Le Indicazioni Nazionali per i Licei sono state presentate in Bozze il 22 aprile 2026. Da quel giorno si è aperta una strettissima finestra per l’interlocuzione e il confronto pubblico. Da parte nostra abbiamo preso molto sul serio questo tempo pubblicando – grazie a Gessetti Colorati – un volume di Analisi critica delle indicazioni nazionali, probabilmente l’analisi più ampia e completa pubblicata in Italia. Il tutto nella consapevolezza che il tema è rilevante non solo per il futuro dei licei ma costituisce uno dei tasselli dell’impostazione culturale della maggioranza governativa e del Ministro Valditara nello specifico (e proprio per questo abbiamo dedicato ampio spazio alle recensione dei due volumi a firma Valditara pubblicati da Guerini & Associati; si veda qui le rispettive recensioni 1 e 2).
E’ passato meno di un mese dalle fine della strettissima finestra di confronto pubblico e da oggi abbiamo a disposizione il testo della Premessa alle Indicazioni Nazionali per i Licei inviato al CSPI per il dovuto (e non vincolante) parere.
Ebbene, avendo a disposizione il nuovo testo, la prima cosa da fare non poteva che essere una comparazione tra il testo delle bozze e il testo presentato al CSPI, riservandoci di fare altrettanto appena saranno disponibili anche tutti gli altri testi (ovvero i testi delle diverse discipline riferite ai diversi licei)
Quello che segue è l’esito del confronto che ho svolto con il supporto di diversi sistemi di intelligenza artificiale generativa controllando e integrando gli esiti ed assumendone ovviamente la responsabilità autorale. Continua a leggere→
Ha generato un certo stupore, oggi, la lettura della traccia B3 della prova di italiano all’esame di maturità. La traccia (riproposta in calce al presente articolo) riporta una pagina del testo I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere pubblicato da Meltemi nel 2021 (e in originale inglese da Routledge nel 2020).
Domanda da cui partire: chi tra i lettori di questo mio commento conosceva Frank Furedi? Io, lo ammetto senza alcun problema, no. E allora sono andato a informarmi, ho trovato alcuni dei libri, ho usato l’IA per indagarli, riassumerli, interrogarli, ho seguito tracce e scoperto cose interessanti.
Ecco cosa ne ho ricavato.
Chi è Frank Furedi
Frank Furedi è un sociologo, nato in Ungheria nel 1947 ma nel 1956 la sua famiglia fugge all’estero.Wikipedia in inglese dice che ha cittadinanza canadese e inglese e racconta le sue vicissitudini culturali concluse con l’adesione a punti di vista decisamente conservatori e di destra. Nel 2021 poi è divenuto direttore del centro MCC a Bruxelles che è una emanazione del Mathias Corvinus Collegium ( MCC ) strettamente collegato al (oltre che finanziato dal) governo Orban. Caduto Orban il centro MCC di Bruxelles è stato sospeso dal registro per la trasparenza dell’UE (qui è possibile leggere la presa di posizione di tre giorni fa della rivista Nazione Futura di cui è direttore Corrado Ocone). Continua a leggere→
Nel febbraio 2026 l’editore Guerini e Associati ha dato alle stampe (nella collana “I libri di Lettera150”) un volume collettaneo, curato da Giuseppe Valditara e Giampaolo Azzoni, intitolato emblematicamente Manifesto per l’Occidente.
La IV di copertina è esplicita e chiarissima presenta il libro come “Un vero e proprio manifesto culturale contro la cancel culture e contro ogni forma di delegittimazione dell’eredità occidentale, che è non è esclusiva ma aperta, dinamica, universale”.
Dopo attenta lettura mi permetto una analisi critica.
Gli autori e il contesto
Il volume si presenta come la prima pubblicazione della collana (diretta da Valditara) chiamata “I libri di Lettera150”. La collana, dice l’autopresentazione a pagina 2, è “pensata per contribuire ulteriormente al rilancio del nostro paese con riflessioni di qualità, ancorate a principi chiari e, insieme, attente alla realtà concreta. (…) si colloca nel solco di un moderno pensiero liberal-conservatore, capace di misurarsi con le sfide del nostro tempo”.
