di Cinzia Mion
Da poco è arrivata una notizia che avrà fatto saltare sulla sedia Valditara, schiattare Sasso e compagnia cantante…Di che si tratta? E’ presto detto: la Chiesa ufficiale, attraverso l’ultimo sinodo approvato da poco, ha dimostrato di saper superare la propria storica sessuofobia che era arrivata perfino a ipotizzare all’interno di questa visione “il peccato di pensiero”…
Aggiungo a proposito di questa sessuofobia che ci ha intriso tutti, anche una nota simpatica che riprende il testo famoso del veneto Luigi Meneghello, “Libera nos a Malo” che, ricordando la propria infanzia e la preparazione alla prima comunione, faceva riferimento alla gustosissima espressione “atimpuri” e la seguente domanda ineccepibile “quante volte”?….
Questa premessa serve a fare comprendere fino in fondo quanto è stata capace la Chiesa di svecchiarsi e quanto invece Valditara e i leghisti al seguito, cui oggi si aggiungono i vannacciani, vorrebbero che la scuola regredisse su posizioni sempre più anacronistiche. Questo riguarda tutti i fronti : accenno solo alle Nuove Indicazioni 2025 già abbondantemente criticate perfino dal Consiglio di Stato, per tradizione filogovernativo!!!
La notizia, come avrete già capito, riguarda la posizione della Cei in favore di una storica apertura, già avviata a dire il vero ancora da Papa Francesco ma mai ufficializzata, che si evince dal documento “Lievito di pace e di speranza” da cui estrapolo una frase che ne racchiude il senso.
Si raccomanda “che la Cei sostenga con la preghiera e la riflessione le ‘giornate’ promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza e manifestare prossimità verso chi è ferito o discriminato (Giornata contro la violenza e discriminazione di genere, la pedofilia, il bullismo, il femminicidio, l’omofobia e transfobia, ecc.)
Beh, per farla breve, altrimenti ne esce un saggio e non un post, intendo con questa apertura dare un colpo di sonda all’interno di una tematica su cui innanzitutto, per quanto riguarda la scuola, deve esserci una formazione che attiene al corpo docente sui cosiddetti “fondamentali”(a dire il vero dovrebbe essere prima di tutto di chi legifera e poi di tutti gli adulti che sono a contatto con bambine e bambini in crescita!)
IDENTITA’ PSICOSESSUALE
Bisogna partire con calma ad affrontare l’evolversi dell’identità psicosessuale.
L’identità sessuale viene definita alla nascita come:
1) identità biologica, attraverso l’osservazione del sesso anatomico (genitali esterni), generalmente con certezza, tranne nei casi di ermafroditismo chiamato oggi intersessualità.
Spendiamo due parole per chiarire questa definizione: si tratta di soggetti, per fortuna non frequentissimi, che si presentano alla nascita con una non chiara distinzione degli organi genitali esterni ed interni, per cui alla vecchia denominazione di “ermafroditismo”, un po’ criptica per chi è digiuno di nozioni biologiche, oggi si preferisce il termine “intersessuale”.Praticamente si tratta di combinazione ambigua tra gli organi. Un tempo si procedeva alla nascita ad una modalità di intervento cruento, decidendo così per un sesso o per l’ altro, il più delle volte affidato alla scelta genitoriale, su cui è meglio sorvolare perché foriera di grandi sofferenze da parte dei soggetti durante la loro crescita, come è facile immaginare..
Poi subentra:
2) l’identità psicologica che consiste nell’accettazione della propria identità biologica sessuale, durante il processo di crescita;
-in caso contrario può sorgere una forte “disforia di genere”, consistente in uno stato d’animo angosciato, relativo al fatto di sentirsi prigionieri di un corpo sessuato non riconosciuto come”proprio”;
-in conseguenza di tale disforia è possibile che nel soggetto crescendo appaia il TRANSGENDERISMO (in assenza o con rifiuto di intervento) oppure il TRENSESSUALISMO (in presenza di intervento) .
Il transessualismo deve essere tenuto distinto dall’orientamento sessuale.
Alla fine appare:
3) l’identità sessuale di mèta, (Iole Baldaro Verde, famosa sessuologa,) che definisce l’orientamento sessuale che può essere :
– eterosessuale,
– omosessuale,
– bisessuale.
