Quel vizio antico della specializzazione disciplinare travolge anche la scuola dell’infanzia

di Mario Maviglia

 Nel corso di questa Legislatura, è stato presentato un disegno di legge – a firma dei senatori Pirondini, Aloisio, Castiello, Pirro e Bevilacqua del Movimento 5 Stelle –  per l’istituzione di Scuole dell’infanzia a indirizzo musicale (DdL 492 del 25 gennaio 2023). La proposta viene motivata – come si legge nella relazione di accompagnamento al disegno di legge – in quanto la musica riesce “a rendere i bambini meno aggressivi e più motivati all’apprendimento, condividendo spazi, suoni e silenzi, e sviluppando la capacità di aggregazione e socializzazione”, oltre che costituire un “elemento di particolare rilievo nello sviluppo del bambino, fungendo da particolare stimolo per le capacità di concentrazione e di attenzione, lo sviluppo cognitivo, l’abilità di linguaggio, e producendo effetti positivi sulla struttura e sulle funzionalità del cervello.”

In sostanza con il DdL si delega il Governo ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge e a decorrere dal primo anno scolastico utile, un decreto legislativo recante disposizioni per l’istituzione, di « Scuole dell’infanzia a indirizzo musicale », all’interno del sistema integrato di istruzione e formazione dalla nascita a sei anni di età, equamente distribuite su tutto il territorio nazionale. A tal fine viene previsto un organico degli insegnanti di educazione musicale in ragione di almeno cinque ore settimanali equiparando lo stato giuridico di tali docenti a quello degli altri insegnanti impiegati nel medesimo grado di istruzione (art. 1 del DdL).

Il Ministro dell’istruzione e del merito stabilisce, con proprio decreto, da adottare entro trenta giorni dall’adozione del decreto legislativo di cui sopra, la formazione richiesta per i docenti, ovvero i requisiti necessari per l’insegnamento dell’educazione musicale presso le « Scuole dell’infanzia a indirizzo musicale ». Le scuole, nella loro autonomia, possono promuovere accordi di rete, secondo quanto previsto del DPR 275/1999 e dalla L. 107/2015, per ottimizzare le risorse e armonizzare gli adempimenti relativi alla formazione del personale docente (art. 2 del DdL).

Fin qui il testo del DdL 492.

Entrando nel merito della proposta è opportuno considerare alcuni aspetti di carattere pedagogico e curricolare. Innanzi tutto, registriamo che è un vezzo abbastanza usato nel campo della politica scolastica introdurre elementi di “specializzazione” delle discipline. Recentemente la Legge 234/2021 (Legge di bilancio 2022), ha previsto all’art. 1 comma 332 l’introduzione dell’educazione motoria nelle classi quarte e quinte di scuola primaria con l’utilizzo di docenti all’uopo specificatamente nominati, a partire dall’a.s. 2022-2023 . In questo caso le ore di educazione motoria sono affidate a docenti specialisti forniti di idoneo titolo di studio e sono aggiuntive rispetto all’orario ordinamentale di 24, 27 e fino a 30 ore previsto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 89/2009. Nel DdL 492 le cinque ore “specialistiche” di educazione musicale sono inserite nel normale orario di funzionamento della scuola dell’infanzia.

Questa proposta viene motivate con l’esigenza – astrattamente condivisibile – di garantire un approccio più proficuo all’educazione musicale, con l’utilizzo di docenti specializzati nella disciplina e la quantificazione di una quota oraria settimanale definita. Vi sono però molti elementi di perplessità e criticità in questa come in altre proposte simili (come l’educazione motoria nelle classi terminali della scuola primaria, citata sopra).

  • La sottolineatura della “specializzazione” della disciplina (insita nella proposta di legge) rischia di piegare l’educazione musicale a esigenze performative specialistiche a scapito di una formazione di base per tutti i bambini. A furia di “specializzare” le singole discipline (in questo caso i campi di esperienza) per i motivi addotti dai proponenti, dovrebbero essere reclamati insegnanti specializzati nei Discorsi e le parole, ne Il Corpo e il movimento, ecc. Insomma una scuola dell’infanzia molto simile alla scuola primaria/secondaria di primo grado;
  • se la diagnosi da cui si parte è la scarsa preparazione professionale dei docenti “ordinari”, un modo per risolvere questo problema è quello di promuovere una formazione nel campo disciplinare considerato (in questo caso la musica) per far sì che all’interno di ogni singola scuola tutti i docenti (o almeno una parte significativa di essi) siano in grado di approntare proposte curriculari adeguate ed efficaci;
  • il DdL 492 prevede l’indirizzo musicale nella scuola dell’infanzia (con un vago accenno al sistema 0-6) lasciando scoperto il settore della scuola primaria. Quindi i bambini provenienti da una scuola dell’infanzia a indirizzo musicale dovranno attendere la frequenza di una scuola secondaria di primo grado per riagganciare l’indirizzo musicale. Ma senso ha tutto ciò?
  • ci si dimentica che, senza pervenire a riforme ordinamentali di questo tipo, le scuole possono già, a normativa vigente, declinare il loro progetto curriculare verso una disciplina o un’altra, utilizzando la quota del 20% secondo quanto previsto dalle norme sull’autonomia scolastica, caratterizzando in questo modo la loro scuola per una particolare curvatura sull’aspetto musicale o motorio o linguistico ecc.;
  • in realtà c’è il sospetto che queste proposte nascondano qualcosa di meno nobile, ossia quello di “privilegiare” particolari categorie di docenti (gli insegnanti di educazione fisica, come ha fatto la L. 234/2021, o quelli di musica come il DdL di cui si sta parlando), creando così posti di lavoro ad hoc ed allargando la platea dei consensi elettorali per i politici proponenti. Non ci spingiamo fino a dire che in questo modo vengono privilegiati determinati territori o si dà risposta alle attese di gruppi di pressione, però siamo in Italia…

Una considerazione conclusiva va fatta rispetto al senso complessivo di proposte di questo tipo. Non è lo “specialismo” disciplinare (nella scuola dell’infanzia poi!) che può innalzare il livello di qualità dell’educazione di base, ma la cura politico-istituzionale della formazione continua dei docenti (e dei dirigenti scolastici), l’attenzione alle condizioni materiali in cui si svolgono i processi di insegnamento-apprendimento, la sburocratizzazione della funzione docente (e dirigenziale). I bambini hanno diritto a fruire ed apprendere il linguaggio musicale potendo contare su docenti preparati e attenti sul piano relazionale e curricolare. Per fare questo non servono specialisti. Si investa di più sulla formazione per tutti. Lo “specialismo” può essere curato dalle famiglie utilizzando le agenzie del territorio. I futuri Mozart non faranno fatica a farsi notare.

 

Loading