Il contesto il cui nasce il volume ruota infatti attorno a due centri studi, due think tank promossi da Valditara: Lettera150 e Fondazione Macchiavelli che a sua volta si presenta così: “diamo idee all’Italia sovrana. La Fondazione Machiavelli è il think tank che, attraverso studi, ricerche, convegni e una rete di analisti, promuove la conservazione dei valori tradizionali unita a proposte innovative e coraggiose”).
Insomma, il manifesto per l’Occidente nasce dentro questo milieu culturale e gli autori sono 21 docenti universitari (per lo più ordinari o “già” ordinari) e uno studioso (che opera come consigliere culturale alla Camera dei deputati) che vengono dai due think tank che, come abbiamo visto, hanno come stelle polari il pensiero liberal-conservatore e la conservazione dei valori tradizionali. Continua a leggere→
Si accende il dibattito sulle indicazioni nazionali (o i programmi?) per i liceiScorrendo i giornali (cartacei e on line) di ieri e di oggi non si può non notare che attorno alle indicazioni nazionali per i Licei si è già accesa una disputa specifica (un dibattito?) riferita alla letteratura italiana e in particolare attorno alla collocazione di Manzoni.
Claudio Giunta e Manzoni
Claudio Giunta, ordinario di Lingua e letteratura italiana all’università di Torino, è il coordinatore, assieme a Claudio Marazzini (emerito di Storia della lingua italiana), del gruppo di lavoro che ha scritto le indicazioni nazionali 2026 per il licei per Lingua e Letteratura Italiana.
In questi giorni sono state moltissime le voci che si sono alzate per criticare la scelta di collocare IPromessi sposi Manzoni solo al quarto anno di corso.
Si tratta di una discussione interessante che necessita però di essere collocata con precisione.
Sino ad oggi la lettura de I promessi sposi veniva altamente consigliata come lettura da fare nel biennio, in particolare al secondo anno del biennio. Come scrissero le indicazioni nazionali 2010: “lo studente….leggerà i Promessi Sposi di Manzoni, quale opera che somma la qualità artistica, il contributo decisivo alla formazione dell’italiano moderno, l’esemplarità realizzativa della forma-romanzo, l’ampiezza e la varietà di temi e di prospettive sul mondo ( si veda a pag. 196 delle Indicazioni 2010 – link).
Le indicazioni 2026 cambiano prospettiva e scrivono che I promessi sposi vanno collocati al quarto anno. Ma andiamo a leggere, dal testo delle Indicazioni Nazionali 2026, cosa si scrive al riguardo. Continua a leggere→
“Di conseguenza, le istituzioni scolastiche avranno cura di inserire nel Regolamento di istituto e nel Patto educativo di corresponsabilità, qualora non già presenti, specifiche regole di comportamento finalizzate alla tutela del decoro degli ambienti scolastici, degli arredi e dei sussidi didattici, condividendole con studenti e famiglie anche attraverso attività informative dedicate”.
Si chiude così la nota a firma del Ministro dell’Istruzione e del Merito prot. n. 39623 del 23-02-2026 che ha per oggetto “Cura e decoro degli ambienti scolastici”.
Una bufala?
Leggendola ho pensato ad uno scherzo, ad una bufala, ad una fake news. Nel dubbio sono andato a controllare e ovviamente non ho trovato nulla nel sito del MIM, nemmeno usando la apposita funzione “cerca”.
Ma in Italia esiste una cosa strana, che potremmo chiamare effetto specchio o caleidoscopio, che mi ha permesso di verificare che la nota esiste davvero. Molti istituti scolastici, infatti, applicano un automatismo grazie al quale le note e le circolari del MIM (e immagino anche di altri uffici statali) ricevute vie posta elettronica istituzionale vengono protocollate e prontamente messe on line sul sito della istituzione scolastica seguendo il percorso HOME – Novità – Le circolari. Così google mi restituisce una paginata di link a scuole che hanno pubblicato la nota, in alcuni casi premettendo una propria nota interna in cui in sostanza non si fa altro che riprendere e ribadire quello che ha scritto in Ministro. Chiunque lo può verificare direttamente (ad esempio questo è stato l’esito della mia ricerca – LINK ) Continua a leggere→
Si intitola “Misure per il rafforzamento delle azioni di prevenzione e contrasto di fenomeni di illegalità negli istituti scolastici” l’ordinanza firmata ieri 28 gennaio dai Ministri Valditara e Piantedosi. Si tratta dell’ordinanza preannunciata dopo i fatti di La Spezia e riferita ai cosiddetti metal detector.
