Arriva dal Ministero l’ennesima regola che uccide l’autonomia delle scuole

di Aluisi Tosolini

Di conseguenza, le istituzioni scolastiche avranno cura di inserire nel Regolamento di istituto e nel Patto educativo di corresponsabilità, qualora non già presenti, specifiche regole di comportamento finalizzate alla tutela del decoro degli ambienti scolastici, degli arredi e dei sussidi didattici, condividendole con studenti e famiglie anche attraverso attività informative dedicate”.
Si chiude così la nota a firma del Ministro dell’Istruzione e del Merito prot. n. 39623 del 23-02-2026 che ha per oggetto “Cura e decoro degli ambienti scolastici”.

Una bufala?

Leggendola ho pensato ad uno scherzo, ad una bufala, ad una fake news. Nel dubbio sono andato a controllare e ovviamente non ho trovato nulla nel sito del MIM, nemmeno usando la apposita funzione “cerca”.

Ma in Italia esiste una cosa strana, che potremmo chiamare effetto specchio o caleidoscopio, che mi ha permesso di verificare che la nota esiste davvero. Molti istituti scolastici, infatti, applicano un automatismo grazie al quale le note e le circolari del MIM (e immagino anche di altri uffici statali) ricevute vie posta elettronica istituzionale vengono protocollate e prontamente messe on line sul sito della istituzione scolastica seguendo il percorso HOME – Novità – Le circolari. Così google mi restituisce una paginata di link a scuole che hanno pubblicato la nota, in alcuni casi premettendo una propria nota interna in cui in sostanza non si fa altro che riprendere e ribadire quello che ha scritto in Ministro. Chiunque lo può verificare direttamente (ad esempio questo è stato l’esito della mia ricerca – LINK ) Continua a leggere

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Prevenire, reprimere o educare? Idee poche ma ben confuse

di Aluisi Tosolini

Si intitola Misure per il rafforzamento delle azioni di prevenzione e contrasto di fenomeni di illegalità negli istituti scolastici l’ordinanza firmata ieri 28 gennaio dai Ministri Valditara e Piantedosi. Si tratta dell’ordinanza preannunciata dopo i fatti di La Spezia e riferita ai cosiddetti metal detector.

Ma andiamo ad una analisi del testo così da comprendere bene di cosa si tratta.

La gatta frettolosa fa i gattini ciechi

Mi spiega AI Overwiew che il celebre proverbio italiano insegna come l’agire con troppa fretta porti a errori, risultati scadenti o conseguenze negative. Il detto sottolinea l’importanza di dedicare il giusto tempo e la dovuta calma a ogni attività per garantire un esito positivo, piuttosto che operare in modo precipitoso. 

Leggendo l’ordinanza si possono trovare diverse conferme al detto popolare. Elenco qui di seguito alcune sviste o errori formali che certo non ci si aspetterebbe di trovare in un testo firmato da due ministri:

  1. nella versione in PDF pubblicata da molti siti di informazione scolastica e anche da quotidiani (ad esempio da Il foglio ) non si trova né la data né il numero di protocollo dell’ordinanza. La data – e l’ora – la si desume solo dal timbro della firma digitale del ministro Piantedosi;
  2. l’ordinanza è in primo luogo indirizzata ai Prefetti della Repubblica, ai commissari di governo delle province autonome di Trento e Bolzano e al presidente della Regione Val d’Aosta. Poi “AI SIGG. DIRIGENTI DEGLI UFFICI SCOLASTICI REGIONALI”. Si tratta, con tutta evidenza, di una figura insistente! Come è noto esistono i Direttori Generali degli uffici scolastici regionali ma non i dirigenti regionali. Forse al Ministero degli interni non ne hanno contezza ma dovrebbe averla di certo il Ministero dell’Istruzione e del Merito. La confusione tra dirigenti scolastici (ovvero i legali rappresentanti delle singole autonomie scolastiche) e Dirigenti scolastici regionali torna anche nel testo (riporto da pag. 1: In tale quadro, il ruolo dei Prefetti e quello dei Dirigenti scolastici assume una centralità decisiva. Per favorire il più efficace raccordo delle iniziative volte a prevenire ogni forma di illegalità presso gli istituti scolastici, i sigg. Prefetti, d’intesa con i Dirigenti scolastici regionali, convocheranno apposite sedute del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica,…) da dove appare l’importanza del ruolo dei DS. Tuttavia poi il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza viene convocato dai prefetti d’intesa con i dirigenti scolastici regionali. E qui non ci si capisce più niente. Cosa vuol dire? Che il prefetto di Parma convoca il Comitato provinciale di Parma d’intesa con il Direttore Generale dell’USR dell’Emilia Romagna? Oppure d’intesa con il dirigente dell’Ufficio Territoriale di Parma (che è un ufficio dell’USR ER)? Oppure d’intesa con i dirigenti scolastici come parrebbe dedursi dal testo? Ma quali? Tutti? Alcuni? In base a cosa? Insomma non si capisce.
  3. L’ordinanza è poi inviata per conoscenza ad altri soggetti. In primis al Capo della Polizia  e ai comandanti di Carabinieri e Guardia di Finanza.  Ci si aspetterebbe di trovare in elenco anche i Dirigenti Scolastici ma non ci sono. C’é invece l’Anci. Ma non l’UPI. Cioè ci sono i Comuni (che hanno responsabilità sulle scuole del primo ciclo) ma non le Province rappresentate dall’UPI (Unione province italiane) che hanno responsabilità sulle strutture delle scuole secondarie di II Grado. Non pervenute poi le Città Metropolitane.

