Bambini e bambine testimoni di PACE


dI Roberto Lovattini

con una intervista audIo curata da Reginaldo Palermo

Care maestre e cari maestri,

sono in pensione dalla scuola ufficiale ma sono tutt’ora attivo nel Movimento di Cooperazione Educativa, voi invece vi trovate ad iniziare un altro anno scolastico particolarmente difficile.

Forse penserete che io mi riferisca alle ragazze e ai ragazzi che sono diventati difficili da gestire oppure alla presenza di tanti bambini e bambine provenienti da tante parti del mondo, ma in realtà non penso a questo quando parlo di difficoltà.
Le insegnanti e gli insegnanti sono abituati ad insegnare a bambini “difficili” e  bisognosi, che però trovano nella scuola e nei maestri l’aiuto e la comprensione di cui hanno bisogno e che  non sempre trovano fuori da essa. Continua a leggere

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Galli della Loggia e Valditara: il tiki taka dell’estate. L’islam come prossimo nemico

di Aluisi Tosolini

A giocare il tiki-taka dell’estate non sono stati solo la Spagna campione del mondo di calcio, ma anche Ernesto Galli della Loggia e Giuseppe Valditara. Il campo, però, non è quello da calcio bensì quello della scuola e del disegno del futuro della società italiana.

Multietnica, multiculturale, interculturale?

Proviamo a fare una sorta di radiocronaca

28 luglio 2026. In un editoriale sul Corriere della sera, Galli della Loggia dà inizio alle danze evidenziando come nelle scuole italiane stia avvenendo uno scontro da cui “dipende in misura significativa l’avvenire dell’Italia. Per dirla chiaramente: da quanto avviene oggi nella scuola dipende se l’immigrazione in corso produrrà dei nuovi italiani e quindi un Paese multietnico ma non multiculturale, cioè un Paese non diviso in culture diverse e fatalmente estranee l’una all’altra, e quindi un’Italia fragile e inquieta in preda a continue potenziali tensioni”.

1 agosto 2026. Interviene il ministro Valditara che in una lunga intervista a Gianna Fregonara, sempre al Corriere della Sera, prende la palla al balzo e propone la convocazione di un’assise per “novembre per discutere dell’integrazione dei ragazzi stranieri, invitando esponenti delle forze politiche, sindacati, docenti, esperti, consulte degli studenti. Lì presenteremo la nostra visione e le misure già avviate in nome di un’Italia che sappia accogliere nel rispetto dell’identità e dei valori del nostro Paese. Sarà anche l’occasione per definire ulteriori interventi”. Continua a leggere

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Educazione sessuo-affettiva a scuola: neppure la Chiesa condivide le proposte di Valditara

di Cinzia Mion
Da poco è arrivata una notizia che avrà fatto saltare sulla sedia Valditara, schiattare Sasso e compagnia cantante…Di che si tratta? E’ presto detto: la Chiesa ufficiale, attraverso l’ultimo sinodo approvato da poco, ha dimostrato di saper superare la propria storica sessuofobia che era arrivata perfino a ipotizzare all’interno di questa visione “il peccato di pensiero”…
Aggiungo a proposito di questa sessuofobia che ci ha intriso tutti, anche una nota simpatica che riprende il testo famoso del veneto Luigi Meneghello, “Libera nos a Malo” che, ricordando la propria infanzia e la preparazione alla prima comunione, faceva riferimento alla gustosissima espressione “atimpuri” e la seguente domanda ineccepibile “quante volte”?….
Questa premessa serve a fare comprendere fino in fondo quanto è stata capace la Chiesa di svecchiarsi e quanto invece Valditara e i leghisti al seguito, cui oggi si aggiungono i vannacciani, vorrebbero che la scuola regredisse su posizioni sempre più anacronistiche. Questo riguarda tutti i fronti : accenno solo alle Nuove Indicazioni 2025 già abbondantemente criticate perfino dal Consiglio di Stato, per tradizione filogovernativo!!!
La notizia, come avrete già capito, riguarda la posizione della Cei in favore di una storica apertura, già avviata a dire il vero ancora da Papa Francesco ma mai ufficializzata, che si evince dal documento “Lievito di pace e di speranza” da cui estrapolo una frase che ne racchiude il senso.
Si raccomanda “che la Cei sostenga con la preghiera e la riflessione le ‘giornate’ promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza e manifestare prossimità verso chi è ferito o discriminato (Giornata contro la violenza e discriminazione di genere, la pedofilia, il bullismo, il femminicidio, l’omofobia e transfobia, ecc.)