Ma andiamo ad una analisi del testo così da comprendere bene di cosa si tratta.
La gatta frettolosa fa i gattini ciechi
Mi spiega AI Overwiew che il celebre proverbio italiano insegna come l’agire con troppa fretta porti a errori, risultati scadenti o conseguenze negative. Il detto sottolinea l’importanza di dedicare il giusto tempo e la dovuta calma a ogni attività per garantire un esito positivo, piuttosto che operare in modo precipitoso.
Leggendo l’ordinanza si possono trovare diverse conferme al detto popolare. Elenco qui di seguito alcune sviste o errori formali che certo non ci si aspetterebbe di trovare in un testo firmato da due ministri:
nella versione in PDF pubblicata da molti siti di informazione scolastica e anche da quotidiani (ad esempio da Il foglio ) non si trova né la data né il numero di protocollo dell’ordinanza. La data – e l’ora – la si desume solo dal timbro della firma digitale del ministro Piantedosi;
l’ordinanza è in primo luogo indirizzata ai Prefetti della Repubblica, ai commissari di governo delle province autonome di Trento e Bolzano e al presidente della Regione Val d’Aosta. Poi “AI SIGG. DIRIGENTI DEGLI UFFICI SCOLASTICI REGIONALI”. Si tratta, con tutta evidenza, di una figura insistente! Come è noto esistono i Direttori Generali degli uffici scolastici regionali ma non i dirigenti regionali. Forse al Ministero degli interni non ne hanno contezza ma dovrebbe averla di certo il Ministero dell’Istruzione e del Merito. La confusione tra dirigenti scolastici (ovvero i legali rappresentanti delle singole autonomie scolastiche) e Dirigenti scolastici regionali torna anche nel testo (riporto da pag. 1: In tale quadro, il ruolo dei Prefetti e quello dei Dirigenti scolastici assume una centralità decisiva. Per favorire il più efficace raccordo delle iniziative volte a prevenire ogni forma di illegalità presso gli istituti scolastici, i sigg. Prefetti, d’intesa con i Dirigenti scolastici regionali, convocheranno apposite sedute del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica,…) da dove appare l’importanza del ruolo dei DS. Tuttavia poi il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza viene convocato dai prefetti d’intesa con i dirigenti scolastici regionali. E qui non ci si capisce più niente. Cosa vuol dire? Che il prefetto di Parma convoca il Comitato provinciale di Parma d’intesa con il Direttore Generale dell’USR dell’Emilia Romagna? Oppure d’intesa con il dirigente dell’Ufficio Territoriale di Parma (che è un ufficio dell’USR ER)? Oppure d’intesa con i dirigenti scolastici come parrebbe dedursi dal testo? Ma quali? Tutti? Alcuni? In base a cosa? Insomma non si capisce.
L’ordinanza è poi inviata per conoscenza ad altri soggetti. In primis al Capo della Polizia e ai comandanti di Carabinieri e Guardia di Finanza. Ci si aspetterebbe di trovare in elenco anche i Dirigenti Scolastici ma non ci sono. C’é invece l’Anci. Ma non l’UPI. Cioè ci sono i Comuni (che hanno responsabilità sulle scuole del primo ciclo) ma non le Province rappresentate dall’UPI (Unione province italiane) che hanno responsabilità sulle strutture delle scuole secondarie di II Grado. Non pervenute poi le Città Metropolitane.
In questi giorni si è riacceso il dibattito sul “mitico” occidente che tanto sta a cuore a Ernesto Galli della Loggia e quindi, a scendere, al ministro Valdidara e giù giù sino alle Indicazioni nazionali 2025.
