di Aluisi Tosolini
Si intitola “Misure per il rafforzamento delle azioni di prevenzione e contrasto di fenomeni di illegalità negli istituti scolastici” l’ordinanza firmata ieri 28 gennaio dai Ministri Valditara e Piantedosi. Si tratta dell’ordinanza preannunciata dopo i fatti di La Spezia e riferita ai cosiddetti metal detector.
Ma andiamo ad una analisi del testo così da comprendere bene di cosa si tratta.
La gatta frettolosa fa i gattini ciechi
Mi spiega AI Overwiew che il celebre proverbio italiano insegna come l’agire con troppa fretta porti a errori, risultati scadenti o conseguenze negative. Il detto sottolinea l’importanza di dedicare il giusto tempo e la dovuta calma a ogni attività per garantire un esito positivo, piuttosto che operare in modo precipitoso.
Leggendo l’ordinanza si possono trovare diverse conferme al detto popolare. Elenco qui di seguito alcune sviste o errori formali che certo non ci si aspetterebbe di trovare in un testo firmato da due ministri:
- nella versione in PDF pubblicata da molti siti di informazione scolastica e anche da quotidiani (ad esempio da Il foglio ) non si trova né la data né il numero di protocollo dell’ordinanza. La data – e l’ora – la si desume solo dal timbro della firma digitale del ministro Piantedosi;
- l’ordinanza è in primo luogo indirizzata ai Prefetti della Repubblica, ai commissari di governo delle province autonome di Trento e Bolzano e al presidente della Regione Val d’Aosta. Poi “AI SIGG. DIRIGENTI DEGLI UFFICI SCOLASTICI REGIONALI”. Si tratta, con tutta evidenza, di una figura insistente! Come è noto esistono i Direttori Generali degli uffici scolastici regionali ma non i dirigenti regionali. Forse al Ministero degli interni non ne hanno contezza ma dovrebbe averla di certo il Ministero dell’Istruzione e del Merito. La confusione tra dirigenti scolastici (ovvero i legali rappresentanti delle singole autonomie scolastiche) e Dirigenti scolastici regionali torna anche nel testo (riporto da pag. 1: In tale quadro, il ruolo dei Prefetti e quello dei Dirigenti scolastici assume una centralità decisiva. Per favorire il più efficace raccordo delle iniziative volte a prevenire ogni forma di illegalità presso gli istituti scolastici, i sigg. Prefetti, d’intesa con i Dirigenti scolastici regionali, convocheranno apposite sedute del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica,…) da dove appare l’importanza del ruolo dei DS. Tuttavia poi il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza viene convocato dai prefetti d’intesa con i dirigenti scolastici regionali. E qui non ci si capisce più niente. Cosa vuol dire? Che il prefetto di Parma convoca il Comitato provinciale di Parma d’intesa con il Direttore Generale dell’USR dell’Emilia Romagna? Oppure d’intesa con il dirigente dell’Ufficio Territoriale di Parma (che è un ufficio dell’USR ER)? Oppure d’intesa con i dirigenti scolastici come parrebbe dedursi dal testo? Ma quali? Tutti? Alcuni? In base a cosa? Insomma non si capisce.
- L’ordinanza è poi inviata per conoscenza ad altri soggetti. In primis al Capo della Polizia e ai comandanti di Carabinieri e Guardia di Finanza. Ci si aspetterebbe di trovare in elenco anche i Dirigenti Scolastici ma non ci sono. C’é invece l’Anci. Ma non l’UPI. Cioè ci sono i Comuni (che hanno responsabilità sulle scuole del primo ciclo) ma non le Province rappresentate dall’UPI (Unione province italiane) che hanno responsabilità sulle strutture delle scuole secondarie di II Grado. Non pervenute poi le Città Metropolitane.
E qui mi fermo per carità di patria. Comunque sia direi che minimo minimo i due Ministeri dovrebbero pubblicare una nuova versione della Ordinanza così da renderla comprensibile rispetto agli aspetti sopra citati. La cosa non è difficile e chiunque abbia fatto il dirigente scolastico sa che basta scrivere che “causa mero errore materiale presente nel testo si produce nuovo testo….ecc…”.
Perché l’ordinanza?
Ovviamente all’origine dell’ordinanza ci deve essere un motivo (un perché). E non si può certo scrivere “visto ciò che è accaduto a La Spezia”: occorre un ragionamento più generale. Meglio se ammantato di ragioni educative.
