Questa volta la crisi energetica è una cosa seria


di PierVincenzo Di Terlizzi

C’è una linea che attraversa due stagioni di crisi energetica europea, distanti nel tempo ma coerenti nella logica. Nel 2021, di fronte al primo grande aumento del costo del gas nel periodo della pandemia, la commissaria europea per l’Energia Kadri Simson aveva formulato con una certa nettezza i termini della questione: “Uno dei modi più efficaci per affrontare questa sfida è ridurre il consumo di energia”; e, in una formulazione apparentemente ovvia ma allora tutt’altro che scontata nel discorso pubblico, “Risparmiare energia riduce le bollette e rende l’economia più resiliente”. Non erano parole di un manifesto, ma di un documento operativo.

Più di quattro anni dopo, con un conflitto tutt’ora in drammatico svolgimento in Medio Oriente che ha chiuso lo Stretto di Hormuz e ha prodotto in poche settimane un rincaro del gas di circa il 70% e del petrolio di oltre il 50%, il commissario Dan Jørgensen ha convocato una riunione straordinaria dei ministri dell’Energia dei 27 e ha ripreso, con tono più urgente, lo stesso filo. L’invito ai cittadini europei — lavorare da casa dove possibile, ridurre la velocità in autostrada, usare i mezzi pubblici — non va letto solo come una lista di consigli pratici, ma soprattutto come un segnale di politica energetica: la riduzione della domanda non è una misura accessoria. Dice Jørgensen: “Non è che ci aspettiamo che tutti gli Stati membri applichino tutti i dieci punti per la riduzione della domanda, ma rappresentano già un buon strumentario, e quindi raccomando che ogni Paese verifichi quali sono le sue possibilità per applicarlo.” Continua a leggere

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La Scuola dalla A lla Z

Inizia oggi 25 marzo la pubbblicazione di un podcast sulla scuola dal titolo “La scuola dalla A alla Z”.
Il progetto è di Marco Bollettino, d.s. presso il liceo “Gramsci” di Ivrea.
L’idea è di trattare ogni settimana un tema legato a una lettera dell’alfabeto.
Oggi iniziamo con la lettera A e mi chiedo se la scuola sia ancora un ascensore sociale.
Il podcast lo trovate su Spotify a questo link: https://open.spotify.com/show/4Ht3shsBOc3J08dr6FGCbn
Lo potete però ascoltare anche sulle altre principali piattaforme dove normalmente ascoltate i podcast (Apple, Amazon music, spreaker).
Le puntate usciranno ogni mercoledì ed avranno una durata di circa 15-18 minuti.
Cercherò di spiegare come funziona la scuola anche a chi non è un addetto ai lavori, ma vorrebbe capire, per esempio, come mai ogni anno cambiano tanti docenti.
Ti chiedo, per favore, se ti piace il podcast, di recensirlo e seguirlo, così lo aiuti a circolare!

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Pulizia e decoro delle aule: ma la circolare del Ministro era proprio necessaria?

di Cinzia Mion

Signor Ministro, Le scrivo a proposito dell’ultima C.M. che Lei ha emanato per sollecitare gli alunni e studenti a prendersi “cura” della propria aula e di tutti i locali della scuola….
Mi sto chiedendo : era proprio necessario scrivere addirittura una circolare ministeriale su questo argomento, con tutti i problemi seri che stanno angustiando oggi la SCUOLA?
Non ho dubbi che sua madre Le abbia insegnato da bambino a rassettare la sua cameretta…Ah le “famiglie” di un tempo com’erano avvedute!
E oltre a raccomandare la pulizia Lei va anche a scomodare la CURA, termine su cui le Indicazioni del 2012 si sono spese soffermandosi a richiamare l’ETICA DELLA RESPONSABILITA’ (all’interno del paragrafo Cittadinanza e Costituzione), declinandola in “Cura di se stessi, Cura degli altri e Cura dell’ambiente”.