Cosa è successo?
Trump affossa l’Occidente
In estrema sintesi possiamo dire che le azioni di Trump stanno affossando il concetto stesso di Occidente e con lui la sua pretesa superiorità morale. Pretende la Groenlandia. Cattura ed arresta il dittatore Maduro così da poter meglio controllare il petrolio venezuelano. Pretende il premio Nobel. Inventa un’Onu privata costruita sul modello del suo Golf Club di Mar a Lago e la chiama Board of Peace di cui si autonomina imperatore a vita. Va a braccetto con Putin. Porta gli Stati Uniti, a Minneapolis, sul bordo di una guerra civile che rischia di assomigliare ogni giorno di più al film distopico sugli USA che Alex Garland ha diretto due anni fa e che, guarda caso, si intitola “Civil War“. E potremmo continuare.
Il 24 gennaio Ernesto Galli della Loggia, sul Corriere della sera, firma un editoriale dal titolo La lezione della storia agli Usa, in cui si mostra molto preoccupato che Donald sfasci l’Occidente.
E in conclusione scrive: Non bisogna dimenticarlo: i presidenti e i governi passano, i popoli restano. E con loro resta la storia. Nel corso di secoli la storia ha visto la nascita di una cosa chiamata Occidente, costituita dall’intera America e dall’Europa. Ebbene, se l’Occidente si divide, con ogni probabilità l’Europa è perduta, certo: ma dal canto loro gli Stati Uniti perdono tutto il nostro continente, perdono il Mediterraneo, Suez, Gibilterra, il Baltico e un’intera sponda dell’Atlantico. E insieme perdono le loro radici e un pezzo della loro anima. Obiettivamente non sembrano queste le migliori premesse per resistere all’ascesa planetaria del gigante russo-cinese e ambire all’egemonia mondiale.
Due, tre, quattro occidenti
Il giorno dopo, oggi 25 gennaio, Paolo Mieli, giornalista e suo collega storico, sempre sul Corriere della sera firma un editoriale dal titolo emblematico: “il mondo è cambiato: ora più «occidenti»”.
Dopo aver descritto le molte “mattane” di Trump scrive: L’Occidente a questo punto deve avere il coraggio di dividersi in due, tre. Eventualmente anche quattro o cinque. E mettere al mondo nuove alleanze che, senza entrare in contrasto con le antiche, siano in grado di prendere decisioni, anche militari (sempre, beninteso, di carattere difensivo), in tempi rapidi senza subire veti ed essere costrette ad impaniarsi in quel genere di discussioni che ci ha rinfacciato Zelensky. Ci sembra questo l’unico modo per supplire al venir meno di una leadership mondiale dell’Occidente.
Quindi ciao ciao Occidente? Della questione si occupa anche Franco Cardini (altro grandissimo storico) nel volume “La deriva dell’occidente” (Laterza, I ed 2025); ecco come lo presenta lo stesso editore: Di cosa parliamo quando parliamo di Occidente? Dopo l’elezione di Trump, sembra giunto al termine quel concetto di Occidente tutto geopolitico, dove Europa occidentale e Stati Uniti, difensori di democrazia e libertà, si contrapponevano alla ‘barbarie’ orientale, russa e cinese. Intanto, Giappone, Cina e India propongono altri Occidenti, portatori di altre ‘modernità’, contrapposte – o comunque alternative – alla modernità occidentale. Stiamo assistendo al crollo dell’Occidente così come lo abbiamo conosciuto?
Alberto Cossu, recensendo il volume su Analisi Difesa, così riassume:
la deriva Occidentale nasce dallo smarrimento del ritorno della guerra nella sua violenza sconosciuta a cui non si sa che risposta dare che non sia solo pacifista e non belligerante perché potrebbe compromettere le stesse radici della nostra civiltà. La deriva è prodotta anche dalla consapevolezza che il potere dell’Occidente si sta erodendo e che gli equilibri internazionali saranno destinati a cambiare in un senso sempre meno favorevole all’Occidente. Cardini però dichiara la sua speranza verso l’Europa che immagina possa ritornare ad essere quella di San Benedetto, delle cattedrali, delle Università, libera ed unita. Il messaggio principale che si raccoglie da questo libro è che è sempre più necessario vedere le cose da una prospettiva non solo occidentale, eurocentrica e un po’ arrogante e che questo è possibile anche senza spogliarsi dai propri valori. L’Occidente non è stato sempre il centro di gravitazione del mondo e non tutto quello che viene fuori dal suo ventre deve essere necessariamente universale.
