
di Rodolfo Marchisio
Si, il dibattito sulle IN, già respinte da quasi tutti (enti associazioni, ma soprattutto CSPI e Consiglio di Stato, che ne ha sottolineato tra l’altro la mancanza di motivazioni), si sta riaprendo, anche constatato che nella versione finale non era cambiato quasi nulla, nei contenuti e nella impostazione, fatta salva qualche sfumatura e affermazioni che lo stesso MIM anche solo per tattica, aveva attenuato; sottolineando peraltro la autonomia del docente e della scuola nella costruzione e realizzazione del curricolo (?).
La polemica ideologica, arrogante e pretestuosa del MIM era partita dalla “necessità” di cancellare i danni che i marxisti-leninisti, post sessantottini e comunisti (e se li trovate mi fate un piacere) avevano fatto alla scuola. In un periodo in cui tra l’altro, sino al 1990 i ministri erano stati tutti democristiani, con poche eccezioni e il ventennio Moratti/Tremonti/Gelmini in mezzo.
Contrabbandando la lotta a questa ideologia (unico fantasmatico nemico) con una ideologia vera: quella di governo.
Non ditelo al MIM ma il più grande critico delle ideologie era un certo K. Marx, leggi “Ideologia tedesca”, che qualcosa col comunismo aveva a che fare.
Detto tutto quanto si poteva dire della prima versione (Gessetti ha raccolto in un e book 12 pareri autorevoli, le iniziative non si contano), con errori (Alessandro Magno che unifica l’Occidente, morendo nel cuore dell’Asia è solo una chicca) e violazione di norme, oltre che operazione ideologica contro un presunto nemico (“ci vuole sempre un nemico da odiare per giustificare la propria mancanza di identità”, diceva Eco) siamo alla fase delle reazioni alla applicazione di “Programmi” (MIM) che non sono programmi, ma quadro di riferimento; la legge sulla autonomia (coi suoi difetti) spesso citata e la libertà di insegnamento sono i punti confermati autorevolmente da Fiorin in un suo post.
È vero che la legge sulla autonomia ha delle falle come fanno notare giustamente Ambel e Pagni Fedi. Ad esempio Pagni Fedi rispondendo a un mio post nota che il DPR sull’autonomia del 1999, oltre a sancire “l’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo”, che troppo pochi si sono fatti premura di realizzare, ha imprudentemente ecceduto nell’estendere i compiti dello Stato (in realtà del Governo) dalle “finalità generali” – previste dalla Riforma del Titolo V – agli “obiettivi specifici di apprendimento”, che sono spesso una palla al piede sia progettuale che docimologica e valutativa. Soprattutto se li si indica centralmente, cosa del tutto fuori di senno perché vanno rapportati alla realtà che si ha di fronte (NdA solo le scuole hanno il compito e possono contestualizzare i loro interventi) …Le “indicazioni” nazionali sono questioni per le quali il legislatore dovrebbe muoversi in una prospettiva costituzionale da “Repubblica” e non “solo” di Stato e men che meno di “Governo”.
Come sottolinea giustamente Ambel.
Ma i segnali di cosa ci aspetta sono questi:
1- Il MIM fa l’elogio del dialogo, anzi lo impone con atti ministeriali, ma non ha dimostrato nel lungo dibattito capacità di ascolto verso nessuno degli interlocutori. Anzi disprezzo, derisione, polemica ideologica e politica, non nel merito. Volontà di intervento autoritario e centralizzato.
Un atteggiamento tipico del ventennio: quello fascista (tragedia) e quello di Berlusconi (tra tragedia, commedia, burlesque).
2- Il MIM ha prodotto atti che impongono a chi organizza iniziative di riflessione su temi sensibili, di contrapporre due posizioni differenti: una donna violentata e uno stupratore, un giudice ed un condannato, una iniziativa sulla pace (fatto togliere in una scuola primaria uno striscione sulla pace da amministratore fascio leghista) con un guerrafondaio… Sempre per favorire il dialogo che il MIM predica e non pratica.
