L’agonia della educazione alla cittadinanza quando ce ne sarebbe più bisogno

di Rodolfo Marchisio

L’agonia della educazione alla cittadinanza quando ce ne sarebbe più bisogno

Un articolo recente sulla Tecnica della scuola denunciava il fatto che il programma di Educazione alla cittadinanza era stato affidato al docente di religione, violando il diritto di chi voleva avvalersi di detto insegnamento e, aggiungiamo noi, i diritti di chi non voleva avvalersi dell’insegnamento della religione oltre ad una serie di norme.

  1. La legge 92/19
  2. Le Linee guida del MIM 2024
  3. Le Indicazioni nazionali del MIM 2025
  • Ma è una eccezione!

Purtroppo no, sono molte le scuole in cui l’insegnamento di educazione alla cittadinanza viene affidato, come un residuo scomodo, al docente di religione o a quello di materia alternativa.

Comunque anche quando viene affidato in esclusiva come insegnamento, non come coordinamento, a docente di altra disciplina si prende una scorciatoia che è contraria alla legge ed alle Linee Guida e si violano i diritti di qualcuno.

Perché il percorso di EC deve essere collegiale e condiviso.

  • Trasversalità vs collegialità

Purtroppo il concetto di collegialità, perfettamente realizzabile come dimostrano le esperienze di molte scuole di ogni ordine, è stato sostituito nelle LG da quello di trasversalità.
Ad un progetto comune e condiviso è stato sostituito dal MIM il modello del puzzle, per cui il contenuto di ogni disciplina contiene “naturaliter” parti che si possono autonomamente assemblare magicamente ed in modo magnetico. Tanto che il ministro del merito si premura di rassicurare i docenti: “non dovete lavorare di più”:
I nuclei concettuali dell’insegnamento dell’educazione civica sono già̀ impliciti nelle discipline previste nei curricoli dei diversi percorsi scolastici

La trasversalità̀ dell’insegnamento si esprime, quindi, nella capacità di dare senso e significato a ogni contenuto disciplinare IN 24

Ma senza co-progettazione (spesso più difficile per mancanza di spazi orari ed abitudine col crescere del livello scolare) non esiste un progetto né tanto meno metodi, strumenti, obiettivi condivisi.

D’altra parte basta guardare i libri di testo della fascia dell’obbligo per vedere che ogni materia ha un testo che contiene i collegamenti e gli inserti di EC e si sa che il docente “pigro” si aggrappa al libro di testo. La editoria arriva là dove il MIM non riesce ad arrivare.

Così molti docenti confondono ancora il voto di EC con quello della loro materia o con quello di condotta.

In realtà questa diversificazione fa parte della lotta alla “ideologia” passata e perniciosa che il ministro combatte da sempre costruendo ed imponendo una opposta ideologia in libri ed atti vincolanti e prescrittivi. “La collegialità fa parte del ciarpame di cui dobbiamo per forza liberarci.” I concetti di cittadino, società, solidarietà scompaiono sostituiti da quelli di “persona” ed “individuo”.

  • Cosa succede nelle scuole

Così oggi esistono: 1- scuole in cui la EC viene suddivisa dall’alto in un quadro orario di Istituto con materie ed ore per tutti gli anni, 2- progetti di scuola e di classe od interclasse che vengono costruiti e concordati, in ogni ordine di scuola per fortuna 3- accanto ad una serie di mostri che se potessero affiderebbero la EC ai collaboratori scolastici. E non sarebbe un male.

Per fortuna da una indagine di Gessetti colorati, accanto ad una minoranza (30% ca) che si è adeguata alle LG 24 e ad un gruppo di scuole (20%) che la EC o non lo fa o la delega il più possibile, resiste un 50% di scuole che costruisce progetti ricchi e autonomi in modo da rispondere alle esigenze del proprio contesto, come dovuto. Sempre più con difficoltà di coinvolgimento dei colleghi, ma in modo convincente.

In sintesi la EC aldilà di leggi e linee guida la fa chi ci crede. E chi crede ce ne sia bisogno.

  • Ma c’è bisogno della educazione alla cittadinanza?
  1. La scuola viene caricata di problemi che secondo chi governa sono responsabilità individuali o della scuola, non della politica che crea o trascura i problemi: lotta alla mafia, crescita economica, ed. alla salute, ed. stradale, rispetto della donna, ed. finanziaria, cultura del lavoro, uso etico del digitale…LG 24. Nella logica che i problemi nascano da comportamenti individuali e non da problemi sociali che la politica non affronta. Se sei malato è perché non curi la tua alimentazione e non fai ginnastica. Non è un problema della politica se 6 milioni di cittadini hanno rinunciato a curarsi e la salute, come la istruzione ed il lavoro non sono più un diritto se non precario o privato di chi può.
  2. Il disagio espresso dai giovani pacificamente su tematiche come lo stato della scuola, la mancanza e precarietà del lavoro, la mancanza di servizi sono il segnale che la società e la politica nel loro egocentrismo e nel loro occuparsi solo delle prossime elezioni e di sé stessi, barricate in talk show e social, non stanno costruendo prospettive per i nostri figli e nipoti.
    Questi giovani non sanno che farsene dei partiti ed anche dei sindacati, ma sono sensibili ai temi del loro futuro (istruzione, lavoro) ma anche a quelli di tutti: al destino della terra ed alle sorti della democrazia, come dimostrato dalla partecipazione al referendum sulla separazione delle carriere. “Ho votato al referendum, ma alle politiche non so”.
  3. Le violenze di questi giorni con giovani cresciuti e formati su Tik Tok, tra cui si infiltra di tutto, che si autoconvocano per sfogare la loro rabbia, ma anche la loro ignoranza, sfasciando tutto, rubando e facendosi un video da postare non sono un problema solo di repressione. Certamente sono da condannare senza giustificazioni; ma sono un fenomeno da capire, sono i figli delle nostre banlieue e della nostra emarginazione. Come le violenze, anche armate, su docenti, il bullismo contro allievi e contro la scuola frutto di esempi che hanno non solo in famiglia, nell’egocentrismo e nella violenza dominante, ma anche nel bullismo dei grandi che a livello mondiale violano ogni diritto, ogni norma internazionale, impongono la legge del più forte.
    E’ una rabbia figlia dell’odio e di mancanza di educazione, di valori, di punti di riferimento.

Non può essere la scuola da sola ad affrontare tutti i problemi che la politica, o meglio la mancanza di politica a livello di esecutivo, di enti locali, crea.

Auspicando che la politica smetta di trincerarsi dietro menzogne, talk show e social e affronti i problemi, la scuola dovrebbe ostinarsi a non abbandonare la sua parte: educare, formare persone, cittadini ed orientarli nel mondo.
Per quanto sia difficile oggi.

 

 

 

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