La Costituzione “non è di sinistra” e per i principi che afferma non può divenire di destra

di Rodolfo Marchisio

Premessa

Chi pensa che stiamo per parlare di politica come un qualsiasi talk show può fermarsi qui.
Chi pensa che stiamo sottolineando le modifiche ed i rischi politici che la Costituzione e quindi la democrazia, come la dovremmo presentare ai nostri allievi e difendere come cittadini, sta correndo con le modifiche implicite, ma a tappe forzate, che il governo sta perseguendo (e con quali conseguenze). Che non dobbiamo insegnare a leggere la Carta ed imparare articoli a memoria, come piacerebbe a qualche ministro, ma dobbiamo insegnare a riflettere e lavorare sulla Costituzione.
Che dobbiamo perseguire la Ed. civica reale e non quella teorica allora spero prosegua.

Il governo, nonostante i dubbi dei tecnici delle Camere ed i dubbi che filtrano dalla Corte Costituzionale, non ancora “normalizzata”, dopo avere appena prodotto una bozza frettolosa, procede ora a tappe forzate verso la riforma della legge elettorale, che seppur non norma costituzionale è una legge che ha forti conseguenze sulla Costituzione.

Come già scritto da Azzariti (La Repubblica 31/5/26) la legge governativa violerebbe 3 articoli della Carta, tra cui il principio che ogni cittadino deve liberamente scegliere i propri rappresentanti e deve farlo a maggioranza, come diceva Bobbio. Ma anche che deve essere correttamente rappresentato ed il sistema dei collegi a liste bloccate o in cui “chi vince prende tutto”, nega la rappresentanza a milioni di votanti (modello USA). Inoltre modifica i poteri dalla carta attribuiti al Presidente della Repubblica (a partire da quello di scegliere il Presidente del Consiglio cui affidare l’incarico di formare il governo).

Tralasciando gli aspetti tecnici che saranno oggetto ancora di chiarimento e che hanno effetto indiretto sulla Costituzione ci interessano due aspetti che hanno a che fare con la Carta e la Ed. Civica:

  1. Uno schieramento di governo a rischio nelle prossime elezioni sta modificando rapidamente e pesantemente la legge elettorale per stabilire regole che gli permettano di continuare a detenere il potere esecutivo e quello legislativo. Senza confronto con le opposizioni e con regole che tendono a rendere ancora più forti le maggioranze e ancora più deboli e quindi sottorappresentate, rispetto a quanto espresso dagli elettori, opposizioni e minoranze. È già successo, ma in questo caso le modifiche sono pesanti, tanto da essere definite assurde o “palesemente impossibili e difficili da realizzare”, siamo molto lontano dalle leggi elettorali che abbiamo utilizzato in passato. Cheli, costituzionalista, già vicepresidente della Corte Costituzionale. La Stampa 9/6/26.

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Caos e futuro della democrazia

di Rodolfo Marchisio

E’ venuto di moda dire che la democrazia “liberale”, come costruita storicamente, in Europa soprattutto, conquistando quattro generazioni di diritti in 4 secoli attraverso lotte (Bobbio) e cercando in vari modi un equilibrio tra sviluppo economico e sociale e questi diritti (come nella nostra Costituzione dopo la Resistenza e la Costituente) non è più possibile o attuale.

Avevano cominciato gli amici di Trump, in quella strana forma di democrazia che erano gli USA, peraltro in via di degenerazione, a dire che non era più certo che la libertà (di arricchirsi? Di fare ciò che si voleva?) e democrazia e diritti (non solo individuali, ma anche umani, sociali, economici, internazionali) fossero ancora “compatibili”.

Cacciari, Esposito, Segre ed altri stanno pubblicando libri e sostenendo che siamo nel “caos” (e questo non si può negare) e che i modelli usati sinora non sono più adeguati a comprendere la realtà. Certamente.
Ma il modello di democrazia sviluppato in Europa e realizzato in vari modi, nei paesi del nord o in Spagna attualmente con più attenzione ai problemi sociali (lavoro, salute, istruzione), in altri paesi con più contraddizioni, non sono più perseguibili in questa situazione nuova? Sostituiti da cosa?

