Buon Natale, ma il presepe dov’è finito?

di Aluisi Tosolini

Puntualmente anche in questo avvento (che, per i non cristiani, ricordo essere il periodo liturgico di 4 settimane che precede il Natale e nel quale si celebra, appunto, l’attesa della nascita di Gesù di Nazaret) molte sono state le polemiche. Consuete e a questo punto esse stesse tradizionali.
Polemiche per cosa?
Per l’assenza del presepe nelle scuole, per i canti di Natale senza Gesù e cose simili.

Dove è Gesù di Nazaret?

Viste le polemiche uno si aspetterebbe di trovare presepi e canti sacri a ogni piè sospinto non solo fuori dalle scuole ma anche nelle stesse nuove indicazioni nazionali pubblicate il 9 dicembre 2025.
Mi sono così messo di impegno per verificare se fosse vero e, seguendo le orme delle mitiche tre città, Atene Roma Gerusalemme, sono andato a cercare Gesù, Nazaret, Betlemme e Presepe nel testo delle indicazioni nazionali.

Con mia assoluta sorpresa ho scoperto che non c’è alcuna ricorrenza per queste parole nel testo delle indicazioni nazionali.
E, a dire il vero, non c’è da nessuna altra parte o quasi nella iconografia odierna del Natale. Continua a leggere

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Cyberguerra, attacchi preventivi, intelligenza artificiale e nuovi paradigmi

Il punto di vista di Mariarosaria Taddeo e Luciano Floridi

di Aluisi Tosolini

L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone (qui la sua bio), già capo di stato maggiore della difesa e da inizio 2025 presidente del comitato militare della Nato, nei giorni scorsi ha sollevato un polverone internazionale con una sua intervista al Financial Times.

L’ammiraglio, in sostanza, ha detto che la Nato «sta valutando tutto. Sul versante cyber siamo in un certo senso reattivi. Stiamo pensando a essere più aggressivi o più proattivi». Il Manifesto sintetizza così: “l’idea di fondo, veicolata in poche frasi, è che in materia di cybersicurezza (attacchi informatici o sabotaggi) possa essere necessario cambiare approccio, dirigendosi verso modalità più «assertive». Pur continuando a considerare un «attacco preventivo» come una «azione difensiva. È qualcosa di lontano dal nostro normale modo di pensare e comportarci». Il messaggio, in ogni caso diffuso a mezzo stampa, è per stessa ammissione di Cavo Dragone, un invito alla riflessione per i membri dell’alleanza, anche perché – ha detto – al momento esistono «molti più limiti rispetto alla nostra controparte, per motivi etici, legali e giuridici». Continua a leggere

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Valditara, La rivoluzione del buon senso. Per un paese normale

Recensione a cura di  Aluisi Tosolini

Il nuovo libro a firma del ministro Giuseppe Valditara è stato pubblicato a fine luglio. L’autore stesso lo ha presentato prima a Viareggio il 29 luglio e poi, con un intervento a propria firma, sul Corriere della sera del 31 luglio 2025 dove la pagina 28, dopo aver aperto con la notizia della approvazione della norma sul “6 in condotta”, al piede ospita l’intervento del ministro così titolato: «Il buon senso? La forza rivoluzionaria di un Paese normale Il libro di Valditara, la riflessione: l’avversario politico non diventi un nemico da abbattere e delegittimare »

L’obiettivo del volume

L’obiettivo del volume è chiarissimo dalla prima riga di testo (“Un paese normale esprime una forza tranquilla: è la forza che garantisce il benessere e la sicurezza all’interno, l’autorevolezza all’esterno” pag. 1) all’ultima pagina: “nessuna ricostruzione materiale di una nazione potrà fondarsi su solide basi senza una sua ricostruzione spirituale… senza una rivoluzione culturale che riporti la naturalità, la normalità di certi valori e di certi principi nella società, partendo dalle scuole, dalle università, per finire nei tribunali e quindi nella cultura. Serve insomma la rivoluzione del buon senso. Esiste in Italia una maggioranza morale di cittadini che crede nel futuro della nostra patria, che condivide le esigenze di serietà, di buon senso, di realismo, di una politica concepita per difendere il bene comune e gli interessi nazionali, una maggioranza morale che non ha dimenticato i grandi valori della nostra storia migliore, che sono alla base della nascita stessa della Repubblica e che nessuno Sessantotto o Settantasette, nessun rigurgito neocomunista, wokista o internazionalista potrà cancellare. E’ a questa maggioranza morale che noi dobbiamo rivolgerci, per mobilitarla a fianco di chi sta lavorando per ridare fiducia, speranza e forza alla nostra Italia” (pp 154-155).