Beh, per farla breve, altrimenti ne esce un saggio e non un post, intendo con questa apertura dare un colpo di sonda all’interno di una tematica su cui innanzitutto, per quanto riguarda la scuola, deve esserci una formazione che attiene al corpo docente sui cosiddetti “fondamentali”(a dire il vero dovrebbe essere prima di tutto di chi legifera e poi di tutti gli adulti che sono a contatto con bambine e bambini in crescita!)

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Educazione civica tra identità nazionale e Costituzione

di Pietro Calascibetta

L’undici maggio mi sono imbattuto su Facebook in un post di Christian Raimo in cui si augura che con le prossime elezioni “oltre a questo governo, il vento si porti via anche tutta la fuffa dell’identità italiana” includendo in questa “fuffa” anche quella in chiave progressista a suo tempo proposta da Ciampi e trasformatasi anch’essa, secondo Raimo, nel “collante delle peggiori culture politiche.”

Nel Post , Raimo inserisce la copertina del suo volume “Contro l’identità italiana” edito da Einaudi nel 2019, probabilmente a voler dire che cimentarsi nella ricerca e nella definizione di un’identità nazionale realmente condivisa sia di per sé un’impresa quasi inutile e sempre più ingannevole perché “il dibattito intorno all’identità italiana si è ormai infilato nel vicolo cieco di un nazionalismo muscolare, che alla ragione preferisce la retorica e la propaganda”, come afferma nel suo breve, ma denso saggio a cui presumibilmente rimanda.

L’identità, checché se ne dica, è comunque diventata la questione intorno alla quale si gioca e si giocherà la partita della conquista dell’egemonia culturale delle nuove destre come porta di ingresso alle democrature e di conseguenza la tenuta delle democrazie, non solo in Italia.

Ma la questione dell’ “identità italiana” è effettivamente così tossica da doversene stare alla larga? Con quali conseguenze?

UN MOTIVO PER NON LASCIARE ALLA NUOVA DESTRA LA NARRAZIONE DELL’IDENTITA’ ITALIANA

La nuova destra da quando è al governo si è già impegnata in questa “guerra delle identità” e ha cominciato a farlo dalla scuola. Continua a leggere

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La Costituzione “non è di sinistra” e per i principi che afferma non può divenire di destra

di Rodolfo Marchisio

Premessa

Chi pensa che stiamo per parlare di politica come un qualsiasi talk show può fermarsi qui.
Chi pensa che stiamo sottolineando le modifiche ed i rischi politici che la Costituzione e quindi la democrazia, come la dovremmo presentare ai nostri allievi e difendere come cittadini, sta correndo con le modifiche implicite, ma a tappe forzate, che il governo sta perseguendo (e con quali conseguenze). Che non dobbiamo insegnare a leggere la Carta ed imparare articoli a memoria, come piacerebbe a qualche ministro, ma dobbiamo insegnare a riflettere e lavorare sulla Costituzione.
Che dobbiamo perseguire la Ed. civica reale e non quella teorica allora spero prosegua.

Il governo, nonostante i dubbi dei tecnici delle Camere ed i dubbi che filtrano dalla Corte Costituzionale, non ancora “normalizzata”, dopo avere appena prodotto una bozza frettolosa, procede ora a tappe forzate verso la riforma della legge elettorale, che seppur non norma costituzionale è una legge che ha forti conseguenze sulla Costituzione.

Come già scritto da Azzariti (La Repubblica 31/5/26) la legge governativa violerebbe 3 articoli della Carta, tra cui il principio che ogni cittadino deve liberamente scegliere i propri rappresentanti e deve farlo a maggioranza, come diceva Bobbio. Ma anche che deve essere correttamente rappresentato ed il sistema dei collegi a liste bloccate o in cui “chi vince prende tutto”, nega la rappresentanza a milioni di votanti (modello USA). Inoltre modifica i poteri dalla carta attribuiti al Presidente della Repubblica (a partire da quello di scegliere il Presidente del Consiglio cui affidare l’incarico di formare il governo).

