Si accende il dibattito su Filosofia nelle Indicazioni Nazionali per il Licei
E dentro la Commissione Ministeriale emergono opposte concezioni sul significato stesso del termine Indicazioni
Aluisi Tosolini
Decisamente interessante il dibattito che si sta scatenando in questi giorni attorno alla bozza di Indicazioni nazionali per i licei e nello specifico attorno alla disciplina Filosofia.
A dar fuoco alle polveri sono stati una sessantina di docenti universitari di Filosofia (più un docente di filosofia del Cavour di Torino) che hanno segnalato non solo la mancanza di dibattito attorno alle indicazioni nazionali ma anche gravissime esclusioni di filosofi chiave quali “per limitarsi ai casi più sconcertanti, addirittura Spinoza, Leibniz (a parte un riferimento al solo Leibniz “logico” – circostanza che parla da sé! – nelle Linee guida per il Liceo Classico) e Marx; … “almeno uno” tra Hobbes, Locke e Rousseau, …” Insomma, concludono i 60, tra cui Cacciari: «esclusioni non innocenti, è la nuova egemonia culturale della destra».
Alla presa di posizione dei sessanta hanno prontamente risposto i due coordinatori della commissione che ha elaborato le indicazioni di Filosofia, ovvero Adriano Fabris (ordinario di Filosofia morale, Università di Pisa, Presidente della Consulta Nazionale di Filosofia) e Massimo Mugnai (che è stato professore ordinario di Storia della logica alla Scuola Normale Superiore di Pisa). Mugnai si è distinto negli anni scorsi anche per aver scritto un volume decisamente polemico intitolato “Come NON insegnare la filosofia” (Cortina editore 2023) e altrettanto ben stroncato (parere personale, ovviamente) da Gaetano Torrevecchia in una lunga e densa recensione apparsa su La ricerca che evidenzia con esempi chiarissimi come “il libro, purtroppo, si direbbe scritto da qualcuno che non conosce in modo adeguato ciò di cui tratta”. Ovvero parla di cose che non conosce. E ciò che non conosce non è certo la filosofia ma la concreta didattica della filosofia nei licei italiani.
Ma andiamo a vedere cosa dicono Mugnai e Fabris rispondendo a Cacciari e agli altri critici.
In sintesi, nel testo inviato al Corriere della sera, scrivono che
- la commissione e i suoi componenti non sono ideologicamente orientati
- non è vero che non ci sia (stato) dibattito pubblico sulle bozze delle Indicazioni
- la novità della proposta per filosofia non è viene compresa. La novità è costituita, a detta dei due coordinatori, dal fatto che le indicazioni per Filosofia prevedono due diversi approcci: un approccio storico-diacronico e un approccio per temi-problemi
- è sbagliato concentrarsi sui nomi dei filosofi presenti/assenti perché le indicazioni non sono un catalogo di autori
Mi soffermo solo sulle ultime due affermazioni, e in particolare sulla quarta, tralasciando qui le prime due.
Programmi o Indicazioni? Le contraddizioni interne al documento
La lettera di Fabris e Mugnai è decisamente interessante perché in sostanza dice l’esatto opposto di quello che dicono altri primari estensori delle Indicazioni nazionali, uno fra tutti Ernesto Galli della Loggia – coordinatore della commissione che ha scritto le lunghissime, analitiche e dettagliatissime Indicazioni per Storia.
Fabris e Mugnai così scrivono: “il documento in discussione si intitola Indicazioni, non Programmi. Non si tratta di un gioco di parole né di una distinzione formale: il nome discende dalla legge della scuola autonoma. Le Indicazioni offrono orientamenti e prospettive agli insegnanti di liceo, che poi saranno chiamati a tradurle in percorsi concreti, tenendo conto delle situazioni reali in cui opereranno. Questa impostazione valorizza la professionalità docente, riconosce la complessità dei contesti, non la comprime entro prescrizioni rigide. Pretendere un catalogo tassativo di autori obbligatori significherebbe tornare a una logica programmatica che questa proposta intende consapevolmente superare”.
Galli della Loggia invece, in un Corsivo del giorno pubblicato 26 aprile sul Corriere della sera (nella rubrica Il corsivo del giorno pag. 28) parlando nuove Indicazioni e tiro al bersaglio contro gli estensori delle stesse, aveva scritto: “prendo la parola per fatto (quasi) personale. Che però s’intreccia con una faccenda che non lo è per nulla, e cioè con quella sorta di tragicommedia nazionale che sta diventando la redazione dei nuovi programmi per la scuola (alias, in omaggio al politicamente corretto, «Indicazioni nazionali»).
