Guido Petter: psicologo dell’educazione, scrittore per l’infanzia o partigiano?

di Elena Mistretta

Guido Petter nasce a Luino, sulla sponda lombarda del lago Maggiore, il 20 aprile 1927. Sicuramente molto conosciuto tra chi si interessa di educazione, pedagogia e didattica come docente universitario e psicologo, Petter fu anche partigiano, sulla riva piemontese del lago intorno a cui era nato e questa sua esperienza è narrata in diversi libri dedicati a preadolescenti e adolescenti. Scritti, come vorrei dimostrarvi, tenendo conto delle caratteristiche cognitive dei giovanissimi e per questo ancora oggi validi e utili per fare pedagogia della Resistenza.

Lo farò partendo dal testo che è stato di recente ripubblicato dalla casa editrice Interlinea in occasione dell’Ottantesimo anniversario dei fatti che vi vengono narrati: Sempione ’45, il salvataggio della galleria.
Nella notte tra il 21 e il 22 aprile del 1945, all’imboccatura della galleria del Sempione, mentre alcuni reparti della “Garibaldi” isolavano la Val Divedro per prevenire eventuali azioni dell’avversario, la “Volante Alpina” agli ordini di Ugo Scrittori, nome di battaglia “Mirko”, catturò le sentinelle di guardia, provvedendo al recupero ed alla dispersione sul terreno di una grande quantità di esplosivo lì ammassato negli ultimi giorni di guerra dai comandi tedeschi, che avevano previsto la distruzione del tunnel ferroviario del Sempione.
Solo l’intervento dei partigiani scongiurò la distruzione del tunnel, consentendo di mantenere i collegamenti ferroviari con la Svizzera e l’Europa, anche in vista della successiva ricostruzione post-bellica e evitò un intervento aereo di bombardieri alleati che avrebbe annientato la cittadina di Varzo.

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Un “racconto della scuola” utile e stimolante

di Monica Piolanti

Una recensione del volume
Annamaria Palmieri, Tra i banchi. Il racconto della scuola italiana dall’Unità ai nostri giorni fra rappresentazione letteraria e realtà storica, Guida Editori, 2025

Raramente un’opera di storia della scuola riesce a superare la soglia dell’interesse specialistico per diventare un’opera di riflessione civile. Tra i banchi di Annamaria Palmieri non è soltanto un’analisi storiografica; è, a mio avviso, un grande affresco critico e sentimentale della Repubblica, dove la scuola non è lo sfondo, ma la protagonista assoluta. La Palmieri, forte della sua duplice prospettiva di docente di letteratura e dirigente scolastica (nonché ex Assessore all’istruzione a Napoli), possiede l’autorità istituzionale e la sensibilità letteraria necessarie per un’operazione così ambiziosa, e il risultato è una lettura che scuote, commuove e costringe a rinegoziare la nostra intera visione dell’istruzione pubblica.

La profondità del saggio antologico è d’altronde subito messa in luce dalla “Prefazione” di Marinella Attinà, che ne chiarisce fin dalle prime battute l’ambizione epistemologica. Attinà sottolinea come l’opera non si lasci incasellare in un unico livello disciplinare – sia esso la storia della scuola, la critica letteraria o la pedagogia – ma trovi il suo “plusvalore” proprio nella “congruenza” e nell’intersezione di questi sguardi, che si legano e si intersecano tra i banchi. L’autrice non si limita a giustapporre i racconti, ma tessendo una vera e propria trama narrativa lungo la linea diacronica, mira a disegnare non tanto la cronaca della scuola, quanto l'”idea di scuola” stessa, nelle sue aspirazioni ideali e nelle sue concrete realizzazioni storiche. È questo obiettivo di sintesi, tra narrazione letteraria e dispositivo pedagogico, a conferire all’opera una tridimensionalità rara e il suo carattere di riflessione civile. Continua a leggere

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Educare alla libertà: la lezione di Maria Montessori

Chiarvalle – Casa natale di Maria Montessori

di Monica Piolanti

Maria Montessori perviene all’educazione della medicina.
Studiando i casi dei bambini selvaggi e anormali, scopre un cumulo di errori e di deformazioni che hanno guidato l’uomo educatore nei confronti del fanciullo. Muove così dalla necessità di introdurre nelle scienze pedagogiche una rivoluzione in ciò che attiene allo studio scientifico dell’infanzia.
Secondo la sua esperienza di osservatrice, il metodo applicato su persone subnormali aveva effetti stimolanti anche se applicato all’educazione di bambini normali. Il suo metodo si basa sull’osservazione attenta del singolo bambino e sulla preservazione della libertà dei fanciulli nelle loro manifestazioni spontanee che devono essere sempre rispettate.
La sua convinzione è che i metodi pedagogici tradizionali e la vita sociale conducano spesso all’oscurarsi e al morire della vita naturale e che quindi sia necessario procedere ad un vero e proprio affrancamento del bambino da quei metodi educativi e da quei legami che ne soffocano la forza e la creatività spontanea.