Noi delle vecchie generazioni (io sono una ex-dirigente scolastica molto datata) siamo abituati a cercare le fonti “culturali” (non nozionistiche) delle affermazioni, soprattutto se queste derivano da testi istituzionali, in cui spesso rimangono implicite. Già da allora mi sono presa la briga di cercare e capire che queste affermazioni derivavano principalmente dal testo del filosofo tedesco Hans Jonas “Il principio responsabilità. Un’etica per l’era tecnologica”. Senza ombra di dubbio la cura dell’ambiente riguarda anche l’aula scolastica, il banchetto o i giochi alla scuola dell’infanzia: i bambini vengono educati sempre a riporli dopo aver terminato l’attività..

Ma andiamo Ministro, Lei deve volare alto: come può perdersi in queste minutaglie? Attenzione : minutaglie importanti nell’attività quotidiana, non ne sto sminuendo la rilevanza ordinaria, ma non è compito Suo!
Guardi che Jonas parlando di cura dell’Ambiente intendeva fare riferimento alle RISORSE che sono esauribili, soprattutto quelle vitali: acqua, aria pulita, energia, ecc
Intendeva perciò far riferimento alla Cura del Pianeta e di tutta la BIOSFERA.
Il messaggio aveva uno sguardo lungo ed il termine “Responsabilità”, da Weber in poi , significa non fare riferimento solo all’etica delle Intenzioni ma a quella delle CONSEGUENZE. Nel nostro caso perciò la responsabilità nei confronti delle conseguenze delle nostre azioni attuali, “presenti”, va proiettata nel FUTURO. La “riflessione” perciò che va fatta dedurre alle nuove generazioni riguarda la rappresentazione di un FUTURO PROBABILE, in assenza di cura, (che stiamo già purtroppo sperimentando) invece di un FUTURO AUSPICABILE, in presenza di cura!
Il consiglio che Le do, Ministro, è questo: non si perda in piccolezze, altrimenti rischia di restare impantanato come Le sta succedendo con queste NIN 2025 che riescono a dire tutto e il suo contrario perché ne ha affidato la stesura a persone che non hanno avuto CURA della CULTURA ma solo di saperi da trasmettere.
Ma se Lei non vola alto, come fanno i suoi collaboratori ad imparare a farlo?
La saluto cordialmente

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Arriva dal Ministero l’ennesima regola che uccide l’autonomia delle scuole

di Aluisi Tosolini

Di conseguenza, le istituzioni scolastiche avranno cura di inserire nel Regolamento di istituto e nel Patto educativo di corresponsabilità, qualora non già presenti, specifiche regole di comportamento finalizzate alla tutela del decoro degli ambienti scolastici, degli arredi e dei sussidi didattici, condividendole con studenti e famiglie anche attraverso attività informative dedicate”.
Si chiude così la nota a firma del Ministro dell’Istruzione e del Merito prot. n. 39623 del 23-02-2026 che ha per oggetto “Cura e decoro degli ambienti scolastici”.

Una bufala?

Leggendola ho pensato ad uno scherzo, ad una bufala, ad una fake news. Nel dubbio sono andato a controllare e ovviamente non ho trovato nulla nel sito del MIM, nemmeno usando la apposita funzione “cerca”.

Ma in Italia esiste una cosa strana, che potremmo chiamare effetto specchio o caleidoscopio, che mi ha permesso di verificare che la nota esiste davvero. Molti istituti scolastici, infatti, applicano un automatismo grazie al quale le note e le circolari del MIM (e immagino anche di altri uffici statali) ricevute vie posta elettronica istituzionale vengono protocollate e prontamente messe on line sul sito della istituzione scolastica seguendo il percorso HOME – Novità – Le circolari. Così google mi restituisce una paginata di link a scuole che hanno pubblicato la nota, in alcuni casi premettendo una propria nota interna in cui in sostanza non si fa altro che riprendere e ribadire quello che ha scritto in Ministro. Chiunque lo può verificare direttamente (ad esempio questo è stato l’esito della mia ricerca – LINK ) Continua a leggere

