Indicazioni nazionali: difendiamo la vera identità nazionale

di Pietro Calascibetta
Le Nuove Indicazioni Nazionali (NIN) per il primo ciclo sono state predisposte ufficialmente per aggiornare le Indicazioni del 2012, ma in realtà, per dichiarazione esplicita dello stesso Ministro e del Governo, per adeguarle ad un “nuovo scenario” che si basa su un diverso paradigma culturale e pedagogico a cui la maggioranza di governo aderisce e che definisce con orgoglio e senza mezzi termini “alternativo” a quello precedente
Per questo motivo credo che i singoli provvedimenti del Ministro in questa legislatura comprese le NIN non vadano visti slegati l’uno dall’altro come semplici interventi regolatori per il buon funzionamento, ma come tessere di un puzzle normativo che una volta composto dovrà creare nelle intenzioni del Governo l’immagine di quel sistema formativo “alternativo” di cui si sentono promotori.
Questo “nuovo e alternativo” scenario su cui punta la Destra non è semplicemente un punto di vista diverso all’interno di una stessa visione del mondo come ormai abbiamo capito tutti, ma qualcosa di più profondo perché si propone come alternativa salvifica e trasformativa che immagina un futuro per i cittadini e per la società civile radicalmente diverso perché ancorato a principi e a valori “alternativi”.
Se le cose stanno così bisogna andare oltre all’indignazione e alla protesta e chiedersi e comprendere bene quale sia l’origine e la collocazione ideologica di questo pensiero “alternativo” di cui il Ministro e la maggioranza si vanta .
Dire che è un pensiero conservatore, autoritario o addirittura fascista è troppo vago e non dice nulla di concreto che possa coinvolgere la gente senza cadere in polemiche divisive per addetti ai lavori a cui molti non vogliono partecipare.
Da dove proviene dunque tale pensiero e quali sono i suoi reali contorni? Questo pensiero tocca solo la scuola o tutta la società? E’ un problema dei docenti o di tutti?
Se sono i conservatori americani e il Trump-pensiero ad attrarre l’attuale maggioranza e se le scelte politiche del Governo americano rappresentano di fatto un modello a cui ispirarsi .
Vale la pena allora di vedere più da vicino di che si tratta, quale identità culturale esprime questo pensiero confrontandola con la nostra identità che per fortuna non è ancora persa.
Lo scopo di questo contributo è proporre una strategia diversa da quella che istintivamente verrebbe di praticare.

DIMMI CON CHI VAI, TI DIRO’ CHI SEI

Giunge qui a proposito un contributo di Galli della Loggia che di identità certo se ne intende!

In un editoriale sul Corriere della Sera del 16 settembre 2025 ci ricorda che uno dei pilastri dell’identità americana è il “ retaggio biblico-protestante che affidava alla nuova comunità una missione profetico-salvifica di portata mondiale” e che l’atro pilastro è quell’idea “radicale di libertà dell’individuo-cittadino”, non negoziabile che fa riferimento al diritto naturale radicato nella natura umana, nella ragione e per i credenti nella volontà divina, presente nella dichiarazione di indipendenza americana che mi permetto però di ricordare qui si differenzia dalla dichiarazione francese del 1789 che riconosce l’esistenza dei diritti naturali, ma ne sottolinea la connessione imprescindibile con la responsabilità individuale verso la collettività.

L’enfasi posta sull’uguaglianza riguarda tutti i cittadini, ma si realizza pienamente solo all’interno del patto sociale e della sovranità popolare. In questo contesto, i diritti non sono assoluti né statici: si trasformano, si condividono e si concretizzano in una dimensione sociale, regolata da leggi che ne garantiscono l’effettivo esercizio. Il diritto naturale, dunque, viene sì riconosciuto, ma trova la sua applicazione concreta nel diritto positivo — inteso come insieme di norme giuridiche “poste” (da positum, participio passato di ponere) che ne disciplinano il godimento.