La ri-voluzione necessaria

Ecco, il libro è in sostanza tutto qui. Squadernato con precisione e chiarezza.

C’è una rivoluzione da fare, e rivoluzione nel senso etimologico pieno del termine che, dal latino così spesso citato dall’autore (ma non in questo caso) significa re-volvēre, ovvero girarsi e tornare indietro. Continua a leggere

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Sii maturo, ma a modo mio: i “consigli” di Valditara in stile Foucault

di Aluisi Tosolini

In queste settimane è montata una ben strana discussione, nata a partire dal rifiuto di pochissimi studenti che al colloquio dell’esame di stato si sono rifiutati di parlare / rispondere alle domande dell’attonita commissione, motivando questa scelta come una protesta nei confronti della scuola stessa e del suo modo di (non) considerare gli studenti. Tutta presa da miti tardo performativi aziendalisti, quando non da teorie del tipo “per apprendere occorre soffrire”. Quale è stata la risposta del mondo della scuola di fronte a queste scene? Mi pare che le varie risposte possano essere racchiuse in alcuni “idealtipi”.

  1. Docenti (e altri attori vari del mondo scolastico) attoniti. Non capiscono il senso della protesta. Capiscono però che si tratta di un modo per dire che il loro lavoro viene svalutato. Alcuni alzano le spalle e se fregano (posizione tra le più diffuse nel mondo della scuola, non fosse altro che per istinto di sopravvivenza), altri si incazzano (dopo Trump il termine mi pare sia stato definitivamente sdoganato) e (sui social) dicono ai ragazzi e alle ragazze che l’esame è una cosa seria, mica come un like sui social.
  2. Docenti (pochi) e commentatori vari (psicologi, antropologi, educatori vari, oppositori del Valditara pensiero) plaudono alla scelta dei ragazzi ma in sostanza degli stessi se ne fregano perché a loro interessa mettere in evidenza che la scuola fa un po’ schifo e che la colpa, ovviamente, è di chi fa il ministro dell’istruzione e dei suoi accoliti
  3. Docenti (pochissimi) e commentari vari (in numero altrettanto esiguo) che dicono: e se provassimo ad ascoltarli, questi ragazzi? Magari capiremmo qualcosa di più. Magari non saremo d’accordo ma dovremmo comunque ascoltarli. Proviamo a sentire la loro voce, il loro vissuto.
  4. Il ministro Valditara e l’On Sasso (più tutta una schiera di giornali amici, seguaci vari, esperti a saltare sul carro del vincitore, come ha fatto persino uno dei sindacati dei dirigenti che rivendica a ogni piè sospinto l’autonomia) hanno invece pensato – geni – che la soluzione è semplice: basta cambiare legge sugli esami di stato così da poter bocciare chi fa scena muta (meglio: chi si rifiuta) al colloquio. La legge attuale, infatti, porta necessariamente al superamento dell’esame di stato se si arriva al colloquio con già 60 o più punti acquisiti con curriculum e due prove scritte. Sulla fattibilità di una simile norma ha già scritto stupendamente Reginaldo Palermo su Tecnica della scuola e rimando ai suoi interventi (link1, link 2). Discuto invece qui seguito non tanto il tecnicismo con cui il ministro cercherà di risolvere la questione quanto il senso profondo della sua posizione.

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Attività educative su sessualità, affettività ed etica: tre proposte di legge per il consenso informato

di Aluisi Tosolini

In questi giorni la Commissione VII della Camera ha iniziato la discussione sul Disegno di legge n 2423 presentato dal Ministro Valditara il 23 maggio 2025 avente per oggetto Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico.

Sulla stesso tema esistono però altre due proposte di legge presentate a febbraio 2025 dai primi firmatari, onorevoli Sasso (Lega) e Amorese (Fratelli d’Italia).
La commissione VII ha deciso di procedere mediante unificazione dei tre testi.
Al momento non è stato ancora presentato il testo unificato.

Nell’allegato ho provato a mettere assieme i tre testi mediante una tabella che raggruppa gli articolati che si riferiscono agli stessi argomenti.


