Conversando con Google di indicazioni per i licei e di linguistica democratica

di Mario Ambel

Questo è il resoconto di un dialogo fortuito ma molto interessante con Google “AI Mode”.

Alla ricerca dell’ultima versione delle Indicazioni nazionali sui licei, quella inviata al CSPI, ho messo nel “motore di ricerca” Google questa dicitura:

“indicazioni nazionali licei ultima versione”

L’esito immediato è stato questo:

Le nuove Indicazioni Nazionali per i Licei rappresentano il primo aggiornamento sistematico del curricolo dal 2010. Entrate in vigore, in sostituzione delle precedenti, le linee guida mirano a unire i saperi classici con le sfide del contemporaneo, ponendo maggiore enfasi sul pensiero critico e sul ruolo autorevole del docente. [1]

Fonte dichiarata dell’informazione il Gruppo Spaggiari Parma, contesto presumibilmente informato e interessato. Contestualmente Google mi propone l’elenco delle “novità più rilevanti”. Nonostante la formulazione nel complesso parzialmente sospetta, ingolosito dall’offerta, permuto su “Mode AI” e ottengo questa declarazione di novità programmatiche, di cui riporto solo i singoli titoli. corredata delle relative fonti:

Le nuove Indicazioni Nazionali per i licei introducono riforme strutturali e metodologiche che rimettono al centro il ruolo del docente come guida autorevole e modernizzano i programmi. La riforma è in fase di consultazione e transizione. [1, 2, 3, 4, 5]

Le novità più rilevanti riguardano:

  • Separazione tra Storia e Geografia: [4, 6]
  • Intelligenza Artificiale: [3, 4, 7]
  • Approccio umanistico e linguistico: Cambia lo studio del latino e del greco al classico, puntando meno sulla traduzione meccanica e più sull’interpretazione e sulla centralità delle opere. Previsto un nuovo piano di lettura (almeno 6 libri in 2 anni). [4, 8]
  • Didattica e Matematica:. [4, 9]
  • Profilo dello studente: Viene introdotto un quadro di competenze (ai sensi del Decreto Ministeriale 30 gennaio 2024, n. 14) per allineare il percorso agli standard europei. [10]

Puoi consultare i dettagli ufficiali, i documenti programmatici e le schede di lettura approfondite direttamente sul portale ufficiale del Ministero dell’Istruzione e del Merito tramite la pagina dedicata alle Nuove Indicazioni Nazionali per i Licei del MIM.

[1] https://www.mim.gov.it ; [2] https://www.istitutovirgiliogonzaga.edu.it,
[3] https://www.agendadigitale.eu; [4] https://www.facebook.com;
[5] https://www.spaggiari.eu; [6] https://www.iocarpino.edu.it;
[7] https://www.facebook.com, [8] https://www.orizzontescuola.it;
[9] https://maddmaths.simai.eu, [10] https://www.scuola7.it

Il link rimanda al sito ufficiale del MIM e quindi alla versione di aprile. Quindi la mia ricerca dell’ultima versione è per ora frustrata. In compenso al fondo dell’elenco, trovo la generosa proposta: Chiedi qualsiasi cosa.

Non ho resistito e ho chiesto:

“Cambiano la concezione e la finalità dell’insegnamento linguistico e dell’idea stessa di lingua?”

Ed ecco la risposta:

Sì, la riforma cambia profondamente la concezione della lingua, che non viene più vista come un insieme rigido di regole grammaticali da memorizzare, ma come uno strumento vivo di pensiero, relazione e cittadinanza. [1]

Ecco i pilastri del nuovo approccio all’insegnamento linguistico:

1. Dalla norma all’uso testuale

  • Centralità del testo: La grammatica non si studia più in modo astratto, ma sempre applicata all’analisi di testi reali.
  • Competenza comunicativa: L’obiettivo principale diventa la capacità di comprendere e produrre messaggi efficaci in contesti diversi.
  • Varietà della lingua: Si dà spazio ai diversi registri linguistici e ai linguaggi settoriali (scientifico, giuridico, digitale). [2, 3, 4]

