di Pietro Calascibetta
L’undici maggio mi sono imbattuto su Facebook in un post di Christian Raimo in cui si augura che con le prossime elezioni “oltre a questo governo, il vento si porti via anche tutta la fuffa dell’identità italiana” includendo in questa “fuffa” anche quella in chiave progressista a suo tempo proposta da Ciampi e trasformatasi anch’essa, secondo Raimo, nel “collante delle peggiori culture politiche.”
Nel Post , Raimo inserisce la copertina del suo volume “Contro l’identità italiana” edito da Einaudi nel 2019, probabilmente a voler dire che cimentarsi nella ricerca e nella definizione di un’identità nazionale realmente condivisa sia di per sé un’impresa quasi inutile e sempre più ingannevole perché “il dibattito intorno all’identità italiana si è ormai infilato nel vicolo cieco di un nazionalismo muscolare, che alla ragione preferisce la retorica e la propaganda”, come afferma nel suo breve, ma denso saggio a cui presumibilmente rimanda.
L’identità, checché se ne dica, è comunque diventata la questione intorno alla quale si gioca e si giocherà la partita della conquista dell’egemonia culturale delle nuove destre come porta di ingresso alle democrature e di conseguenza la tenuta delle democrazie, non solo in Italia.
Ma la questione dell’ “identità italiana” è effettivamente così tossica da doversene stare alla larga? Con quali conseguenze?
UN MOTIVO PER NON LASCIARE ALLA NUOVA DESTRA LA NARRAZIONE DELL’IDENTITA’ ITALIANA
La nuova destra da quando è al governo si è già impegnata in questa “guerra delle identità” e ha cominciato a farlo dalla scuola. Continua a leggere
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di Pietro Calascibetta




disegno di Matilde Gallo, anni 10[/caption]
di Pietro Calascibetta
“LA SCUOLA SI RIPRENDE LA PAROLA”
E’ sicuramente una buona notizia l’appello lanciato delle associazioni professionali AIMC-CIDI-MCE-PROTEO FARE SAPERE per rimettere in moto quel protagonismo del mondo della scuola che aveva contraddistinto gli anni ’70/80.
Allora si trattava di dare forma, metodologie e contenuti ad una scuola solo enunciata nella Costituzione e tutta da realizzare, oggi di rilanciare l’autonomia scolastica.
Ma perché è necessario “rilanciare l’autonomia”?
L’AUTONOMIA NON È UNA RIFORMA QUALUNQUE
L’autonomia che siamo chiamati a difendere fa parte di quelle riforme che sono state realizzate per attuare i principi della Costituzione.
In Italia il sistema scolastico del dopoguerra si è caratterizzato per una sostanziale continuità con il passato fascista e addirittura prefascista, fatta ovviamente eccezione per il maquillage degli elementi esplicitamente legati al regime tolti immediatamente.
Il dettato costituzionale ha cominciato ad attuarsi e a cambiare il nostro ordinamento scolastico solo negli anni successivi e per tappe attraverso quelle che noi chiamiamo sbrigativamente “riforme”.
Nello specifico gli organi collegiali hanno creato il quadro giuridico per “l’effettiva partecipazione” permettendo che la democrazia partecipativa da valore enunciato nell’ ultimo comma dell’art. 3 divenisse prassi anche nella scuola; l’autonomia scolastica a seguire ha creato il quadro operativo affinché la partecipazione non fosse solo formale dando “potere” e strumenti agli organi collegiali di adeguare la progettazione « ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti» nel territorio ponendo le basi per rendere possibile anche nella scuola un altro pilastro della democrazia: “l’autonoma iniziativa dei cittadini” (art.118); la rendicontazione sociale, lo Statuto delle studentesse e la valutazione di sistema attiene all’art.97 sulla trasparenza della pubblica amministrazione.