L’occidente che si pensa unico e assoluto punto di riferimento del mondo e della storia non dovrebbe dimenticare il rimprovero che il ministro degli esteri indiano Jaishankar in occasione di un dibattito a Bratislava nel 2022 pronunciò asserendo: “l’Europa deve uscire dalla mentalità secondo cui i suoi problemi sono i problemi del mondo, ma i problemi del mondo non sono i problemi dell’Europa”.
Uno sguardo teologico: la missione post-coloniale
Per molti secoli Occidente ha fatto tutt’uno con religione cristiana al punto che fin dalle riduzioni gesuitiche del ‘500 si iniziò a definire il rapporto tra colonizzazione – civilizzazione ed evangelizzazione con il detto “civilizzare per evangelizzare ed evangelizzare per civilizzare.”
Detto che guidò poi tutta la storia coloniale dell’evangelizzazione sino al Concilio Vaticano II.
Guardando all’oggi il teologo Mario Menin, ad esempio, scrive che sta avanzando un nuovo paradigma decoloniale della missione cristiana che mette in discussione il modello eurocentrico e occidental-centrico sulla modernità e la sua pretesa esclusività universale. In questo esercizio decoloniale serve, però, leggere la realtà non imprigionati dentro uno schema nazional-identitario, ma a partire dal “sistema-mondo”. Cosa che stanno facendo alcune teologie del Sud del mondo. Emergenti, contro-egemoniche e generatrici di discorsi alternativi, esse si sono sviluppate in ascolto delle epistemologie del Sud e dei cristianesimi decoloniali.
La sfida, oggi, non è solo capire dove va il mondo ma anche rendersi conto che il mitico Occidente non è, appunto, solo un mito ma anche che l’Occidente di cui favoleggiano molti si sta squagliando come ghiaccio al sole. Come gli iceberg della Groenlandia.
Indicazioni nazionali e occidente che si squaglia
Ma se Trump affossa l’Occidente e Galli della Loggia stesso si chiede come salvare l’anima dell’occidente non possiamo non chiederci anche che fine fanno le nuove Indicazioni Nazionali che proprio in questo occidente che si squaglia hanno preteso di affondare le loro radici e le loro fondamenta.
Insomma: se vien giù l’occidente vengon giù anche le indicazioni nazionali?
Poco male. Magari sarà la volta buona che si potrà riprendere a ragionare sul senso e sul destino del mondo di oggi e sul senso, sui compiti e sul destino dell’educazione e dei sistemi educativi chiamati a formare cittadini capaci di vivere nel nuovo mondo post-coloniale. Post coloniale e proprio per questo attento ai diritti umani di tutti gli uomini e di tutte le donne, al diritto internazionale, alla pace e alla giustizia, all’equa distribuzione delle ricchezze, al rispetto dell’ambiente.
Chissà.
Intanto, mentre assistiamo allo sciogliersi dell’occidente mitizzato da Galli della Loggia, Valditara e seguaci, non ci resta che guardare con preoccupazione anche il traballare delle basi poco solide delle indicazioni nazionali.
Puntualmente anche in questo avvento (che, per i non cristiani, ricordo essere il periodo liturgico di 4 settimane che precede il Natale e nel quale si celebra, appunto, l’attesa della nascita di Gesù di Nazaret) molte sono state le polemiche. Consuete e a questo punto esse stesse tradizionali.
Polemiche per cosa?
Per l’assenza del presepe nelle scuole, per i canti di Natale senza Gesù e cose simili.
Dove è Gesù di Nazaret?
Viste le polemiche uno si aspetterebbe di trovare presepi e canti sacri a ogni piè sospinto non solo fuori dalle scuole ma anche nelle stesse nuove indicazioni nazionali pubblicate il 9 dicembre 2025.