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L’Occidente sta morendo, e anche le Indicazioni Nazionali non stanno molto bene

di Aluisi Tosolini

In questi giorni si è riacceso il dibattito sul “mitico” occidente che tanto sta a cuore a Ernesto Galli della Loggia e quindi, a scendere, al ministro Valdidara e giù giù sino alle Indicazioni nazionali 2025.
Cosa è successo?

Trump affossa l’Occidente

In estrema sintesi possiamo dire che le azioni di Trump stanno affossando il concetto stesso di Occidente e con lui la sua pretesa superiorità morale. Pretende la Groenlandia. Cattura ed arresta il dittatore Maduro così da poter meglio controllare il petrolio venezuelano. Pretende il premio Nobel. Inventa un’Onu privata costruita sul modello del suo Golf Club di Mar a Lago e la chiama Board of Peace di cui si autonomina imperatore a vita. Va a braccetto con Putin. Porta gli Stati Uniti, a Minneapolis, sul bordo di una guerra civile che rischia di assomigliare ogni giorno di più al film distopico sugli USA che Alex Garland ha diretto due anni fa e che, guarda caso, si intitola “Civil War“. E potremmo continuare.

Il 24 gennaio Ernesto Galli della Loggia, sul Corriere della sera, firma un editoriale dal titolo La lezione della storia agli Usa, in cui si mostra molto preoccupato che Donald sfasci l’Occidente.
E in conclusione scrive:
Non bisogna dimenticarlo: i presidenti e i governi passano, i popoli restano. E con loro resta la storia. Nel corso di secoli la storia ha visto la nascita di una cosa chiamata Occidente, costituita dall’intera America e dall’Europa. Ebbene, se l’Occidente si divide, con ogni probabilità l’Europa è perduta, certo: ma dal canto loro gli Stati Uniti perdono tutto il nostro continente, perdono il Mediterraneo, Suez, Gibilterra, il Baltico e un’intera sponda dell’Atlantico. E insieme perdono le loro radici e un pezzo della loro anima. Obiettivamente non sembrano queste le migliori premesse per resistere all’ascesa planetaria del gigante russo-cinese e ambire all’egemonia mondiale.

Due, tre, quattro occidenti

Il giorno dopo, oggi 25 gennaio, Paolo Mieli, giornalista e suo collega storico, sempre sul Corriere della sera firma un editoriale dal titolo emblematico: “il mondo è cambiato: ora più «occidenti»”.

Dopo aver descritto le molte “mattane” di Trump scrive:
L’Occidente a questo punto deve avere il coraggio di dividersi in due, tre. Eventualmente anche quattro o cinque. E mettere al mondo nuove alleanze che, senza entrare in contrasto con le antiche, siano in grado di prendere decisioni, anche militari (sempre, beninteso, di carattere difensivo), in tempi rapidi senza subire veti ed essere costrette ad impaniarsi in quel genere di discussioni che ci ha rinfacciato Zelensky. Ci sembra questo l’unico modo per supplire al venir meno di una leadership mondiale dell’Occidente.

