Sorvegliare e punire, la nuova “Bibbia” per la scuola di oggi

di Aluisi Tosolini e Stefano Stefanel

Un nostro comune amico dirigente scolastico (di cui, per evitare ritorsioni, taceremo il nome) ha posizionato sul tavolo della presidenza dell’istituto scolastico che dirige, in bella vista, una copia del testo di Michel Foucault intitolato “Sorvegliare e punire e pubblicato nel 1975 a Parigi.

Scelta coraggiosa e nel contempo lucido riferimento ai tempi in cui viviamo. Noi due, Aluisi e Stefano, apparteniamo oggi, dopo anni di vita nella scuola, alle schiere dell’INPS. E forse questo nuovo punto di vista sulla realtà ci aiuta ad avere uno sguardo più distaccato su quanto accade in questi mesi nel mondo della scuola italiana. Una sorta di epochè husserliana: del resto da lì, dalla filosofia, tutti e due veniamo.

Vietare, punire, ordinare ma non governare

Quali sono i contorni dello scenario che abbiamo di fronte e che secondo noi sono davvero preoccupanti?

Guardando anche solo agli ultimi mesi si inanellano, emergendo tra le altre, le seguenti “drammatiche” perle:

  1. Una velocissima riscrittura delle Indicazioni Nazionali per il primo ciclo fatta senza alcuna consultazione della scuola (ma dicendo sui social e ovunque esattamente il contrario) e senza tenere in minimo conto non solo del parere del CSPI, ma anche delle pacate riflessioni di studiosi ed esperti. L’Occidente e la Patria che devono farsi Nazione non hanno tempo di fermarsi di fronte a queste facezie. È l’ora del Maestro, come dice la pedagogista Perla, capa della commissione che ha riscritto le Indicazioni. E il Maestro è Magis, è superiore, e a lui si deve obbedienza perché lui (o lei?) sa quello che serve e lo passerà agli studenti e alunni con un afflato mistico che ricorda le parole con cui un ispirato Gentile descrisse le “Origini e dottrina del fascismo pubblicato nel 1929 (qui la terza edizione riveduta accresciuta: lettura imperdibile).
  2. La pluralità di interventi pubblici, sfociati poi nel decreto legge inviato in questi giorni dalle Camere, sull’esame di stato e, soprattutto, sulla scelta di pochissimi – e coraggiosissimi – studenti di non prendere parola al colloquio d’esame per contestare e denunciare una scuola a loro parere incapace di ascoltare i bisogni dei giovani. In futuro chi farà scena muta sarà bocciato. Ovviamente si attende con ansia di sapere come si verificherà se la scena muta è frutto di scelta contestatrice o solo di assoluta ignoranza. Ci sarà da ridere e da ridire! Comunque sia nel frattempo si utilizza il tutto per tornare all’esame di maturità (qualunque cosa voglia dire) che abbiamo fatto noi quasi 50 anni fa: 2 scritti e 4 interrogazioni su 4 materie. O sai o non sai. E se taci pur sapendo ti boccio. E non sai eppure parli forse ti promuovo: sei maturo.
  3. Nel frattempo – dimenticando che già Fioroni lo aveva fatto nel 2007 in modalità decisamente più corrette – si decide di combattere la battaglia dello smartphone. Se ne vieta l’uso con una circolare e si obbligano le scuole, in barba alla autonomia scolastica richiamata tuttavia ad ogni piè sospinto, a inventarsi farraginosi regolamenti ed ancor più farraginose azioni organizzative per punire i reprobi che non hanno ancora capito che a scuola ci si deve sconnettere perché forse è la scuola stessa ad essere sconnessa (da mondo).
  4. E poi giù a tambur battente decisioni, linee guida (ultime quelle sull’Intelligenza Artificiale di cui si sentiva proprio la mancanza!), dichiarazioni, prese di posizione, interviste, post e tweet in cui dire tutto e il contrario di tutto su responsabilità, diritti, doveri, patria, pace, guerra, piano Mattei, 4+2 nei Tecnici e via continuando con slogan che inneggiano alla rivoluzione del buon senso, al radioso futuro in cui finalmente anche la politica prenderà atto di quel che pensa davvero la gente comune, il popolo vero, e lo metterà per iscritto trasformandolo in legge.

