di Aluisi Tosolini
Si accende il dibattito sulle indicazioni nazionali (o i programmi?) per i liceiScorrendo i giornali (cartacei e on line) di ieri e di oggi non si può non notare che attorno alle indicazioni nazionali per i Licei si è già accesa una disputa specifica (un dibattito?) riferita alla letteratura italiana e in particolare attorno alla collocazione di Manzoni.
Claudio Giunta e Manzoni
Claudio Giunta, ordinario di Lingua e letteratura italiana all’università di Torino, è il coordinatore, assieme a Claudio Marazzini (emerito di Storia della lingua italiana), del gruppo di lavoro che ha scritto le indicazioni nazionali 2026 per il licei per Lingua e Letteratura Italiana.
In questi giorni sono state moltissime le voci che si sono alzate per criticare la scelta di collocare I Promessi sposi Manzoni solo al quarto anno di corso.
Si tratta di una discussione interessante che necessita però di essere collocata con precisione.
Sino ad oggi la lettura de I promessi sposi veniva altamente consigliata come lettura da fare nel biennio, in particolare al secondo anno del biennio. Come scrissero le indicazioni nazionali 2010: “lo studente….leggerà i Promessi Sposi di Manzoni, quale opera che somma la qualità artistica, il contributo decisivo alla formazione dell’italiano moderno, l’esemplarità realizzativa della forma-romanzo, l’ampiezza e la varietà di temi e di prospettive sul mondo ( si veda a pag. 196 delle Indicazioni 2010 – link).
Le indicazioni 2026 cambiano prospettiva e scrivono che I promessi sposi vanno collocati al quarto anno. Ma andiamo a leggere, dal testo delle Indicazioni Nazionali 2026, cosa si scrive al riguardo.
Primo biennio
Quanto a Manzoni, è debito ricordare che I promessi sposi entrano nei programmi scolastici negli anni Settanta dell’Ottocento perché si vuole affiancare ai modelli di prosa tre e cinquecenteschi un «classico contemporaneo». Com’è evidente, I promessi sposi non sono più un «classico contemporaneo». Al secondo anno del biennio, a discrezione dell’insegnante, in alternativa al romanzo di Manzoni sarà pertanto possibile far leggere integralmente agli studenti altri libri meno complessi dal punto di vista linguistico, rimandando la lettura dei Promessi sposi, in forma integrale o per brani, al quarto anno del percorso di studio, quando si affronta la letteratura dell’epoca di Manzoni.
Secondo biennio
In particolare, al quarto anno andranno letti come un normale romanzo, integralmente o per ampi brani, senza sommergerli di analisi in classe, i Promessi sposi di Alessandro Manzoni. Allenarsi a leggere testi lunghi, anche senza capirne ogni singola parola, è utile, specialmente per l’attuale generazione abituata alla comunicazione breve. Come già nei precedenti cicli, è consigliabile che la lettura di questi libri non sia verificata attraverso prove scritte (riassunti, schede), ma attraverso una discussione collettiva in classe, o con la presentazione (anche multimediale), fatta individualmente o a gruppi, di concetti, personaggi, brani particolarmente significativi.
Quinto anno
Al quinto anno, in più, è importante che gli studenti si formino un’idea della storia letteraria contemporanea, e che guardino alla letteratura come a un’arte vitale, che ha molto di interessante da dire sul mondo che li circonda. Perciò, quest’ultimo anno sarà dedicato allo studio della letteratura post-unitaria. A questo scopo, è opportuno che autori cruciali come Manzoni e Leopardi vengano studiati al quarto anno; ed è opportuno che lo studio della Commedia di Dante si estenda su due, e non su tre anni.
Premesso che ancora oggi spesso I Promessi sposi si trascinano anche nel quinto anno, così che all’esame di stato i “programmi svolti” vedono presenti autori che è difficile definire contemporanei (per i poeti: Ungaretti, Pascoli, un po’ di Montale, quasi nulla Pasolini, nulla Bertolucci, zero Cappello, ad esempio), molti docenti e non solo hanno contestato la scelta di trattare Manzoni come un autore “qualsiasi” togliendolo dal piedistallo della lettura integrale o quasi nel biennio.
A tutti costoro Claudio Giunta ha risposto in modo molto pacato e argomentato con un lungo articolo pubblicato ieri da Il Post a cui rimandiamo. Non sono un esperto di letteratura italiana e quindi non esprimo alcun parere al riguardo ma posso dire per esperienza di dirigente scolastico che non posso che concordare con quanto raccontato da Giunta al punto 6. dove scrive: “È tradizione che si leggano integralmente I promessi sposi al secondo anno di liceo. «È tradizione» non vuol dire né che si faccia davvero (la scuola è piena di cose che si scrivono ma non si fanno, e girando per le scuole da anni ho visto che buona parte degli insegnanti I promessi sposi li “fa” a pezzetti – qualche pagina dei primi capitoli – o non li “fa” proprio) né che sia sensato farlo”. Ecco, la scuola è piena di cose che si scrivono ma non si fanno. E Manzoni è spesso una di queste cose.
Galli della Loggia e i programmi scolastici.
