Arriva dal Ministero l’ennesima regola che uccide l’autonomia delle scuole

di Aluisi Tosolini

Di conseguenza, le istituzioni scolastiche avranno cura di inserire nel Regolamento di istituto e nel Patto educativo di corresponsabilità, qualora non già presenti, specifiche regole di comportamento finalizzate alla tutela del decoro degli ambienti scolastici, degli arredi e dei sussidi didattici, condividendole con studenti e famiglie anche attraverso attività informative dedicate”.
Si chiude così la nota a firma del Ministro dell’Istruzione e del Merito prot. n. 39623 del 23-02-2026 che ha per oggetto “Cura e decoro degli ambienti scolastici”.

Una bufala?

Leggendola ho pensato ad uno scherzo, ad una bufala, ad una fake news. Nel dubbio sono andato a controllare e ovviamente non ho trovato nulla nel sito del MIM, nemmeno usando la apposita funzione “cerca”.

Ma in Italia esiste una cosa strana, che potremmo chiamare effetto specchio o caleidoscopio, che mi ha permesso di verificare che la nota esiste davvero. Molti istituti scolastici, infatti, applicano un automatismo grazie al quale le note e le circolari del MIM (e immagino anche di altri uffici statali) ricevute vie posta elettronica istituzionale vengono protocollate e prontamente messe on line sul sito della istituzione scolastica seguendo il percorso HOME – Novità – Le circolari. Così google mi restituisce una paginata di link a scuole che hanno pubblicato la nota, in alcuni casi premettendo una propria nota interna in cui in sostanza non si fa altro che riprendere e ribadire quello che ha scritto in Ministro. Chiunque lo può verificare direttamente (ad esempio questo è stato l’esito della mia ricerca – LINK )

Ribadire l’ovvio

Ma che dice la circolare? Nulla di speciale, ribadisce l’ovvio. “La presente nota – si legge in apertura – intende stimolare e valorizzare all’interno della comunità scolastica comportamenti responsabili da parte degli studenti finalizzati alla cura e al mantenimento del decoro degli ambienti”. Come se fino ad oggi le scuole fossero animate da indicazioni contrarie, con norme che incentivano alla distruzione dei beni comuni.

Vengono citati anche i vari riferimenti normativi ovvero

  1. le Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica
  2. lo Statuto delle studentesse degli studenti della scuola secondaria (d.P.R. 24 giugno 1998, n. 249 e s.m.i.)

che in sostanza sottolineano il valore educativo della quotidiana esperienza scolastica quale palestra di convivenza civile, attraverso:la cura degli ambienti comuni;

  • il corretto utilizzo di sussidi e attrezzature;
  • il rispetto delle persone e dei beni pubblici
  • la responsabilità di rendere accogliente l’ambiente scolastico e di averne cura

Da qui l’invito a introdurre regole volte

  • alla sistemazione dell’aula, degli arredi e del materiale didattico personale o condiviso al termine delle lezioni
  • al riordino dei laboratori, degli attrezzi delle palestre e di ogni altro ambiente scolastico usato da più classi in avvicendamento.

A questo punto ci si aspetta l’uscita di ulteriori note che individuino con maggiore precisione ciò è vietato (con indicazione delle correlate punizioni da indicare con precisione millimetrica nel Regolamento di disciplina dell’istituto).
Ad esempio il passaggio successivo potrebbe riguardare le regole per l’utilizzo dei servizi igienici, sul consumo della carta igienica (quando c’è: non sempre è presente, devo dire), sull’uso dello scovolino da wc, sulla tecnica di attivazione dello scarico del wc stesso (ovviamente con le precisazioni riferite all’uso della catenella o del pulsante a seconda della tipologia tecnologica dei servizi igienici stessi).

Non dovrebbero poi mancare norme sul divieto di scavare buche in classe, sull’uso del cestino (o meglio dei diversi contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti), sul divieto di scrivere sui banchi, sulle pareti, sui muri, sulle piastrelle via via specificando perché se si dimentica ad esempio di citare l’esistenza di pareti con mattoni a vista non si potrà poi certo punire chi scrive con pennarello un saluto su un mattone se non è esplicitamente citato come divieto.
Siamo al ridicolo.