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Prevenire, reprimere o educare? Idee poche ma ben confuse

di Aluisi Tosolini

Si intitola Misure per il rafforzamento delle azioni di prevenzione e contrasto di fenomeni di illegalità negli istituti scolastici l’ordinanza firmata ieri 28 gennaio dai Ministri Valditara e Piantedosi. Si tratta dell’ordinanza preannunciata dopo i fatti di La Spezia e riferita ai cosiddetti metal detector.

Ma andiamo ad una analisi del testo così da comprendere bene di cosa si tratta.

La gatta frettolosa fa i gattini ciechi

Mi spiega AI Overwiew che il celebre proverbio italiano insegna come l’agire con troppa fretta porti a errori, risultati scadenti o conseguenze negative. Il detto sottolinea l’importanza di dedicare il giusto tempo e la dovuta calma a ogni attività per garantire un esito positivo, piuttosto che operare in modo precipitoso. 

Leggendo l’ordinanza si possono trovare diverse conferme al detto popolare. Elenco qui di seguito alcune sviste o errori formali che certo non ci si aspetterebbe di trovare in un testo firmato da due ministri:

  1. nella versione in PDF pubblicata da molti siti di informazione scolastica e anche da quotidiani (ad esempio da Il foglio ) non si trova né la data né il numero di protocollo dell’ordinanza. La data – e l’ora – la si desume solo dal timbro della firma digitale del ministro Piantedosi;
  2. l’ordinanza è in primo luogo indirizzata ai Prefetti della Repubblica, ai commissari di governo delle province autonome di Trento e Bolzano e al presidente della Regione Val d’Aosta. Poi “AI SIGG. DIRIGENTI DEGLI UFFICI SCOLASTICI REGIONALI”. Si tratta, con tutta evidenza, di una figura insistente! Come è noto esistono i Direttori Generali degli uffici scolastici regionali ma non i dirigenti regionali. Forse al Ministero degli interni non ne hanno contezza ma dovrebbe averla di certo il Ministero dell’Istruzione e del Merito. La confusione tra dirigenti scolastici (ovvero i legali rappresentanti delle singole autonomie scolastiche) e Dirigenti scolastici regionali torna anche nel testo (riporto da pag. 1: In tale quadro, il ruolo dei Prefetti e quello dei Dirigenti scolastici assume una centralità decisiva. Per favorire il più efficace raccordo delle iniziative volte a prevenire ogni forma di illegalità presso gli istituti scolastici, i sigg. Prefetti, d’intesa con i Dirigenti scolastici regionali, convocheranno apposite sedute del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica,…) da dove appare l’importanza del ruolo dei DS. Tuttavia poi il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza viene convocato dai prefetti d’intesa con i dirigenti scolastici regionali. E qui non ci si capisce più niente. Cosa vuol dire? Che il prefetto di Parma convoca il Comitato provinciale di Parma d’intesa con il Direttore Generale dell’USR dell’Emilia Romagna? Oppure d’intesa con il dirigente dell’Ufficio Territoriale di Parma (che è un ufficio dell’USR ER)? Oppure d’intesa con i dirigenti scolastici come parrebbe dedursi dal testo? Ma quali? Tutti? Alcuni? In base a cosa? Insomma non si capisce.
  3. L’ordinanza è poi inviata per conoscenza ad altri soggetti. In primis al Capo della Polizia  e ai comandanti di Carabinieri e Guardia di Finanza.  Ci si aspetterebbe di trovare in elenco anche i Dirigenti Scolastici ma non ci sono. C’é invece l’Anci. Ma non l’UPI. Cioè ci sono i Comuni (che hanno responsabilità sulle scuole del primo ciclo) ma non le Province rappresentate dall’UPI (Unione province italiane) che hanno responsabilità sulle strutture delle scuole secondarie di II Grado. Non pervenute poi le Città Metropolitane.