Analisi delle tre proposte di legge

Qui di seguito una breve analisi delle tre diverse proposte

La proposta VALDITARA

La proposta nel ministro Valditara (n. 2423) ha un titolo generico e si concentra poi solo sul tema del consenso informato preventivo dei genitori (o degli esercenti la potestà genitoriale, immagino, anche se non esplicitato ) e degli studenti maggiorenni che va richiesto preventivamente in caso di attività che riguardino temi attinenti all’ambito della sessualità. L’art. 1 comma 1 non chiarisce bene quale sia la natura di queste attività e siccome al comma 2 si parla di attività extracurricolari forse il primo comma intende le attività curricolari.

Comunque sia il consenso informato va chiesto mettendo a disposizione  sia il materiale didattico che si intende utilizzare sia gli obiettivi educativi e formativi, i contenuti, gli argomenti, i temi e le modalità di svolgimento delle attività di cui al primo periodo; vanno anche definite e resa  nota l’eventuale presenza di esperti esterni o di rappresentanti di enti o di associazioni a vario titolo coinvolti.

Chi non consente si astiene dal partecipare a tali attività ma la scuola (nella sua autonomia, didattica organizzativa… frase che sembra tanto un ossimoro o una presa per i fondelli) deve organizzare attività alternative.

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Vietato l’uso dello smartphone nelle scuole superiori

di Aluisi Tosolini

Era stata ampiamente annunciata ed è alfine giunta.

Parliamo della circolare ministeriale n. 0003392 del 16 giugno 2025 con cui “facendo seguito alla nota ministeriale n. 5274 dell’11 luglio 2024, riguardante il primo ciclo di istruzione, si dispone anche per gli studenti del secondo ciclo di istruzione il divieto di utilizzo del telefono cellulare durante lo svolgimento dell’attività didattica e più in generale in orario scolastico”.

La circolare cita a supporto della decisione 3 studi ed una proposta Continua a leggere

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La disintermediazione tra istituzioni come schiaffo all’autonomia scolastica

di Stefano Stefanel e Aluisi Tosolini

Il Ministro dell’Istruzione Valditara e tutta la macchina burocratica del Ministero dell’istruzione e del Merito da oltre un anno si sono orientati verso la disintermediazione nei rapporti istituzionali con le scuole autonome.
Come si sa l’autonomia scolastica – almeno a parole – non si può toccare, visto che è diventata di rango istituzionale con la modifica attuata attraverso la legge n° 3 del 2001, confermata da un referendum popolare. Ma nei fatti il MIM ha deciso che non sono più le scuole a dover intermediare con studenti e famiglie, ma che ci deve essere una disintermediazione ministeriale per raggiungere le famiglie e l’opinione pubblica senza che le scuole possano dire nulla. Fino ad oggi questa disintermediazione è stata effettuata tramite comunicati stampa, post sui social, dichiarazioni su scenari futuri. A gennaio c’è stata anche una lettera del Direttore generale degli Ordinamenti Carmela Palumbo ai Dirigenti scolastici per favorire le iscrizioni al 4+2, cioè ad una sola delle molte opzioni presenti nelle Scuole superiori. Anche la partita delle Nuove Indicazioni 2025 è stata giocata tutta a livello social e mediatico, soprattutto attraverso personaggi come Ernesto Galli della Loggia che hanno veicolato le idee palesemente di destra che hanno fatto da motore ideologico di Indicazioni Nazionali di stampo sovranista.

Ma da ieri c’è stato un salto di qualità: la pubblicizzazione dello strampalato Piano Estate 2025, cioè di iniziative para-scolastiche che dovrebbero coinvolgere anche Enti locali e Terzo Settore per l’estate e anche oltre, è stato accompagnato da un’intemerata comunicazione diretta ai genitori, prima che ai dirigenti scolatici, attraverso i registri elettronici. Continua a leggere

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Scuola infanzia Santa Maria delle Vittorie di Susegana in visita alla moschea. Dov’è lo stupore?

di Aluisi Tosolini

Molti, nei giorni scorsi, si sono stupiti. Altri sono ricorsi a parole fortissime – e di pura maniera – come Alberto Villanova, capogruppo della Lega in Regione Veneto che ha commentato: «Immagini che fanno gelare il sangue nelle vene», altri ancora, come l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint che già si distinse per aver osteggiato in tutti i modi la libertà di culto a Monfalcone, hanno tuonato che «Qui non si parla di educazione ma di fondamentalismo bello e buono con un Imam che non ha perso l’occasione di catechizzare i giovani alunni».