Se questi sono i due elementi che costituiscono la vera e singolare identità della Nazione americana e l’obiettivo di Tramp secondo Galli della Loggia è quello di difendere questa identità riportando gli USA a tali principi fondatori, mi domando perché noi, cattolici e in un certo senso “figli” della Rivoluzione francese e del diritto positivo su cui si basa la nostra Costituzione, dovremmo aderire forzatamente ad un’identità altra e alternativa,
Una domanda che Galli della Loggia dovrebbe porre a chi fa dell’identità nazionale la propria bandiera.
Se lo sguardo dei nostri è rivolto all’ America e se l’identità americana originaria e autentica che Trump vuole restaurare è così diversa dalla nostra, corre non solo la curiosità, ma l’obbligo di comprenderne le caratteristiche se vogliamo opporci all’attuale maggioranza coinvolgendo la gente sulle questioni di fondo e non sulle polemiche soprattutto perché tale modello si fonda su un pensiero religioso ed identitario ben preciso realmente “alternativo” al nostro mondo di pensare che non è della ““sinistra””, né di una parte del paese, ma rappresenta la nostra identità di italiani,
Per questi motivi mentre ci accingiamo a trovare una modalità per far fronte alle NIN bisogna considerare che oggi non sono in gioco solo e tanto le Indicazioni Nazionali a cui la libertà di insegnamento e l’autonomia scolastica possono far fronte nell’immediato anche grazie alle critiche e alle indicazioni espresse da esperti e associazioni in questo anno, ma è in gioco la possibilità che, utilizzando la scuola il Governo possa cambiare l’identità stessa della Nazione e anestetizzare l’autonomia scolastica.
Per traghettare l’Italia verso una nuova identità è necessario alla maggioranza che il sistema scolastico sia in grado non solo di veicolare nuovi contenuti identitari di cui si occupano le NIN, ma sia anche in grado di uniformare i comportamenti di studenti e docenti al nuovo modello di educazione su cui puntano Trump e i suoi seguaci nostrani attraverso note, circolari, dichiarazioni del Ministro e lazioni ispettive.
Paradossalmente i difensori dell’identità italiana pare che vogliano importare e diffondere a forza un’identità e un’idea di educazione che non ci appartiene.
EVANGELICI E MAGA
UN COCKTAIL CHE FA VENIRE L’ULCERA ALLA SCUOLA
Entriamo dunque nei due pilastri di cui parla Galli della Loggia. Cominciando dal primo:. il “retaggio biblico-protestante” .
Le chiese evangeliche americane hanno avuto un ruolo cruciale non solo come base elettorale ma anche come laboratorio ideologico e culturale nell’elaborazione del pensiero del movimento Make America Great Again (MAGA).
Al centro di questo progetto politico c’è il sistema educativo perché è il contesto in cui è possibile convincere le nuove generazioni all’ idea di essere chiamate ad una “missione profetico-salvifica” che costituisce il nocciolo di quell’ identità nazionale americana citata da Gali della Loggia e ora dispersa.

Consiglio la lettura del libro “Battle for the American Mind” di Pete Hegseth e David Goodwin che , guarda caso, è presidente dell’ Association of Classical Christian Schools (ACCS), la principale rete di scuole che promuovono un modello educativo basato sulla tradizione classica cristiana, fondate e frequentate da famiglie in gran parte evangeliche che cercano un’alternativa educativa cristiana al modello educativo laico della scuola pubblica e di molte scuole private cattoliche.

Queste scuole sono in forte crescita e fiancheggiate da associazioni evangeliche e protestanti come Focus on the Family, The Gospel Coalition o Liberty University.
Faccio notare questo per far presente che dietro a Trump non ci sono solo “ bifolchi” delle fattorie dell’America profonda, come viene detto nei talk, né solo i miliardari, ma una larga fetta della società civile fortemente motivata al proselitismo perché si sente investita nuovamente come fu alle origini dal mandato messianico di diffondere, proprio partendo dalle scuole, una visione metafisica e teologica dell’uomo e del mondo come è nella loro tradizione evangelica.
L’EDUCAZIONE CLASSICA CRISTIANA

