Violenza a scuola: la nuova linea del MIM (Ministero dell’Interno e del Merito)

(Attenzione: il titolo di questo intervento non contiene alcun errore…).

di Mario Maviglia

Lasciatemi subito dire che la recente direttiva firmata congiuntamente dal ministro dell’Istruzione e Merito e quello dell’Interno (avente come oggetto Misure per il rafforzamento delle azioni di prevenzione e contrasto di fenomeni di illegalità negli istituti scolastici), sul piano meramente tecnico mi ha profondamente deluso in quanto presenta una grave lacuna: tra i destinatari della direttiva (Prefetti, DG degli USR, Capo della Polizia, Comandante Generale dei Carabinieri, Comandante Generale della Guardia di Finanza, ANCI), manca l’ICE (United States Immigration and Customs Enforcement), ossia l’Agenzia Federale statunitense che oggi appare (insieme all’IDF, Israel Defense Forces, e ai coloni israeliani della Cisgiordania) la più competente ed efficiente forza di polizia in grado di contrastare la violenza e l’illegalità, anche in ambito scolastico.
Il suo coinvolgimento (o, in subordine, quello dell’IDF o dei coloni israeliani) potrebbe innalzare in modo esponenziale la qualità degli interventi di contrasto e repressione della violenza giovanile e garantire condizioni di assoluta sicurezza negli edifici scolastici, oltre che la pace eterna a chi dovesse “interagire”, diciamo così, con poliziotti così ben addestrati. Purtroppo è stata privilegiata un’altra strada, molto più blanda e meno incisiva sul piano della sicurezza.

In ogni caso, sempre rimanendo sul piano tecnico, la direttiva presenta qualche elemento di novità che merita di essere segnalato. Infatti si dice che le misure di controllo debbono rientrare all’interno di una strategia complessiva con l’obiettivo di creare contesti educativi sicuri e regolati. Per questo motivo “il ruolo dei Prefetti e quello dei Dirigenti scolastici assume una centralità decisiva”. Per la verità, i Dirigenti scolastici (intesi come Capi d’Istituto) non sono tra i destinatari della direttiva. E in effetti, più avanti, si specifica che “i sigg. Prefetti, d’intesa con i Dirigenti scolastici regionali, convocheranno apposite sedute del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, quale luogo di analisi e sintesi delle coordinate generali dell’attività di vigilanza e controllo, secondo un indirizzo unitario che tenga conto delle priorità emerse e delle esigenze rappresentate”. E dunque si fa riferimento ad altri Dirigenti (“scolastici regionali”).

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L’ossessione del controllo: mi si nota di più se faccio una nota e la chiamo direttiva?

di Mario Maviglia

A meno di un mese da una precedente nota (5836 del 7/11/2025), il MIM ne emana un’altra (6545 del 12/12/2025) avente lo stesso oggetto. Cosa motiva questa urgenza? Il MIM vuole finalmente equiparare gli stipendi dei docenti alla media UE? No, non si tratta di questo.
Forse vuole porre mano in maniera seria all’antico problema della dispersione scolastica? No, non si tratta nemmeno di questo. Allora vuole dare una risposta qualitativa al problema della diminuzione degli allievi dovuta alla denatalità stabilendo un numero inferiore di alunni per classe? No, non è neppure questo.

Tenetevi forte: il MIM ritorna ancora sull’urgentissimo problema delle “manifestazioni ed eventi pubblici all’interno delle istituzioni scolastiche”.
È un problema che evidentemente toglie il sonno al Ministro e alla sua Capo Dipartimento. A nulla sono serviti evidentemente finora gli integratori a base di melatonina o i farmici a base di benzodiazepine.
Il fatto è che questa ulteriore nota si è resa indispensabile per garantire la sicurezza della Nazione in quanto “alcune recenti iniziative scolastiche non sono apparse in linea con l’indicazione fornita” con la precedente nota 5836/2025. Continua a leggere

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Contrasto all’antisemitismo: le poche idee (ben confuse) di Maurizio Gasparri

di Mario Maviglia

Breve prologo: è alquanto commovente che i nipoti e pronipoti (politicamente parlando) di coloro che nel 1938 promulgarono le leggi razziali (Regio decreto-Legge 17 novembre 1938-XVII, N.1728 – Provvedimenti per la difesa della razza italiana) siano quelli che oggi in maniera più “urlata” si pongono a difesa degli ebrei e contro l’antisemitismo. Tutto ciò può essere interpretato come una forma di evoluzione e maturità politica e civica, se non nasconde finalità di mera strumentalizzazione politica.