– asessuale
Queste distinzioni valgono anche per i transessuali.
Da tutta questa prefazione si capisce che la visione BINARIA (uomini e donne) e semplifcatoria, attraverso l’aspetto scientifico della “riproduzione”, intesa come accoppiamento, non sfiora nemmeno la complessità della tematica.
IDENTITA’ DI GENERE
Se è vero, parafrasando Simone de Beauvoir, che maschi e femmine si nasce ma uomini o donne si diventa, questa maturazione è un processo sociale, (famiglia e SCUOLA ), che va accompagnato verso un’ottica di parità che valorizzi però le differenze. Dovrebbero perciò scaturire da questo processo delle identità il più possibile rinnovate dalla cultura e dalla riflessività e libere il più possibile dai vecchi stereotipi, che segnano spesso la sopraffazione del maschile sul femminile. A questo proposito una particolare vigilanza viene raccomandata nei confronti dei modelli offerti dai “media” che rischiano di essere assorbiti dai soggetti in crescita a-criticamente.
Tale maturazione culturale, che si sviluppa dalla identità sessuale biologica, si chiama “identità di genere”.(lasciamo perdere le idiozie sul “gender”, usato come spauracchio da sventolare per spaventare genitori che “ignorano”, facili da manipolare!)
Per le osservazioni esplicitate precedentemente risulta chiaro che in presenza di ”disforia di genere”, e non accettazione della identità biologica, i soggetti TRANS rivendichino in modo più o meno esplicito una identità di genere diversa da quella biologica assegnata dalla natura.
L’EDUCAZIONE SESSUO-AFFETTIVA
Questi sono i fondamentali, poi dovrei affrontare l’educazione sessuo-affettiva ma mi fermo per ovvie ragioni. Accennerò soltanto che educatrici del nido, con soggetti più grandini, e docenti della scuola dell’infanzia (immaginate quanto dopo dovrà esserci un’educazione specifica in materia e non invece una esclusione estesa fino alla scuola secondaria di primo grado! ) potrebbero trovarsi in difficoltà di fronte a qualche bambino o bambina che esplorando le parti del proprio corpo scoprono il “piacere” con successive manifestazioni ingenuamente pubbliche (intendo dire in sezione) di attività masturbatorie….(oddio che parola sconveniente ho detto…) che fare? Gli operatori della prima infanzia però di generazione in generazione si sono trasmessi competenze in questo campo per cui sanno come comportarsi.
Ecco perché deve esserci la formazione anche dei docenti di tutti gli ordini di scuola per imparare ad affrontare argomenti con naturalezza, senza suscitare sensi di colpa, e nemmeno coprire con atteggiamenti che denotano i tabù che ben sappiamo esistere…
Valditara docet….
FINALITA’ DELL’EDUCAZIONE SESSUALE
Ma se vogliamo chiederci, per chiarire meglio il problema, cosa si vuole indicare comunemente per finalità dell’educazione sessuo-affettiva, ci si rende conto che questa consiste in una attenzione rivolta ad ottenere la maturazione armonica di tutti i soggetti, che non significa senza regole, al fine di renderli capaci di vivere una relazione affettiva con se stessi e con gli altri, soddisfacente e piena, in grado di alimentare così un rapporto in cui trovi spazio la propria e altrui capacità di esprimere l’ affettività e dove la sessualità possa esprimersi in modo gioioso e completo, senza giochi di sopraffazione, di potere o di ricatto affettivo o peggio deliri di possesso.
ULTIMO MONITO A TUTTI I TALEBANI “NOSTRANI”
Non fate finta di non sapere che i vostri figli già durante la scuola primaria (è completamente saltata la fase di latenza descritta da Freud!) soddisfano le loro prime curiosità sessuali guardando di nascosto i filmetti porno sui loro cellulari. Il sesso però qui è presentato in forma meccanica e spesso violenta. E questo lascia un imprinting.
Raccomandazione per tutti quelli che approvano le scelte di Valditara : non fate gli ipocriti! Credete che non sappiamo che questa scorciatoia che vi esime dallo “studiare” e assumervi le vostre responsabilità educative, anche nell’affrontare il disagio che ciò vi procura, è la scelta più “comoda” che ci sia?
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