Perché un’educazione basata sulla tradizione classica cristiana può essere così potente ed efficace per fare grande una nazione?
L’educazione in questa visione è un atto spirituale che ha lo scopo di conformare l’individuo alla verità divina espressa nella Bibbia dando in questo modo certezze e non interrogativi. Si rifà alla tradizione scolastica medievale e rinascimentale , valorizza, lo studio del trivium (grammatica, logica, retorica), la lettura dei classici greco-romani e cristiani per trasmettere un forte senso di continuità e di appartenenza culturale all’occidente e richiede un curricolo centrato sulla verità oggettiva attraverso lo studio di filosofia, teologia, logica, latino e presuppone infine che i docenti si occupino anche dello sviluppo delle virtù che si manifestano nell’ obbedienza, nella disciplina e in comportamenti che aderiscono ad una precisa gerarchia morale che in America è in chiave cristiano-evangelica. Nell’educazione classica il docente non è un facilitatore, ma il magister che trasmette la sapienza.
Il volume sostiene che il sistema educativo americano è stato gradualmente infiltrato da un “pensiero” che ha rimosso i valori cristiani (direi meglio, evangelici) , la logica classica e la morale tradizionale dai programmi scolastici facendo venir meno nella gioventù i valori fondanti della Bibbia che risiedono nella conoscenza della propria storia e dalla propria identità cristiana e occidentale.
Il “cattivo maestro” numero uno, soprattutto per gli evangelici americani, è John Dewey per aver contribuito a laicizzare l’’educazione pubblica in America promuovendo una morale “civica” non basata su valori assoluti, ma sui valori costruiti socialmente e storicamente abbracciata dai democratici americani che hanno fatto della scuola pubblica un luogo di incontro di visioni diverse immaginando che in una società multietnica qual è quella americana di potesse raggiungere una formazione morale e sociale che ridefinisse una nuova identità nazionale riducendo però in questo modo il ruolo educativo della famiglia, la missione salvifica originaria dei primi coloni e ridimensionando il ruolo della religione e degli evangelici.
Oggi grazie alla vittoria di Trump è possibile, per gli autori del volume, cominciare a ri- conformare il sistema educativo americano all’educazione classica cristiana è questa è una priorità e una missione a cui gli autori chiamano gli americani per la salvezza della nazione in pericolo, da qui il forte legame tra patriottismo e religione, tra MAGA ed evangelici.
Alimentare la paura diventa una strategia per aumentare il proselitismo facendo crescere la percezione di un pericolo imminente, di un nemico da sconfiggere che attenta alla parte più intima della propria identità che è quella spirituale e conseguentemente si alimenta nelle persone il bisogno di fare qualcosa per salvare la nazione e se stessi.
Per farlo vengono individuati dei bersagli ben precisi : gli stranieri in particolare gli islamici e gli immigrati perché minano la supremazia cristiano- evangelica prima che “bianca” ( gli immigrati ispanici sono per la maggioranza cattolici!), l’aborto e le teorie di genere che non sono compatibili con la Bibbia, inducono al “peccato” e per questo minano la famiglia cristiana,
Per fare questo una delle chiavi decisive è essere in grado di controllare il sistema educativo.
Si tratta quindi secondo i due autori di una vera e propria “ battaglia” che le famiglie cristiane tradizionali devono combattere per riappropriarsi del sistema scolastico sia iscrivendo i figli alle scuole evangeliche facendone crescere il numero, sia pretendendo che nella scuola pubblica sia adottato il modello dell’educazione classica fondato su virtù, eccellenza e amore per Dio e per la patria. E’ la famiglia creata da Dio fin “dal principio” ad avere il mandato divino di educare i figli , direttamente a casa con l’educazione parentale a carico in particolare delle donne che dovrebbero per questa missione rinunciare al lavoro di cui nelle predicazioni si sottolineano in toni apocalittici gli effetti alienanti suscitando in questo modo un certo interesse .
Se il genitore è un buon cristiano non può tollerare un’educazione che non abbia al centro i valori della Bibbia.
Quando la famiglia delega questo compito deve assicurarsi che l’educazione avvenga secondo gli insegnamenti della Bibbia, da qui la necessità di un ferreo controllo della scuola pubblica.
Il paradigma pedagogico pluralista e inclusivo dei democratici secondo questa visione è da distruggere perché non forma cittadini liberi secondo il diritto naturale e pensanti con la propria testa ben indottrinata, ma individui confusi, scollegati dalla storia e dai valori fondanti che sono solo quelli originari come possono dimostrare additando la diffusione della droga, la delinquenza e l’accettazione sociale della presenza di nuovi tipi di famiglia come normalità disorientando i figli delle famiglie cristiane e minando l’efficacia seduttiva della predicazione religiosa,
Anche l’educazione civica ne è coinvolta poiché nella visione evangelica la salvezza è dono gratuito di Dio, non mediato da opere o istituzioni, in altre parole ti salva Dio.
In America il pensiero da combattere e da sostituire è denominato “progressista” descritto come un pensiero che piega e adatta i principi religiosi fondanti di un popolo alle sensibilità moderne smarrendo l’individualità propria dell’uomo; questo pensiero è denominato dal MAGA anche “marxista”, una parola che soprattutto negli USA evoca nell’immaginario collettivo il periodo del maccartismo quando si era dovuto fare quasi la stessa cosa che si sta facendo ora per evitare che prendessero piede quelle idee che potevano contaminare la cultura americana. Due termini usati consapevolmente proprio per screditare questo “pensiero”,
Il libro parla ovviamente del contesto americano con i suoi problemi specifici rispetto al sistema educativo statunitense e rispecchia il pensiero evangelico, ma è anche diventato di fatto il manifesto pedagogico del movimento MAGA .
Essendo l’America di Trump il faro ideologico del Governo italiano attuale e delle destre europee, una lettura di questo volume può aiutarci a capire il retroterra di tante affermazioni che ascoltiamo in Italia dai politici, dal Ministro Valditara sulla scuola e tanti comportamenti che qui in Italia possono sembrare esagerati, come andare in TV con il rosario in mano.
DIO PATRIA E FAMIGLIA
Quando sentiamo la parola “cristiani” da parte dei nostri politici al Governo ci dovremmo sentire sollevati e riconoscerci dalla stessa parte come loro vorrebbero, dovremmo però chiederci di quali “cristiani” stiamo parlando. di cristiani cattolici o di cristiani protestanti o ancora di cristiani cattolici conservatori scettici o addirittura ostili alle posizioni della Chiesa di Roma?
Non è un aspetto marginale perché vi è una certa differenza, se questa differenza ha ancora una certa importanza per noi, poiché l’identità di un popolo comprende anche il sentimento religioso. Chiederci di quale cristianesimo stiamo parlando è una domanda che dobbiamo porci visto che è proprio su una particolare e specifica visione del cristianesimo che si sta aggregando il nuovo movimento conservatore internazionale di cui l’America è leader e almeno due partiti della coalizione ne vogliono far parte da protagonisti.
E’ vero che in alcuni Paesi d’Europa e in Italia in particolare dove è molto diffuso un sentimento religioso il richiamo ai “valori cristiani” è usato in modo strumentale spesso come uno “specchietto per le allodole” per gli elettori ignari delle differenze teologiche che sono significative allo scopo di marcare la distanza da multiculturalismo, immigrazione, e liberalismo etico ecc. , rimane però un segnale, neanche troppo sublimale, di appartenenza o di vicinanza a due visioni ben precise del cristianesimo che hanno tra loro posizioni molto vicine su diverse questioni cruciali e divisive.
Da una parte quella evangelica americana di cui ho parlato e dall’altra quella del cattolicesimo conservatore.
Questa “santa alleanza” che ha al suo interno diverse sfumature che qui non è possibile trattare è in contrasto con il cattolicesimo sociale che da Papa Francesco con le sue encicliche andando a ritroso passa per il concilio Vaticano II fino alla Rerum Novarum di Papa Leone XIII del 1891 . Il fatto che il nuovo Papa abbia scelto il nome di Leone XIV probabilmente vuol forse dire che la Chiesa di Roma vuole tenere il punto nello scontro con questo “nuovo pensiero” alternativo esattamente come una parte della società italiana ed europea e questo non va dimenticato se si vuole costituire un’opposizione più ampia e significativa e svelare l’inganno dei nuovi crociati.
L’espressione “Dio, Patria e Famiglia” pertanto non è semplicemente uno slogan, né un segnale generico di apparenza al mondo cristiano, bensì un segnale di vicinanza ad una visione del cristianesimo che non è quella del cattolicesimo romano che connota ancora fino ad ora l’identità degli italiani e ammicca invece a quei gruppi cattolici in America e in Europa che sono contro l’ecumenismo, il dialogo interreligioso , l’apertura verso la democrazia liberale. il globalismo e l’ecumenismo che sono considerati come minacce all’identità cristiana.
Si spiegano così i dietrofront sull’ambiente di Trump o da noi di Salvini che contestano l’enciclica Laudato Si’ e Fratelli Tutti e le posizioni della Chiesa su ambiente, migrazioni e redistribuzione, si spiega perché alcuni movimenti vicini ad Orban promuovono una visione confessionale dello Stato e una lettura etico-politica della fede cattolica, vi è addirittura chi ritiene che i papi post-conciliari siano eretici e che la sede di Pietro sia vacante.
Queste riflessioni sono a mio avviso pertinenti per capire quale strategia di opposizione adottare in questo contesto perché gli interventi sulla scuola del nostro Ministro dell’istruzione e merito non hanno l’obiettivo di migliorare le modalità di apprendimento degli studenti e le loro competenze , ma al contrario di imporre in un modo mascherato facendolo passare per una riforma come un’altra questo “pensiero alternativo” che veicola una precisa visione religiosa dell’educazione e del mondo preparando così l’Italia consapevolmente o inconsapevolmente ad una società teocratica, quale sta diventando l’America con Trump. Una società in cui non c’è più bisogno della democrazia per permettere una mediazione tra visioni e culture diverse, perché dovrebbe alla fine esistere un pensiero unico basato sulla verità evangelica. Riducendo la democrazia al rito simbolico delle elezioni.