Tralasciando gli aspetti tecnici che saranno oggetto ancora di chiarimento e che hanno effetto indiretto sulla Costituzione ci interessano due aspetti che hanno a che fare con la Carta e la Ed. Civica:

  1. Uno schieramento di governo a rischio nelle prossime elezioni sta modificando rapidamente e pesantemente la legge elettorale per stabilire regole che gli permettano di continuare a detenere il potere esecutivo e quello legislativo. Senza confronto con le opposizioni e con regole che tendono a rendere ancora più forti le maggioranze e ancora più deboli e quindi sottorappresentate, rispetto a quanto espresso dagli elettori, opposizioni e minoranze. È già successo, ma in questo caso le modifiche sono pesanti, tanto da essere definite assurde o “palesemente impossibili e difficili da realizzare”, siamo molto lontano dalle leggi elettorali che abbiamo utilizzato in passato. Cheli, costituzionalista, già vicepresidente della Corte Costituzionale. La Stampa 9/6/26.

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Le rotte balcaniche e i cani di Pavlov

di Mario Maviglia

 Antefatto.

I docenti delle classi quinte di una scuola primaria di Marostica, in provincia di Vicenza, hanno portato i loro alunni in visita a Trieste per partecipare ad una iniziativa di solidarietà a favore dei migranti provenienti dalla rotta balcanica. Hanno aiutato i volontari di alcune associazioni a distribuire cibo e vestiti ai migranti nella centrale piazza Libertà di Trieste. Il progetto prevedeva anche una preparazione in classe, consistente nel far provare ai bambini le condizioni in cui si svolgono i tragitti dei migranti. I bambini, a occhi bendati e scalzi, hanno fatto un percorso che richiamava e rievocava ciò che vivono i migranti nella rotta balcanica: scarpe e calze che si rompono, camminare al buio per evitare di farsi scorgere dalla polizia, attraversare ostacoli di ogni sorta. Il progetto, da quel che è dato capire, era stato regolarmente deliberato dagli organi collegiali della scuola.

Questa iniziativa ha scatenato l’ira di alcuni esponenti politici di centrodestra. In particolare, l’eurodeputata di Fratelli d’Italia, Elena Donazzan, insieme al suo collega deputato Silvio Giovine e ai leghisti Andrea Barabotti e Anna Maria Cisint, hanno ferocemente attaccato l’iniziativa, accusando i docenti di fare il “lavaggio del cervello” dei bambini. Ovviamente i quattro politici hanno sollecitato ad intervenire il ministro Valditara, il quale, con un comunicato ufficiale, ha affermato di aver “avviato le opportune verifiche sulla vicenda, al fine di accertare le modalità didattiche delle attività disposte e le modalità di svolgimento delle stesse”.
Fin qui i fatti. Continua a leggere

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Caos e futuro della democrazia

di Rodolfo Marchisio

E’ venuto di moda dire che la democrazia “liberale”, come costruita storicamente, in Europa soprattutto, conquistando quattro generazioni di diritti in 4 secoli attraverso lotte (Bobbio) e cercando in vari modi un equilibrio tra sviluppo economico e sociale e questi diritti (come nella nostra Costituzione dopo la Resistenza e la Costituente) non è più possibile o attuale.

Avevano cominciato gli amici di Trump, in quella strana forma di democrazia che erano gli USA, peraltro in via di degenerazione, a dire che non era più certo che la libertà (di arricchirsi? Di fare ciò che si voleva?) e democrazia e diritti (non solo individuali, ma anche umani, sociali, economici, internazionali) fossero ancora “compatibili”.

Cacciari, Esposito, Segre ed altri stanno pubblicando libri e sostenendo che siamo nel “caos” (e questo non si può negare) e che i modelli usati sinora non sono più adeguati a comprendere la realtà. Certamente.
Ma il modello di democrazia sviluppato in Europa e realizzato in vari modi, nei paesi del nord o in Spagna attualmente con più attenzione ai problemi sociali (lavoro, salute, istruzione), in altri paesi con più contraddizioni, non sono più perseguibili in questa situazione nuova? Sostituiti da cosa?

