di Mario Ambel
Fatemi capire se ho capito giusto. Italo Fiorin, in un recente e apprezzato post su fb, afferma opportunamente che molte e molti docenti si troveranno a breve di fronte al dilemma se obbedire o disobbedire alle Indicazioni 2025, dopo che saranno diventate “legge”. E poiché alle leggi si deve ubbidire, oltre tutto come dipendenti dello Stato, invita a scernere, in quel testo, ciò a cui si è effettivamente tenuti a ubbidire da quanto (ed è molto) è una illegittima forzatura strumentale.
Fin qui credo di aver capito. Da mesi propongo inutilmente di rispedire al mittente quel testo perché composto (all’origine) per due terzi da contenuti illegittimi e per un terzo da altri irricevibili da un punto di vista culturale, epistemologico e didattico. E qualcosa del genere, oltre a correggerne la patetica ortografia, mi pare abbia detto anche il primo parere del Consiglio di Stato.
Ora credo che davvero, se fossi a scuola, sarei posto di fronte all’alternativa fra dimettermi o chiedere di essere obbligato con ordine di servizio a insegnare Italiano e Storia sulla base delle “indicazioni” sconclusionate e reazionarie che ne infiocchettano i programmi, poiché contrarie all’etica e alle competenze professionali, che da 50 anni si fondano su ricerche, studi, sperimentazioni e norme che dicono l’esatto contrario di quel testo e contro cui queste “indicazioni” sono state dichiaratamente predisposte. Per dirne una, in Italiano si è cominciato ai primi di febbraio con regole e grammatica e lì siamo tornati, come in un delirante gioco dell’oca in cui continuiamo a cadere sulla casella sbagliata, nonostante da molto tempo la pedagogia linguistica e la linguistica teorica e applicata argomentino che sia una pessima idea.
E qui, allora, aiutatemi a capire se ho capito. Tutta questa vicenda dimostra che, allo stadio attuale delle cose, una maggioranza di governo può imporre alla scuola la sua visione del mondo, i suoi contenuti e le sue metodologie nonostante l’opposizione di insegnanti, studiosi, associazioni, sindacati e in contrasto con la storia e le norme stesse dell’istituzione che sta “governando”. E oggi il paese ha dimostrato di non essere più in grado di emanare linee di indirizzo sulla e per la scuola
Tutti coloro che si sono opposti, evidentemente, come diceva la buonanima e ci ha ricordato or ora una sua fedele adepta, sono (siamo) solo dei “poveri comunisti”.
Bene, se le cose stanno così, allora, caro Italo e tutte/i, come ebbe a dichiarare un altro comunista immaginario, resto dell’idea che ci sono (indicativo rafforzativo, contro ogni dubbio) casi e momenti in cui “l’obbedienza non è più una virtù” (1967).
Ed è anche per non mettere molte e molti di fronte a questa spiacevole circostanza che mi sarei augurato un contrasto più energico e incalzante da parte delle “opposizioni” culturali, professionali e politiche. Così come avrei preferito che associazioni professionali e culturali dichiarassero in modo più esplicito che praticare quelle indicazioni è contrario alla loro etica e cultura professionale. A meno che abbiano cambiato idea.
Il “programma” di italiano è discriminatorio e nocivo, nei principi e non solo nei dettagli, per molti allievi e applicarlo significa venir meno al proprio compito professionale che è quello di agire per il bene di ciascuna/o e non solo per i “capaci e meritevoli” (averne!) o i più protetti dalle famiglie e dalle condizioni socio-economiche. E in questo si esercitano e consumano anche responsabilità individuali e collettive delle e dei docenti e non solo della politica!
D’altro canto, vedo associazioni disciplinari e non, intellettuali, docenti e accademici contrari a queste indicazioni intensamente impegnati a (continuare a) far convegni, incontri, pubblicazioni e interventi su contenuti e prospettive del tutto opposti allo spirito e alla lettera delle Indicazioni 2025. Quindi, o lo fanno solo per far vedere che sono capaci di muovere l’aria in un’altra direzione in attesa che cambi il vento, oppure se quelle idee devono essere fonte di ispirazione e di azione già nel presente e nel futuro imminente, non vedo come sia possibile, da parte delle scuole, se non opponendosi e disobbediendo nei fatti e con maggior fermezza a questi “Programmi” di un Ministro che fa sfoggio di non sapere neppure come si chiamano gli ordini di scuola che amministra e i confini entro cui dovrebbe muoversi, ancorché esperto di diritto, seppur romano. Vedi articolo di Mario Maviglia su queste “pagine”.
E su questi temi, bene hanno fatto, in questi giorni, coloro, per esempio Stefano Pagni Fedi rispondendo a un post di Rodolfo Marchisio, che hanno ricordato che il DPR sull’autonomia del 1999, oltre a sancire “l’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo”, che troppo pochi si sono fatti premura di realizzare, ha imprudentemente ecceduto nell’estendere i compiti dello Stato (in realtà del Governo) dalle “finalità generali”- previste dalla Riforma del Titolo V (che già di suo ha dato non pochi problemi interpretativi) – agli “obiettivi specifici di apprendimento”, che sono spesso una palla al piede sia progettuale che docimologica e valutativa. Soprattutto se li si indica centralmente, cosa del tutto fuori di senno perché vanno rapportati alla realtà che si ha di fronte e non ai desiderata che chiunque abbia in testa. Le “indicazioni” nazionali sono questioni per le quali il legislatore dovrebbe muoversi in una prospettiva costituzionale da “Repubblica” e non “solo” di Stato e men che meno di “Governo”.
E, infine, c’è molto di che preoccuparsi se, come combinato disposto tra paludata reazione e conclamata “innovazione”, a queste indicazioni si giustappone l’apparente rovescio della medaglia dei corsi PNRR per la transizione digitale o delle molte scuole e dirigenti e docenti felici e solerti nel muoversi nell’ottica e nell’indirizzo delle “Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni scolastiche – Unica”. Un progetto sociale e una scuola che risultino dalla simbiosi fra cultura attivamente reazionaria e tecnologie passivamente adattive al sistema è quanto di peggio si possa immaginare.
E che stia marciando a ritmi compatti mi pare fuori di dubbio.
![]()