

Il filone 3, cittadinanza digitale, è coerente con un modo obsoleto e sbagliato di vedere il mondo delle tecnologie attuali: con entusiasmo, assenza di senso critico e di costruzione della cultura digitale, asservite allo sviluppo economico e quindi al saper fare e usare in modo acritico, senza domandarsi come funzionano le tecnologie, perché funzionano così, chi le controlla e che conseguenze hanno ed avranno su di noi, come cittadini e lavoratori. cfr. IA rubrica

Il filone 2 è quello che più si è sviluppato nei progetti delle scuole in questi 4 anni, con ricerche sulla sostenibilità, sui problemi ambientali (e agenda 2030 ONU) come conseguenza di un dissennato depredare l’ambiente ed il mondo da parte dello sviluppo capitalistico (anche digitale) incontrollato ed egocentrico; ma anche sulla educazione alla salute, quella alimentare etc. che la ideologia dominante vorrebbero presentare come responsabilità individuale e non come compito e dovere dello Stato e della società- cfr. parere CSPI – in una colpevole semplificazione: infatti al posto dello studio della situazione ambientale ormai compromessa si è data centralità alla causa principale dei degradi che stiamo pagando: lo sviluppo industriale incontrollato (che vuol dire anche finanziario, assicurativo, previdenziale per il nostro ministro). Il lavoro è bello dice; ma tace sul fatto che lo sviluppo industriale come oggi concepito ha portato non solo alla rovina di buona parte del nostro ambiente (per non parlare di che mondo lasceremo ai nostri figli e nipoti). Ma anche che è bello per chi ce l’ha, per chi non è precario, sottopagato, sfruttato, come vorrebbe la nostra Costituzione che attribuisce alla Repubblica il compito di garantire il lavoro, come la salute e l’istruzione (diritti di 2° generazione secondo N. Bobbio e talora doveri dei cittadini). link art Bobbio

Se questi sono problemi che “dipendono dall’individuo”, come sostiene il ministro, altoparlante della ideologia implicita del governo, l’esecutivo e lo Stato non hanno più responsabilità e possono dedicarsi al ponte sullo stretto, a manovre economiche irresponsabili ed a mancette. Se è questa la realtà della democrazia, già da anni classificata come democrazia di serie B, con problemi con Usa e Giappone in zona promozione (voto tra 7 e l’8, dati in ribasso sull’esecutivo, sui diritti e sulla partecipazione) ed ora in via di svuotamento (cfr. video requisiti minimi democrazia Bobbio) come spiegarla ai ragazzi? Come renderli consapevoli che una cosa è il progetto, un’altra la realtà attuale e lo stato di realizzazione o regressione del progetto Costituzionale?[1]

Piu chiaro è il filone 1 sulla Costituzione. La nostra Carta si regge, come il Presidente della Repubblica non si stanca di ripetere, sull’equilibrio e la collaborazione dei 3 poteri che ci deriva dal ‘700 e dall’Illuminismo. Ma:

  1. Il potere esecutivo, che col sistema elettorale attuale misto ha “di fatto” un “premio di maggioranza” in Parlamento per chi supera una soglia anche minoritaria in senso assoluto, che dà quindi a una formazione il controllo non solo del potere esecutivo ma di quello legislativo; per cui vista la scarsa presenza alle elezioni dei nostri stanchi cittadini (- 40% di astensione ) 1 italiano su 4 decide chi governerà e contemporaneamente avrà la maggioranza Parlamento.

L’astensionismo si è detto spesso è il primo partito ed è in forte aumento; più è elevato e minore è la legittimazione dell’intero sistema politico rappresentativo (esecutivo e legislativo)

  1. Questo esecutivo sta sistematicamente scavalcando il potere legislativo, presentando decreti-legge, evitando la doppia approvazione delle norme, anche con voti di fiducia (vecchio vizio italiano) tanto che il Parlamento non esercita più la sua funzione legislativa, ma diventa un passaggio rapido e notarile, in cui la opposizione ha solo diritto di tribuna e di parola, spesso i membri del governo non si presentano al dibattito, diventato luogo di inutili comizi, privi di dialogo e confronto. Lo stesso relatore di maggioranza sulla legge di bilancio attuale si è dimesso per questo.
    Non occorre fare una riforma in senso monocamerale o semipresidenziale: è già stata fatta nei fatti dall’esecutivo. Che non affronta le riforme Costituzionali, ma si comporta come se ci fossero già. Svuotando i poteri esistenti.
  2. Infine, è di tutti i giorni il lavoro di riduzione dei poteri, di intimidazione e polemica contro la magistratura, il terzo potere. Ma anche il controllo della TV di Stato, da tempo TV di governo e le pressioni sui media non allineati che sono diventati, nel tempo, il 4° potere, non previsto dalla Carta se non come diritto di espressione e informazione: questo completa il quadro di “sgonfiamento” dell’equilibrio costituzionale. Ma anche di minore controllo su ciò che avviene da parte dei cittadini e tra istituzioni.
  3. In passato spesso sono stati il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale le vere opposizioni allo strapotere dell’esecutivo, ma oggi con una riforma del ruolo del Presidente (peraltro di difficile attuazione e quindi rimandata) e con la sostituzione di 3 membri uscenti della Corte, come negli USA si può arrivare ad una Corte meno equilibrata in senso costituzionale e più filogovernativa.