Non occorre essere filosofi e neppure storici per capire che le due posizioni sono totalmente antitetiche: le indicazioni o sono indicazioni o sono programmi. Su Gessetti Colorati avevo giorni fa commentato l’uscita di Galli della Loggia scrivendo è davvero preoccupante che lui non abbia ancora capito la differenza tra programmi e indicazioni nazionali.
E che la differenza non l’abbia capita risulta evidente dalle Indicazioni di Storia, dove leggiamo: “nella costruzione dei percorsi didattici non potranno essere tralasciati i seguenti nuclei tematici (indicati in corsivo), al cui interno si evidenziano alcuni punti rilevanti che i docenti potranno variamente approfondire e integrare in relazione ai diversi percorsi liceali..”. E a questa frase fanno seguito 14 nuclei tematici per il primo biennio, 15 per il secondo biennio e 14 per l’ultimo anno. Ogni nucleo tematico è poi descritto per almeno 3 – 4 righe con precise indicazioni di contenuti.
Una tragicommedia
Sorge alfin spontanea una domanda: la prof.ssa Perla, che con Galli della Loggia ha scritto il libro-manifesto “Insegnare l’Italia”, e che coordina la Commissione che ha il compito di scrivere le Indicazioni nazionali per i licei, ha spiegato o no agli estensori la differenza tra programmi e indicazioni? Se lo ha fatto – come si spera – occorre ammettere che i diversi commissari non hanno capito, visto che qualcuno parla ancora di programmi e altri (correttamente) di indicazioni.
Questa è la vera tragicommedia: che chi scrive le indicazioni non abbia (ancora) chiaro che tipo di documento sta scrivendo, dimostrando di non conoscere la legge (e le diverse fonti normative).
La didattica della filosofia
Per quanto riguarda la didattica della filosofia i due coordinatori scrivono che la loro proposta (ovvero un mix di storia del pensiero filosofico in ottica diacronica + approccio per problemi e temi) è una novità.
Ecco, su questo avrei dei dubbi: è infatti da decenni che l’impostazione della didattica della filosofia mette assieme i due livelli che per Fabris e Mugnai sarebbero una grande novità. A riprova cito solo il lavoro svolto dal gruppo denominato La città dei filosofi che ha operato sin dal 1994 al Liceo Ariosto d Ferrara (link: https://win.liceoariosto.it/promozione/citta_filosofi.htm ).
I due coordinatori aggiungono comunque che “la scuola è cambiata, sono cambiati i bisogni degli studenti: è giusto, anzi è doveroso, che vengano aggiornati anche i metodi e le prospettive didattiche, aprendo il dibattito a proposte di innovazione fondate e argomentate. Il fatto di aver fatto riferimento, in alcuni casi, a movimenti e correnti piuttosto che ai singoli filosofi, e di non aver menzionato tutti i pensatori significativi della storia del pensiero, non risponde a scelte arbitrarie o, peggio, a omissioni ideologiche: risponde a un’ulteriore esigenza di fondo, quella di salvaguardare la libertà professionale e l’autonomia didattica del docente”.
Libertà professionale e autonomia didattica del docente
Ecco, leggendo settimane fa le Indicazioni ho pensato esattamente questo, strabuzzando stupito gli occhi davanti alle striminzite paginette di filosofia che tutto sono fuor che un programma (e un elenco) e proprio per questo sono la salvezza del docente di filosofia (quale io sono stato per decenni).
Del resto consegnare ad un docente di filosofia un elenco di filosofi da trattare (obbligatoriamente?) è una pura follia che solo chi non conosce le classi dei licei dove si insegna filosofia può compiere.
Ma allora un docente può fare quello che vuole in assoluto? No: il punto di riferimento rimane il PECUP (del 2010) e le competenze critiche che lo stesso Pecup indica come traguardo per gli studenti al termine del percorso scolastico.
Del resto, e chiudo, Galli della Loggia non crederà davvero che i docenti di storia affronteranno tutti i nuclei tematici (obbligatori) che le indicazioni elencano! E se lo crede (tutto è possibile!) gli occorre un bagno di realtà.
E magari un breve corso di recupero sul concetto di “indicazioni nazionali”.
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