di Rodolfo Marchisio
Nell’ambito della giornata di studio “Una scuola di democrazia” dedicata alla pedagogia della Resistenza c/o la Casa della Resistenza di Fondo Toce dove vennero massacrati 42 partigiani o presunti tali, tra cui una donna, fatti sfilare per tutti i paesi intorno al lago Maggiore, dopo che era caduta la Repubblica partigiana dell’Ossola, mi è stato chiesto di introdurre il tema dell’insegnamento educativo che potremmo trarre dalla Resistenza oggi. E del suo legame con la scuola, tema già trattato in occasione dell’anniversario della Repubblica dell’Ossola e del contributo allora dato ad alto livello alla riorganizzazione della scuola nel dopoguerra.
Inevitabile “buttarla in politica”, schematizzando cosa succede oggi e il momento che stiamo vivendo a livello mondiale, nel nostro paese e purtroppo sempre più nella nostra scuola.
Il momento attuale: bullismo politico e revisionismo storico
Come già ricordato, un potente politico trumpiano, Thiel affermava: non sono più sicuro che la democrazia sia compatibile con la libertà (ovviamente quella dei ricchi e dei potenti). Abbiamo cercato di analizzare questa impostazione, ideologica prima che politica, facendo una breve storia della democrazia USA. Dalla Dichiarazione di indipendenza alla Costituzione confrontata con la nostra.
La libertà impedisce lo sviluppo economico dicono un altro politico trumpiano e Valditara che nelle Indicazioni Nazionali di Ed. Civica 2024 modifica il filone 2 e privilegia lo sviluppo economico rispetto alle conseguenze ambientali. Che diventano quasi un effetto collaterale.
Il momento attuale è fortemente caratterizzato da individualismo ed egocentrismo, ci ricorda Zagrebelsky, che sostituiscono il senso della società e il dovere della solidarietà. Assistiamo nella società e nella scuola a forme di revisionismo storico. Si stanno riscrivendo pezzi di storia, tanto che la verità storica non è più un valore (Trump ha dal suo primo mandato ad oggi fatto 30 mila affermazioni false secondo i media USA).
La crisi attuale di democrazia, diritti, Costituzione
La Costituzione “è un progetto da realizzare non una realtà” (Calamandrei): occorre continuare a pedalare, se no si casca. Democrazia e diritti sono prodotti storici e relativi nel tempo e nello spazio, frutto di una lotta fra due gruppi concorrenti; non sono per sempre, si possono perdere in tutto o in parte e li stiamo ogni giorno perdendo. N. Bobbio.
Allora qual è lo stato di salute dei diritti (libertà di espressione, lavoro, istruzione, salute…) nel mondo e nel nostro paese?
Qual è lo Stato di salute della democrazia oggi? Viviamo la crisi e la critica della democrazia ed il governo dei peggiori.
Che educazione civica dovremmo insegnare? Sapendo che «è l’esempio che educa»: a scuola e in famiglia, perché i ragazzi e gli adulti non imparano da quello che diciamo, ma da quello che siamo, dal nostro esempio e dalle esperienze significative, soprattutto dal punto di vista emotivo che facciamo insieme.
Dobbiamo insegnare la Costituzione come dovrebbe essere (un progetto da realizzare – Calamandrei) o la democrazia com’è («promessa tradita» – Bobbio)?
Assistiamo alla
- La crisi della democrazia – già debole – del suo equilibrio e dei suoi valori.
- Al prevalere di poteri economico/politici forti sempre più legati al cosiddetto capitalismo oligopolistico soprattutto digitale. Siamo passati dal controllo della politica sulla economia al prevalere della economia che si fa politica. I miliardari al potere in USA da anni.
- Alla crisi della Costituzione in Italia (mancata separazione dei 3 poteri e predominio dell’esecutivo, forte astensione e sistema elettorale con premio di maggioranza producono meno rappresentatività: il 22/23% degli aventi diritto prende tutto).
- A livello internazionale al rifiuto e disprezzo dei trattati internazionali e dei valori che questi rappresentano.
Una democrazia di serie B
Eravamo già considerati dagli studi, in primis quello dell’Economist, come una “democrazia con problemi”, primi nella serie B delle democrazie con gli USA ed il Giappone.
La modernità liquida e Il cyber bullismo dei grandi
Bauman ci aveva dato una chiave di lettura complessa ed interessante col concetto di “modernità liquida”, in parte sintetizzata in questa mappa. Ma temo non basti più.
Utopia, retrotopia e Resistenza
Allora quali indicazioni e riflessioni ci può aiutare a fare la esperienza resistenziale nel suo complesso?
Dovremmo scegliere tra utopia (come la intende Bauman di progetto per il futuro) o retrotopia (si stava meglio una volta) in mancanza di valori forti (modernità liquida) o in momenti di crisi?
Dobbiamo tornare ad avere ideali, progetti contro la passività, l’odio, il rancore, la negazione di ideali condivisi (USA/UE – Russia/Ucraina – Israele/Palestina/Iran…) che sono il clima dominante.
Definire una azione politica: oggi come allora rifiutando tatticismi, arroganza e strategia della distrazione.
Saper perseguire un ideale anche minoritario o incompleto contro la omologazione alla ideologia dominante.
La terza guerra mondiale
La terza guerra mondiale è già in atto come ricordava Papa Francesco.