2. Lingua come patrimonio storico e culturale

  • Modelli letterari: La lingua è il veicolo della memoria collettiva e dell’identità culturale. [5]
  • Superamento della traduzione meccanica: Per il latino e il greco, l’attenzione si sposta dalla decodifica letterale alla comprensione del valore antropologico del testo.
  • Integrazione delle lingue moderne: Si promuove il confronto tra l’italiano e le lingue straniere per sviluppare una coscienza plurilingue. [6, 7]

3. Lingua e pensiero critico

  • Strumento di inclusione: La padronanza linguistica è considerata il prerequisito fondamentale per esercitare i propri diritti di cittadino.
  • Contrasto all’analfabetismo funzionale: Si punta sulla capacità di argomentare, smontare fake news e comprendere testi complessi.
  • Interazione con l’Intelligenza Artificiale: La lingua diventa il mezzo per dialogare con le nuove tecnologie, richiedendo precisione logica e chiarezza concettuale. [8]

Se vuoi approfondire, posso indicarti come cambiano i programmi specifici di italiano oppure il nuovo approccio allo studio delle lingue straniere.

[1] https://www.articolo9dellacostituzione.it; [2] https://www.treccani.it;
[3] https://lingvo.info [4] https://www.treccani.it; [5] https://riviste.unimi.it;
[6] https://profmatteozenoni.com; [7] https://fhs.upr.si;
[8] https://www.medialab-research.com

Come si può facilmente immaginare, questo elenco di “novità” a partire dalla perentoria rinuncia alla visione della lingua come “insieme di regole grammaticali rigide” a favore della possibilità di farne uno “strumento di cittadinanza” o da transizioni come quella “Dalla norma all’uso testuale” ha fortemente messo in crisi le mie inossidabili certezze di strenuo oppositore delle Indicazioni 2025, maturate sull’analisi di quelle per la scuola di base, in tutte le loro pirotecniche versioni e su una prima lettura di quelle per i licei. Ho sentito tutto il peso delle mie valutazioni (pregiudiziali?) e ho quindi riletto più volte quell’elenco, dando anche una scorsa alle fonti, attratto fin dalla prima, un saggio di Francesco Sabatini, che – almeno a mio modesto avviso – non è propriamente ascrivibile alla schiera dei linguisti che possano condividere l’impianto delle Indicazioni Perla-Valditara.

A questo punto, colto da un ragionevole dubbio, poché quelle affermazioni erano spesso il contrario della sensazione che io avevo ricavato dalla prima lettura del testo delle indicazioni, ho chiesto al solerte commentatore:

Sei sicuro che questi punti e in particolare il superamento della visione rigida ancorata alle regole grammaticali verso uno strumento vivo di cittadinanza stiano nelle Indicazioni nazionali dei licei e non nella ricerca teorica e didattica?

E qui la risposta è stata esemplare, (i neretti qui sono dl Google, quasi a mo’ di scusa):

Hai perfettamente ragione a sollevare questo dubbio: la mia risposta precedente ha sovrapposto la ricerca sociolinguistica e didattica degli ultimi decenni con il reale impianto normativo delle nuove Indicazioni Nazionali del 2026, che in realtà si muovono in una direzione opposta.

Nelle nuove Indicazioni Nazionali (la cui bozza è stata pubblicata dal MIM), il focus per la lingua italiana non è il superamento della norma a favore dell’uso vivo e della cittadinanza, bensì il contrario. [1, 2, 3, 4]

Il testo ufficiale della riforma (elaborato dalla Commissione presieduta da Loredana Perla) e il dibattito tra gli addetti ai lavori evidenziano una visione ben precisa: [5]

1. Il ritorno alla centralità delle regole e della struttura

Il documento ministeriale dichiara esplicitamente un cambiamento di prospettiva per la disciplina Italiano. Come evidenziato dalle prime analisi dei docenti e dei linguisti, la riforma: [2]

  • Pone al centro della didattica la ricerca e valorizzazione dei meccanismi strutturali che regolano il funzionamento della lingua.
  • Rivendica la necessità di spiegare l’esistenza e la gerarchia delle “regole” e l’importanza fondamentale della sintassi.
  • Prende esplicitamente le distanze da una didattica che “predilige un’idea di lingua come fenomeno spontaneo, e che è troppo concentrata sulle varietà d’uso”. [2]