Un problema comune

In tutto il mondo: dagli USA dove grazie anche ad un sistema elettorale in cui il numero degli eletti non corrisponde al numero dei suffragi, chi vince prende tutto e quindi molti, i perdenti, non sono rappresentati, si sta formando un governo di mostri, caricatura della democrazia; alla crisi dei governi già democratici (Francia, Germania…) all’aumento di governi populisti e alla crescita di formazioni di destra non democratiche in Europa; alla crisi stessa della UE che si regge sinora su una coalizione di forze “democratiche”, ma con la ruota di scorta dei “conservatori” (che la nostra premier aspira a guidare), stiamo assistendo ad uno spostamento in senso populista ed autoritario, non coerente con la nostra Carta; ad uno slittamento verso fautori di posizioni non democratiche e poco compatibili col concetto di democrazia popolare o liberale. Accanto ai dittatori ed ai populisti, compaiono i capitalisti, improvvisati leader politici mondiali non più impliciti che si intromettono nel destino dei nostri paesi .

Infine, questo avviene per molti complessi fattori (con la ingerenza di potenze straniere, Russia in testa, con aiuti, Fake news, pressioni, vedi Georgia, Romania, Moldavia, ora Austria; ma anche per uno spostamento in senso populista e reazionario, non democratico del corpo elettorale residuo; ma anche per la identificazione in certe forze che fanno leva sul vissuto individualista, egocentrico, non responsabile socialmente (Zagrebelsky) degli elettori. Sommato al vuoto ed al disimpegno creatosi in circa metà dell’elettorato.

Il contrario della Costituzione. Che è un progetto, non una realtà, che se non si costruisce insieme (occorre continuare a pedalare diceva Calamandrei, se no si casca dalla bicicletta) resta una promessa tradita. N. Bobbio.

Allora che educazione civica in questo contesto e al netto delle ideologie di Valditara ha senso formare? Quella della legge 92/19 e della Costituzione che non c’è più e viene svuotata e ignorata o quella che analizza cosa sta succedendo, perché e a quali conseguenze andiamo incontro?
La democrazia ed i diritti sono come l ‘aria, che non percepiamo se non quando ci manca o come un palloncino che può essere ormai mezzo sgonfio. Come la nostra democrazia.

  1. Studio periodico Economist intelligence, EIU confermato da altri studi sul livello di democrazia. Qui secondo i parametri 1- Livello complessivo, 2- Posizione al mondo 3- Prospettiva 4- Elezioni libere e pluralismo 5- Funzionalità del governo 6- Partecipazione 7-Cultura politica 8- Libertà civili e diritti.

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Intelligenza artificiale. Che modo di pensare?

di Rodolfo Marchisio

L’IA sta creando un nuovo modo di pensare: si chiama “sistema 0”. Ma…

“L’Intelligenza Artificiale sta creando un nuovo modo di pensare: è un processo di pensiero esterno alla nostra mente, battezzato “sistema 0”, che in futuro affiancherà e potenzierà le nostre abilità cognitive. Si tratterà di una vera e propria estensione della mente umana da utilizzare con criterio, nel rispetto della nostra indipendenza”. Rivista “Nature Human Behaviour” dell’Università Cattolica di Milano.

Finora si parlava di due modelli di pensiero umano proposti dal Premio Nobel Daniel Kahneman:

  1. il sistema 1 (il pensiero veloce e intuitivo) e
  2. il sistema 2 (il pensiero lento e analitico).

“Proponiamo, quindi, che i sistemi di IA basati sui dati costituiscano un sistema psicologico distinto che abbiamo chiamato sistema 0 e lo posizioniamo accanto al sistema 1 e al sistema 2”.

Si tratta quindi di un nuovo e diverso modo di pensare; secondo gli autori il “sistema 0” non potrà mai sostituirsi alla nostra capacità di pensiero critico. L’obiettivo sarà quello di aiutarla.
Sin qui niente di troppo nuovo. L’IA può fare, e soprattutto potrà fare, molte cose utili, ma a certe condizioni; talora è usata in modo dannoso. Siamo inoltre ancora in moltissimi campi a livello di sperimentazioni e dibattiti. Continua a leggere

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