Il senatore Maurizio Gasparri, una lunga militanza nella destra italiana, ha presentato un disegno di legge (n. 1627 del 6/08/2025) denominato Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo, il cui testo si presta ad alcune considerazioni anche per il ruolo che viene assegnato alla scuola in tale contesto.
Ricordiamo che in Italia la materia è stata regolamentata con il DL 26/04/1993, n. 122 convertito con modificazioni dalla L. 25/06/1993, 205 (Legge Mancino) che reprime ogni forma di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Continua a leggere

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Scuola, ma non è una cosa seria…

di Mario Maviglia

L’obiettivo di ridare serietà alla scuola sembra essere diventato una sorta di mantra per la classe politica attualmente al potere, e in modo particolare per l’attuale ministro dell’istruzione Valditara. Volta per volta il termine “serietà”, in riferimento alla scuola, assume – nel linguaggio politico-ministeriale – vari e diversi significati, creando quasi un florilegio semantico: si va dall’impegno nello studio e nell’apprendimento (che spesso assume le connotazioni del sacrificio) al rispetto delle autorità scolastiche (i docenti, in primo luogo) e delle regole fissate dalla scuola, dalla correttezza del comportamento alle punizioni disciplinari per reprimere condotte ritenute incongrue, dalla sottolineatura della responsabilità individuale alla sottomissione al potere culturale e gerarchico del Magis.

Frequentemente il ministro e la sottosegretaria all’istruzione stigmatizzano la necessità di riportare la scuola ad una dimensione di serietà, anche se quasi sempre questo obiettivo assume un retrogusto nostalgico verso una scuola che – prima dei guasti provocati dal ’68, dagli approcci attivistici e dalla pedagogia progressista, secondo gli attuali governanti – garantiva disciplina, bocciava, faceva andare avanti i meritevoli e trasmetteva le conoscenze necessarie per formare i buoni cittadini. Continua a leggere

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Quel vizio antico della specializzazione disciplinare travolge anche la scuola dell’infanzia

di Mario Maviglia

 Nel corso di questa Legislatura, è stato presentato un disegno di legge – a firma dei senatori Pirondini, Aloisio, Castiello, Pirro e Bevilacqua del Movimento 5 Stelle –  per l’istituzione di Scuole dell’infanzia a indirizzo musicale (DdL 492 del 25 gennaio 2023). La proposta viene motivata – come si legge nella relazione di accompagnamento al disegno di legge – in quanto la musica riesce “a rendere i bambini meno aggressivi e più motivati all’apprendimento, condividendo spazi, suoni e silenzi, e sviluppando la capacità di aggregazione e socializzazione”, oltre che costituire un “elemento di particolare rilievo nello sviluppo del bambino, fungendo da particolare stimolo per le capacità di concentrazione e di attenzione, lo sviluppo cognitivo, l’abilità di linguaggio, e producendo effetti positivi sulla struttura e sulle funzionalità del cervello.”

In sostanza con il DdL si delega il Governo ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge e a decorrere dal primo anno scolastico utile, un decreto legislativo recante disposizioni per l’istituzione, di « Scuole dell’infanzia a indirizzo musicale », all’interno del sistema integrato di istruzione e formazione dalla nascita a sei anni di età, equamente distribuite su tutto il territorio nazionale. A tal fine viene previsto un organico degli insegnanti di educazione musicale in ragione di almeno cinque ore settimanali equiparando lo stato giuridico di tali docenti a quello degli altri insegnanti impiegati nel medesimo grado di istruzione (art. 1 del DdL). Continua a leggere

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Parla Valditara: prove di superamento dell’autonomia scolastica

di Mario Maviglia

L’intervento di Stefano Stefanel e Aluisi Tosolini (La disintermediazione tra istituzioni come schiaffo all’autonomia scolastica), pubblicato in queste pagine il 24 maggio 2025, mi ha sollecitato ad esprimere a mia volta alcune osservazioni. Il ministro Valditara comincia a prendere gusto a maltrattare l’autonomia delle istituzioni scolastiche. Ci aveva già provato con la non necessaria nota sui compiti a casa (rivolta ai dirigenti scolastici perché se ne facessero latori presso i docenti); adesso alza il tiro inviando direttamente ai genitori (utilizzando il registro elettronico delle scuole) una nota per informarli che sono stati stanziati specifici fondi per “finanziare attività ricreative, di potenziamento delle competenze, di socialità per il periodo di sospensione estiva delle lezioni (c.d. “Piano estate”)”. La nota si conclude invitando i genitori a “rivolgersi all’istituzione scolastica presso cui sono iscritti i propri figli per poter accedere al programma “Piano estate””

