Riflessioni per i Maestri del tempo presente. Riflessioni per i Maestri del tempo presente

di Franca Da Re

Ritornare alle parole del 2020

Ho riletto oggi, a distanza di sei anni, la lettera aperta che indirizzai agli insegnanti e ai Dirigenti Scolastici nei primi giorni di quella clausura forzata che fu l’emergenza Coronavirus (reperibile qui: https://www.francadare.it/wp/riflessioni-per-i-maestri-del-tempo-presente/)

Rileggere le proprie parole col senno del poi è un esercizio strano, talvolta impietoso. Eppure, ritrovo in quelle righe, scritte tra l’angoscia di un presente sospeso e l’ostinata ricerca di un senso, l’eco di una verità che oggi torna a bussare con ancora maggiore urgenza.

Allora il nemico era invisibile, biologico, improvviso. Temevamo che la distanza fisica spezzasse la trama dei rapporti, che la scuola si riducesse a una fredda burocrazia dell’adempimento o a una sequenza di compiti dispensati attraverso uno schermo. Ci chiedevamo come salvare la “scuola calda”, la comunità, il diritto fondamentale dei nostri ragazzi a essere ascoltati, riconosciuti e custoditi nella loro fragilità.

Oggi la sensazione di smarrimento non si è dissolta: ha solo cambiato forma. Continua a leggere→

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Dal tetto allo straniero al Patto Formativo

di Giovanni Fioravanti

Nel 2023 ho pubblicato con Armando editore La cultura della scuola. Facciamo un patto.

Nel libro propongo di superare l’organizzazione scolastica per classi anagrafiche per passare, sulla base di patti formativi tra scuola famiglia e studente, a percorsi formativi individualizzati e a un’organizzazione per laboratori disciplinari.

In un sistema del genere il problema del tetto agli alunni non di lingua italiana per classe muterebbe completamente natura proprio perché verrebbe meno l’unità organizzativa sulla quale calcolare la percentuale, ovvero la classe anagrafica stabile.

Se la scuola fosse organizzata attraverso percorsi formativi singolarizzati, con laboratori disciplinari frequentati in funzione del percorso prescelto, la questione non sarebbe più quanti alunni non italofoni ci sono nella classe, ma quali competenze possiede ciascun alunno e di quali esperienze formative ha bisogno per portare a compimento il proprio percorso di apprendimento. Continua a leggere→

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Per accogliere e includere a scuola

di Raimondo Giunta

La scuola è ancora un’istituzione fondata sul primato della parola,ma presuppone spesso che quanti vi entrano già la posseggano.Per conto proprio. In alcune/molte realtà non ci si adopera per darla a chi non la possiede e in questo modo e con queste intenzioni si favoriscono gli alunni provenienti da alcuni ambienti sociali,dove si possono trovare tutte le forme di conservazione e di sviluppo della parola:libri.giornali,riviste,media,rapporti sociali privilegiati,frequentazioni culturali,viaggi etc.etc…
Per evitare che le disuguaglianze del bagaglio culturale personale si allarghino ,a scuola bisogna dare risalto e primato ad una buona educazione linguistica,che doni la parola e poi la sviluppi.
Il
secondo rimedio a cui bisogna ricorrere è costituito dalla valorizzazione di tutte le esperienze d’apprendimento in cui la mediazione linguistica è funzionale alla manifestazione delle forme d’intelligenza,che per comodità definiamo non logico-linguistiche(musicale,spaziale,pratico-manipolatoria,creativa,progettuale,estetica etc)e che trovano nei diversi tipi di laboratorio una possibilità di realizzazione.

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Raffaele Iosa, l’11 settembre e l’autonomia scolastica

di Massimo Nutini

Sono trascorsi venticinque anni da quell’11 settembre 2001 che ha scolpito per sempre la memoria di tutti noi. Il mondo intero assisteva attonito, attraverso gli schermi e le radio, al crollo delle Torri Gemelle e allo smarrimento di un mondo spinto d’un tratto fuori dai suoi rassicuranti binari.
Poche ore prima di quell’evento, Raffaele Iosa viaggiava in autostrada verso Ravenna con l’animo comprensibilmente amaro. Aveva appena lasciato la sua stanza al Ministero dell’Istruzione a Roma, travolto dalle logiche dello spoils system dopo l’insediamento del governo Berlusconi e della ministra Moratti. Per la scuola pubblica italiana si chiudeva una stagione e se ne apriva una del tutto diversa.
Mentre era in auto, lo chiamai al telefono. Continua a leggere→

