L’aria che si respira nelle sale insegnanti e nei corridoi del Ministero, in questo inizio di 2026, è densa di una strana elettricità. Si parla di rivoluzioni, di “cambiamento epocale”, di una scuola che finalmente volta pagina. Eppure, grattando via la vernice fresca dei comunicati stampa e dei post sui social, la sensazione per chi la scuola la vive tra codici e dinamiche di classe è quella di un déjà-vu persistente. Tra il “dire” normativo e il “fare” pedagogico continua a scorrere un oceano di burocrazia che nessuna circolare sembra poter prosciugare. Mi rivolgo a voi con la franchezza di chi sa che la propaganda non ha mai pagato le bollette della didattica: quello a cui assistiamo è, purtroppo, molto rumore per nulla.
Diciamocelo chiaramente: la “Riforma Valditara” non esiste. Non nel senso che manchino i decreti – quelli abbondano e ingolfano le caselle email delle segreterie – ma nel senso che manca l’ossatura di una vera riforma organica. Osservo un assemblaggio di norme eterogenee che ricordano più un’operazione di restyling che una nuova architettura di sistema. Una riforma vera, come furono la Gentile o la Berlinguer (nel bene o nel male), sposta le fondamenta. Qui, invece, stiamo ridipingendo le pareti di un edificio che ha infiltrazioni strutturali mai risolte. Continua a leggere→
Non esiste nessuna regola che fissi quanto in alto o con quanta forza si possa lanciare la palla nel tennis, e tuttavia il tennis è un giuoco e ha anche regole. (L. Wittgenstein)
Periodicamente i collegi dei docenti tornano a lavorare sul curricolo d’istituto e ogni volta si trovano di fronte alle stesse contraddizioni. Si opera su curricoli “lunghi”, che mirano a regolare esaustivamente ogni aspetto dei processi educativi ma proprio per questo risultano poco idonei a orientare le pratiche didattiche. Basandosi su una struttura corposa, articolata su più livelli (traguardi, obiettivi, competenze, indicatori, descrittori, criteri, elementi trasversali, scelte metodologiche), e sull’indicazione dettagliata e sequenziale di obiettivi didattici, il curricolo finisce per introdurre vincoli senza dare strumenti.
A che e a chi serve, insomma, un documento, lungo decine o anche centinaia di pagine, che da una parte indica pratiche e metodologie senza predisporre i mezzi per applicarle, dall’altra si dilunga sui contenuti disciplinari più ovvi, come “leggere testi di diverso tipo” nella scuola primaria o “eseguire operazioni, ordinamenti e confronti tra i numeri conosciuti” nella secondaria di primo grado?
Anche sul piano dell’efficacia si evidenziano limiti: la minuziosità della progettazione non garantisce di per sé la realizzazione degli obiettivi, né può impedire che gli apprendimenti si realizzino in forme diverse da quelle attese, e spesso incomplete e insoddisfacenti.
Ne consegue la perdita di fiducia nello strumento, di cui però non si può fare a meno perché ha rilievo istituzionale e robusto accreditamento scientifico. Così, senza un cambio di prospettiva, alla revisione successiva non si potrà far altro che cercare inutilmente rimedio in una programmazione ancora più capillare e articolata, tornando di fatto a delegare al curricolo questioni che dovrebbero essere risolte in aula. Continua a leggere→
Nel corso di questa Legislatura, è stato presentato un disegno di legge – a firma dei senatori Pirondini, Aloisio, Castiello, Pirro e Bevilacqua del Movimento 5 Stelle – per l’istituzione di Scuole dell’infanzia a indirizzo musicale (DdL 492 del 25 gennaio 2023). La proposta viene motivata – come si legge nella relazione di accompagnamento al disegno di legge – in quanto la musica riesce “a rendere i bambini meno aggressivi e più motivati all’apprendimento, condividendo spazi, suoni e silenzi, e sviluppando la capacità di aggregazione e socializzazione”, oltre che costituire un “elemento di particolare rilievo nello sviluppo del bambino, fungendo da particolare stimolo per le capacità di concentrazione e di attenzione, lo sviluppo cognitivo, l’abilità di linguaggio, e producendo effetti positivi sulla struttura e sulle funzionalità del cervello.”