È fatta di bullismo politico e nuovo imperialismo, ricatto economico (guerra dei dazi e delle sanzioni), forte coinvolgimento della popolazione che spesso diventa obiettivo, prima vittima, ostaggio o schermo degli eserciti che usano tecnologie nuove ed armi a distanza.
Ma ancor più di Fake News, come arma che crea disorientamento (Romania), astensione dal giudizio, disinteresse, perché aumenta in modo fittizio la confusione ed il disimpegno.
Scriveva H. Arendt: «Il suddito ideale del regno totalitario non è il nazista convinto né il comunista convinto, ma l’uomo per cui la distinzione tra fatti e finzione, e la distinzione tra vero e falso, non esistono più».
Si impone la semplificazione al posto della complessità come arma del populismo. Chomsky aveva parlato di “strategia della distrazione”.
Resistenza e Costituzione
È chiaro il forte legame tra la Resistenza come riconquista di diritti negati e la Costituzione, come è evidente la mediazione nella diversità (le cose che ci uniscono) dalla Resistenza alla Costituente.
Poi venne la guerra fredda.
Harendt “la democrazia non può funzionare se non si basa su una percezione comune della realtà, di fatti verificabili e confutabili”.
L’esempio che ci viene dalla Resistenza
Occorre formare alla attività civile anche a costo di sacrifici personali: cosa che oggi avviene più col volontariato, l’associazionismo, la iniziativa privata che con la politica (per disaffezione ed astensione).
Fare scelte, sacrifici, collaborare, essere corresponsabili, saper pagare un costo personale per affermare un diritto, una idea.
Contro l’indifferenza, l’individualismo, l’egocentrismo, la omologazione con la maggioranza (sotto il fascismo schiacciante, oggi prevalente nella indifferenza dei più); l’interesse privato oggi dominanti.
La solidarietà (allora con ebrei, partigiani, fuggiaschi da parte di una fetta di popolazione all’epoca) contro l’individualismo dominante.
Mio padre, giovane staffetta partigiana ricercato dall’OVRA e sfuggito in modo rocambolesco alla tortura e mio nonno operaio che si è sempre, silenziosamente ma ostinatamente, rifiutato di prendere la tessera del fascio, non erano eroi, ma uomini, che avevano paura; con una idea coerente però che valeva secondo loro un grosso rischio personale.
Resistenza: un modo etico, morale, responsabile
La Resistenza è stata un modo etico, morale e responsabile di reagire al momento storico, perché è stata: a) una scelta di diritti e valori per cui combattere e rischiare; b) l’affermazione (“messa a fuoco”) di diritti come obiettivi irrinunciabili (Bobbio – Le generazioni dei diritti); c) attraverso un impegno personale e in momenti sociali e politici gravi ed anche d) attenzione a ciò che capita agli altri; atteggiamenti di iniziativa, di opposizione attiva e talora passiva.
Caratterizzata dal 1) non cedere di fronte agli insuccessi. Le Repubbliche partigiane e le sconfitte: «Tornare a combattere» anziché ritirarsi. 2) La ricerca e conquista di democrazia e libertà contro l’autoritarismo, l’arbitrio, la violazione dei diritti, il governo dei peggiori. 3) Contro la “legge del più forte” (oggi imperante). Perché la democrazia non è una conquista assodata, ma relativa nello spazio e nel tempo, possiamo perderla, del tutto o in parte, l’abbiamo già persa e la stiamo perdendo.
Crescere come persone e come cittadini
La Resistenza è stata anche luogo di formazione non solo politica, ma personale e culturale (dai «commissari politici» con vari ruoli a seconda delle formazioni, ai convitti della Rinascita, alle maestre ed ai maestri partigiani …). Che ha fatto crescere come persona e come cittadino, non solo come «individuo» generazioni che sotto il regime non avevano potuto sviluppare che una formazione a senso unico fascista e parziale.
La storia ci indica l’importanza della responsabilità sociale e non solo di quella individuale (come nella ideologia attuale).
Nella Carta che ne è derivata troviamo diritti (tanti), doveri (art. 52,53,54) la difesa della patria, il pagare le tasse, rispettare le leggi. E diritti-doveri (votare, allevare i figli, ma anche contribuire allo sviluppo ed al progresso della nazione). Tenuti insieme dal dovere della solidarietà.
A livello sociale ci indica il crescere nel dialogo, trovare punti in comune e non identificarsi solo attraverso le differenze e l’odio, attuare opposizione attiva e solidale.
Crescere come cultura (oggi anche digitale): chiedersi perché, come, quali conseguenze ha su noi e sugli altri.
Infine la necessità di conoscere la storia. Contro il revisionismo storico della polemica su Ventotene e sul 25 aprile «sobrio».
Per concludere. Impariamo dal
“Coraggio dei partigiani e delle partigiane che «volontari si adunarono, per dignità non per odio» – Piero Calamandrei – e decisero di inabissarsi nel luogo più pericoloso, dove ricevere e dare la morte è consentito”. Ci auguriamo che almeno nel nostro paese non si arrivi a forme violente, come descritto nelle riflessioni con A. Tosolini.
Certo occorrono di fronte ad una situazione critica nuova:
1- Concetti nuovi per capire una situazione nuova ed esempi passati cui ispirarsi.
2- Nuove forme di «resistenza» attiva e passiva in un contesto critico e nuovo, ma ricordando atteggiamenti già vissuti nella storia.
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