La Montessori lamenta che gli adulti si comportano solitamente in modo arbitrario verso i fanciulli, guardando più ai propri punti di vista (al “dover essere” definito dalle regole adulte) che alle leggi della natura. Natura e libertà, invece, coincidono e secondo la sua visione la natura si manifestava nella spinta interiore ad agire e a crescere sul piano fisico e intellettuale secondo un piano di autonomia, sempre se l’intrusione indebita e le prepotenze degli adulti non lo deformano e lo sviano. Continua a leggere

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Maestre del MCE: una eterna ghirlanda brillante

di Giancarlo Cavinato
Quello che qui proponiamo è l’intervento svolto dall’autore nel corso della tavola rotonda “Pedagogie al femminile: dialogo tra le istituzioni culturali” organizzata da Indire lo scorso 8 settembre, presso l’M9 – Museo del ‘900 di Mestre.

In alto Giuseppina Marastoni, Lia Finzi, Maria Marconi In basso Giovanna Legatti, Donata Siniscalchi, Ines Casanova

Nel preparare questo intervento mi è tornato alla mente un libro di D. R. Hofstadter, Gȍdel Escher Bach, un’eterna ghirlanda brillante (ed. Adelphi) in cui si intrecciano dialoghi metaforici fra menti appartenenti a epoche diverse ma tutte contraddistinte da strutture ricorsive. L’acronimo dele iniziali dei tre soggetti viene perciò tradotto con l’espressione ‘Eterna Ghirlanda Brillante. Sulla base di questa suggestione ho perciò dedicato a queste maestre l’intitolazione del mio intervento ‘nello spirito di Lewis Carroll’ come recita il sottotitolo del testo di Hofstadter. Cioè un po’ ironicamente in quanto l’opera dello psicologo tedesco parla non a caso di tre menti illustri maschili. Uno sguardo di genere femminile sulla ricostruzione della storia, fa rendere conto dei “vuoti di memoria” sia nel MCE che nella storia della scuola italiana e della pedagogia. Si celebrano i centenari di grandi maestri, molto meno delle donne a cui è dedicato il lavoro di ricerca e documentazione dell’Indire e delle associazioni e fondazioni che ad esse fanno riferimento.

Attraverso la testimonianza del lavoro di alcune donne e gruppi di donne, Indire con la mostra e il convegno ‘Pedagogie al femminile’ lodevolmente cerca  di evidenziare il ruolo trasformativo del loro agire nella scuola e rispetto al contesto culturale. Nominandole con il loro impegno politico, educativo, di cura del pensiero.

Ripercorrendo vita e attività di maestre MCE si illumina veramente un percorso di ricerca studio sperimentazione che ha lasciato tracce significative. Nella loro esperienza si intrecciano elementi di microstoria e di macrostoria, cultura pedagogica e storia sociale. Un patrimonio storico che può rivivere attraverso i loro scritti e le proposte educative che hanno contribuito a mettere a disposizione.

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Mamma mia, dammi cento lire… ovvero la fine della scuola pubblica

di Carlo Ridolfi

… che in America voglio andar, recitano i versi iniziali di un notissimo canto popolare della fine del XIX secolo che parlava di emigrazione.
Forse c’è qualcuno che vorrebbe portarla qui, l’America, ovviamente intesa come United States of…, soprattutto per quanto riguarda il sistema dell’istruzione.
Risulta quindi molto utile la lettura di un lungo articolo che è anche lanciato dalla copertina del n. 1631-12 settembre 2025, di Internazionale, tradotto dall’Harper’s Magazine e scritto dal giornalista e scrittore Chandler Fritz, dal titolo La fine della scuola pubblica.
Quando, anche nel dibattito italiano, si incontra chi denuncia la pervasività del ‘credo’ neoliberista anche nella scuola, si pone il punto di partenza, lontano nel tempo, per analizzare la situazione odierna.
Come ricorda Fritz, infatti, è del 1955 il saggio The role of government in education (Il ruolo del governo dell’educazione), redatto da Milton Friedman, economista e guru massimo della scuola di Chicago, che ha definito le linee guida teoriche, poi poste in pratica, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, della messa in discussione, fino al quasi abbattimento, del Welfare State, in nome della libera scelta degli individui in campi come la sanità, l’istruzione, l’abitare e così via.
Raccomandando la separazione tra finanziamento dei sistemi di istruzione e gestione degli stessi, Friedman e i suoi epigoni hanno legittimato ‘scientificamente’ le scelte successive dei governi e delle società, che ci hanno portato alla situazione attuale, che, in USA, giustificano quasi in pieno il titolo dato all’articolo. Continua a leggere