In sostanza con il DdL si delega il Governo ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge e a decorrere dal primo anno scolastico utile, un decreto legislativo recante disposizioni per l’istituzione, di « Scuole dell’infanzia a indirizzo musicale », all’interno del sistema integrato di istruzione e formazione dalla nascita a sei anni di età, equamente distribuite su tutto il territorio nazionale. A tal fine viene previsto un organico degli insegnanti di educazione musicale in ragione di almeno cinque ore settimanali equiparando lo stato giuridico di tali docenti a quello degli altri insegnanti impiegati nel medesimo grado di istruzione (art. 1 del DdL). Continua a leggere→
E’ stato approvato dalla Commissione Cultura del Senato il Disegno di Legge n. 180/2025 avente per oggetto “Alunni Plusdotati”.
I punti salienti sono:
-il riconoscimento ufficiale degli alunni con alto potenziale cognitivo;
-l’istituzione del referente scolastico per l’APC in ogni istituto;
un Piano Didattico Personalizzato (PDP) specifico per ciascun alunno riconosciuto;
un percorso formativo obbligatorio per dirigenti scolastici e docenti;
il coinvolgimento attivo delle famiglie nella definizione del percorso educativo.
Come in un’opera di Caravaggio, dove la luce intensa e drammatica svela figure e dettagli emergendo da un’ombra profonda, anche il Disegno di Legge n. 180/2025 sul riconoscimento degli alunni con alto potenziale cognitivo, si rivela un affresco complesso di luci e ombre.
Questo testo legislativo non è una semplice proposta, ma un quadro ricco di contrasti che, se da un lato promette di illuminare un’area educativa finora trascurata, dall’altro solleva interrogativi sulla sua effettiva applicabilità.
1.Le luci: L’Illuminazione delle Potenzialità Inespresse
Le luci in questo Ddl sono chiare e dirette. Mirano a svelare un potenziale che per troppo tempo è rimasto nell’ombra, portando, chiarezza e speranza nel mondo della scuola e delle famiglie. Continua a leggere→
In questi giorni la Commissione VII della Camera ha iniziato la discussione sul Disegno di legge n 2423 presentato dal Ministro Valditara il 23 maggio 2025 avente per oggetto Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico.
Sulla stesso tema esistono però altre due proposte di legge presentate a febbraio 2025 dai primi firmatari, onorevoli Sasso (Lega) e Amorese (Fratelli d’Italia).
La commissione VII ha deciso di procedere mediante unificazione dei tre testi.
Al momento non è stato ancora presentato il testo unificato.
Nell’allegato ho provato a mettere assieme i tre testi mediante una tabella che raggruppa gli articolati che si riferiscono agli stessi argomenti.
Analisi delle tre proposte di legge
Qui di seguito una breve analisi delle tre diverse proposte
La proposta VALDITARA
La proposta nel ministro Valditara (n. 2423) ha un titolo generico e si concentra poi solo sul tema del consenso informato preventivo dei genitori (o degli esercenti la potestà genitoriale, immagino, anche se non esplicitato ) e degli studenti maggiorenni che va richiesto preventivamente in caso di attività che riguardinotemi attinenti all’ambito della sessualità. L’art. 1 comma 1 non chiarisce bene quale sia la natura di queste attività e siccome al comma 2 si parla di attività extracurricolari forse il primo comma intende le attività curricolari.
Comunque sia il consenso informato va chiesto mettendo a disposizione sia il materiale didattico che si intende utilizzare sia gli obiettivi educativi e formativi, i contenuti, gli argomenti, i temi e le modalità di svolgimento delle attività di cui al primo periodo; vanno anche definite e resa nota l’eventuale presenza di esperti esterni o di rappresentanti di enti o di associazioni a vario titolo coinvolti.
Chi non consente si astiene dal partecipare a tali attività ma la scuola (nella sua autonomia, didattica organizzativa… frase che sembra tanto un ossimoro o una presa per i fondelli) deve organizzare attività alternative.
Oggi, 2 maggio 2025, è venuto a mancare Maurizio Tiriticco, ispettore scolastico, studioso, profondo conoscitore della scuola italiana e della sua storia.