A guardar bene questa trasformazione in chiave teocratica della società da parte delle destre si può già vedere concretamente nell’ avvicinamento ideologico tra Netanyahu sostenuto dagli ultra ortodossi e Trump sostenuto dalla destra evangelica che parteggia apertamente per la politica di Netanyahu proprio per la sua marcata visione messianica e identitaria.

LE PRECEDENTI INDICAZIONI NAZIONALI E L’IDENTITA’ ITALIANA

Guardiamo adesso casa nostra. Da dove deriva invece il “pensiero” a cui si ispiravano le Indicazioni Nazionali del 2012, che vengono ora etichettate “di “sinistra”” dal Ministro e dalle forze politiche di Governo?
Innanzi tutto, dalla Costituzione, come si continua a ripetere, ma anche le NIN si riferiscono alla Costituzione che nel testo è citata ben 14 volte. Non è pertanto il riferimento alla Costituzione che conta, ma come il dichiarato si traduce in agito nelle indicazioni didattiche e pedagogiche delle due Indicazioni Nazionali
.
Non si sottolinea abbastanza il fatto che la Costituzione non è di ““sinistra”, ma è stata il prodotto di un compromesso tra culture politiche e filosofiche diverse come lo erano le forze che combatterono nella Resistenza.
Nella Costituzione troviamo i principi di libertà dell’individuo provenienti dal pensiero liberale, i principi di solidarietà e l’interclassismo di ispirazione cattolica e i principi di giustizia sociale e del ruolo attivo dello stato nell’aiutare i cittadini e in particolare i lavoratori tipiche della tradizione socialista.
I diritti naturali sono sicuramente presenti nella Costituzione italiana, ma sono subordinati alla legge positiva che li fa propri come espressione della sovranità popolare nel solco della tradizione europea ereditata dalla rivoluzione francese come scritto sopra.
E’ su questo imprinting culturale si è formata l’identità collettiva dell’Italia dal dopoguerra e ora è proprio questa identità che si vuole demolire approfittando della sparizione dalla scena politica dei partiti che diedero vita alla Resistenza e alla Costituzione e del fatto .che il testimone di tale pluralismo sia rimasto in mano ad un solo partito che per di più si dichiara di ““sinistra”” giustificando in un certo senso l’ accostamento strumentale e improprio tra Costituzione e ““sinistra””.
E’ del tutto evidente che la Costituzione si basa su un pensiero pluralista, che fa del confronto tra visioni diverse del mondo, dell’incontro e della mediazione un valore fondante del patto sociale.
Quello dei Costituenti non era relativismo, come direbbero gli evangelici americani o i cattolici conservatori nostrani, ma la consapevolezza, dopo due tragici conflitti mondiali, che la convivenza e la pace non si basano su verità assolute.
Di fronte a questo nuovo pensiero-guida proveniente dall’America che mescola diritto naturale e cristianesimo evangelico vale la pena di osservare con più attenzione il modo con il quale il pensiero cristiano è presente nella nostra Costituzione.