Mi sono così messo di impegno per verificare se fosse vero e, seguendo le orme delle mitiche tre città, Atene Roma Gerusalemme, sono andato a cercare Gesù, Nazaret, Betlemme e Presepe nel testo delle indicazioni nazionali.
Con mia assoluta sorpresa ho scoperto che non c’è alcuna ricorrenza per queste parole nel testo delle indicazioni nazionali.
E, a dire il vero, non c’è da nessuna altra parte o quasi nella iconografia odierna del Natale. Continua a leggere→
Il punto di vista di Mariarosaria Taddeo e Luciano Floridi
di Aluisi Tosolini
L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone (qui la sua bio), già capo di stato maggiore della difesa e da inizio 2025 presidente del comitato militare della Nato, nei giorni scorsi ha sollevato un polverone internazionale con una sua intervista al Financial Times.
L’ammiraglio, in sostanza, ha detto che la Nato «sta valutando tutto. Sul versante cyber siamo in un certo senso reattivi. Stiamo pensando a essere più aggressivi o più proattivi». Il Manifesto sintetizza così: “l’idea di fondo, veicolata in poche frasi, è che in materia di cybersicurezza (attacchi informatici o sabotaggi) possa essere necessario cambiare approccio, dirigendosi verso modalità più «assertive». Pur continuando a considerare un «attacco preventivo» come una «azione difensiva. È qualcosa di lontano dal nostro normale modo di pensare e comportarci». Il messaggio, in ogni caso diffuso a mezzo stampa, è per stessa ammissione di Cavo Dragone, un invito alla riflessione per i membri dell’alleanza, anche perché – ha detto – al momento esistono «molti più limiti rispetto alla nostra controparte, per motivi etici, legali e giuridici». Continua a leggere→
Il nuovo libro a firma del ministro Giuseppe Valditara è stato pubblicato a fine luglio. L’autore stesso lo ha presentato prima a Viareggio il 29 luglio e poi, con un intervento a propria firma, sul Corriere della sera del 31 luglio 2025 dove la pagina 28, dopo aver aperto con la notizia della approvazione della norma sul “6 in condotta”, al piede ospita l’intervento del ministro così titolato: «Il buon senso? La forza rivoluzionaria di un Paese normale Il libro di Valditara, la riflessione: l’avversario politico non diventi un nemico da abbattere e delegittimare »
L’obiettivo del volume
L’obiettivo del volume è chiarissimo dalla prima riga di testo (“Un paese normale esprime una forza tranquilla: è la forza che garantisce il benessere e la sicurezza all’interno, l’autorevolezza all’esterno” pag. 1) all’ultima pagina: “nessuna ricostruzione materiale di una nazione potrà fondarsi su solide basi senza una sua ricostruzione spirituale… senza una rivoluzione culturale che riporti la naturalità, la normalità di certi valori e di certi principi nella società, partendo dalle scuole, dalle università, per finire nei tribunali e quindi nella cultura. Serve insomma la rivoluzione del buon senso. Esiste in Italia una maggioranza morale di cittadini che crede nel futuro della nostra patria, che condivide le esigenze di serietà, di buon senso, di realismo, di una politica concepita per difendere il bene comune e gli interessi nazionali, una maggioranza morale che non ha dimenticato i grandi valori della nostra storia migliore, che sono alla base della nascita stessa della Repubblica e che nessuno Sessantotto o Settantasette, nessun rigurgito neocomunista, wokista o internazionalista potrà cancellare. E’ a questa maggioranza morale che noi dobbiamo rivolgerci, per mobilitarla a fianco di chi sta lavorando per ridare fiducia, speranza e forza alla nostra Italia” (pp 154-155).
La ri-voluzione necessaria
Ecco, il libro è in sostanza tutto qui. Squadernato con precisione e chiarezza.
C’è una rivoluzione da fare, e rivoluzione nel senso etimologico pieno del termine che, dal latino così spesso citato dall’autore (ma non in questo caso) significa re-volvēre, ovvero girarsi e tornare indietro. Continua a leggere→