
dI Roberto Lovattini
con una intervista audIo curata da Reginaldo Palermo
Care maestre e cari maestri,
sono in pensione dalla scuola ufficiale ma sono tutt’ora attivo nel Movimento di Cooperazione Educativa, voi invece vi trovate ad iniziare un altro anno scolastico particolarmente difficile.
Forse penserete che io mi riferisca alle ragazze e ai ragazzi che sono diventati difficili da gestire oppure alla presenza di tanti bambini e bambine provenienti da tante parti del mondo, ma in realtà non penso a questo quando parlo di difficoltà.
Le insegnanti e gli insegnanti sono abituati ad insegnare a bambini “difficili” e bisognosi, che però trovano nella scuola e nei maestri l’aiuto e la comprensione di cui hanno bisogno e che non sempre trovano fuori da essa.
Mi riferisco in realtà ai ministri che spesso non conoscono la scuola ed i ragazzi ma pretendono di indicare quello che è giusto e quello che è sbagliato, invece di ascoltare chi nella scuola ci lavora con passione.
Ministri che intervengono a gamba tesa, introducendo burocrazia, spirito di individualismo e una certa paura negli insegnanti che svolgendo la propria professione con spirito critico si possa essere richiamati da superiori o subire censure.
Spirito critico che a parole si pretende da insegnanti e ragazzi, ma che spesso non viene praticato da coloro che lo pretendono.
Care maestre e cari maestri, ricordatevi che, seppure in modo e intensità diversi, è sempre stato così.
Noi del Movimento di Cooperazione Educativa, nonostante le nostre buone pratiche didattiche abbiano aperto la strada a riforme importanti nell’insegnamento, pensiamo al tempo pieno, all’inclusione scolastica e alla scuola aperta al territorio, non abbiamo mai avuto l’appoggio dei “potenti”.
Da Mario Lodi ai giorni nostri abbiamo sempre trovato nei bambini alleati preziosi, liberi di esprimersi.
Per questo penso che ancora oggi i nostri alleati migliori possano essere i bambini e le bambine. E ricordiamoci che, nonostante quello che si dica, hanno ancora tanti diritti che non sono loro riconosciuti.
Ma i Diritti non sono i capricci che si portano a scuola dalla società dell’individualismo. I Diritti sono la possibilità di discutere insieme e di formarsi le proprie idee nel confronto e imparando gli uni dagli altri.
La Dichiarazione dei Diritti dell’Infanzia, celebrata il 20 novembre tutti gli anni, ci ricorda che l’infanzia ha diritto di vivere in pace, di essere aiutata a crescere e di poter esprimere liberamente il proprio pensiero sui temi che la riguardano.
Per questo in un momento come l’attuale dove tanti bambini muoiono di guerra e non possono andare a scuola vi propongo di iniziare l’anno scolastico programmando attività di discussione e confronto su quanto l’infanzia può fare per contribuire alla Pace. Io penso che la proposta di assegnare il premio Nobel alla Pace ai bambini di Gaza (e a tutti quelli che sono in situazioni di guerra) meriti di essere discussa nelle classi e si possano scrivere le proprie idee al quotidiano l’Avvenire che ha diffuso la proposta e a Libertà che ha aderito.
Lo dico sapendo che alcuni insegnanti temono, facendo questo, di essere sanzionati dal Ministro, ma sapendo altrettanto bene che in coscienza parlare di queste tematiche con bambini e ragazzi sia fondamentale per la loro crescita. L’ascolto attento dei bambini, anche e soprattutto delle loro idee diverse dalle nostre, fanno parte della nostra professionalità e del nostro dovere di formare dei cittadini responsabili.
Care maestre e cari maestri, vi auguro buon lavoro nella speranza che il vostro impegno sia premiato dalle sorprese positive che sapranno darvi i vostri alunni. Vi auguro di trovare collaborazione e comprensione reciproca con i genitori, che sono fondamentali per la riuscita del vostro lavoro.
Un abbraccio a tutte e tutti

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