Distinguerei le due cose. Continua a leggere

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La crisi della democrazia nel mondo

di Rodolfo Marchisio

“Smettiamola di vivere dentro una bugia”. M. Carney

Siamo in guerra, la terza guerra mondiale come diceva Papa Francesco. 1- Non si tratterà, salvo il gioco gli scoppi tra le mani, di una guerra nucleare che è troppo distruttiva, definitiva, che non ha vincitori (anche chi vincesse governerebbe sul deserto) e che non conviene, perché oggi ci sono i mezzi tecnici (IA, droni, missili…) che rendono di più sia in termini bellici, che in termini di guadagno da parte delle industrie di armi e di quelle per la ricostruzione (Gaza, Ucraina). Specie se come la Russia si possono mandare al macello 450 mila uomini in un anno. Specie se si fa la guerra ai civili come a Gaza, in Ucraina e come la storia insegna dalla 2° guerra mondiale in poi. Una situazione nuova, complessa, con pochi autocrati pazzi che non si attaccano tra loro così ognuno può prendere quello che vuole, ma che “bullizzano” gli altri.
Dall’equilibrio del terrore all’equilibrio della conquista. Una guerra di dazi, colpi di mano, ricatti da parte di chi vuole controllare tutto: non esistono più regole o alleanze, ma possesso, controllo da parte del più forte. E chi ostacola è il nemico.
3. Occorrerebbero istituzioni internazionali e nazionali più forti in senso democratico per il controllo e le regole, ma le istituzioni, le regole non vengono più rispettate, la democrazia è in crisi, rinnegata, talora derisa e l’UE è vaso di coccio, divisa, disorientata, indecisa (Ucraina o Groenlandia?). Oggi le regole non valgono più se non si hanno i mezzi per farle rispettare e chi non è funzionale al mio interesse egocentrico ed al mio controllo è contro.

Comitati di affari si sostituiscono alle istituzioni.

Gli USA, patria di una storicamente strana democrazia l’hanno esportata nel mondo, dalla 2° guerra mondiale in poi, con colpi di stato, napalm, torture. Oggi sono l’esempio della crisi forte e forse irreversibile della democrazia liberale e della sua sostituzione con il bullismo autoritario, tecnologico, economico e dei comitati di affari. Di questo si lamenta ormai anche il Congresso.

Cerchiamo di fare un quadro, in base a ricerche, dati, pareri di esperti di
cosa sta succedendo.
Già classificati da Economist da anni come democrazia di serie B gli USA, con Italia e Giappone, stanno scivolando verso la serie C. Da “democrazia con problemi” a “democrazia ibrida”, residua, contradditoria ed autoritaria, molto dubbia, appena un passo sopra le dittature.
Anche in questo caso un prototipo.

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Adolescenti all’arma bianca

di Giovanni Fioravanti

Il gesto estremo di uno studente che accoltella e uccide un compagno ci trova ancora una volta impreparati, disorientati. Non può essere, neppure a diciannove anni, che la responsabilità sia tutta e sola di chi ha compiuto quell’atto inconsulto e neppure può stare tutta in chi a 15 anni gira con il coltello in tasca e come gruppo sociale sceglie di essere parte di una baby gang.

Più di mezzo secolo fa Piero Angela scriveva un libro divulgativo, che avrebbe trovato conferma negli esiti delle neuroscienze: L’uomo e la marionetta. Titolo significativo. Non siamo liberi, cultura e natura tirano i fili delle nostre azioni. Eredità genetica e ambiente in cui cresciamo e viviamo ci modellano, ci formano, ci condizionano.

Il nostro cervello e la nostra personalità vengono manipolati quotidianamente senza che ce ne accorgiamo. Le nostre idee e il nostro comportamento non sono affatto scelti liberamente, ma sono il risultato dell’azione combinata di tutto ciò. La biologia ha dimostrato che la parola e il farmaco hanno un’azione sostanzialmente simile nel cervello: entrambi inducono cambiamenti biochimici e molecolari nell’organizzazione cerebrale. La società dei media, dei social, della pubblicità, dei consumi da tempo ha fatto tesoro di queste armi invisibili.

Di tale impasto è, dunque, la sostanza della nostra identità che è lo specchio  in cui ci riconosciamo, ma è uno specchio che può andare improvvisamente in frantumi, così può accadere che la ricerca affannata di ricomporlo induca a gesti disperati, inconsulti che si traducono nella follia della violenza.

