di Mario Maviglia
Antefatto
Com’è noto, nello scorso mese di maggio, tre studenti minorenni hanno aggredito a Parma due professori in un parco. I docenti aggrediti hanno deciso di non sporgere denuncia. Il ministro Valditara ha espresso solidarietà ai docenti e nel contempo, perdendo una magnifica occasione per tacere, ha rilasciato una intervista al Giornale in cui, affrontando il tema della violenza giovanile, ha parlato dei “cattivi maestri” che, nel passato, con le loro idee progressiste, avrebbero contribuito a creare questo clima. Per la verità il ministro ha premesso che esiste anche il problema della “scarsa integrazione” degli “italiani di seconda generazione”. A questo proposito sarebbe interessante sapere a quali studi o ricerche sociologiche il ministro fa riferimento per fare queste affermazioni. Quando sono stati condotti questi studi/ricerche? Da chi? Con quali metodologie? Quali risultati statistici sono emersi? Non è dato sapere.
Riguardo i “cattivi maestri”, il ministro nella citata intervista afferma in sostanza che esiste un pensiero aggressivo che ha determinato una deriva culturale “che ha eliminato le barriere che impedivano la diffusione di comportamenti aggressivi verso le istituzioni”.
Questa concezione ha portato, sempre ad avviso del ministro, a considerare ogni intervento sanzionatorio come “repressione e autoritarismo”. A questo proposito, il ministro ha tirato in ballo quei “maestri della dissoluzione, quei cattivi maestri“, che nel tempo avrebbero “disarticolato la capacità di reagire alla devianza finendo per legittimarla”.
E a questo proposito ha citato il filosofo francese Michel Foucault, “che arrivò a mettere sullo stesso piano scuole, caserme, ospedali, carceri come luoghi di disciplinamento in cui si esercita un dominio”.
Questo filosofo, insiste Valditara, ha avallato “l’idea che sanzionare equivale a reprimere”. I cattivi maestri sono dunque coloro che hanno “delegittimato il concetto stesso di autorità confondendola con autoritarismo“. Ma per fortuna, adesso è in atto una “rivoluzione culturale” capace di “ricostruire il valore dell’autorità, del rispetto e della responsabilità”. E chi avrà il merito di portare avanti questa rivoluzione? Valditara, ça va sans dire! Il quale assevera che “con questo governo l’epoca del giustificazionismo è finita: chi sbaglia paga“.
Note a margine
Chissà se nel novero dei “cattivi maestri” il nostro illustre ministro intenda includere anche quei numerosi intellettuali che tra gli anni Sessanta e Ottanta, insieme a Michel Foucault, hanno portato avanti quel filone di ricerca denominato strutturalista e post-strutturalista come Calude Lévi-Strauss, Jacques Lacan, Louis Althusser, Roland Barthes, Gilles Deleuze e Jacques Derrida. E chissà cosa direbbe oggi Foucault, se fosse vivo, delle parole del nostro ministro sul suo conto, ammesso che lo studioso francese del Collège de France avesse voglia e tempo di rispondere al tuttologo Valditara.
La cosa interessante da sottolineare è che – in modo del tutto inconsapevole, a nostro avviso – il ministro cerca di mettere in pratica nella sua politica scolastica proprio le analisi del “cattivo maestro” francese.
Infatti, Foucault aveva sottolineato (in Sorvegliare e punire) che istituzioni come ospedali, caserme, scuole e prigioni esercitano il loro pervasivo potere per addestrare e normalizzare i comportamenti dei soggetti coinvolti (nel caso della scuola, gli studenti) e ciò avviene attraverso orari rigidamente organizzati , un controllo ossessivo di ciò che accade in tali istituzioni e ovviamente una repressione esplicata in varie forme e livelli, L’obiettivo è quello di forgiare individui obbedienti e produttivi e funzionali, in ultima istanza, alla società capitalistica.
In fondo, tutta la politica scolastica perseguita dal ministro Valditara in questi quattro anni è stata fortemente indirizzata a questo scopo. I suoi continui interventi, attraverso interviste, note, comunicazioni dirette con i genitori degli studenti (attraverso un utilizzo spregiudicato dei registri elettronici delle scuole), oltre che le varie “riforme” fatte approvare, sono contrassegnati dalla preoccupazione di condurre docenti, dirigenti e studenti lungo la “retta via”, a non lasciare spazio a ciò che va oltre il canone e la normalità. Questo ossessivo ricorso al controllo appare simile al modello Panopticon richiamato da Foucault, che a sua volta cita il progetto architettonico carcerario ideato da Jeremy Bentham la cui particolare struttura contemplava una torre di osservazione centrale che consentiva di tenere continuamente sotto controllo i sorvegliati. Il sapere di essere “guardati” porta a diventare controllori di se stessi, innescando quel processo di normalizzazione citato sopra.
Oggi, con l’affermazione della realtà digitale, la sorveglianza diventa ancor più pervasiva, e il ministro non manca occasione di ricorrere – sebbene spesso in modo maldestro – a questi dispositivi per esercitare quella funzione di controllo che sembra costituire la sua cifra comportamentale nella gestione del servizio scolastico. In questo senso possono essere lette le “incursioni” che spesso effettua utilizzando il registro elettronico delle istituzioni scolastiche per comunicare direttamente con i genitori degli studenti, forse per timore che il messaggio non venga correttamente diffuso dal personale della scuola. Allo stesso modo può essere interpretato l’invito fatto alle scuole di ricorrere all’uso di metal detector (in collaborazione con le forze dell’ordine) per “controllare” che gli studenti non introducano armi o oggetti contundenti nell’ambiente scolastico.
E sotto questo profilo può essere letta anche il disegno di legge recentemente approvato in via definitiva sul cosiddetto consenso informato scritto dei genitori prima di avviare un progetto o un’attività sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. In questo caso il livello di “disciplinamento” (nel significato dato da Foucault) dei docenti è pressoché totale, nel senso che prima di avviare una qualsiasi attività in questo campo gli insegnanti devono presentare ai genitori degli studenti le finalità, gli obiettivi educativi, i contenuti, gli argomenti e le modalità di svolgimento delle attività, non trascurando di indicare l’eventuale ricorso ad esperti esterni o a rappresentanti di associazioni eventualmente coinvolti. La legge si spinge addirittura fino a stabilire che anche il materiale didattico utilizzato durante gli incontri con gli studenti deve essere reso disponibile ai genitori per una visione preventiva. Il paradigma del Panopticon trova qui una compiuta attuazione.
Forse ha ragione Valditara ad affermare che Foucault è stato un “cattivo maestro”; possiamo però affermare con assoluta certezza che un allievo molto diligente di tale maestro è proprio il nostro ministro, anche se dubitiamo che egli si sia spinto fino a comprendere appieno le complesse analisi fatte da Foucault. Ciò richiederebbe la capacità considerare e di tenere sotto “controllo” più variabili e posizioni culturali, cosa che non si addice all’attuale responsabile del Dicastero dell’istruzione. Di lui si può dire quel che diceva Umberto Eco di Mike Bongiorno nel pregevole Fenomenologia di Mike Bongiorno (inserito nell’opera Diario minimo): “Non accetta l’idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabucco e Nabucodonosor non sono la stessa cosa: egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fermamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di conseguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.”
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