Per l’occasione proponiamo un suo articolo pubblicato nel nostro vecchio sito PavoneRisorse nell’ottobre 2013.
di Maurizio Tiriticco
Per una uscita a 18 anni di età, come avviene un quasi tutte le istituzioni istruttive e formative dell’UE – Ovviamente, senza che l’uscita anticipata costituisca un alibi per tagliare gli organici, ma per utilizzarli meglio con una diversa organizzazione del tempo scuola.
Per una scuola a “tempo pieno” e a “spazio aperto”, che comporti il superamento delle “classi di età”, funzionali al sistema della promozione/bocciatura che contraddice la realtà dello sviluppo/apprendimento di un soggetto in età evolutiva: chi evolve non può tornare indietro!
La proposta
a) una scuola dell’infanzia biennale(3-5 anni)
b) una scuola di base decennale obbligatoria (5-15 anni): non si tratta di anticipare ai 5 anni di etàobiettivi e contenuti dell’attuale prima classe primaria; occorre progettare un curricolo decennale verticale continuo e progressivo che conduca un soggetto di 5 anni a raggiungere in 10 anni di istruzione le competenze di cittadinanza e culturali di cui al dm 139/07, ovviamente da rivedere, correggere, aggiornare, arricchire. Si veda anche il Quadro Europeo delleQualifiche, EQF (23 aprile 2008) e l’Accordo quadro per la referenziazione del sistema italiano delle qualifiche all’EQF (20 dicembre 2012).
Sarà opportuna un’articolazione in due quinquenni (5-10 e 10-15: dal superamento dell’egocentrismo alla padronanza delle operazioni formali di base); in tal caso occorre ragionare sul concetto stesso di ciclicità in fatto di sviluppo/crescita di un soggetto e di processi di apprendimento e socializzazione. Tale scuola è educativa, formativa, istruttiva (vedi il comma 2 dell’art. 1 del dpr 275/99) e orientativa nel contempo e non si conclude con un esame ma con una certificazione delle competenze di cittadinanza e culturali acquisite nel decennio, per come sono state accertate, a prescindere da giudizi di valore e di merito, confortate però da indicazioni per l’orientamento.
Occorrerà considerare il decennio nella sua continuità con il superamento delle attuali classi di età, funzionali a quelle promozioni/bocciature che nulla hanno a che vedere con i reali processi di sviluppo/crescita e apprendimento di un soggetto in età evolutiva. Sta alle singole ISA fare in modo che in dieci anni, con l’attivazione di opportuni gruppi di lavoro, percorsi in diversi laboratori, ciascun soggetto raggiunga il massimo delle competenze indicate dal Miur in modo che gli sia garantito il successo formativo (vedi il comma 2 dell’art. 1 del dpr 275/99). Il che implica il superamento dell’aula contenitore di una data classe di età e l’attivazione di aule/laboratorio opportunamente attrezzate. Non sarà più l’insegnante che si reca nell’aula della classe x, ma gruppi di alunni che si recano in aule laboratorio opportunamente attrezzate (ovviamente si tratta di attrezzature minimali che non escludono l’esistenza e il funzionamento di laboratori particolarmente dedicati).
Il che implica un progressivo superamento dell’attuale organizzazione per classi di età, cattedre e orari eguali per tutti gli alunni.
c )un’istruzione secondaria triennale (15-18 anni), che si concluda a) con la certificazione di competenze di cittadinanza, culturali e pre-professionalizzanti e b) con competenze culturali specifiche e professionalizzanti differenziate a seconda dei diversi percorsi e indirizzi, siaistruttivi (l’istruzione di competenza dello Stato) che formativi (l’istruzione e formazione professionale di competenza delle Regioni). Si tratta di percorsi che garantirebbero a ciascun soggetto il soddisfacimento del diritto/dovere all’istruzione e alla formazione (vedi art. 2, comma 1, punto c della legge 53/03).
Occorrerà istituire istituti comprensivi orizzontali in cui siano attivi percorsi in cui a una solida cultura di base umanistica e scientifica, eguale per tutti, siano associati indirizzi pre-professionalizzanti e/o professionalizzanti. Sarà necessario istituire nel primo anno (15/16 anni) opportune passerelle che consentano attività di orientamento e riorientamento, qualora il percorso decennale obbligatorio non abbia soddisfatto tali esigenze.
d) occorre considerareex novo l’insieme dei complessi rapporti tra l’istruzione secondaria statale e l’istruzione e formazione professionale di competenza delle Regioni, nonché i rapporti tra titoli di studio, qualifiche triennali e diplomi quadriennali; nonché l’effettiva attuazione del Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF).