Guardando il tutto dal lato della scuola, e non del ministero, ci pare di leggere una sempre maggiore paura di governare. Può sembrare contradditorio eppure, a nostro parere, non lo è.

Il ministero regola con circolari le minuzie quotidiane della vita della scuola ma evita accuratamente di disegnare – con leggi e non con circolari – una scuola capace di rispondere alle questioni chiave del tempo in cui viviamo. E quando tenta di descrivere questo tempo lo fa con Indicazioni nazionali di cui, in fondo, pochissimi o nessuno terrà conto. Come non è stato tenuto conto delle indicazioni precedenti e delle precedenti ancora.

Nello stesso tempo i dirigenti scolastici si nascondono dietro richieste di ordini ministeriali e inseguono alla meglio la bulimia regolatoria che viene dal neo centralismo di via Trastevere (neo centralismo promosso da un teorico leghista, il che è tutto dire).

I politici poi, anche e soprattutto quelli che amministrano regioni e città, per lo più non sanno nulla di scuola e probabilmente neppure vogliono saperne bastando ad essi, come al ministro, una carriolata di slogan e frasi fatte sul merito; sul sudore e la fatica dello studio; sulle necessarie punizioni e sul voto di condotta che certo forgeranno cittadini migliori; sulla repressione di comportamenti e contestazioni non in linea; sugli alunni stranieri che non diventeranno mai italiani a meno che non ripartano, come nel gioco dell’oca, dal 1861, dal Risorgimento, e vadano alla corte di D’Azeglio per farsi “fare italiani” (Anna Granata ha scritto il 5 settembre su Avvenire di “rischio segregazione scolastica” parlando degli effetti delle nuove politiche sull’inclusione promosse dal ministero a riguardo della recente nomina di mille docenti di italiano per stranieri).

Re-volvere

È la rivoluzione, il re-volvere ben descritto dallo stesso Ministro nel suo ultimo libro. Libro molto ispirato (in parte persino figlio di copia-incolla) dal mainstream statunitense ben descritto dall’ultimo libro di uno dei capi di Palantir, Alexander Karp che in The Tecnological republic ridisegna il nuovo occidente – il west – e il suo destino. Destino in cui John Wayne con la pistola sono sempre gli Stati Uniti alla Trump e la loro corte dei miracoli.

Ecco, noi siamo dentro questo circo.

Un circo in cui i dirigenti scolastici, assurti al ruolo di protagonisti durante il Covid quando il presidio della scuola doveva essere locale perché si rischiava di morire (questo il vomitevole revisionismo no vax non lo può proprio cancellare), hanno paura di parlare, di precisare, di decidere sentendo che il Ministero è “il nemico che ascolta.” Di qui il nuovo ruolo di noi dirigenti pensionati (illicenziabili, quindi) che hanno interpretato la professione (docente prima, dirigente poi) come idea, pensiero, missione, servizio non certo come ubbidienza a ideologie da Stato Etico. In un modo che – purtroppo -non vediamo in molti colleghi impauriti e ubbidienti anche a circolari privi di valore.

E, con tutta onestà, comprendere questo circo richiede non solo un di più di studio ma a anche di coraggio. Per lo studio crediamo sia necessario partire da due libri: dal “Sorvegliare e punire” che il nostro comune amico ha esposto in bella vista e dal Giovanni Gentile sopra citato, da quell’ Origini e dottrina del fascismo che in poche pagine chiarisce il nostro tempo e le tensioni che in esse si vivono.

Per quanto riguarda il coraggio. Beh, quello, come fa dire il Manzoni a don Abbondio, “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”.

Buon inizio di anno scolastico a tutti…

 

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