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L’Occidente di Valditara (e degli storici che hanno scritto le Indicazioni)

di Aluisi Tosolini

In una recente – e molto interessante – intervista a Il Giornale (20 aprile 2025) il ministro Valditara risponde a Fabrizio De Feo sul tema dell’occidente e della sua definizione. L’occasione è il riferimento fatto dalla Presidente del Consiglio Meloni nel corso dell’incontro con il Presidente Trump alla necessità di rendere grande di nuovo l’occidente.
Le risposte di Valditara, nella loro esplicita chiarezza, rendono possibile ricostruire la concatenazione di ragionamenti che stanno alla base della dichiarata grandezza dell’occidente e della necessità di renderlo di nuovo grande.

I passaggi del ragionamento di Valditara

Questo il percorso che mi pare compiere il ministro:

  1. Definire un occidente ideale inserendo nella definizione una serie di valori e prassi su cui è difficile non essere concordi: “innanzitutto un sistema di valori fondati sull’idea di democrazia, sulle libertà individuali, sullo stato di diritto, sulla laicità dello Stato”. Poi Valditara aggiunge anche “Buona fede, humanitas, equità”.
  2. Definire universali i valori di questo occidente.
  3. Rendere indefiniti i confini di questo occidente ideale visto che si tratta non tanto di “una collocazione geografica, quanto di una comunità di nazioni che si riconoscono negli stessi valori che sono valori universali”. Detta così chiunque può far parte dell’Occidente e moltissimi già ne fanno parte essendo ricollegati alle radici stesse dell’occidente (vedi punto 4). Mi chiedo tuttavia, come una sorta di prova del 9, dove stia ad esempio di casa Putin in questo ragionamento.
  4. Esplicitare la genealogia di questo occidente ideale lungo la linea storica costituita da Atene, Gerusalemme, Roma.
  5. Espungere dalla storia dell’occidente tutto ciò che non si accorda con la definizione dell’occidente ideale sopra descritto indicandolo come estraneo all’occidente stesso (ad esempio Hitler, le dittature, i totalitarismi).
  6. Utilizzare il concetto di occidente così ricavato per metterlo alla base della nuova visione della scuola per almeno due aspetti
  7. rimettere al centro la storia dell’Occidente”: gli altri popoli e le altre culture appaiono al mondo e sono resi visibili e nominabili solo a partire dal loro incontro con l’occidente (l’oriente con Alessandro Magno, la Cina con Marco Polo, gli aztechi con Cristoforo Colombo, ecc.)
  8. definire il rapporto con le culture altre presenti nelle scuole italiane (integrazione degli stranieri).

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L’identità come ossessione: San Francesco e il Ministro Valditara

di Aluisi Tosolini

Ieri 3 aprile ad Assisi – come spiega un comunicato dello stesso Ministero dell’Istruzione e del Merito – il ministro Valditara ha commentato l’approvazione unanime della VII Commissione della Camera della risoluzione Latini, che impegna le scuole italiane a promuovere percorsi di approfondimento sul Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi, trasmettendone i valori universali alle nuove generazioni definendolo

“Un passo concreto verso un’istruzione che riscopre le radici della nostra storia e che forma cittadini consapevoli.” Ed ha aggiunto: “Nell’anno dell’Ottavo Centenario dalla sua composizione, il Cantico torna protagonista nelle scuole. È una pietra miliare della nostra letteratura e reca un messaggio straordinariamente attuale. San Francesco ci insegna a guardare il mondo con gratitudine e rispetto, riconoscendo nella natura un dono prezioso di cui prenderci cura”.

Scrivo qui di seguito piccolissime note a margine.

  1. Sono davvero felice che anche il Ministero avvii percorsi collegati al Cantico delle creature di san Francesco. Da anni, ad esempio, le scuole di pace, propongono dal 2019 un importante percorso didattico (Sui passi di Francesco) che si fonda proprio sulla cura del creato e sulle relazioni di pace. Dal nostro punto di vista il Cantico è sempre stato protagonista, come da sempre è inserito nelle antologie scolastiche
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