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La valutazione dei dirigenti scolastici, ma per valutare cosa?


di Stefano Stefanel
Qualche giorno fa improvvisamente la piattaforma FUTURA, 4.0 che registra tutti i corsi che si stanno svolgendo in Italia in attuazione del PNRR.ISTRUZIONE, ha introdotto un assurdo filtro che ha fatto per qualche giorno diventare le procedure di gestione complicate, lunghe, inutilmente burocratizzate. Nelle chat dei dirigenti scolastici è partita una serie di post di protesta che sono andati avanti per un paio di giorni finché il MIM non ha fatto marcia indietro. Sempre più spesso le chat dei dirigenti e i post sui vari social stigmatizzano la burocrazia oppressiva: tutto questo rientra nella logica propria dei social che sono molto più facilmente attivabili per indignazione, piuttosto che per proposta. Cioè, se noi ci indigniamo di qualcosa abbiamo audience sui social, se proponiamo qualcosa cadiamo nel dimenticatoio. Dal punto di vista dei contenuti l’idea ministeriale di inserire un filtro nella piattaforma era peregrina e burocratica oltre che inutile e le proteste logiche. Quindi nulla da segnalare.

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La valutazione dei dirigenti scolastici, ovvero gli scodinzolanti cagnolini di Valditara

di Mario Maviglia

Il ministro dell’Istruzione Valditara ha firmato la Direttiva sulla valutazione dei dirigenti scolastici (n. 28 del 21 febbraio 2025).
Sul sito del MIM il ministro non ha mancato di sottolineare, in modo alquanto enfatico, che “si tratta di un momento storico per il comparto scuola perché il sistema di valutazione ora introdotto, che partirà già da quest’anno, arriva dopo 25 anni di assenza normativa, segnalata più volte a livello istituzionale e dovuta anche ad una forte ostilità culturale. Il nuovo sistema di valutazione consentirà di verificare e accompagnare il raggiungimento dei risultati, al servizio degli studenti e delle famiglie, anche nella prospettiva di una crescita professionale dei dirigenti scolastici, che svolgono una funzione fondamentale per un sistema scolastico sempre più efficiente”.

Una prima domanda da porre al sig. ministro è la seguente: visto che è da 25 anni che si attende il varo di questo provvedimento, che fretta c’era di avviare l’operazione a metà anno scolastico e non attendere, più ragionevolmente, l’inizio del prossimo, dando modo, nel frattempo, di avviare qualche azione formativa e informativa sul nuovo sistema? Quali gravi e imprescindibili ragioni hanno determinato questa impaziente decisione, prevedendo addirittura una procedura più semplificata per il corrente anno scolastico, ormai giunto a metà del suo percorso?

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Dirigenti scolastici: sono in Piemonte i più stressati. C’entra forse il dimensionamento?

di Nicola Puttilli

Sarà stato il 1985 o il 1986 quando il consiglio scolastico provinciale di Torino, che in quegli anni ebbi la ventura di presiedere, decise di procedere alla fusione delle scuole medie “Pavese” e “Casorati”.
Dopo tre decenni di ininterrotta e tumultuosa crescita si trattò della prima soppressione di un istituto scolastico, non a caso nella periferia sud di Torino, case popolari costruite in fretta intorno allo stabilimento di Mirafiori.
Da allora, a parte gli ultimi, ho seguito direttamente tutti i piani di dimensionamento che si sono succeduti nella provincia di Torino, nell’ambito del consiglio scolastico provinciale prima e a livello regionale poi nella consulta regionale per il diritto allo studio, istituita nel 2007.