Quindi ciao ciao Occidente? Della questione si occupa anche Franco Cardini (altro grandissimo storico) nel volume “La deriva dell’occidente” (Laterza, I ed 2025); ecco come lo presenta  lo stesso editore:
Di cosa parliamo quando parliamo di Occidente? Dopo l’elezione di Trump, sembra giunto al termine quel concetto di Occidente tutto geopolitico, dove Europa occidentale e Stati Uniti, difensori di democrazia e libertà, si contrapponevano alla ‘barbarie’ orientale, russa e cinese. Intanto, Giappone, Cina e India propongono altri Occidenti, portatori di altre ‘modernità’, contrapposte – o comunque alternative – alla modernità occidentale. Stiamo assistendo al crollo dell’Occidente così come lo abbiamo conosciuto?

Alberto Cossu, recensendo il volume su Analisi Difesa, così riassume:

la deriva Occidentale nasce dallo smarrimento del ritorno della guerra nella sua violenza sconosciuta a cui non si sa che risposta dare che non sia solo pacifista e non belligerante perché potrebbe compromettere le stesse radici della nostra civiltà.  La deriva è prodotta anche dalla consapevolezza che il potere dell’Occidente si sta erodendo e che gli equilibri internazionali saranno destinati a cambiare in un senso sempre meno favorevole all’Occidente. Cardini però dichiara la sua speranza verso l’Europa che immagina possa ritornare ad essere quella di San Benedetto, delle cattedrali, delle Università, libera ed unita. Il messaggio principale che si raccoglie da questo libro è che è sempre più necessario vedere le cose da una prospettiva non solo occidentale, eurocentrica e un po’ arrogante e che questo è possibile anche senza spogliarsi dai propri valori. L’Occidente non è stato sempre il centro di gravitazione del mondo e non tutto quello che viene fuori dal suo ventre deve essere necessariamente universale.

L’occidente che si pensa unico e assoluto punto di riferimento del mondo e della storia non dovrebbe dimenticare il rimprovero che il ministro degli esteri indiano Jaishankar in occasione di un dibattito a Bratislava nel 2022 pronunciò asserendo: “l’Europa deve uscire dalla mentalità secondo cui i suoi problemi sono i problemi del mondo, ma i problemi del mondo non sono i problemi dell’Europa”.

Uno sguardo teologico: la missione post-coloniale

Per molti secoli Occidente ha fatto tutt’uno con religione cristiana al punto che fin dalle riduzioni gesuitiche del ‘500 si iniziò a definire il rapporto tra colonizzazione – civilizzazione ed evangelizzazione con il detto “civilizzare per evangelizzare ed evangelizzare per civilizzare.”
Detto che guidò poi tutta la storia coloniale dell’evangelizzazione sino al Concilio Vaticano II.
Guardando all’oggi il teologo Mario Menin, ad esempio, scrive che sta avanzando un
nuovo paradigma decoloniale della missione cristiana che mette in discussione il modello eurocentrico e occidental-centrico sulla modernità e la sua pretesa esclusività universale. In questo esercizio decoloniale serve, però, leggere la realtà non imprigionati dentro uno schema nazional-identitario, ma a partire dal “sistema-mondo”. Cosa che stanno facendo alcune teologie del Sud del mondo. Emergenti, contro-egemoniche e generatrici di discorsi alternativi, esse si sono sviluppate in ascolto delle epistemologie del Sud e dei cristianesimi decoloniali.

La sfida, oggi, non è solo capire dove va il mondo ma anche rendersi conto che il mitico Occidente non è, appunto, solo un mito ma anche che l’Occidente di cui favoleggiano molti si sta squagliando come ghiaccio al sole. Come gli iceberg della Groenlandia.

Indicazioni nazionali e occidente che si squaglia

Ma se Trump affossa l’Occidente e Galli della Loggia stesso si chiede come salvare l’anima dell’occidente non possiamo non chiederci anche che fine fanno le nuove Indicazioni Nazionali che proprio in questo occidente che si squaglia hanno preteso di affondare le loro radici e le loro fondamenta.

Insomma: se vien giù l’occidente vengon giù anche le indicazioni nazionali?

Poco male. Magari sarà la volta buona che si potrà riprendere a ragionare sul senso e sul destino del mondo di oggi e sul senso, sui compiti e sul destino dell’educazione e dei sistemi educativi chiamati a formare cittadini capaci di vivere nel nuovo mondo post-coloniale. Post coloniale e proprio per questo attento ai diritti umani di tutti gli uomini e di tutte le donne, al diritto internazionale, alla pace e alla giustizia, all’equa distribuzione delle ricchezze, al rispetto dell’ambiente.
Chissà.