Con molta minore pacatezza Ernesto Galli della Loggia interviene oggi (26 aprile) sul Corriere della sera (nella rubrica Il corsivo del giorno pag. 28) parlando nuove Indicazioni e tiro al bersaglio.
Tiro al bersaglio contro gli estensori delle nuove indicazioni che a suo dire non sono stati scelti perché amici degli amici o per una precisa collocazione culturale e che adesso vengono attaccati da “una parte faziosa e attaccabrighe che incurante di tutto (ad esempio del fatto che, come nel caso della polemica odierna su Manzoni, c’è una fase preliminare di discussione pubblica in cui per l’appunto bisognerebbe discutere, non mettere mano alla pistola), non vede l’ora di iniziare il tiro al bersaglio”.
Fin qui nulla di nuovo.
Molto più interessanti (e preoccupanti) sono le prime righe del corsivo dove lo storico Galli della Loggia, autore con Loredana Perla (coordinatrice delle Indicazioni nazionali) del famoso testo Insegnare l’Italia che è alla base della svolta culturale delle indicazioni nazionali per il primo ciclo (diventate legge da poco). Ebbene, cosa scrive Galli della Loggia? Leggiamo:
Prendo la parola per fatto (quasi) personale. Che però s’intreccia con una faccenda che non lo è per nulla, e cioè con quella sorta di tragicommedia nazionale che sta diventando la redazione dei nuovi programmi per la scuola (alias, in omaggio al politicamente corretto, «Indicazioni nazionali»).
Ecco, che Galli della Loggia non abbia ancora capito (e sì che glielo avranno spiegato !, spero) la differenza tra programmi e indicazioni nazionali è davvero preoccupante.
Che lui la differenza non l’abbia capita risulta del resto evidente dalla parte di indicazioni che ha coordinato, ovvero la parte di Storia. Dove leggiamo, ad esempio:
“Nella costruzione dei percorsi didattici non potranno essere tralasciati i seguenti nuclei tematici (indicati in corsivo), al cui interno si evidenziano alcuni punti rilevanti che i docenti potranno variamente approfondire e integrare in relazione ai diversi percorsi liceali..”.
E a questa frase fanno seguito 14 nuclei tematici per il primo biennio, 15 per il secondo biennio e 14 per l’ultimo anno. Ogni nucleo tematico è poi descritto per almeno 3 – 4 righe con precise indicazioni di contenuti.
Per esemplificare riporto qui il testo di tre dei nuclei tematici del quinto anno:
- La Seconda guerra mondiale. L’espansionismo tedesco. La conferenza di Monaco. Il patto Ribbentrop-Molotov. L’aggressione alla Polonia e l’intervento franco-inglese. L’espansione sovietica nell’Europa nord-orientale. L’entrata in guerra dell’Italia. Le vicende militari dalla sconfitta della Francia a Stalingrado. Pearl Harbor e l’intervento degli Stati Uniti. Lo sterminio degli ebrei. La sconfitta italiana in Africa e lo sbarco degli Alleati in Sicilia. La crisi e la caduta del fascismo. Il governo Badoglio, l’armistizio e la disgregazione delle strutture statali dopo l’8 settembre. Il dramma del confine orientale, le foibe.
- Fine della guerra e inizio del confronto Est-Ovest. La Repubblica sociale italiana e la guerra civile. L’organizzazione politica e militare della Resistenza italiana. Lo sbarco in Normandia e il fallito attentato a Hitler del 20 luglio ’44. L’avanzata dell’Armata Rossa nel cuore dell’Europa e la caduta di Berlino. La bomba atomica contro il Giappone e la fine della guerra. Il tribunale di Norimberga. La divisione dell’Europa tra democrazie e regimi comunisti. Il piano Marshall.
- L’Italia democratica. I governi di coalizione antifascista, il referendum monarchia-repubblica e il voto alle donne. Il trattato di pace e la perdita dell’Istria. La Costituente. Le elezioni del 18 aprile ’48 e l’inizio del centrismo. De Gasperi e Togliatti. Riforma agraria e Cassa del Mezzogiorno. Ricostruzione e “miracolo economico”. Le migrazioni interne. Il luglio 1960 e la svolta del centro-sinistra. Il Concilio Vaticano II. L’inizio della società dei consumi.
(En passant segnalo che pur nella minuziosa elencazione dei contenuti e dei fatti manca la data del 25 aprile. Una svista in cotanta minuzia?)
Comunque sia, è evidente che Galli della Loggia non ha capito cosa sono le indicazioni nazionali e in che cosa consista la differenza con il concetto di programma. E infatti ha scritto un programma.
Di cui nessuno in pratica terrà conto non perché, come ha scritto Claudio Giunta, la scuola è piena di cose che si scrivono ma non si fanno, ma proprio perché il lungo e dettagliato elenco di Galli della Loggia è un programma.E i programmi non esistono da almeno 26 anni in Italia.
E non è una questione di omaggiare il politicamente corretto (come lui scrive). Son proprio due cose diverse. E, tra l’altro, normate da una legge.
Che Galli della Loggia non lo sappia (o faccia finta di saperlo) è grave. Soprattutto perché è stato chiamato a scrivere una parte di indicazioni nazionali. Ma lo ha fatto pensando di scrivere un programma.
Qualcuno lo avverta!
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