È necessario che apprendiamo da subito, già all’esordio in questo mondo, a gestire questo specchio. La riuscita non è responsabilità solo nostra, occorre che ogni attore in commedia faccia la sua parte a iniziare dagli adulti. C’è un ruolo da sostenere e i copioni non mancano. È che viviamo in una società in cui questi copioni non si studiano, in cui è più facile punire che condividere le responsabilità, in cui è più conveniente pensare all’adolescenza, che pure tutti abbiamo attraversato, come a un qualcosa da maneggiare con cautela, un luogo di passioni tristi, di inquietudini in cui chi è divenuto adulto ora rischia di perdersi o di uscirne impotente.

Il fatto è che questi copioni non li apprendono non solo i genitori, ma neppure coloro che per mestiere, che per mandato sociale hanno la responsabilità di crescere e di formare ragazze e ragazzi, come gli insegnanti e quanti con il gruppo dei giovani entrano in relazione con compiti educativi.

Non si tratta di stabilire se sul tema della adolescenza siano state scritte pagine di verità, non sta qui il problema, la verità è dinamica, quanto provvisoria, è sempre in divenire. Ma pagine che aiutino a riflette, a capire, a portare avanti la ricerca, a fornire strumenti di dialogo con se stessi e con i giovani, questo sì.

Allora mi sono chiesto se la cultura professionale che ho accumulato in quarantacinque anni di lavoro nella scuola potesse essere tuttora utile a tentare di interpretare l’origine di quel gesto e cosa sarebbe stato necessario fare per poterlo prevenire.

Ognuno ha i suoi maestri. E io mi sono rivolto a loro: Erikson, Winnicott, Lacan.

Prendi Erikson, ti pone immediatamente di fronte al tema dell’identità, della mancata costruzione di un’identità stabile, tipica delle crisi psicosociali dell’adolescenza. La mancata costruzione di un’identità stabile può sfociare in comportamenti aggressivi quando il giovane non trova riconoscimento sociale né ruoli adeguati. L’incapacità di integrare tra loro aspettative familiari, scolastiche e del gruppo dei pari può minacciare la tenuta della propria identità, produrre confusione di ruolo e perdita di senso, allora scatta la molla dell’autodifesa ricorrendo all’atto violento come tentativo disperato di affermare la propria identità o di reagire al timore della propria cancellazione sociale.

Avere un senso vuol dire avere una direzione da seguire capace di dare  un significato alla propria identità. Investe lo sviluppo psicosociale degli individui, oggi quanto mai trascurato dagli adulti e dalla società in cui viviamo, che invece dovrebbero essere in grado di offrire ruoli e riconoscimento a ragazze e ragazzi.

Famiglie fragili, scuole sovraccariche, assenza di mediazione riducono le possibilità di risolvere positivamente le crisi.

Ma l’identità in cui crediamo di riconoscerci può essere un vero sé o un falso sé. Winnicott ci dice che il vero sé è il prodotto della nostra storia relazionale con adulti capaci di contenere e regolare le emozioni fin da bambini, relazioni che mantengono le  loro tracce nell’adolescenza, scuola e famiglia sono i luoghi che possono funzionare come prolungamento di tali relazioni. Insegnanti e genitori che ascoltano, che danno limiti chiari ma contenenti, che permettono il gioco simbolico e la parola, favoriscono lo sviluppo del vero sé. Al contrario, ambienti freddi, punitivi o disattenti favoriscono l’isolamento, la vergogna e la ricerca di soluzioni drammatiche per affermare la propria esistenza.

Se un giovane non ha avuto esperienze ripetute di essere accolto, nominato e contenuto, la sua aggressività non si trasforma in comunicazione ma resta un’energia distruttiva rivolta verso l’altro. L’aggressività è spesso un linguaggio quando le parole mancano. L’atto diventa allora un messaggio tragico: non solo un atto di distruzione, ma una richiesta di riconoscimento che non ha trovato canali simbolici adeguati. Questo non giustifica la violenza, ma orienta la risposta verso la necessità di creare spazi dove il disagio possa essere nominato e trasformato. Servono adulti capaci di contenere, spazi che permettano la parola e la simbolizzazione, e politiche che investano nella qualità delle relazioni fin dall’infanzia.