Ci accorgiamo allora che è presente nella visione cattolica e non in quella protestante tramite il contributo nella Costituente dei deputati della Democrazia Cristiana che è stata l’interprete politico del cattolicesimo sociale, e che nella stesura della Costituzione ha avuto un’influenza determinante nel definirne il profilo valoriale avendo avuto nell’Assemblea costituente un peso numericamente pressoché identico a quello della “sinistra”.

IL CATTOLICESIMO SOCIALE

Vale la pena di accennare anche se a grandi linee in cosa si caratterizza questo cattolicesimo sociale che ancora oggi connota gran parete della nostra identità nazionale per comprenderne almeno in sintesi la distanza che lo separa dalla visione evangelica. del rapporto con la società che Valditara e compagni vogliono introdurre sotto mentite spoglie.
Il cattolicesimo sociale non nega il cristianesimo classico, ma lo rilegge alla luce della modernità. La società può essere così letta alla luce del Vangelo.
A fondamento di tale pensiero vi è da una parte quella che viene definita la “dottrina sociale della Chiesa” e dall’altra il “personalismo cristiano” che riguarda il modo in cui viene concepita la persona umana, il suo ruolo nella società e il rapporto tra fede e giustizia sociale.
Il cattolicesimo sociale vede nel Vangelo non solo una via di salvezza personale, ma anche una proposta di trasformazione sociale.
La Costituzione italiana nella formulazione degli articoli oltre al pensiero delle altre forze politiche ha recepito la visione cattolica della dottrina sociale prefigurando una società inclusiva, dinamica, orientata alla pace e alla giustizia in cui è lo Stato a promuovere la giustizia sociale, l’equità e la partecipazione secondo principi di dignità, solidarietà, sussidiarietà e il raggiungimento del bene che non è individuale, ma comune.
Di conseguenza le Indicazioni Nazionali precedenti richiamandosi alla Costituzione hanno nella loro impostazione pedagogica anche l’impronta del cattolicesimo sociale che è molto diversa dalla visione evangelica e protestante dell’educazione che abbiamo visto.
Ad esempio, troviamo nelle Indicazioni precedenti l’affermazione che la scuola “riconosce ogni alunno come persona unica e irripetibile, con diritti e potenzialità.” che ciascun istituto è una comunità educante “che accoglie, include, valorizza le differenze.” e “che collabora con le famiglie e con il territorio per costruire percorsi condivisi” mettendo in pratica uno dei principi della Dottrina sociale della Chiesa per la quale lo Stato sostiene, ma non sostituisce, la famiglia. L’autonomia scolastica e la normativa e hanno una visione dei diritti come strumento di emancipazione, giustizia e solidarietà e rimozione degli ostacoli che limitano libertà e uguaglianza.
Un passaggio che ben chiarisce la differenza tra la visione messianica americana e quella costituzionale è rappresentato proprio dall’attenzione alle famiglie. Gli organi collegiali e l’autonomia scolastica compresa la legge 107 danno ampio spazio nella scuola al ruolo delle famiglie dando anche loro il potere di incidere sulle decisioni come loro diritto, ma non come diritto individuale e non negoziabile, bensì come un diritto da esercitare in modo solidale con gli altri genitori in una condizione di eguaglianza sostanziale negli organi collegiali sottostando alle regole decisionali stabilite dalla legge per una comunità educante multiculturale.