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Brevi appunti per un programma

di Nicola Puttilli

La scuola deve tornare a essere una priorità nel progetto di sviluppo del Paese. La piena formazione del cittadino è uno dei principi cardine del dettato costituzionale e tutti i dati in nostro possesso dimostrano che, nel medio-lungo periodo, i Paesi che maggiormente crescono economicamente sono quelli che più investono in conoscenza e formazione. Il nostro sistema pubblico di istruzione e formazione ha subito nell’ultimo trentennio successivi tagli e ridimensionamenti, passando da posizioni di eccellenza in Europa per quota PIL , a posizioni di sconfortante retroguardia. Le conseguenze di tale processo sono di solare evidenza: esiti degli apprendimenti insoddisfacenti e caratterizzati da forti squilibri, tassi elevati di analfabetismo funzionale, stipendi dei docenti tra i più bassi d’Europa, edifici scolastici per la gran parte vecchi, scarsamente accoglienti, con diffusi problemi di sicurezza e comunque pensati e progettati per una didattica quasi esclusivamente trasmissiva.

Si tratta di problemi strutturali la cui soluzione richiede ingenti investimenti. Una scelta di priorità comporta che alla scuola sia restituita almeno parte delle risorse sottratte nel corso degli anni, a partire dai risparmi derivanti dal calo delle frequenze conseguente al decremento demografico in corso, che si prevede ancora più consistente nei prossimi anni. Ma risorse per cosa? Continua a leggere→

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Oltre la “comunità educante”. Genealogia critica di un lessico pedagogico conformante

di Giovanni Fioravanti

Introduzione

Nel linguaggio pedagogico contemporaneo poche formule godono della stessa capacità di produrre consenso dell’espressione comunità educante. Essa compare nel discorso scolastico, nelle politiche territoriali, nella progettazione educativa, nei rapporti tra scuola e famiglia e nelle retoriche della corresponsabilità.

La sua forza deriva anche dalla sua apparente evidenza.
Se l’educazione non avviene soltanto nella scuola, ma anche nella famiglia, nelle associazioni, nelle istituzioni e nei contesti sociali, sembrerebbe ragionevole concludere che l’intera comunità possieda una funzione educativa.

Ma proprio questa evidenza dovrebbe essere sottoposta a interrogazione critica.
Definire una collettività come educante non equivale semplicemente a riconoscere che in essa si producono apprendimenti. Significa attribuirle una intenzionalità pedagogica. Continua a leggere→

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Un triennio da ripensare. A proposito di Marco Campione che parla di “Alfabetizzazione di massa e bocciature”

di Piervincenzo Di Terlizzi
1. Una tesi corretta su basi statistiche solide

Nel contributo ricordato nel titolo, Marco Campione avvia una riflessione a partire da alcune sue considerazioni critiche su un articolo di Alfonso Scotto di Luzio apparso sulla rivista L’altravoce al D.lgs. 62/2017 (www.laltravoce.com/cultura/2026/05/07/perche-per-migliorare-la-scuola-non-basta-bocciare-di-piu/) dedicato alle responsabilità, nel sistema scolastico italiano, per il presunto ritardo italiano in termini di alfabetizzazione di base.

Campione, sul tema, osserva che l’ELET 2026 (Early Leavers from Education and Training), che conteggia i 18–24enni senza diploma, racconta, in realtà, un miglioramento della situazione, con un 8,2%, rispetto al 9,8% dell’anno precedente, e che la serie storica del LEA (Low Educational Attainment, numero di 25enni-65enni con al massimo la licenza media) va nella stessa direzione: 86,4% nel 1977, 33,6% nel 2024.

Fin qui, bene. Ma il merito dell’articolo non è solo nella riflessione critica: è soprattutto, anche negli aspetti più problematici che essa implica, nella proposta che Campione avanza.

2. Il caposaldo implicito: il biennio iniziale è ancora orientativo

L’analisi di Campione individua il nodo strutturale del sistema, non nel primo ciclo, ma nell’area di transizione tra scuola secondaria di primo grado e primo biennio della secondaria di secondo grado. Qui agisce una questione che nessun legislatore ha affrontato in termini organici, dopo l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni (L. 296/2006): si è allungato l’obbligo, senza riformare conseguentemente i segmenti attraverso cui si articola.

