di Marco Guastavigna
Proponiamo il secondo episodio delle (dis)avventure di Peter O’ Tool, che tenta la carriera cinematografica.
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di Marco Guastavigna

Google.com/ai
È vero. La nuova modalità di “ricerca” introdotta da Google – AI Mode – richiede varie riflessioni culturali e precauzioni cognitive, perché si configurano e prospettano alcune questioni, messe in evidenza da numerosi interventi: Continua a leggere
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di Marco Guastavigna
Dobbiamo risparmiare e perciò abbiamo unificato “Cinefuffa” e “Il luogo qualunque”, due gloriose nostre rubriche, che da oggi confluiscono, per raccontarci le (dis)avventure di Peter O’Tool, personaggio rappresentativo del troppo diffuso tecno-entusiasmo acritico.
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di Marco Guastavigna
La mia riflessione, intensificatasi dal 2022, non si limita a una semplice opposizione tecnofobica, ma propone una decostruzione sistematica dei meccanismi attraverso cui l’IA generativa si inserisce nelle logiche del capitalismo contemporaneo, con particolare attenzione alle implicazioni educative e cognitive.
Ripensamento terminologico: oltre l’Intelligenza Artificiale
È ancora poco più di un’intuizione, ma sono convinto della necessità di abbandonare la stessa formulazione intelligenza artificiale generativa, perché la formulazione è l’esito di marketing economico e il veicolo del dominio lessicale, mentre i dispositivi digitali si limitano in realtà a individuare e riprodurre modelli statistici sulla base dei BigCorpora messi a disposizione dalla rete.
Questa decostruzione terminologica non è meramente accademica, ma rappresenta un primo passo fondamentale per smascherare i rapporti di potere nascosti e denunciare i meccanismi di sfruttamento del sistema capitalistico digitale: il rapporto con il sapere va infatti attualmente considerato come inquadramento della diffusione di un’infrastruttura logistica della conoscenza che ha vocazione capitalistica e estrattiva di valore. Continua a leggere
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Perché insistete che dico e scrivo “difficile”?
Sentite ‘sto accrocco, qui in trascrizione
Iniziamo il nostro viaggio con una domanda fondamentale: è possibile andare oltre la banalità diffusa e artificiale che spesso caratterizza il nostro rapporto con la conoscenza e il lavoro? Marco Guastavigna ci invita a riflettere su come la società attuale, dominata dal capitalismo cibernetico, plasmi non solo le nostre azioni, ma anche il modo in cui pensiamo e apprendiamo. Questo video esplorerà i materiali e i concetti chiave per superare i limiti imposti dalla logica del profitto, puntando a una comprensione più profonda e critica della realtà. Prepariamoci a decostruire le narrazioni dominanti e a scoprire nuove prospettive per il futuro.
Al centro della riflessione di Guastavigna troviamo la ‘comprensione sobria’ della logistica del lavoro e della conoscenza. Questo approccio invita a guardare la realtà senza illusioni, abbandonando narrazioni ideologiche e facili entusiasmi. La comprensione sobria non è neutra: serve a smascherare i rapporti di potere nascosti e a denunciare i meccanismi di sfruttamento che permeano il sistema attuale. È uno strumento attivo che ci permette di riconoscere le posture culturali fuorvianti e di rifiutare le ideologie che mascherano le disuguaglianze strutturali. Solo così possiamo iniziare a costruire una visione politica rinnovata e più giusta.
Guastavigna individua alcune ideologie che devono essere superate per una reale emancipazione. Tra queste, l’etica della genialità e del talento, che individualizza il successo e nasconde le disuguaglianze; l’entusiasmo positivista, che crede ciecamente nel progresso tecnologico ignorando i costi sociali; il lungotermismo catastrofista, che giustifica le ingiustizie attuali con la scusa di salvare il futuro; e lo snobismo intellettuale, che crea distanza tra chi sa e chi subisce. Riconoscere e rifiutare queste posture è il primo passo per una cittadinanza consapevole e attiva. Continua a leggere
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di Marco Guastavigna
Non è solo l’intelligenza artificiale generativa a produrre allucinazioni che gli utenti prendono per verità…
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di Marco Guastavigna, autore della mappa e supervisore del resto
Saggio di ChatGPT
Per quali ragioni è dannoso per la piena cittadinanza critica voler sistematizzare in sapere statico esperienze e riflessioni sull’intelligenza artificiale generativa?