Umiliazioni, pettegolezzi, la diffusione di immagini compromettenti sui social, possono portare a percepire che la propria identità è stata smentita pubblicamente. La reazione violenta può allora essere letta come un tentativo di difendere o ricostruire quell’immagine perduta, una risposta immaginaria che cerca di colmare il vuoto interno.

Lacan insiste sul fatto che il soggetto si costituisce nelle parole, non esiste un io pre-linguistico che agisce indipendentemente dalle parole e dai discorsi che lo nominano. Insulti, voci di corridoio, immagini condivise non sono meri contenuti, sono interventi simbolici che riorganizzano la posizione del soggetto nell’ordine sociale. La scuola, il gruppo dei pari, la rete parlano e definiscono, possono confermare o cancellare l’immagine che il soggetto ha di se stesso. Un’offesa pubblica può essere percepita come una cancellazione del proprio essere, e l’atto violento diventa allora un modo per imporre un nuovo discorso, per forzare l’Altro a riconoscere una presenza che si sente negata.

Le reti simboliche: famiglia, scuola, media e social network forniscono immagini e discorsi che strutturano le identificazioni. Nell’ adolescenza, quando l’Io è ancora fragile, le identificazioni di gruppo possono essere decisive. La dinamica del branco, la spettacolarizzazione digitale, la mancanza di figure adulte che nominino e riconoscano il disagio, creano un terreno in cui la frattura soggettiva può radicalizzarsi. La violenza diventa allora anche effetto di una rete simbolica che non ha saputo contenere o trasformare il conflitto.

Una risposta efficace non può limitarsi alla repressione esterna. Occorre intervenire sul piano simbolico: creare spazi dove il linguaggio possa nominare il disagio, potenziare la funzione riconoscente degli adulti, offrire mediazioni che riorganizzino le identificazioni. Interventi preventivi devono lavorare sulla rete di discorsi che costituiscono il soggetto: dalla formazione degli insegnanti alla gestione simbolica del conflitto, percorsi che permettano ai giovani di esprimere la propria frustrazione senza ricorrere all’atto, e una presenza adulta che non si limiti a punire ma sappia ascoltare e riformulare.

Ormai siamo all’emergenza, il tempo per ripensare la scuola e la famiglia sta per scadere.

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La crisi della democrazia e delle regole in Italia e nel mondo. Italia: dati vs opinioni

di Rodolfo Marchisio

Gallino, già tempo fa scriveva che la crisi attuale, nel frattempo peggiorata, è collegata a 3 fattori:

  1. La sconfitta della idea dell’eguaglianza (e della eguaglianza e del valore dei diritti e delle regole collegate aggiungerei).
  2. La morte del pensiero critico (e la impossibilità di essere correttamente informati, causa la industria delle Fake, la strategia della distrazione – Choamsky- sempre attive (anche l’intervento in Venezuela ne è parte) che portano alla rinuncia, al disinteresse, alla astensione dal giudizio e dal “prendere posizione” che è base della democrazia. Compresa la astensione dal voto ed il giudizio: “sono tutti uguali, non ci posso fare niente”).
  3. La vittoria della stupidità (alimentata dai social, dalla arroganza, dall’odio – Bauman, modernità liquida, assenza di valori solidi, anche se sbagliati – rifiuto della complessità e disprezzo della autorevolezza La fine della conoscenza e della competenza, Nichols – Anche perché oggi la rete da parola a tutti – Eco – ed 1 vale 1.

Questo ha a che fare con la crisi della democrazia, la violazione dei diritti e delle regole, col bullismo internazionale e nazionale a tutti i livelli, che è sotto gli occhi di tutti. Con la minaccia di conflitti e assenza di regole comunemente accettate. Con il golpe strisciante in atto nel nostro paese, dove ad es. il 31% dei cittadini vedrebbe di buon occhio un regime fascista e dove si sta modificando radicalmente la Costituzione, per rimanere al potere controllando tutto. In un regime non più veramente democratico si disprezza e dileggia l’avversario e ci si sottrae al dibattito, anche in Parlamento.
Proporrei, in base a ricerche ed inchieste di riflettere su questi temi, urgenti, su come e perché si sviluppano nel nostro paese e poi nel mondo. In base a dati non ad opinioni.

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