Questa diagnosi presuppone, anche senza dircelo esplicitamente, che il biennio iniziale del secondo ciclo mantenga una funzione prevalentemente orientativa — di completamento, chiarimento, messa a punto — piuttosto che disciplinare e selettiva. È un’assunzione che merita di essere resa visibile, perché non è neutrale: significa che l’identità di indirizzo non si cristallizza all’atto dell’iscrizione, ma si consolida progressivamente, e che la mobilità tra percorsi nell’arco del biennio non è un fallimento del sistema, ma una sua funzione propria. Continua a leggere→

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Filosofia come storia della filosofia

di Raimondo Giunta
Non so come venga insegnata la filosofia nelle superiori di altre nazioni europee; suppongo che venga affrontata per temi e non come percorso storico dalle origini fino ai nostri giorni.
La
filosofia come storia della filosofia è stata una scelta di Giovanni Gentile e rispondeva sia alla recente allora tradizione storicistica, sia ai convincimenti profondi del filosofo siciliano.
Questa impostazione non ha mai incontrato vere e solide avversioni e non è a mio modesto parere combinabile con l’insegnamento per temi(logica,etica,teologica etc).O l’una o l’altra .L’insegnamento della filosofia come storia della filosofia contribuisce per un verso a farsi un’idea della precarietà delle affermazioni che si sono dichiarate indubitabili e per un altro verso illumina la particolarità delle relazioni tra pensiero filosofico e contesto storico sociale,politico e culturale. In questo modo lo studente puo’ formarsi un’idea personale del senso della storia alla quale appartiene e della collocazione delle proprie convinzioni nel vasto repertorio delle convinzioni che hanno animato e animano la vita della nostra società. Per rendere efficace la funzione dell’insegnamento della filosofia evidentemente non possono essere trascurati o peggio ancora cancellati gli autori che hanno fatto scandalo per la novità o per la radicalità delle posizioni assunte e sviluppate.Non avrebbe alcun senso e alcun sapore un insegnamento in cui non venissero fatti conoscere Epicuro,Spinoza,Marx,Nietzsche , Heidegger, Gramsci e altri autori che turbano il sonno dei censori.
La
filosofia è domandare; è radicale domandare e solo senza artifizi e confini ha un ruolo nella formazione delle giovani generazioni.

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Io merito: forse dovremmo scriverlo sui muri di tutte le scuole

“Io Merito”

di Giovanni Fioravanti

Ogni bambina e ogni bambino, ogni ragazza e ogni ragazzo merita. Merita la nostra stima, la nostra fiducia, la nostra attenzione, la nostra cura, il nostro aiuto.

Intestare il ministero all’istruzione e al merito avrebbe dovuto servire a ricordarcelo, a ricordarlo a tutti, in particolare al ministro pro tempore.
Dovremmo scrivere sui muri delle nostre scuole, tutte, accanto a “I Care” di Barbiana, “Io Merito”. Io merito attenzione. Io merito rispetto. Io merito una scuola che creda in me.

Il merito non coincide con il privilegio ma con il diritto di ogni persona ad essere riconosciuta, sostenuta, accompagnata nella propria crescita, nella costruzione di quell’edificio che è il proprio sé, dove poter abitare con sicurezza da adulto.

Abbiamo alle spalle un pensiero pedagogico che ci ha aiutato a percorrere molta strada in questa direzione, un pensiero che non possiamo limitarci a citare ma che dovremmo sempre praticare come ricostituente del nostro sistema formativo, soprattutto in momenti così difficili come quelli che attualmente attraversa la nostra scuola.

Maria Montessori ci ha insegnato che il compito dell’educazione è aiutare il bambino a sviluppare le proprie potenzialità interiori. Ogni essere umano possiede energie creative che attendono di essere riconosciute e coltivate. Il merito, allora, non coincide con il voto più alto, ma con la possibilità concreta di esprimere se stessi. Continua a leggere→

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LA SCUOLA DALLA A ALLA ZETA: I CICLI SCOLASTICI

La terza puntata del podcast sulla scuola dal titolo “La scuola dalla A alla Z” è dedicata al tema dei CICLI SCOLASTICI.
Il progetto è di Marco Bollettino, d.s. presso il liceo “Gramsci” di Ivrea.
L’idea è di trattare ogni settimana un tema legato a una lettera dell’alfabeto.Il podcast lo trovate su Spotify a questo link: https://open.spotify.com/show/4Ht3shsBOc3J08dr6FGCbn

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