Intanto, mentre assistiamo allo sciogliersi dell’occidente mitizzato da Galli della Loggia, Valditara e seguaci, non ci resta che guardare con preoccupazione anche il traballare delle basi poco solide delle indicazioni nazionali.

 

 

 

 

 

 

 

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Buon Natale, ma il presepe dov’è finito?

di Aluisi Tosolini

Puntualmente anche in questo avvento (che, per i non cristiani, ricordo essere il periodo liturgico di 4 settimane che precede il Natale e nel quale si celebra, appunto, l’attesa della nascita di Gesù di Nazaret) molte sono state le polemiche. Consuete e a questo punto esse stesse tradizionali.
Polemiche per cosa?
Per l’assenza del presepe nelle scuole, per i canti di Natale senza Gesù e cose simili.

Dove è Gesù di Nazaret?

Viste le polemiche uno si aspetterebbe di trovare presepi e canti sacri a ogni piè sospinto non solo fuori dalle scuole ma anche nelle stesse nuove indicazioni nazionali pubblicate il 9 dicembre 2025.
Mi sono così messo di impegno per verificare se fosse vero e, seguendo le orme delle mitiche tre città, Atene Roma Gerusalemme, sono andato a cercare Gesù, Nazaret, Betlemme e Presepe nel testo delle indicazioni nazionali.

Con mia assoluta sorpresa ho scoperto che non c’è alcuna ricorrenza per queste parole nel testo delle indicazioni nazionali.
E, a dire il vero, non c’è da nessuna altra parte o quasi nella iconografia odierna del Natale. Continua a leggere

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Cyberguerra, attacchi preventivi, intelligenza artificiale e nuovi paradigmi

Il punto di vista di Mariarosaria Taddeo e Luciano Floridi

di Aluisi Tosolini

L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone (qui la sua bio), già capo di stato maggiore della difesa e da inizio 2025 presidente del comitato militare della Nato, nei giorni scorsi ha sollevato un polverone internazionale con una sua intervista al Financial Times.

L’ammiraglio, in sostanza, ha detto che la Nato «sta valutando tutto. Sul versante cyber siamo in un certo senso reattivi. Stiamo pensando a essere più aggressivi o più proattivi». Il Manifesto sintetizza così: “l’idea di fondo, veicolata in poche frasi, è che in materia di cybersicurezza (attacchi informatici o sabotaggi) possa essere necessario cambiare approccio, dirigendosi verso modalità più «assertive». Pur continuando a considerare un «attacco preventivo» come una «azione difensiva. È qualcosa di lontano dal nostro normale modo di pensare e comportarci». Il messaggio, in ogni caso diffuso a mezzo stampa, è per stessa ammissione di Cavo Dragone, un invito alla riflessione per i membri dell’alleanza, anche perché – ha detto – al momento esistono «molti più limiti rispetto alla nostra controparte, per motivi etici, legali e giuridici». Continua a leggere

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Valditara, La rivoluzione del buon senso. Per un paese normale

Recensione a cura di  Aluisi Tosolini

Il nuovo libro a firma del ministro Giuseppe Valditara è stato pubblicato a fine luglio. L’autore stesso lo ha presentato prima a Viareggio il 29 luglio e poi, con un intervento a propria firma, sul Corriere della sera del 31 luglio 2025 dove la pagina 28, dopo aver aperto con la notizia della approvazione della norma sul “6 in condotta”, al piede ospita l’intervento del ministro così titolato: «Il buon senso? La forza rivoluzionaria di un Paese normale Il libro di Valditara, la riflessione: l’avversario politico non diventi un nemico da abbattere e delegittimare »