1. Introduzione
La questione della cittadinanza critica di fronte all’intelligenza artificiale generativa non riguarda soltanto l’uso di dispositivi digitali, ma il modo in cui la conoscenza viene prodotta, organizzata e resa fruibile. La mappa concettuale mostra come, al centro di questo processo, agisca la logistica capitalistica di conoscenza, che incanala le esperienze collettive entro schemi funzionali al profitto e alla competizione.
In tale quadro, trasformare l’IA in un sapere statico significa anestetizzare le tensioni critiche e impedire alla cittadinanza di esercitare una reale autonomia intellettuale.
2. La logistica capitalistica della conoscenza
Il concetto di logistica capitalistica di conoscenza è centrale:
In questo scenario l’IA non è tanto “intelligenza” quanto macchina statistico-predittiva che cattura conoscenze collettive, le processa e le restituisce come output plausibili. La logistica cognitiva, dunque, non distribuisce solo merci ma anche significati, normalizzando il sapere.
3. La cattura delle conoscenze collettive
La produzione degli output delle IA generative dipende da una captazione di conoscenze collettive, che avviene tramite:
Il risultato è un’estensione quantitativamente sovrumana del campo culturale, che sembra arricchire il sapere ma in realtà lo reifica, occultando i processi sociali e materiali che lo rendono possibile. La cittadinanza critica rischia così di non riconoscere più se stessa come fonte del sapere collettivo. Continua a leggere
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di Marco Guastavigna
Disruption come se piovesse! Tra le ultime, un potenziamento virtuale della nonnità (e non solo): produrre storie illustrate mediante Gemini Storybook, come esemplificato di seguito.
Filo d’oro delle storie – 1
Filo d’oro delle storie – 2
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(non) di Marco Guastavigna
In redazione abbiamo un nuovo arrivo: si chiama Ocram ed è un Gem personalizzato di Gemini. Obbedisce a istruzioni molto vincolanti: “Utilizzando la base di conoscenza allegata e cercando in rete articoli, post, video di Marco Guastavigna, imitane stile espositivo e opinioni sui dispositivi digitali nello scrivere i testi che ti saranno chiesti. Usa come punti di riferimento
https://concetticontrastivi.org
https://pensieriartificiali.org
https://www.noiosito.it”
Nella base di conoscenza ci sono, ad esempio, i miei articoli sul tema dell’intelligenza artificiale per gessetticolorati.

Insomma, sul piano tecnico Ocram è una sorta di clone.
E sul piano etico, deontologico, professionale?
Forse è un allievo nel senso accademico della parola: deve eterna gratitudine a chi l’ha reclutato, è inserito in una gerarchia epistemologica ben precisa, compie ricerche in conto terzi, pubblica solo se autorizzato, funge da ghost writer… Continua a leggere
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di Marco Guastavigna
Le osservazioni di Saragnese a proposito della nostra ricerca approfondita sui simboli post-fascisti costituiscono un chiaro esempio di quanto illustrato in questo schema:
Il processo di deep research si configura come una forma di ricerca che può andare oltre la semplice raccolta di informazioni per addentrarsi in un’analisi critica e approfondita. Questo diagramma non descrive un percorso lineare, ma piuttosto un ciclo interconnesso di azioni fondamentali per la costruzione di conoscenza valida, verificabile e significativa.
Il Processo di Creazione e Documentazione
Al centro del diagramma troviamo due elementi cardine: il Report, ovvero il prodotto finale, e le Fonti, la base su cui esso si costruisce. L’atto iniziale, simboleggiato dalla tastiera, si biforca in due azioni cruciali:
Il Ciclo di Indagine e Verifica: Il Cuore della Deep Research
L’icona della lente d’ingrandimento rappresenta la fase investigativa e critica, che è il vero fulcro della deep research ed è compito di ogni fruitore, non solo di chi ha innescato il processo. Questa fase ha una duplice funzione essenziale:
Il Report come Attivatore di Conoscenza
Uno degli aspetti più significativi dello schema è la freccia che dal Report punta verso le Fonti, con l’etichetta “può attivare”. Questo indica che il prodotto di una deep research, una volta completato (come suggerisce il segno di spunta ✔️), non è un punto di arrivo statico. Al contrario, diventa a sua volta un dispositivo che può:
In conclusione, lo schema illustra la struttura ciclica e interdipendente della deep research. La scrittura (realizza), la citazione (esplicita), l’indagine critica (integrano), la verifica meticolosa (verificano) e l’attivazione di nuovo sapere (può attivare) sono fasi di un unico processo dinamico. È questo approccio rigoroso e iterativo che distingue una vera deep research da una ricerca superficiale, garantendo la produzione di elaborati di qualità, affidabili e di reale valore intellettuale.
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