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Don Milani, dalla vita alla “Lettera ad una professoressa”

Molto spesso di parla di Don Milani e della esperienza della Scuola di Barbiana senza conoscere a fondo la sua vita e il suo percorso formativo.
Ne parla Monica Piolanti in questo documentatissimo saggio che ripercorre la vita del Priore.

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Paolo Volponi, intellettuale itinerante: sognava che lavoro e cultura potessero cambiare il mondo

di Rosolino Mussi


La fotografia riprende il Quartiere Castellamonte di Ivrea, fatto costruire da Adriano Olivetti per accogliere anche i dirigenti dell’azienda (la foto è depositata nel sito storiaolivetti.it ed è visibile unicamente grazie al link)

Nei primi anni cinquanta Paolo Volponi,nato nel ‘24, inizia rapporti di lavoro con Adriano Olivetti.
Il 1956 è chiamato a Ivrea, nel 1966 diventa direttore capo del personale e nel 1971 esce dall’Olivetti e va alla Fiat chiamato da Umberto Agnelli.
Ci resta alcuni anni, e negli anni 80 diventa parlamentare e poi dimissionario per malattia.

Accompagna il suo itinerario nell’industria olivettiana con l’impegno di creazione letteraria.
E’ stato, dunque, oltre che dirigente, poeta e narratore di grande efficacia: in poesia e letterature teneva di fronte a sé il mondo e il cammino e il futuro dell’uomo. Muore nel 1994 nell’epoca della fine delle ideologie e della caduta del Muro di Berlino.

Il rapporto di Volponi con il suo tempo è stato così antagonistico, di sfida: con il suo lavoro nell’industria olivettiana, prima, e come intellettuale e politico, dopo, ne ha combattuto gli aspetti negativi e ha smascherato la vera realtà, indicando le responsabilità e denunciando i poteri forti e nascosti che impedivano la realizzazione di una società migliore e più giusta. Continua a leggere

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Alle radici della storia del MCE: democrazia e antifascismo

a cura di Giancarlo Cavinato

Dire la verità è un atto genuinamente politico
(Byung- Chul Han Infocrazia)

Il Movimento di cooperazione educativa nasce a pochi anni dal termine della guerra e della lotta di liberazione con una forte impronta antifascista.
I fondatori erano stati in gran parte partigiani. Si riconoscevano pienamente nei principi e nei valori della Costituzione che cercavano di mettere in pratica, come testimonieranno maestri/e come Pettini, Ciari, Lodi, Fantini, Legatti e molti altri attraverso la loro pratica didattica.
Attraverso di essa e i racconti delle loro esperienze contamineranno altri giovani che vedranno in quel periodo e nella sua storia la possibilità di una pedagogia liberatoria. Si trattava, come scriverà Ciari, di formare a dei valori incarnati nelle tecniche Freinet. Il quale proprio in quanto le sue tecniche erano vissute dai dignitari del paesino delle Alpi provenzali dove iniziava la sua carriera da maestro come pericolose e rivoluzionarie, si trovò ad affrontare che lo costrinsero a manifestazioni di famiglie manipolate e convinte che si strumentalizzavano i bambini costringendolo a dimettersi.
Alfabetizzare culturalmente contadini e artigiani era visto come perdita di controllo e comando.

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Alle origini della riforma della scuola

Quali sono le origini del dibattito sulla riforma del sistema scolastico?
Una risposta si può trovare nel volumetto “Il Problema della Scuola”
, realizzato nel 1946 dal Ministero per la Costituente.

La pubblicazione offre uno schema per l’esame e il dibattito sulla necessaria riforma del sistema scolastico italiano ed evidenzia la stretta connessione tra la struttura della scuola e quella della società. Vengono discussi i principali problemi e dibattiti riguardanti i vari ordini scolastici, tra cui la scuola media (in particolare la questione della “scuola media unica”), le scuole professionali, la scuola superiore e l’università, toccando anche la controversia sulla scuola statale e privata.

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Linee propositive per un riordino complessivo del Sistema educativo di istruzione e di formazione 

Oggi, 2 maggio 2025, è venuto a mancare Maurizio Tiriticco, ispettore scolastico, studioso, profondo conoscitore della scuola italiana e della sua storia.
Per l’occasione proponiamo un suo articolo pubblicato nel nostro vecchio sito PavoneRisorse nell’ottobre 2013.