L’obiettivo del volume

L’obiettivo del volume è chiarissimo dalla prima riga di testo (“Un paese normale esprime una forza tranquilla: è la forza che garantisce il benessere e la sicurezza all’interno, l’autorevolezza all’esterno” pag. 1) all’ultima pagina: “nessuna ricostruzione materiale di una nazione potrà fondarsi su solide basi senza una sua ricostruzione spirituale… senza una rivoluzione culturale che riporti la naturalità, la normalità di certi valori e di certi principi nella società, partendo dalle scuole, dalle università, per finire nei tribunali e quindi nella cultura. Serve insomma la rivoluzione del buon senso. Esiste in Italia una maggioranza morale di cittadini che crede nel futuro della nostra patria, che condivide le esigenze di serietà, di buon senso, di realismo, di una politica concepita per difendere il bene comune e gli interessi nazionali, una maggioranza morale che non ha dimenticato i grandi valori della nostra storia migliore, che sono alla base della nascita stessa della Repubblica e che nessuno Sessantotto o Settantasette, nessun rigurgito neocomunista, wokista o internazionalista potrà cancellare. E’ a questa maggioranza morale che noi dobbiamo rivolgerci, per mobilitarla a fianco di chi sta lavorando per ridare fiducia, speranza e forza alla nostra Italia” (pp 154-155).

La ri-voluzione necessaria

Ecco, il libro è in sostanza tutto qui. Squadernato con precisione e chiarezza.

C’è una rivoluzione da fare, e rivoluzione nel senso etimologico pieno del termine che, dal latino così spesso citato dall’autore (ma non in questo caso) significa re-volvēre, ovvero girarsi e tornare indietro. Continua a leggere

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Sii maturo, ma a modo mio: i “consigli” di Valditara in stile Foucault

di Aluisi Tosolini

In queste settimane è montata una ben strana discussione, nata a partire dal rifiuto di pochissimi studenti che al colloquio dell’esame di stato si sono rifiutati di parlare / rispondere alle domande dell’attonita commissione, motivando questa scelta come una protesta nei confronti della scuola stessa e del suo modo di (non) considerare gli studenti. Tutta presa da miti tardo performativi aziendalisti, quando non da teorie del tipo “per apprendere occorre soffrire”. Quale è stata la risposta del mondo della scuola di fronte a queste scene? Mi pare che le varie risposte possano essere racchiuse in alcuni “idealtipi”.

  1. Docenti (e altri attori vari del mondo scolastico) attoniti. Non capiscono il senso della protesta. Capiscono però che si tratta di un modo per dire che il loro lavoro viene svalutato. Alcuni alzano le spalle e se fregano (posizione tra le più diffuse nel mondo della scuola, non fosse altro che per istinto di sopravvivenza), altri si incazzano (dopo Trump il termine mi pare sia stato definitivamente sdoganato) e (sui social) dicono ai ragazzi e alle ragazze che l’esame è una cosa seria, mica come un like sui social.
  2. Docenti (pochi) e commentatori vari (psicologi, antropologi, educatori vari, oppositori del Valditara pensiero) plaudono alla scelta dei ragazzi ma in sostanza degli stessi se ne fregano perché a loro interessa mettere in evidenza che la scuola fa un po’ schifo e che la colpa, ovviamente, è di chi fa il ministro dell’istruzione e dei suoi accoliti
  3. Docenti (pochissimi) e commentari vari (in numero altrettanto esiguo) che dicono: e se provassimo ad ascoltarli, questi ragazzi? Magari capiremmo qualcosa di più. Magari non saremo d’accordo ma dovremmo comunque ascoltarli. Proviamo a sentire la loro voce, il loro vissuto.
  4. Il ministro Valditara e l’On Sasso (più tutta una schiera di giornali amici, seguaci vari, esperti a saltare sul carro del vincitore, come ha fatto persino uno dei sindacati dei dirigenti che rivendica a ogni piè sospinto l’autonomia) hanno invece pensato – geni – che la soluzione è semplice: basta cambiare legge sugli esami di stato così da poter bocciare chi fa scena muta (meglio: chi si rifiuta) al colloquio. La legge attuale, infatti, porta necessariamente al superamento dell’esame di stato se si arriva al colloquio con già 60 o più punti acquisiti con curriculum e due prove scritte. Sulla fattibilità di una simile norma ha già scritto stupendamente Reginaldo Palermo su Tecnica della scuola e rimando ai suoi interventi (link1, link 2). Discuto invece qui seguito non tanto il tecnicismo con cui il ministro cercherà di risolvere la questione quanto il senso profondo della sua posizione.

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Attività educative su sessualità, affettività ed etica: tre proposte di legge per il consenso informato

di Aluisi Tosolini

In questi giorni la Commissione VII della Camera ha iniziato la discussione sul Disegno di legge n 2423 presentato dal Ministro Valditara il 23 maggio 2025 avente per oggetto Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico.

