di Luca Ballestra Caffaratti e Marco Guastavigna
Proprietà intellettuale, congegni generativi e demercificazione del testo
La reazione corporativa all’irruzione dei dispositivi generativi nei processi di scrittura ha assunto fin da subito i toni scomposti della lesa maestà. Si grida al furto, si invoca la violazione del diritto d’autore, ci si straccia le vesti per la presunta fine dell’originalità umana. Niente di strano: quando una trasformazione delle condizioni materiali della produzione culturale investe la logistica della produzione simbolica, chi trae profitto dalla recinzione delle idee tenta di blindare le proprie rendite di posizione.
La posta in gioco, però, non risiede nella difesa nostalgica di un’aura autoriale da tempo ridotta a marchio commerciale, per lo più con la complicità di intellettuali organici al mercato. La contrapposizione riguarda piuttosto due modelli radicalmente inconciliabili:
- da un lato, la persistenza anacronistica di una concezione del testo come prodotto finito, scaturito da un atto di ingegno individuale, immediatamente congelato, recintato dal copyright e monetizzato come merce;
- dall’altro, una scrittura come processo dinamico, filiera modulare di trasformazione e campo di riconfigurazione continua, che trova nuove possibilità di espressione nelle pratiche di chi sperimenta i dispositivi di GenAI.

Funzioni di GenAI di WPS OFFICE
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