Ovviamente il ministro è libero di interloquire con chicchessia nell’ambito delle sue attività istituzionali. Ma proprio perché si tratta di “attività istituzionali” di solito i responsabili politici e amministrativi degli uffici apicali seguono un codice non necessariamente scritto, ma abbastanza rispettato (almeno fino a questo momento), che trova il suo principio cardine nella “cortesia istituzionale”, ossia nell’informare preventivamente o contestualmente il responsabile della struttura cui è indirizzata l’informazione (nel nostro caso il dirigente scolastico) del contenuto della comunicazione stessa. In questo caso il ministro ha scelto di rivolgersi direttamente ai genitori, scavalcando i dirigenti scolastici. Il ministro poteva far pervenire la medesima comunicazione ai genitori attraverso il sito del MIM, magari amplificando la diffusione attraverso i canali social, come peraltro è uso fare. E invece ha deciso di utilizzare il registro elettronico, ossia uno strumento interno alla scuola, pagato dalla scuola, usato istituzionalmente (anche) per curare i rapporti tra scuola (quella specifica scuola) e le famiglie. Continua a leggere

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Come fare la pipì a scuola

di Mario Maviglia (*)

(*) M.Maviglia è stato dirigente tecnico oltre provveditore agli studi di Brescia per diversi anni, quindi è persona assolutamente titolata a dare suggerimenti amministrativi e normativi agli organi di Governo della scuola. 

Dopo  l’opportuna e felice nota 2443 del 28/04/2025 del Ministero dell’Istruzione e del Merito (Assegnazione delle verifiche in classe e dei compiti da svolgere a casa), con la quale si offrono raccomandazioni alle istituzioni scolastiche riguardo “l’assegnazione di compiti e attività di studio da svolgere a casa” in modo che “siano accuratamente pianificate da ciascun insegnante, anche avendo cura di valutare quanto eventualmente già definito dagli altri docenti del team o del consiglio di classe, nonché evitando che siano consegnati sul registro elettronico in serata per l’indomani”, ci auguriamo che il previdente Ministro offra opportune indicazioni su un altro aspetto di grande importanza per la vita della scuola e dei suoi protagonisti, ossia l’atto della minzione.
In uno spirito di servizio, e nella speranza che questo nostro gesto venga apprezzato, ci permettiamo di fornire il testo della possibile nota da inviare alle scuole (lasciamo indefinita la chiusura del provvedimento che – considerata la rilevanza – potrebbe sottoscritto non solo dal Ministero dell’Istruzione ma anche da altri dicasteri in modo congiunto):
“Ai Dirigenti scolastici delle istituzioni scolastiche statali e ai Coordinatori didattici delle scuole paritarie
LORO SEDI
e, pc., Ai Direttori generali e ai Dirigenti preposti agli Uffici scolastici regionali
LORO SEDI
Al Sovrintendente scolastico per la Regione Valle d’Aosta
AOSTA
Al Sovrintendente scolastico per la scuola in lingua italiana
BOLZANO
All’Intendente scolastico per la scuola in lingua tedesca
BOLZANO
All’Intendente scolastico per la scuola delle località ladine
BOLZANO
Al Dirigente del Dipartimento istruzione per la Provincia di
TRENTO
Oggetto: atto della minzione a scuola.

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Nuove Indicazioni 2025: una consultazione per docenti ubbidienti

di Mario Maviglia

Per circa dieci anni ho insegnato Metodi e Strumenti per la Sperimentazione Educativa nel corso di laurea in Scienze dell’Educazione presso l’Università Cattolica di Brescia, come docente a contratto. Nel leggere la proposta di consultazione che il MIM ha promosso sulle Nuove Indicazioni 2025, con nota del 20/03/2025 n. 11544, ho provato una grande nostalgia a non essere più docente perché il questionario proposto dal Ministero sarebbe stata un’istruttiva e interessante occasione di esercitazione per i miei studenti per capire come non si costruisce un questionario finalizzato a raccogliere delle opinioni su un determinato argomento. E questo per una serie di ragioni sia di carattere tecnico che di carattere teorico, oltre che ideale.