Sulla stesso tema esistono però altre due proposte di legge presentate a febbraio 2025 dai primi firmatari, onorevoli Sasso (Lega) e Amorese (Fratelli d’Italia).
La commissione VII ha deciso di procedere mediante unificazione dei tre testi.
Al momento non è stato ancora presentato il testo unificato.

Nell’allegato ho provato a mettere assieme i tre testi mediante una tabella che raggruppa gli articolati che si riferiscono agli stessi argomenti.


Analisi delle tre proposte di legge

Qui di seguito una breve analisi delle tre diverse proposte

La proposta VALDITARA

La proposta nel ministro Valditara (n. 2423) ha un titolo generico e si concentra poi solo sul tema del consenso informato preventivo dei genitori (o degli esercenti la potestà genitoriale, immagino, anche se non esplicitato ) e degli studenti maggiorenni che va richiesto preventivamente in caso di attività che riguardino temi attinenti all’ambito della sessualità. L’art. 1 comma 1 non chiarisce bene quale sia la natura di queste attività e siccome al comma 2 si parla di attività extracurricolari forse il primo comma intende le attività curricolari.

Comunque sia il consenso informato va chiesto mettendo a disposizione  sia il materiale didattico che si intende utilizzare sia gli obiettivi educativi e formativi, i contenuti, gli argomenti, i temi e le modalità di svolgimento delle attività di cui al primo periodo; vanno anche definite e resa  nota l’eventuale presenza di esperti esterni o di rappresentanti di enti o di associazioni a vario titolo coinvolti.

Chi non consente si astiene dal partecipare a tali attività ma la scuola (nella sua autonomia, didattica organizzativa… frase che sembra tanto un ossimoro o una presa per i fondelli) deve organizzare attività alternative.

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Vietato l’uso dello smartphone nelle scuole superiori

di Aluisi Tosolini

Era stata ampiamente annunciata ed è alfine giunta.

Parliamo della circolare ministeriale n. 0003392 del 16 giugno 2025 con cui “facendo seguito alla nota ministeriale n. 5274 dell’11 luglio 2024, riguardante il primo ciclo di istruzione, si dispone anche per gli studenti del secondo ciclo di istruzione il divieto di utilizzo del telefono cellulare durante lo svolgimento dell’attività didattica e più in generale in orario scolastico”.

La circolare cita a supporto della decisione 3 studi ed una proposta Continua a leggere

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La disintermediazione tra istituzioni come schiaffo all’autonomia scolastica

di Stefano Stefanel e Aluisi Tosolini

Il Ministro dell’Istruzione Valditara e tutta la macchina burocratica del Ministero dell’istruzione e del Merito da oltre un anno si sono orientati verso la disintermediazione nei rapporti istituzionali con le scuole autonome.
Come si sa l’autonomia scolastica – almeno a parole – non si può toccare, visto che è diventata di rango istituzionale con la modifica attuata attraverso la legge n° 3 del 2001, confermata da un referendum popolare. Ma nei fatti il MIM ha deciso che non sono più le scuole a dover intermediare con studenti e famiglie, ma che ci deve essere una disintermediazione ministeriale per raggiungere le famiglie e l’opinione pubblica senza che le scuole possano dire nulla. Fino ad oggi questa disintermediazione è stata effettuata tramite comunicati stampa, post sui social, dichiarazioni su scenari futuri. A gennaio c’è stata anche una lettera del Direttore generale degli Ordinamenti Carmela Palumbo ai Dirigenti scolastici per favorire le iscrizioni al 4+2, cioè ad una sola delle molte opzioni presenti nelle Scuole superiori. Anche la partita delle Nuove Indicazioni 2025 è stata giocata tutta a livello social e mediatico, soprattutto attraverso personaggi come Ernesto Galli della Loggia che hanno veicolato le idee palesemente di destra che hanno fatto da motore ideologico di Indicazioni Nazionali di stampo sovranista.

Ma da ieri c’è stato un salto di qualità: la pubblicizzazione dello strampalato Piano Estate 2025, cioè di iniziative para-scolastiche che dovrebbero coinvolgere anche Enti locali e Terzo Settore per l’estate e anche oltre, è stato accompagnato da un’intemerata comunicazione diretta ai genitori, prima che ai dirigenti scolatici, attraverso i registri elettronici. Continua a leggere

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