Valutare senza voti si può e le norme lo consentono

di Giulio Iraci

In alcuni recenti post su Facebook Max Bruschi, esperto di legislazione scolastica, ha chiarito le modifiche introdotte dal DPR 135/2025 al “Regolamento recante valutazione del secondo ciclo di istruzione”.
Tra le novità, ce n’è una particolarmente rilevante per chi insegna (e per chi apprende).

Il nuovo decreto, all’art. 4 comma 1-bis, stabilisce infatti che la «valutazione periodica e finale […] è espressa in decimi», con ciò ribadendo la libertà di valutazione in itinere per la scuola superiore già riconosciuta per la primaria e per la secondaria di primo grado dalla legge 150/2024.
Sul punto Bruschi è categorico: «La valutazione in itinere e l’adozione o non adozione del voto per le singole prove resta affare del docente. Nessuno può imporre l’adozione del voto nelle prove in itinere».

Valutare in itinere senza voti dunque non è un’eresia pedagogica, il capriccio di qualche docente: è un diritto professionale.
Eppure su questo punto specifico, e sulla valutazione in generale, permane molta confusione.

Voti e valutazione

Può sembrare sorprendente, ma tra le questioni scolastiche meno conosciute c’è proprio quella che più incide sulla vita delle studentesse e degli studenti: la valutazione.
Chiunque di noi ne ha avute decine, in alcuni casi centinaia; ma sapremmo spiegare, ad esempio, la differenza tra valutazione e voto? La risposta, in molti casi, è no.
Eppure saperlo è importante, perché da ciò possono dipendere molti aspetti della vita scolastica (e non solo).

Il voto è una comunicazione sintetica, che traduce in numeri o parole l’esito di un percorso di apprendimento. Il termine valutazione invece ha un significato più ampio e può riferirsi sia al voto sia al processo per giungere all’esito di quel percorso.
Come insegna la docimologia, il voto è soltanto uno dei modi con cui si valuta, non la valutazione stessa. Continua a leggere

Loading