Sul piano tecnico la consultazione avviata dal MIM si caratterizza per la scarsa conoscenza delle regole di base che regolano la formulazione delle domande e che possono essere facilmente apprese consultando un qualsiasi manuale di ricerca. Per esempio, il testo di Kenneth D. Bailey (Metodi della ricerca sociale, Il Mulino, 2006, 5 voll.), un classico in questo campo, invita a porre attenzione all’uso delle congiunzioni “o” ed “e” in quanto spesso contengono una doppia domanda (in particolare le domande contenente “e” sono esposte a questo pericolo). Nel questionario ministeriale, delle 22 domande poste, solo la 1ᵃ, 2ᵃ, 3ᵃ, 4ᵃ, 7ᵃ non sfuggono a questo errore, tutte le altre sono mal poste, almeno sotto questo aspetto tecnico. Continua a leggere

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La valutazione dei dirigenti scolastici, ovvero gli scodinzolanti cagnolini di Valditara

di Mario Maviglia

Il ministro dell’Istruzione Valditara ha firmato la Direttiva sulla valutazione dei dirigenti scolastici (n. 28 del 21 febbraio 2025).
Sul sito del MIM il ministro non ha mancato di sottolineare, in modo alquanto enfatico, che “si tratta di un momento storico per il comparto scuola perché il sistema di valutazione ora introdotto, che partirà già da quest’anno, arriva dopo 25 anni di assenza normativa, segnalata più volte a livello istituzionale e dovuta anche ad una forte ostilità culturale. Il nuovo sistema di valutazione consentirà di verificare e accompagnare il raggiungimento dei risultati, al servizio degli studenti e delle famiglie, anche nella prospettiva di una crescita professionale dei dirigenti scolastici, che svolgono una funzione fondamentale per un sistema scolastico sempre più efficiente”.

Una prima domanda da porre al sig. ministro è la seguente: visto che è da 25 anni che si attende il varo di questo provvedimento, che fretta c’era di avviare l’operazione a metà anno scolastico e non attendere, più ragionevolmente, l’inizio del prossimo, dando modo, nel frattempo, di avviare qualche azione formativa e informativa sul nuovo sistema? Quali gravi e imprescindibili ragioni hanno determinato questa impaziente decisione, prevedendo addirittura una procedura più semplificata per il corrente anno scolastico, ormai giunto a metà del suo percorso?

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La pedagogia del bau bau e del miao miao

di Mario Maviglia

Da un punto di vista politico questo è un periodo d’oro per gli animali. Dopo la performance “canina”, a base di bau bau, dell’on. Augusta Montaruli, deputata di FdI, che nel corso di un dibattito televisivo ha esibito forme di identificazione empatica non comuni con il mondo dei canidi, si è aggiunta una nota molto ispirata della Sottosegretaria MIM, Paola Frassinetti, anche lei di FdI, dedicata questa volta al gatto, in occasione della festa nazionale di questo felino, celebrata il 17 febbraio.
È importante ricordare – dice la Sottosegretaria – che bisogna potenziare diritti e tutele di questi speciali felini. Mi riferisco per esempio ai gatti delle colonie che vivono liberi ed hanno diritto di stare nel loro habitat e di essere gestiti dai servizi dei comuni per avere garantite le cure veterinarie. Come è importante garantire l’apposizione del microchip per risolvere il problema del randagismo. Anche nelle scuole, con le nuove linee guida sull’educazione civica, abbiamo inserito l’insegnamento del rispetto verso tutti gli animali”.

Da un veloce controllo del testo delle Linee guida, occorre in effetti dare ragione alla Sottosegretaria; in quel documento si sottolinea più volte l’importanza di educare al rispetto verso gli animali: “Assumere comportamenti rispettosi e di cura verso gli animali … Curare gli ambienti, rispettare i beni pubblici e privati così come le forme di vita (piante, animali) che sono state affidate alla responsabilità delle classi … Tutela dei diritti umani, della salute, della proprietà privata, della difesa dei beni culturali e artistici, degli animali e dell’ambiente”. Continua a leggere

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