l SISTEMA SCOLASTICO ITALIANO SPECCHIO DELL’IDENTITA’ PLURALISTA

Negli USA il primo emendamento impone anche nel sistema educativo una netta separazione tra stato e religione ciò ha alimentato un attrito tra laici e cristiani che ora sta portando all’ assalto al sistema scolastico laico guidato dagli evangelici. Un sistema non privo di incongruenze e difficoltà sicuramente da riformare, ma non da sostituire con uno teocratico.
In Italia invece il confronto tra mondo laico e cattolico è sempre stato aperto e costruttivo almeno per tre motivi.
Il primo è l’impronta sociale del cattolicesimo italiano che come ho scritto è dialogico e partecipativo e ha permesso un confronto non ideologico sul sistema educativo e sulle metodologie di apprendimento con le altre culture; il secondo è stata la possibilità , prevista dal concordato tra Stato e Chiesa, di un insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche statali anche se opzionale che è stato visto dal mondo cattolico come il riconoscimento di fatto dello Stato laico della dimensione spirituale come parte della formazione integrale ; il terzo motivo è il riconoscimento della parità scolastica delle scuole private e quindi anche delle scuole cattoliche e la loro collocazione nel sistema pubblico che ha permesso di fare del sistema scolastico italiano un contesto pluralista in grado di fornire non solo la trasmissione di saperi, ma anche una formazione morale, spirituale e sociale.
Questo grazie anche al fatto che le scuole paritarie cattoliche si sono poste nel solco della dottrina sociale della chiesa offrendo un modello integrativo, che coniuga fede, cultura e apertura al mondo, cercando di formare anche cittadini consapevoli oltre che spiritualmente maturi. Ha contribuito anche la posizione delle Chiese protestanti storiche che tendono a posizioni progressiste su diritti civili e inclusione.
Una linea di politica scolastica lungimirante in linea con la Costituzione mantenuta negli anni anche se ha creato parecchi malumori in una parte della “sinistra” e dei settori della società più intransigenti sulla laicità dell’istruzione pubblica e contrari al finanziamento statale.
Questo contesto di apertura e di confronto ha permesso che le Indicazioni Nazionali precedenti potessero ispirarsi anche a Dewey che in America è stato messo al bando dagli evangelici per la sua visione laica della scuola. Una gran parte del mondo cattolico italiano ha guardato con interesse alla valenza positiva del “learning by doing” , delle attività laboratoriali , del cooperative learning , dell’apprendimento come riflessione sull’esperienza ecc. recependo così almeno le proposte metodologiche più innovative di Dewey.
Il varo delle indicazioni Nazionali sull’insegnamento della Religione cattolica frutto di un accordo con la CEI hanno formalizzato una collaborazione strutturale tra Stato e Chiesa sul piano pedagogico questa volta nel quadro dell’autonomia scolastica tanto è vero che le Indicazioni per IRC fanno parte integrante delle Indicazioni nazionali condividendone l’impianto metodologico.
A questo proposito sarà interessante capire come la “nuova visione alternativa” delle NIN potrà convivere con quella delle Indicazioni attuali per l’IRC.

Guareschi, profondamente anticomunista ci presenta un Don Camillo e Peppone mentre agiscono insieme per il bene comune della loro comunità, anche se con visioni diverse .. incarnando perfettamente l’impegno di entrambi nel perseguire la giustizia sociale che rappresenta il nucleo profondo della convergenza tra cultura laica e dottrina sociale della chiesa che dal dopoguerra è giunta fino a noi e ora si vuole sradicare per poter importare una visione del mondo che non ci appartiene come Nazione, .

COME PIEGARE IL SISTEMA SCOLASTICO AL NUOVO “NUOVO PENSIERO”