Distinguerei le due cose. Continua a leggere

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La crisi della democrazia nel mondo

di Rodolfo Marchisio

“Smettiamola di vivere dentro una bugia”. M. Carney

Siamo in guerra, la terza guerra mondiale come diceva Papa Francesco. 1- Non si tratterà, salvo il gioco gli scoppi tra le mani, di una guerra nucleare che è troppo distruttiva, definitiva, che non ha vincitori (anche chi vincesse governerebbe sul deserto) e che non conviene, perché oggi ci sono i mezzi tecnici (IA, droni, missili…) che rendono di più sia in termini bellici, che in termini di guadagno da parte delle industrie di armi e di quelle per la ricostruzione (Gaza, Ucraina). Specie se come la Russia si possono mandare al macello 450 mila uomini in un anno. Specie se si fa la guerra ai civili come a Gaza, in Ucraina e come la storia insegna dalla 2° guerra mondiale in poi. Una situazione nuova, complessa, con pochi autocrati pazzi che non si attaccano tra loro così ognuno può prendere quello che vuole, ma che “bullizzano” gli altri.
Dall’equilibrio del terrore all’equilibrio della conquista. Una guerra di dazi, colpi di mano, ricatti da parte di chi vuole controllare tutto: non esistono più regole o alleanze, ma possesso, controllo da parte del più forte. E chi ostacola è il nemico.
3. Occorrerebbero istituzioni internazionali e nazionali più forti in senso democratico per il controllo e le regole, ma le istituzioni, le regole non vengono più rispettate, la democrazia è in crisi, rinnegata, talora derisa e l’UE è vaso di coccio, divisa, disorientata, indecisa (Ucraina o Groenlandia?). Oggi le regole non valgono più se non si hanno i mezzi per farle rispettare e chi non è funzionale al mio interesse egocentrico ed al mio controllo è contro.

Comitati di affari si sostituiscono alle istituzioni.

Gli USA, patria di una storicamente strana democrazia l’hanno esportata nel mondo, dalla 2° guerra mondiale in poi, con colpi di stato, napalm, torture. Oggi sono l’esempio della crisi forte e forse irreversibile della democrazia liberale e della sua sostituzione con il bullismo autoritario, tecnologico, economico e dei comitati di affari. Di questo si lamenta ormai anche il Congresso.

Cerchiamo di fare un quadro, in base a ricerche, dati, pareri di esperti di
cosa sta succedendo.
Già classificati da Economist da anni come democrazia di serie B gli USA, con Italia e Giappone, stanno scivolando verso la serie C. Da “democrazia con problemi” a “democrazia ibrida”, residua, contradditoria ed autoritaria, molto dubbia, appena un passo sopra le dittature.
Anche in questo caso un prototipo.

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Verso la fascistizzazione della scuola. Credere: a chi? Obbedire: secondo quali norme? O combattere

di Rodolfo Marchisio

Si, il dibattito sulle IN, già respinte da quasi tutti (enti associazioni, ma soprattutto CSPI e Consiglio di Stato, che ne ha sottolineato tra l’altro la mancanza di motivazioni), si sta riaprendo, anche constatato che nella versione finale non era cambiato quasi nulla, nei contenuti e nella impostazione, fatta salva qualche sfumatura e affermazioni che lo stesso MIM anche solo per tattica, aveva attenuato; sottolineando peraltro la autonomia del docente e della scuola nella costruzione e realizzazione del curricolo (?).
La polemica ideologica, arrogante e pretestuosa del MIM era partita dalla “necessità” di cancellare i danni che i marxisti-leninisti, post sessantottini e comunisti (e se li trovate mi fate un piacere) avevano fatto alla scuola. In un periodo in cui tra l’altro, sino al 1990 i ministri erano stati tutti democristiani, con poche eccezioni e il ventennio Moratti/Tremonti/Gelmini in mezzo.
Contrabbandando la lotta a questa ideologia (unico fantasmatico nemico) con una ideologia vera: quella di governo.
Non ditelo al MIM ma il più grande critico delle ideologie era un certo K. Marx, leggi “Ideologia tedesca”, che qualcosa col comunismo aveva a che fare.
Detto tutto quanto si poteva dire della prima versione (Gessetti ha raccolto in un e book 12 pareri autorevoli, le iniziative non si contano), con errori (Alessandro Magno che unifica l’Occidente, morendo nel cuore dell’Asia è solo una chicca) e violazione di norme, oltre che operazione ideologica contro un presunto nemico (“ci vuole sempre un nemico da odiare per giustificare la propria mancanza di identità”, diceva Eco) siamo alla fase delle reazioni alla applicazione di “Programmi” (MIM) che non sono programmi, ma quadro di riferimento; la legge sulla autonomia (coi suoi difetti) spesso citata e la libertà di insegnamento sono i punti confermati autorevolmente da Fiorin in un suo post.

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Intelligenza artificiale a scuola. Analisi delle linee guida MIM e invito ad un dibattito.

a cura di Rodolfo Marchisio

Di IA si parla da tempo ed in ogni modo senza considerare che IA è una “parola ombrello” che contiene molte cose diverse ed in diversa fase di attuazione e fruizione. E con diverse conseguenze sia dal punto di vista della fruibilità, sia di carattere etico e di diritti di cittadinanza.

Su questi temi abbiamo già aperto da tempo uno spazio di riflessione con contributi di M. Guastavigna, R. Marchisio, S. Penge.