 

di Maurizio Tiriticco

Per una uscita a 18 anni di età, come avviene un quasi tutte le istituzioni istruttive e formative dell’UE – Ovviamente, senza che l’uscita anticipata costituisca un alibi per tagliare gli organici, ma per utilizzarli meglio con una diversa organizzazione del tempo scuola.
Per una scuola a “tempo pieno” e a “spazio aperto”, che comporti il superamento delle “classi di età”, funzionali al sistema della promozione/bocciatura che contraddice la realtà dello sviluppo/apprendimento di un soggetto in età evolutiva: chi evolve non può tornare indietro!

La proposta

a) una scuola dell’infanzia biennale(3-5 anni)

b) una scuola di base decennale obbligatoria (5-15 anni): non si tratta di anticipare ai 5 anni di etàobiettivi e contenuti dell’attuale prima classe primaria; occorre progettare un curricolo decennale verticale continuo e progressivo che conduca un soggetto di 5 anni a raggiungere in 10 anni di istruzione le competenze di cittadinanza e culturali di cui al dm 139/07, ovviamente da rivedere, correggere, aggiornare, arricchire. Si veda anche il Quadro Europeo delle Qualifiche, EQF (23 aprile 2008) e l’Accordo quadro per la referenziazione del sistema italiano delle qualifiche all’EQF (20 dicembre 2012).

Sarà opportuna un’articolazione in due quinquenni (5-10 e 10-15: dal superamento dell’egocentrismo alla padronanza delle operazioni formali di base); in tal caso occorre ragionare sul concetto stesso di ciclicità in fatto di sviluppo/crescita di un soggetto e di processi di apprendimento e socializzazione. Tale scuola è educativaformativaistruttiva (vedi il comma 2 dell’art. 1 del dpr 275/99) e orientativa nel contempo e non si conclude con un esame ma con una certificazione delle competenze di cittadinanza e culturali acquisite nel decennio, per come sono state accertate, a prescindere da giudizi di valore e di merito, confortate però da indicazioni per l’orientamento.

Occorrerà considerare il decennio nella sua continuità con il superamento delle attuali classi di età, funzionali a quelle promozioni/bocciature che nulla hanno a che vedere con i reali processi di sviluppo/crescita e apprendimento di un soggetto in età evolutiva. Sta alle singole ISA fare in modo che in dieci anni, con l’attivazione di opportuni gruppi di lavoro, percorsi in diversi laboratori, ciascun soggetto raggiunga il massimo delle competenze indicate dal Miur in modo che gli sia garantito il successo formativo (vedi il comma 2 dell’art. 1 del dpr 275/99). Il che implica il superamento dell’aula contenitore di una data classe di età e l’attivazione di aule/laboratorio opportunamente attrezzate. Non sarà più l’insegnante che si reca nell’aula della classe x, ma gruppi di alunni che si recano in aule laboratorio opportunamente attrezzate (ovviamente si tratta di attrezzature minimali che non escludono l’esistenza e il funzionamento di laboratori particolarmente dedicati).

Il che implica un progressivo superamento dell’attuale organizzazione per classi di etàcattedre e orari eguali per tutti gli alunni.

c )un’istruzione secondaria triennale (15-18 anni), che si concluda a) con la certificazione di competenze di cittadinanza, culturali e pre-professionalizzanti e b) con competenze culturali specifiche e professionalizzanti differenziate a seconda dei diversi percorsi e indirizzi, siaistruttivi (l’istruzione di competenza dello Stato) che formativi (l’istruzione e formazione professionale di competenza delle Regioni). Si tratta di percorsi che garantirebbero a ciascun soggetto il soddisfacimento del diritto/dovere all’istruzione e alla formazione (vedi art. 2, comma 1, punto c della legge 53/03).
Occorrerà istituire istituti comprensivi orizzontali in cui siano attivi percorsi in cui a una solida cultura di base umanistica e scientifica, eguale per tutti, siano associati indirizzi pre-professionalizzanti e/o professionalizzanti. Sarà necessario istituire nel primo anno (15/16 anni) opportune passerelle che consentano attività di orientamento e riorientamento, qualora il percorso decennale obbligatorio non abbia soddisfatto tali esigenze.

d) occorre considerareex novo l’insieme dei complessi rapporti tra l’istruzione secondaria statale e l’istruzione e formazione professionale di competenza delle Regioni, nonché i rapporti tra titoli di studioqualifiche triennali e diplomi quadriennali; nonché l’effettiva attuazione del Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF).

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