di Aluisi Tosolini
Puntualmente anche in questo avvento (che, per i non cristiani, ricordo essere il periodo liturgico di 4 settimane che precede il Natale e nel quale si celebra, appunto, l’attesa della nascita di Gesù di Nazaret) molte sono state le polemiche. Consuete e a questo punto esse stesse tradizionali.
Polemiche per cosa?
Per l’assenza del presepe nelle scuole, per i canti di Natale senza Gesù e cose simili.
Dove è Gesù di Nazaret?
Viste le polemiche uno si aspetterebbe di trovare presepi e canti sacri a ogni piè sospinto non solo fuori dalle scuole ma anche nelle stesse nuove indicazioni nazionali pubblicate il 9 dicembre 2025.
Mi sono così messo di impegno per verificare se fosse vero e, seguendo le orme delle mitiche tre città, Atene Roma Gerusalemme, sono andato a cercare Gesù, Nazaret, Betlemme e Presepe nel testo delle indicazioni nazionali.
Con mia assoluta sorpresa ho scoperto che non c’è alcuna ricorrenza per queste parole nel testo delle indicazioni nazionali.
E, a dire il vero, non c’è da nessuna altra parte o quasi nella iconografia odierna del Natale.
Certo, qualche presepe resiste nelle chiese, in qualche piazza sotto l’albero sfavillante e decisamente di grandezza sproporzionata rispetto alla grotta della natività. Forse in qualche casa e di certo nelle bancarelle di artigiani che vendono statuine più o meno artistiche.
E dunque? Perché tutto questo vociare se ciò che costituisce il senso stesso della celebrazione del Natale è nascosto, negato, cancellato anche da quelli che a parole ne rivendicano spazio pubblico e visibilità?
La controprova
Al riguardo propongo una semplice controprova. Semplicissima: chiedere ad un bambino (o ai suoi genitori) figlio dell’immigrazione, ad uno studente non cittadino italiano, di dirci in che cosa consiste secondo lui il natale osservando la città dove abita, le pubblicità che vede, gli addobbi.
Onestamente credo che le parole ricorrenti potrebbero essere luci, regali, albero, addobbi, stelle, e che babbo natale vincerebbe alla grande davanti a Gesù di Nazaret e alla sua nascita.
Ecco allora che lo sfavillante occidente manifesta così quello che davvero conta, il suo senso.
Il senso dell’occidente
A pagina 54 delle nuove indicazioni nazionali leggo una frase, che qui riporto, che è anche l’unica ricorrenza del termine Cristo (inteso come persona/divinità):
“Dopo la venuta di Cristo, infatti, la storia umana acquistava il carattere di una sorta di percorso di prova che l’umanità era chiamata a intraprendere sulla via di quella salvezza che il suo redentore le aveva promesso. In tal modo essa non solo si apriva a una speranza, ma al tempo stesso acquisiva ciò che fino a quel momento non aveva mai avuto: un senso”
Si tratta, ovviamente, di una frase inserita nella sezione “storia” e precisamente nella parte introduttiva che spiega perché si studia storia (mediante narrazione).
Sono affermazioni decisamente forti e “coloniali”: la storia fino a 2000 anni fa non avrebbe mai avuto un senso e solo la venuta di Gesù Cristo ha provveduto a dare alle vicende umane un senso. Ovvero un significato, una direzione, un punto assoluto verso cui puntare.
Ma se così fosse, ovvero se l’occidente ha trovato il senso solo con l’avvento di Gesù di Nazaret, questo senso dovrebbe vedersi quotidianamente e chi in occidente vive dovrebbe comprenderlo e leggerlo nelle scelte politiche, nelle città vestite a festa, nelle parole pubbliche, ovunque.
E invece ogni giorno constatiamo che il messaggio di quel Gesù di Nazaret che dovremmo celebrare nel Natale viene negato, rifiutato, contraddetto
E’ venuto a portare la pace e gli uomini si fanno la guerra. E nei luoghi in cui è nato abbiamo assistito ad un genocidio di cui è vietato parlare a scuola senza convocare oltre alle vittime anche i carnefici.
Le spade verranno trasformate in vomeri, sostenne il profeta Isaia annunciando l’avvento dell’Emmanuele, il dio con noi, e invece assistiamo all’opposto, a vomeri che si fanno spade, missili, droni. A guerre in cui chi assalta e invade pretende di essere riconosciuto come pacificatore.
“Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà” continua Isaia (11,6): e invece oggi nel mitico occidente il lupo divora l’agnello e rivendica il diritto di farlo perché lui è la forza. Il fanciullo invece non guida nessuno ma gli vengono sempre più spesso negate cure, cibo, istruzione, salute dagli Erode di turno che si ergono a difensori dei valori e della tradizione.
Un po’ di vergogna non guasterebbe
Insomma, invece di continuare a protestare per l’assenza del presepe (tra l’altro invenzione piuttosto recente di san Sanfrancesco, anche lui ormai strattonato da tutti nell’agone politico) sarebbe meglio iniziare a provare un minimo di vergogna.
E poi magari cambiare vita.
Perché se è vero (ripeto, se mai fosse vero) che la venuta di Cristo ha dato senso alla storia, occorre anche dire che quel senso è stato tradito sin dal primo giorno.
Chi voglia ritrovarlo non celebra il natale il 25 dicembre ma cerca di farlo tutti i giorni impegnandosi a dare corpo, sangue, carne alle parole del salmo :”Misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno” (Salmo 85, 11).
Buon natale
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