L’uscita delle linee guida MIM sull’uso della cosiddetta intelligenza artificiale nella scuola apre un nuovo orizzonte, peraltro complicato, osserva una docente, dalla contemporanea proibizione dell’uso dello smartphone a scuola, anche per uso didattico. Solo col tablet per chi ce l’ha? Si chiede.

Ma tant’è il Ministro ormai tende a normare tutto, esplicitamente, spesso però in modo incompleto e impreciso, per presa di posizione ideologica dimentico della autonomia delle scuole che è legge (DPR 275/99) e della libertà di insegnamento che è prevista dalla Costituzione (art 33).

Apriamo una riflessione con una analisi di Stefano Penge, filosofo, programmatore e filosofo della programmazione da decenni, delle linee guida MIM sulla IA a scuola. Con la speranza di aprire un dibattito in questo inizio d’anno già di per sé piuttosto complesso.
Siete invitati a inviare i vostri contributi alla riflessione.

LINEE GUIDA MIM SULLA IA

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Nuove Indicazioni 2025: una operazione guidata da paura e desiderio di rivincita

di Rodolfo Marchisio

Le IN 25 si confermano, dopo un leggero restyling ed un taglio quantitativo, non una risposta alle osservazioni motivate, giunte da più parti, ma una operazione politico ideologica contro la scuola attiva, dagli anni ‘70 ad oggi, costruita da parte politica avversa.
La destra al governo (da Moratti a Gelmini a Valditara) ha sempre cercato di imporre una scuola di parte e di governo come rivincita rispetto a quanto costruito nella scuola, dall’alto e dal basso, dagli anni 70 in poi. Le IN 25 inviate al CSPI si confermano un atto politico ideologico, non pedagogico, anche quando e proprio perché cercano di spiegarsi, di smussare, di tagliare, ma senza cambiare la linea e la sostanza.
Le conoscenze più che le competenze. Insegnamento più che apprendimento.
Anche se si nascondono dietro una doppia maldestra citazione di parte, di Bloch sulla storia come nostra religione, nostro Cristianesimo e C. Levy Strauss sulla storia, il passato (il nostro) come chiave per il futuro. La storia come base per capire il presente e pensare il futuro, ma solo in Occidente.

Sono le linee della “chiusura” della “paura” – Ianes (anche paura della libertà dei docenti e dell’autonomia delle scuole) – della rivincita contro le linee 2012 che invitavano alla apertura, alla integrazione, alla multiculturalità, ad una scuola attiva che vedesse gli allievi protagonisti.

Come ha notato Brusa, per Gessetti colorati, pur cercando di spiegare e motivare, il governo non può fare il pedagogista ed imporre una filosofia o ideologia della scuola che giustifichi la “verità” di Stato (o meglio di governo), né tanto meno ridursi a quella di una docente Universitaria (Perla) o di un ex docente imperante, Galli Della Loggia.
Ci sono dei ridicoli eufemismi, come nota Maviglia, quando si parla, in questa versione, dell’incontro con le altre culture non occidentali e quindi non degne di considerazione, avvenuto nella storia. Ad esempio, attraverso il commercio degli schiavi, il colonialismo, l’imperialismo, le guerre, le Crociate? O si pensa a Marco Polo ed a pochi altri? Continua a leggere

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L’insegnamento educativo della Resistenza per la formazione della persona e del cittadino, il contrario di oggi

di Rodolfo Marchisio

Nell’ambito della giornata di studio “Una scuola di democrazia” dedicata alla pedagogia della Resistenza c/o la Casa della Resistenza di Fondo Toce dove vennero massacrati 42 partigiani o presunti tali, tra cui una donna, fatti sfilare per tutti i paesi intorno al lago Maggiore, dopo che era caduta la Repubblica partigiana dell’Ossola, mi è stato chiesto di introdurre il tema dell’insegnamento educativo che potremmo trarre dalla Resistenza oggi. E del suo legame con la scuola, tema già trattato in occasione dell’anniversario della Repubblica dell’Ossola e del contributo allora dato ad alto livello alla riorganizzazione della scuola nel dopoguerra.

Inevitabile “buttarla in politica”, schematizzando cosa succede oggi e il momento che stiamo vivendo a livello mondiale, nel nostro paese e purtroppo sempre più nella nostra scuola.