3- Sono state attivate 2 ispezioni in scuole in cui aveva parlato Albanese, peraltro figura istituzionale. Per vedere che danni aveva fatto o come misura intimidatoria?
4- Per essere più sicuri ed in contrasto con quanto scritto da MIM nelle IN sulla autonomia e libertà, come documenta Maviglia a meno di un mese da una precedente nota (5836 del 7/11/2025), il MIM ne emana un’altra (6545 del 12/12/2025) avente lo stesso oggetto… questa ulteriore nota si è resa indispensabile per garantire la sicurezza della Nazione (!) in quanto “alcune recenti iniziative scolastiche non sono apparse in linea con l’indicazione fornita” con la precedente nota 5836/2025. Come dire: dovete fare come dico io.
5– Il Capo Dipartimento, nella sua ultima nota 6545/2025, considerato che la precedente non è stata del tutto rispettata, afferma che la precedente nota 5836/2025 è “da intendersi quale direttiva per i Dirigenti Scolastici scrive Maviglia che si domanda come fa una semplice nota a dare valore di direttiva ad una precedente nota? Come dire: se no sono c…i vostri.
Che fare?
Facciamola breve.
1- Si quella del MIM è fobia ossessiva di controllo di tutto quanto avviene nella scuola (alla faccia di contestualizzazione, autonomia, libertà di insegnamento). Una scuola autoritaria di sapore centralizzato e tendenzialmente antidemocratico e fascista.
2- Il MIM non ha mai avuto intenzione di dialogare. Vuole imporre la sua visione ed ideologia che non ha fondamenti scientifici, spesso attraverso strumenti normativi errati ed insostenibili.
3- Si. L’obbedienza non è più una virtù. Non solo perché si vuole distruggere la scuola costruita in decenni e con altri presupposti sperimentali, scientifici e di prassi. Non siamo solo dei nostalgici. È chiaro che stiamo scivolando, come il paese, verso una scuola autoritaria, che cammina sulle norme, sulle prassi, sulle esperienze, che travalica i compiti affidati al MIM nella ossessione di controllare tutto. Maviglia.
4- Poiché concordo nel pensare che i docenti come gli altri cittadini, votino anche per il governo o non votino, che alcuni DS possano essere più sensibili alla autorità, in questo clima, mi pare che i tempi per la scuola tornino ad essere come in passato tempi di lotta non maggioritaria e non facile. Sostenuta da norme ed esperti, ma occorre crederci e come diceva Ada Gobetti, “Avere una idea e battersi per quella” anche rischiando qualcosa. Non facile. Soprattutto in un clima nazionale ed internazionale di odio, contrapposizione e violazione di norme e diritti, negazionismo, insulti (parole come democrazia, woke, comunista ormai sono insulti o ostacoli). Basta fare un giro nei social che tirano fuori, come l’automobile, il peggio di noi.
5- La statistica che avevamo fatto con Gessetti sulla applicazione delle Linee Guida sulla Educazione Civica 24 aveva dato un 20% di scuole che si erano adeguate alle IN EC 24, un 30% che non avevano fatto nulla, un 50% che aveva modificato alcune cose, ma poche, continuando a valorizzare le proprie esperienze.
Qui sarà più dura vista la ossessione e pervicacia, il clima di contrapposizione politico e non scientifico, ma essendo nella scuola dal 69 devo dire di non avere mai visto una “riforma” andare completamente in porto.
Ci sono molti docenti che credono in quello che fanno ed una palude che in vari modi tende ad insabbiare. Poi i contrari per principio.
Dando tutto il nostro supporto, vedremo. Comunque ci saremo, almeno con la testa, la voce e l’esperienza. La battaglia sulla scuola è una battaglia per la società, i diritti, la democrazia.
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