L’intervista del Giornale del 15 gennaio 2025 al Ministro Valditara sulle nuove indicazioni nazionali ha generato molto scalpore e molto “dibattito” (e me, personalmente, il morettiano “No! Il dibattito no!!!” del 1976)
Quelle che seguono sono noterelle a margine, e come tali provvisorie e forse persino illusorie, unite ad una riflessione sul metodo.
Indicazioni nazionali o ritorno ai Programmi?
Nella scuola italiana le “indicazioni nazionali” da decenni hanno sostituto i programmi ministeriali (ovvero il preciso elenco degli argomenti da svolgere nel corso delle attività didattiche). Ciò trova il suo punto di avvio nella riforma dell’autonomia scolastica ( DPR 275/1999 e in particolare nell’art. 8 – definizione dei curricoli – e nell’art. 4 – Autonomia organizzativa).
Il dpr 275/99 – che è ancora legge dello stato – ricorda – al citato art. 8 – quali sono i compiti del ministero nella elaborazione delle “indicazioni nazionali”.
Rileggiamo con attenzione Continua a leggere→
di Simonetta Fasoli
Come prevedibile, il ddl che ridisegna i contorni della scuola al tempo della destra al governo è stato approvato in via definitiva alla Camera e attende ora la pubblicazione in G.U. per entrare in vigore.
I successivi decreti attuativi ne assicureranno l’effettiva operatività.
È un provvedimento che investe diverse materie, con l’intento dichiarato di ridare credibilità e strumenti di sostegno a un’istituzione in evidente affanno. Intento lodevole…se non fosse che, a ben vedere e a mio parere, va in direzione contraria, come cercherò di argomentare.
Le analisi punto per punto sul testo (che ho ovviamente letto nella versione appena approvata) le lascio volentieri agli/alle esegeti di professione, che non mancheranno. A me interessa ragionare sullo spirito di fondo che “anima” il provvedimento (senza dargli il respiro di un disegno politico-culturale degno della posta in gioco) e che i singoli dispositivi lasciano trasparire più o meno esplicitamente.
È uno spirito, dal mio punto di vista (condiviso, a quanto leggo, dalle prime reazioni nel campo politico di opposizione) fortemente anti-educativo.
Sì, lo so che il senso comune fa esultare alcun* di fronte a quello che la norma promette (e minaccia) accogliendolo come quella stretta “liberatoria” che fa sentire sollevat* i molt*, e temo i più, al pensiero sommario “era ora!”. Ma il senso comune non è buon senso, non sempre, e in certi casi richiede una riflessione per essere smontato. Continua a leggere→
di Raimondo Giunta
A partire da quest’anno scolastico avrà inizio la sperimentazione dei corsi di studio quadriennali dell’Istruzione secondaria tecnica e professionale, che dovrebbero assicurare agli studenti il raggiungimento degli obiettivi specifici di apprendimento e delle competenze già previsti per i normali corsi quinquennali, garantendo il conseguimento in anticipo del diploma di istruzione secondaria di secondo grado all’esito dell’Esame di Stato.
Sono 176 gli istituti che ospiteranno questi corsi e 95 sono collocati nel Sud.
Nei 4 anni di studio avranno grande rilievo le attività di alternanza scuola lavoro, il potenziamento delle discipline STEM, il processo di internazionalizzazione, la didattica laboratoriale e l’adozione di metodologie innovative.
È previsto il coinvolgimento di docenti aziendali, che avranno il compito di adeguare la formazione degli studenti ai bisogni del territorio e alle innovazioni.
E’ tratto caratteristico e identitario dei corsi 4+2 la scelta dell’integrazione con il mondo del lavoro.
Per dare inizio alla sperimentazione le scuole, infatti, hanno dovuto sottoscrivere almeno un accordo di partenariato con un’azienda del territorio, grazie al quale potrà essere sviluppata l’alternanza scuola-lavoro, ritornata alle 400 ore complessive per quattro anni di corso. La collaborazione delle aziende potrà, inoltre, consentire lo sviluppo di corsi specifici rispondenti alle singole esigenze territoriali, ricorrendo al potenziamento di una o più materie di indirizzo.
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