Con precisione e puntualità tutte sabaude, le istituzioni scolastiche piemontesi sono state costantemente dimensionate secondo i parametri di legge.
Il crescente successo degli istituti comprensivi, nati per contrastare gli effetti derivanti dallo spopolamento nelle aree montane ma effettivamente in grado di rispondere a reali esigenze di continuità, ha inevitabilmente cambiato il quadro di riferimento.
A causa, tuttavia, del già avvenuto dimensionamento, non è risultato semplice, nel contesto urbano torinese in particolare, procedere alla loro formazione che, in effetti, si è realizzata con notevole ritardo rispetto ad altre realtà nazionali, semplicisticamente accorpando scuole medie e direzioni didattiche, raddoppiandone la dimensione. Continua a leggere

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Un nuovo profilo: il dirigente scolastico giudice

di Stefano Stefanel

Una ventina di anni fa c’era una dirigente scolastica distaccata ad un Ufficio Scolastico che amava accompagnare qualunque affermazione alla frase: “ce lo chiede l’Europa”. E a qualunque obiezione riguardo a contorte e astruse proposte che lei caldeggiava rispondeva allargando le braccia: “purtroppo ce lo chiede l’Europa”. Sono andato, a quel tempo, a cercare dove l’Europa ci diceva di fare questo o quello, ma non ho mai trovato nulla che assomigliasse anche lontanamente a quanto veniva proposto, ma poiché la dirigente era simpatica ed operativa ho dedotto che aveva capito meglio di me cosa realmente ci chiedeva l’Europa. Dopo vent’anni devo dire che, anche se veramente l’Europa ci chiedeva quello che la dirigente scolastica distaccata intendeva, poi l’Europa di quello che abbiamo fatto noi non ne ha fatto nulla. Ma questa, come si dice, è un’altra storia.

In questi tempi il mantra si è spostato e davanti a qualunque decisione molti dirigenti scolastici dichiarano: “lo dice la legge”, “mi limito ad applicare la legge”. Davanti a questa apodittica declaratoria c’è la tendenza ad abbassare il capo e a ubbidire, anche perché verificare se c’è veramente una legge che dice quello che viene richiesto, prevede uno sforzo e perdite di tempo che, pare, pochi vogliono compiere. Meglio aspettare qualche sindacato che cominci a protestare o qualche chat che apra il dibattito.

La questione della legge è ben strana per due motivi:

  • se c’è una legge che prescrive di fare qualcosa senza “se e senza ma” come mai in almeno altri cinquemila istituti italiani questa cosa non la si fa?
  • in base a quale autorità un dirigente scolastico stabilisce cosa una legge dice o non dice? cioè, da dove deriva il suo ruolo di autentico interprete della norma?

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L'umiliazione dei licei: secondo il Ministero sono scuole poco impegnative e facili da gestire

di Stefano Stefanel Una delle prime cose che si insegna a tutti i docenti che vogliono diventare dirigenti scolastici è che ogni provvedimento della Pubblica Amministrazione deve rispondere a canoni di efficienza, efficacia ed economicità. Se almeno una di queste tre caratteristiche non è soddisfatta allora è meglio lasciar perdere. Di recente, improvvisamente e a sorpresa, il MIM ha emanato una divisione degli Istituti scolastici in fasce al fine della retribuzione dei dirigenti scolastici. La retribuzione dei dirigenti scolastici prevede una parte fissa uguale per tutti, eventuali assegni ad personam legati a situazioni del passato transitati nella dirigenza (che residua per non tantissimi casi) e due retribuzioni variabili: una “di posizione” (la complessità della scuola che si dirige) e una “di risultato” (a seguito della valutazione obbligatoria del dirigente scolastico). Poiché anche i dirigenti scolastici non vogliono farsi valutare a fini stipendiali (come del resto in Italia praticamente tutti ad eccezione degli studenti) e in questo vengono spalleggiati sia dai sindacati generalisti (per intenderci CGIL, CISL, UIL, Snals, ecc.) sia da quelli di categoria (citerei solo ANP) dalla nascita della dirigenza scolastica (1999) nessuno è stato valutato a fini stipendiali. Continua a leggere

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