Il momento attuale: bullismo politico e revisionismo storico
Come già ricordato, un potente politico trumpiano, Thiel affermava: non sono più sicuro che la democrazia sia compatibile con la libertà (ovviamente quella dei ricchi e dei potenti). Abbiamo cercato di analizzare questa impostazione, ideologica prima che politica, facendo una breve storia della democrazia USA. Dalla Dichiarazione di indipendenza alla Costituzione confrontata con la nostra. Continua a leggere

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Le Indicazioni nazionali sembrano sposare il personalismo cristiano

di Rodolfo Marchisio

Concordo pienamente con le riflessioni puntuali di Stefano Penge.
Il concetto di “persona” viene usato nel contesto di queste indicazioni (o curricoli come teme qualcuno?) non nel significato dei documenti da te ottimamente citati e analizzati, ma per dare alla intera operazione il supporto ideologico del personalismo cristiano; uno dei miei prof. era Pareyson e conosco bene Mounier (di cui avevo frequentato la fondazione a Parigi) e Maritain. Niente di male, pensatori di tutto rispetto; tranne il fatto che vengono qui strumentalizzati per sorreggere (in presunta polemica con una inesistente “ideologia marxista-leninista” – Valditara) una visione politico ideologica che non dovrebbe entrare in una riflessione e proposta educativa e didattica che deve essere pedagogica e laica.

Ma questo governo non è laico, non perché sia cristiano, come urla la giovine italiana, ma perché si sta inventando una piattaforma ideologica raffazzonata per giustificare quello che fa ed identificarsi attraverso la creazione e demonizzazione di un “nemico”.
Ed abusa del concetto di persona, pur di non usare il termine “cittadino” alla base della nostra Costituzione e della dichiarazione dei diritti che citi, perché la parola “cittadino” ha una connotazione politica democratica che concilia diritti e doveri, attraverso il dovere della solidarietà sociale.
Nella ideologia individualista, nazionalista, al massimo eurocentrica, di questo governo e dei suoi prodotti la solidarietà sociale non deve comparire, ma va privilegiato l’egocentrismo ed il privato sul pubblico e sul sociale. Cfr. riflessioni sulle linee guida Ed civica.
In linea col trumpismo imperante ovviamente.

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Educazione civica: democrazia o libertà nell’epoca del bullismo politico

di Rodolfo Marchisio

Come riporta Tosolini in un significativo articolo sulla IA vista da UE e da USA, un potente politico trumpiano Peter Thiel afferma: non sono più sicuro che la democrazia sia compatibile con la libertà.

Aldilà dello sconcerto per quei valori della democrazia per noi nati dalla Resistenza e poi con la Costituzione e di cui gli USA si sono fatti a loro modo “gendarmi, custodi, paladini, esportatori” (anche col napalm o con i colpi di stato) nei decenni post II° Guerra mondiale, la frase rappresenta bene la distanza di valori e quindi d’atteggiamento attuali tra gli USA del bullismo mendace trumpiano e la difesa boccheggiante dei valori fondativi della UE e della nostra Costituzione.

Valori parzialmente, comunque, presenti nella Costituzione USA, che in realtà se è stata tra le prime ispirate all’illuminismo (4/7/1776, dichiarazione di indipendenza, Costituzione in vigore nel 1789, dopo quella della Corsica 1755, prima di quella polacca 1791 e quella montagnarda 1793) come conquista e formalizzazione di una parte di quei principi, deriva pur sempre da fondatori (bianchi e maschi) di origine europea, dall’Illuminismo e dalla cultura che si andava formando in Europa. Non però quella della asfittica “civiltà e cultura occidentale” che trasuda dalla ideologia di Valditara e soci.

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La strategia della distrazione e la contro-riforma della scuola

di Rodolfo Marchisio

Concordo con Tosolini che parlare tutti i momenti di ciò che dice (e poi però intanto fa, magari) Valditara sia da un lato noioso.
Dall’altro anche cadere nella trappola della “strategia della distrazione” di cui il ministro del MIM e della provocazione è maestro, al fine di depotenziare l’impatto delle sue pesanti e significative contro-riforme di impronta chiaramente ideologica, dopo che ci siamo sfiancati a discutere inseguendo tutte le sue provocazioni sarebbe sbagliato.

Però credo che la strategia del Min. Istruzione Merito Propaganda sia ormai evidente e consolidata, come evidente è dove vuole andare a parare (dalle LG 2024 di Ed Civica – meglio alla cittadinanza – non più consapevole) alle modifiche di indicazioni/programmi di cui parla ai giornali.

È evidente che sta:

  1. Semplificando il complesso
  2. dando punti di riferimento (occidente/occidenti?) che non hanno fondamento e rispondenza nella realtà. Quale Italia (“tanto di più i nostri bambini non capiscono”)? Quella percorsa da centinaia di popoli stranieri della cui influenza e del cui contributo noi siamo il prodotto (anche genetico, oltre che culturale?). L’Italia e l’Occidente del ministro non esistono sono un prodotto della mescolanza e comunque oggi non contano proprio più di tanto, vaso di coccio nel mondo. E per alcuni secoli hanno contato poco da soli.
  3. In una operazione che mentre critica le “ideologie” è in realtà tutta ideologico-politica.

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