I simboli della Destra: una ricerca iconografica

Riceviamo a volentieri pubblichiamo le acute osservazioni di Luigi Saragnese a commento di un nostro articolo.

Tutta l’iconografia che è possibile reperire in internet sui simboli degli Arditi nella Ia Guerra mondiale rimandano a tre immagini-simbolo:

  • Il pugnale
  • Il teschio, con o senza pugnale tra i denti
  • Il gladio romano, spesso ornato da rami di quercia e di alloro

Nelle pagine che ho consultato non ho trovato immagini della fiamma, simbolo degli Arditi della Iguerra mondiale, come invece affermato nella ricerca, ad eccezione del disegno, nelle mostrine delle divise, di una fiamma nera, più simile, però a quella dell’Arma dei Carabinieri. Il disegno della fiamma tricolore che più si avvicina a quello del MSI compare, invece, nel simbolo del Rassemblement national populaire[1], uno dei partiti collaborazionisti della Repubblica filo nazista di Vichy di Petain.

Nelle dichiarazioni ufficiali, la negazione da parte dei dirigenti del Msi del riferimento alla bara di Mussolini, (il trapezio sulla quale arde la fiamma tricolore nel simbolo del partito), è spiegabile a mio parere con la volontà di non incappare nel divieto costituzionale di “riorganizzazione del disciolto partito fascista” e nelle pene previste dalla legge Scelba (n. 645/1952) che puniscono la ricostruzione del partito fascista.

È  noto, invece, che proprio il riferimento alla bara di Mussolini è stato utilizzato per decenni fra i militanti come indicibile richiamo del legame e della continuità ideale (“la fiamma che non si spegne”) fra il MSI e il fascismo[2], di cui i dirigenti-fondatori erano la testimonianza vivente: Giorgio Almirante, (già segretario di redazione della rivista “La Difesa della razza” e capo di Gabinetto del ministro Mezzasoma della RSI), Cesco Giulio Baghino (ufficiale della Decima Mas di Junio Valerio Borghese), Giorgio Bacchi (ex RSI), Giacinto Trevisonno (giornalista a La Vita Italiana e al settimanale Roma fascista), Biagio Pace (deputato PNF) e della Camera dei Fasci e delle Corporazioni), Pino Romualdi (vicesegretario nazionale del Partito Fascista Repubblicano), Augusto De Marsanich (membro del Gran Consiglio e sottosegretario in vari ministeri del regime).

Un’ultima notazione riguarda le fonti utilizzate da perplexity, che risultano in buona parte di destra o, come le voci di Wikipedia, si limitano a riportare le versioni ufficiali fornite nel corso del tempo dai dirigenti dello stesso MSI.

[1] https://fr.wikipedia.org/wiki/Rassemblement_national_populaire#/media/Fichier:Emblem_of_the_Rassemblement_National_Populaire.svg
https://restez-curieux.ovh/2024/06/28/rn-fn-logo-nom/

[2] G. Salierno, Autobiografia di un picchiatore fascista”, Einaudi, Torino,1976, p. 37: «il 5 ottobre 1951, Pino Romualdi che scriveva, sempre su «Lotta Politica»: «Quali sono le idee [del MSI]? Quelle dei venti anni o quelle dei venti mesi? Ora io dirò, per rispondere, che battendomi per le idee dei venti mesi, ho ritenuto di battermi anche per quelle dei venti anni».

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