Per conquistare il sistema scolastico a questa visione alternativa è necessario per il Governo agire sul piano normativo perché non si vuole un vero confronto tra “pensieri” diversi che è la base della democrazia .
Il ricorso al piano normativo permette di piegare chi la pensa diversamente attraverso l’obbligo di legge.
E’ un’operazione che taglia ogni possibilità di mediazione in un ambito come quello formativo, che tocca valori e principi identitari profondi della comunità nazionale.
Il problema non sta nel fatto che si vogliono portare avanti delle nuove idee, ma nel fatto che una maggioranza di Governo che in base ai voti ricevuti rappresenta nella realtà non il “pensiero” del popolo italiano e neppure della maggioranza o quasi, ma più modestamente il “pensiero” di 11.130.000 cittadini , cioè il 21,8 % degli italiani con diritto di voto, ha deciso che è arrivato il momento di dare una nuova identità all’intera Nazione educando tutta la restante popolazione che non l’ha votata a questo “nuovo pensiero” emergente modificando il modello educativo a cui è improntato il sistema scolastico.
La conferma che l’identità nazionale è altra rispetto al Trump-pensiero è stata data dalla reazione trasversale della gente comune nei confronti della guerra in Palestina.
Ancora una volta però torniamo in America per capire in che modo il pensiero MAGA si sta tramutando in azione politica e di conseguenza per capire meglio cosa si sta preparando per noi.
Il documento da leggere è il volume dal titolo “Mandate for leadership. The conservative promise”, scritto a più mani e realizzato dalla fondazione Heritage con il contributo di diversi analisti ed esperti di area MAGA.
Il volume ,contiene raccomandazioni dettagliate al nuovo presidente su come attuare il programma elettorale nei diversi ambiti dell’amministrazione .
Suggerisco la lettura del “Capitolo 11 Dipartimento della Pubblica Educazione” scritto da Lindsey M. Burke .
Qui con perfetta sintonia con il volume citato sull’identità religiosa è suggerito al Presidente come procedere per estromettere il pensiero “progressista” dal sistema educativo e prenderne il controllo attraverso una serie di provvedimenti amministrativi e ordini esecutivi. Una lettura veramente istruttiva.
Qui i due pilastri dell’identità americana evocati da Galli della Loggia si fondono sul piano politico e operativo. Mi soffermo solo su alcune di queste indicazioni relative alla scuola.
Per “estromettere il “pensiero progressista” ri-consegnando il sistema scolastico alle famiglie sono indicate due strade una finanziaria e l’altra strutturale.
Finanziando direttamente le famiglie invece delle scuole attraverso voucher individuali è possibile ridare alle famiglie la libertà di scegliere il modo che ritengono più opportuno per educare i figli a cominciare dalla homeschooling che così può essere sovvenzionata al pari dell’iscrizione alle scuole private cristiane o alle charter schools pubbliche simili alle nostre scuole autonome dove i genitori possono determinare la scelta dei modello educativo e dei contenuti del curricolo in mancanza di indicazioni federali, oppure alle Alpha School, altro esempio di rete di scuole private statunitensi (infanzia e superiori) in espansione negli ultimi anni fondata dalla psicologa MacKenzie Price e sostenuta finanziariamente dal movimento MAGA che propone una scuola radicalmente innovativa basata sull’intelligenza artificiale in cui è bandita dal curricolo qualsiasi tematica sociale controversa , dove ogni studente segue un percorso di poche ore al giorno tramite app educative e senza compiti a casa, mentre le altre ore sono dedicate allo sviluppo di competenze trasversali con attività laboratoriali e attività sportive per le i quali gli studenti ricevono fondi per progetti personali, viaggi o iniziative imprenditoriali e premi in denaro e dove non ci sono insegnanti , ma tutor o guide ( ben pagate!) che supportano solo la crescita emotiva e motivazionale degli studenti.
In Italia la possibilità di finanziare le famiglie con i voucher esiste già , ma per lo più nell’ambito del welfare regionale per l’acquisto di libri e materiale scolastico e per i redditi bassi, ma la strada è aperta e lo sarà maggiormente soprattutto con l’autonomia regionale, fin da ora, ad esempio, la Regione Piemonte permette di utilizzare il voucher anche per l’iscrizione alle scuole private e per redditi non proprio bassi.
Sul piano strutturale il suggerimento per il Presidente , già recepito dall’Amministrazione Trump, è di smantellare completamente il dipartimento dell’istruzione con le sue agenzie federali controllato di fatto dai democratici, visto che in America non è previsto uno spoil system per i quadri intermedi, in modo da liberarsi di un apparato burocratico centrale definito “progressista” che negli anni scorsi è stato in grado di condizionare e indirizzare le scelte educative degli istituti e delle università subordinando il finanziamento dei progetti e degli istituti scolastici e l’accreditamento all’adozione di misure di equità e giustizia nell’accoglienza e nella frequenza degli studenti di etnie diverse o di ceti sociali in difficoltà .
Al posto della cosiddetta burocrazia federale centralistica, sempre seguendo il principio della libertà di impresa e della non ingerenza dello Stato, viene dato spazio alla presenza nel ruolo di coordinamento territoriale ad agenzie indipendenti soprattutto del Terzo settore e dell’associazionismo religioso nonché viene ridefinito e valorizzato il ruolo degli stati federali con l’idea che l’educazione debba riflettere i valori locali familiari e dell’impresa incentivando anche l’apertura di college tecnici e professionali per ridimensionare in un certo senso il sistema universitario tradizionale che rappresenta in gran parte una roccaforte del pensiero progressista.
In Italia la situazione è rovesciata. Con l’autonomia scolastica e la presenza degli organi collegiali il ruolo del Ministero è stato già ridimensionato. A differenza dell’America sono le scuole autonome a rappresentare il vero ostacolo alla diffusione in tutto il sistema scolastico di questa “visione alternativa”: i maestri che espongono i cartelli sulla pace dei loro alunni, il consiglio di istituto che chiude la scuola in occasione del Ramadan, la professoressa di Palermo che non impedisce agli studenti di paragonare il decreto sicurezza alle leggi razziali ecc. .
Non potendo uniformare nel breve periodo il “ pensiero” delle famiglie e dei docenti poiché di fatto, come ho cercato di chiarire in questo intervento, i valori e i principi presenti nella società italiana sono l’espressione di un’identità ancora lontana da quella che si vuole introdurre, la strategia che il Governo e il Ministero sono costretti a praticare, oltre al varo di dispositivi normativi veri e propri come le NIN, è quella di riprendere il controllo delle scuole senza abolire d’emblée l’autonomia didattica e intervenendo d’autorità con circolari, note , raccomandazioni e interpretazioni, invio di ispezioni, comunicazioni riservate ai dirigenti su questioni su cui le scuole dovrebbero avere appunto l’autonomia decisionale .Ad esempio l’introduzione del latino nelle more di una legge del Parlamento a cui spetta l’inserimento di nuove materie scolastiche dispone di utilizzare per tale insegnamento nell’attesa di un tale provvedimento la quota oraria dell’autonomia sottraendo così d’autorità un pacchetto di ore alla libera scelta della comunità scolastica, come fa notare il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione nel parere sulle NIN.
Le Nuove Indicazioni Nazionali rappresentano un primo tassello introducendo per legge come obbligatori certi contenuti cari al proprio elettorato di riferimento in un documento formale da utilizzare per giustificare azioni disciplinari nei confronti dei docenti.
Ma le Indicazioni non bastano, è necessario garantire alle famiglie degli elettori della maggioranza la libertà di esercitare un controllo individuale sull’educazione dei propri figli come promesso durante le campagne elettorali (vedere il programma della Lega) , ecco allora il decreto del Ministro sul consenso informato ora in discussione con altri interessanti obblighi e sanzioni guarda caso avanzati in particolare dalla Lega in Commissione.
L’introduzione del latino, le disposizioni sul voto di condotta, sullo smartphone, gli interventi per suggerire modifiche ai regolamenti di istituto che nascono e sono concepiti anche nella normativa come strumenti formativi da adeguare ai vari contesti e non solo e non tanto come strumenti sanzionatori uguali per tutti sono invece tentativi di condizionare l’autonomia e fare pressione sul personale scolastico con la minaccia di sanzioni per chi non si adegua, mentre per i dirigenti pende come minaccia la valutazione ministeriale che incide sulla carriera.