Gli effetti dell’iper-regolamentazione

Ci si sta quindi avviando a creare anche per scuole un sistema di micro-regole che produce spesso l’effetto opposto a quello desiderato (l’ordine), generando quello che psicologi, filosofi e sociologi chiamano iper-regolamentazione.
Elenco qui le principali contraddizioni e le conseguenze pratiche di questo approccio:

  1. L’eccesso di chiarezza genera oscurità: più si cerca di definire ogni dettaglio, più si creano “zone grigie” tra una regola e l’altra. La complessità rende difficile la comprensione e l’applicazione coerente.
  2. Il paradosso della responsabilità: regolare tutto solleva l’individuo dal dover usare il proprio giudizio critico. Se c’è una regola per tutto, le persone smettono di pensare a cosa sia “giusto” o “sicuro”, limitandosi a seguire il manuale. E di fronte a situazioni nuove le persone sono portate ad attendere istruzioni piuttosto che ragionare autonomamente.
  3. L’immobilismo dell’ordine: l’intento è rendere il sistema efficiente, ma il risultato è la paralisi (burocratica o operativa), poiché ogni azione richiede una verifica di conformità.

Le conseguenze sono evidenti:

  • perdita di flessibilità: in un mondo che cambia rapidamente, un sistema di regole minuziose diventa obsoleto in pochissimo tempo, agendo come una zavorra anziché come una guida.
  • disimpegno morale: quando le regole sono troppe e percepite come assurde, le persone tendono a ignorarle tutte, minando l’autorità del sistema stesso.
  • soffocamento dell’innovazione: la creatività richiede spazio di manovra. La micro-regolamentazione punisce l’errore e, di conseguenza, scoraggia qualsiasi tentativo di fare le cose in modo nuovo o migliore.
  • costi di controllo elevati: monitorare il rispetto di mille piccole regole richiede un apparato di controllo immenso, spesso più costoso dei benefici derivanti dalle regole stesse.

In sintesi, si passa dal governo dei principi (dove si punta al risultato e all’etica) al governo delle procedure (dove conta solo aver seguito il protocollo, indipendentemente dal risultato).

Effetti controintuitivi di azioni che si credono razionali

A favore del lettore ricordo qui tre figure di esperti che hanno approfondito la questione e che potrebbero essere utili a chi volesse indagare più a fondo

  • lo psicologo Barry Schwartz, nel volume Saggezza Pratica (scritto nel 2010 con Kenneth Sharpe), sostiene che l’eccesso di regole e incentivi finisce per “distruggere la saggezza”. Secondo Barry Schwartz, quando le istituzioni cercano di rimediare ai fallimenti creando norme sempre più minuziose, impediscono alle persone di usare la propria capacità di giudizio per fare la “cosa giusta” nel contesto specifico. Questo trasforma professionisti esperti in semplici esecutori di protocolli, riducendo l’eccellenza a una banale conformità.
  • Michel Foucault ha elaborato il concetto di “società disciplinare”, descrivendo in Sorvegliare e punire come il potere operi attraverso una “microfisica” di regole che controllano i corpi e i comportamenti in modo capillare. Per Foucault, la regolamentazione minuziosa (nelle carceri, nelle scuole o nelle fabbriche) mira a creare “corpi docili“, ovvero individui sottomessi e addestrati, ma al prezzo di una sorveglianza costante e di una perdita di autonomia del soggetto.
  • il premio Nobel per l’economia Herbert Simon ha introdotto la teoria della Razionalità LimitataHerbert Simon ha dimostrato che, poiché la mente umana ha capacità cognitive limitate, un sistema di regole troppo complesso e dettagliato diventa impossibile da processare correttamente. Di fronte a troppe norme, gli individui non riescono più a ottimizzare il proprio comportamento e si limitano a scegliere opzioni “abbastanza buone” (satisficing) o a ignorare le regole più complicate per poter operare in tempi ragionevoli

Per concludere: verso la morte dell’autonomia

Concludendo questa breve analisi della nota Mim 39623 del 23-02-2026 mi preme tornare al punto di partenza. Ovvero alla richiesta rivolta alle Istituzioni scolastiche di intervenire sui propri regolamenti per adeguarli al pensiero di oggi del Ministro.

La domanda è: da quando una circolare/nota ministeriale può “ordinare” una cosa simile?
Attenzione: il linguaggio sembra gentile e suadente ma poi incappa in affermazioni tipo “Di conseguenza, le istituzioni scolastiche avranno cura…”. Dove il “di conseguenza” è ben più di un connettivo logico. Insomma, siamo al doppio legame di Bateson: “sei libero ma fai a modo mio”.

E’ l’inizio della fine dell’autonomia scolastica?

Certo è la messa in scacco delle singole istituzioni scolastiche: l’iper-regolamentazione vale anche per loro e molte istituzioni ben presto si sentiranno in difetto e correranno a cambiare procedure, documenti, atti sino a
diventare corpi docili.
Che è quello che si vuole. Non solo studenti e docenti ma anche le scuole come istituzioni: corpi docili.

 

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