2. La lingua come “Bene Culturale” e identità

L’idea di lingua nelle nuove Indicazioni non è subordinata alla mera funzione comunicativa o di cittadinanza: [2, 3]

  • La lingua italiana viene codificata e definita come un vero e proprio bene culturale da salvaguardare, appoggiandosi anche a recenti orientamenti della Corte Costituzionale. [3]
  • Il focus si sposta sul rilancio della lettura come pratica identitaria e sullo studio della letteratura del passato come specchio dell’esperienza umana. [3]

3. Cosa c’è di vero sul “testo” e le competenze?

Ciò che effettivamente c’è nel testo normativo riguarda il potenziamento delle competenze di scrittura e argomentazione (necessarie anche per affrontare l’esame di Stato) e il rafforzamento della comprensione testuale. Tuttavia, questo non avviene riducendo il peso della grammatica normativa, ma anzi chiedendo di studiarla in modo più rigoroso per contrastare il declino delle competenze logico-linguistiche degli studenti. [2, 6, 7]

La nozione di lingua intesa prettamente come “strumento di cittadinanza e inclusione legata alle varietà d’uso” appartiene alla tradizione della linguistica democratica e della ricerca teorica (dalle tesi GISCEL in poi), mentre il Ministero ha scelto per i licei un’impostazione più tradizionale, strutturata e ancorata alla norma grammaticale e al patrimonio letterario. [2, 3]

Se desideri approfondire l’analisi del testo, posso mostrarti:

  • Le novità specifiche sulla scrittura e l’argomentazione nel triennio
  • Come cambia lo studio della Letteratura Italiana

[1] https://liceoartisticotreviso.edu.it; [2] https://www.linguisticamente.org ;
[3] https://www.iocarpino.edu.it; [4] https://www.mim.gov.it, [5] https://sapere.virgilio.it;
[6] https://www.orizzontescuola.it; [7] https://www.tuttoscuola.com;

Insomma, questa repentina inversione di marcia che mi riconcilia con la mia storia professionale e le mie convinzioni ostili nei confronti delle indicazioni 2025. E anche con la personale autostima della mia onestà intellettuale. E, cosa più importante ricolloca il mio giudizio nella tradizione della pedagogia linguistica democratica e il suo essere agli antipodi delle indicazioni 2025, come sosteniamo da ormai troppo tempo.

Tra le altre, è mirabile questa affermazione:

La nozione di lingua intesa prettamente come “strumento di cittadinanza e inclusione legata alle varietà d’uso” appartiene alla tradizione della linguistica democratica e della ricerca teorica (dalle tesi GISCEL in poi), mentre il Ministero ha scelto per i licei un’impostazione più tradizionale, strutturata e ancorata alla norma grammaticale e al patrimonio letterario.

Magari fosse solo per i licei!

Ci sarebbero molte considerazioni da fare attorno a questo dialogo con Google, in merito alle Indicazioni 2025 per i licei (sulle quali il giudizio, il secondo, mi sembra però ineccepibile), ma anche in merito ai piacevoli inganni e alle gratificazioni delle pratiche conversazionali con questi strumenti in bilico fra opportunismo e piaggeria (tutte casuali ovviamente, non vorrei mai che si pensi che io penso che essi pensano e hanno intenzioni umane: sappiamo bene che non è così e che semplicemente accrocchiano le parole in modo coerente a una trama sottesa e alle progressive occorrenze lessicali, frasali, testuali…). Ma anche un monito a tuti coloro che in questi anni, a mio modo di vedere in modo irresponsabilmente disinvolto si dilettano di usi programmatici e didattici (o meglio di usi prima e poi a scuola, mentre che siano didattici è tutto da dimostrare…) dei dispositivi di AIG.

Insomma volevo rispondere ad alcuni articoli di commento (favorevole) alle Indicazioni dei licei. Ma mi sono lasciato distrarre da questa interessante conversazione, e alla fine l’ultima versione del testo delle Indicazioni per i licei non l’ho trovata. In attesa che venga resa pubblica e di poter così procedere, lascio ai volenterosi lettori queste ulteriori piste di riflessione e ricerca.

  1. https://www.spaggiari.eu/news/indicazioni-nazionali-licei-2026-geostoria

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