Spontaneismo espressivo: ma il Ministro di che parla?

di Nerina Vretenar

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” Lo dice l’articolo 21 della nostra Costituzione. Tutti e tutte, a tutte le età. Anche a scuola.
Crediamo in una scuola che rispetta il diritto di parola di coloro che la abitano, che non lo riconosce solo all’insegnante (i diritti, se non sono di tutti/e sono privilegi). Crediamo in una scuola in cui l’insegnante dà la parola, accoglie e incoraggia l’espressione di pensieri ed emozioni, ascolta e promuove l’ascolto reciproco.
Nel MCE riteniamo, sulla base di decenni di frequentazione della ricerca in campo linguistico e sociolinguistico e di esperienza nella scuola, che la capacità di usare la lingua in modo corretto ed efficace per i propri bisogni (condizione per poter esercitare il diritto sancito dall’articolo 21!) si raggiunga soprattutto attraverso la pratica della parola e la riflessione sulla parola. Nelle aule della scuola dell’infanzia come in quelle della scuola superiore.
Incoraggiare tutti e tutte a prendere la parola per narrare, condividere, chiedere, confrontarsi, organizzare e tutelare spazi di parola, crediamo faccia parte dei nostri doveri di insegnanti.
Crediamo che la competenza nell’uso della lingua, si costruisca, in un circolo virtuoso, a partire dalle parole dette e scritte in classe, osservate poi con attenzione e sottoposte alla riflessione che permette di scoprire le “regole” della lingua e acquisire consapevolezze utili per produrre in modo più efficace altre parole dette e scritte, poi di nuovo osservate con attenzione e sottoposte a riflessione …
Siamo consapevoli delle difficoltà che comporta, per l’insegnante, percorrere questa strada e della necessità di una formazione continua che renda attenti ai bisogni delle alunne e degli alunni e capaci di cooperare per costruire contesti adeguati (non crediamo nel magister eroe solitario). Questo lavoro complesso e appassionante, che richiede competenza pedagogica oltre che linguistica, capacità didattiche, non si esaurisce certo nel dare spazio (giustamente) all’espressione spontanea. La ricerca intorno al tema della produzione linguistica autentica, personale, libera, da condividere nel gruppo e sottoporre a un severo lavoro per renderla più efficace non è certo conclusa.
E non può prescindere dall’apporto fondamentale dell’opera di Tullio de Mauro (non mi sembra che se ne sia occupato Berlinguer, che si è interessato soprattutto- con competenza- dell’ordinamento scolastico) né di quello di tante altre ricerche.
Non riteniamo, inoltre, che l’obiettivo fondamentale di dare a tutti e tutte la capacità di possedere la lingua per esprimersi in modo corretto ed efficace, per capire e farsi capire (come ripeteva De Mauro) si possa raggiungere col semplice insegnamento tramite lezione frontale (che non richiede nessuna particolare competenza da parte dell’insegnante) e con un semplice insegnamento astratto della grammatica e della sintassi.
L’espressione “spontaneismo espressivo” mi sembra usata dal ministro, in questo contesto, con spontaneismo superficiale.

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