Tutti questi non sono altro che tentativi di riprendere di fatto il controllo della didattica in modo surrettizio toccando la libertà professionale del docente nei suoi organismi progettuali e la libertà decisionale della comunità educante per come è definita dall’autonomia.

UN CAMBIO DI PASSO NELL’OPPOSIZIONE

Per questo motivo per realizzare una piattaforma di opposizione che ponga le basi per una strategia comune in grado di coinvolgere colleghi , famiglie, studenti e soprattutto la società nel suo insieme è necessario a mio parere andare oltre la pur importante protesta e critica alle Nuove Indicazioni o di volta in volta ai singoli provvedimenti per non farsi imbrigliare nelle singole polemiche e portare in primo piano la vera questione a cui ci troviamo di fronte partendo dal basso e dalle famiglie all’interno delle singole comunità scolastiche nel momento in cui ci si confronta nelle scelte didattiche per realizzare il curricolo di istituto che va approvato dalla comunità scolastica che ne diventa così responsabile e a cui spetta il compito di difenderlo nei confronti del Ministero nel caso di ingerenze non giustificate dalla normativa ancora in essere.
Bisogna essere consapevoli che gli interventi se presi singolarmente fungono da distrattori e non a caso vengono preannunciati prima di attuarli per far convergere l’attenzione e le energie dell’opposizione su singole questioni, certo importanti in sé, ma su cui è più facile smontare le obiezioni agli occhi dell’opinione pubblica utilizzando il linguaggio “tranchant” dei social o in modo più raffinato presentando le critiche come un’opinione in una disputa tra esperti . Né si può utilizzare gli i organi collegiali per far la conta di chi è a favore di questo o di quello.
Già la professoressa Perla in un’intervista ha spiegato che a metter mano alle Indicazione è stato un gruppo di esperti di prim’ordine! C’è chi dice una cosa e chi controbatte dicendo il contrario, chi mai avrà ragione? Solo l’occidente conosce la storia? E’ giusto o non è giusto avere lo smartphone a scuola?
Si tratta di una modalità comunicativa che alimenta la propaganda che addita la “sinistra” come rissosa e pretestuosa.
E’ esemplare “Prove Me Wrong” un format di successo di Charlie Kirk in cui sfidava ad un debate a due quegli oppositori che pensavano di riuscire a smontare le sue affermazioni con la logica, ogni volta, però, questi volontari uscivano ridicolizzati pubblicamente grazie alla sua abilità oratoria nel riformulare le contestazioni degli interlocutori rendendole più facilmente confutabili o ricorrendo nella risposta a verità assolute per far apparire inconsistenti le obiezioni.
Questa strategia cerca di disorientare e dividere chi critica questi provvedimenti. Non ha importanza sapere quanti siano d’accordo sul latino o sullo smartphone se non si prende coscienza che il problema è l’approccio complessivo e il concetto stesso di educazione ad essere messo in gioco.
Questo approccio più olistico richiede un’opposizione politica, sindacale e delle associazioni che sia in grado di vedere l’azione del Governo sulla scuola rispetto alla finalità complessiva che vuole raggiungere e affrontare sul piano parlamentare e legale e della mobilitazione questa azione di erosione delle prerogative dell’autonomia scolastica da parte del Ministro che approfitta del fatto che nelle scuole non esiste purtroppo ancora dopo 20 anni una vera cultura dell’autonomia per cui qualsiasi azione del Ministro viene considerata non un’indicazione, ma un comando a cui sottostare nonostante l’autonomia permetta tutto ciò che non è espressamente proibito con gli strumenti normativi corretti.
Il Ministro lo ha ben capito tanto che nel decreto sul consenso informato sono stati introdotti espressamente dei divieti ben precisi. Una modalità questa che sarà usata sempre più spesso unitamente ai provvedimenti disciplinari e all’utilizzo degli ispettori.
Per finire non va sottovalutato il ruolo politico della Lega nei confronti degli alleati nel prendersi carico del compito di ricondurre la scuola sotto il controllo ideologico del Ministero con un’azione decisa e diretta alla Saint-Just potremmo dire.
L’aria che tira va in questa direzione , vista la recente proposta di Legge dell’onorevole Gasparri che, anche se di Forza Italia, rincorre la Lega volendo addirittura vietare ai docenti di parlare in aula in modo critico delle scelte del governo di Israele con la scusa dell’antisemitismo, facendo capire che è meglio abbandonare lo studio della storia contemporanea dove di questi tempi qualsiasi lezione può offrire l’occasione per un’accusa di voler influenzare gli studenti su idee di “sinistra”.

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