E così i primi due paragrafi proprio questo fanno. Leggiamo integralmente il testo:
La scuola è il luogo dove si insegnano la cultura del rispetto e il contrasto di ogni forma di violenza. La formazione dei nostri giovani e il lavoro del personale scolastico devono inoltre poter avvenire in condizioni di assoluta sicurezza. La sicurezza è la condizione della autentica libertà. D’altro canto, il compimento di gravi atti di violenza tra giovani, il rinvenimento di armi o di altri oggetti atti ad offendere all’interno o nelle immediate vicinanze degli istituti scolastici, nonché la presenza di fenomeni di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti nelle aree frequentate dagli studenti hanno fatto emergere come anche la scuola risenta delle dinamiche di disagio, marginalità e illegalità che attraversano il tessuto sociale, richiedendo una risposta istituzionale coordinata.
E’ un po’ la scoperta dell’acqua calda e ne prendiamo atto. Interessante tuttavia notare che si parla non solo di fenomeni che avvengono dentro le scuole ma anche di fenomeni che avvengono nelle immediate vicinanze o persino in “aree frequentate dagli studenti”. Ora, qui davvero non ci si capisce più nulla. Precisiamo e distinguiamo:
- ci sono gli edifici scolastici e le loro pertinenze (ad esempio i cortili, gli spazi sportivi, i parcheggi, tutti spazi in genere recintati) che ricadono sotto la totale responsabilità dei dirigenti scolastici. Per esemplificare: il divieto di fumare vale sia per l’interno degli edifici che per le pertinenze e chi fuma nel cortile, ad esempio, deve essere sanzionato. Se fuma per strada fuori dal cancello non è sanzionabile.
- ci sono poi “le immediate vicinanze”. Concetto un po’ vago ma crediamo si vogliano intendere gli spazi antistanti le scuole. E questi sono spazi pubblici, sono strade, piazze, vie, che non dipendono in alcun modo dai dirigenti scolastici e che invece ricadono sotto la responsabilità delle forze di ordine pubblico (Polizia, Guardia di Finanza, Carabinieri). Se qualcuno sta nelle immediate vicinanze di una scuola avendo con sé armi o coltelli o oggetti atti ad offendere dovrebbe essere in quella zona controllato e fermato da chi ha potestà di farlo.
- ci sono da ultimo le “aree frequentate dagli studenti” dove, dice l’ordinanza, non solo possono esserci soggetti armati ma ci sono di certo “fenomeni di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti”. Ma quali sono queste aree? Per quello che ne so gli studenti frequentano tutto il territorio di una città o di un paese (oltre che i mezzi di trasporto, ad esempio) e quindi tutta la città (e tutti i mezzi di trasporto, come spesso già stato chiesto in alcuni contesti) dovrebbero essere oggetto dell’attenzione mirata delle forze dell’ordine (non dei dirigenti scolastici, per fortuna !).
Insomma, c’è il rischio non capirci più nulla. A meno di non voler dire una cosa di questo tipo (semplifico, ovviamente): siccome le scuole sono immerse nelle società in cui vivono spesso accade che fenomeni sociali quali violenza, uso di armi e oggetti atti ad offendere, spaccio e consumo di sostanze stupefacenti non si fermino al cancello delle scuole ma entrino tra le mura delle scuole. E’ una cosa lapalissiana.
Da qui la necessità di intensificare il controllo e l’azione di contrasto a tali fenomeni dentro le scuole.
Solo dentro le scuole? Oppure anche nelle immediate vicinanze e nelle aree frequentate dagli studenti?.
Il tutto si complica, come si può ben capire.
E l’ordinanza ne è perfettamente consapevole visto che quando parla del Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica (quello convocato dal Prefetto con non ben chiarita altra figura di dirigente del mondo scuola) scrive che tale Comitato è “luogo di analisi e sintesi delle coordinate generali dell’attività di vigilanza e controllo, secondo un indirizzo unitario che tenga conto delle priorità emerse e delle esigenze rappresentate. Ai suddetti Comitati potranno essere coinvolti i referenti di strutture sanitarie e servizi sociali nonché quelli delle altre realtà istituzionali e territoriali interessate, al fine di pervenire ad una conoscenza condivisa delle problematiche presenti nei diversi contesti provinciali e individuare soluzioni calibrate sulle singole realtà”.
Quindi se i Comitati coinvolgono i referenti delle strutture sanitarie, sociali e istituzionali….in pratica coinvolgono tutte le autorità di una provincia e tornano ad essere il Classico Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica solo specificatamente declinato nei confronti dei giovani e degli studenti.
Quindi, in sintesi: ordine e sicurezza pubblica nei confronti dei giovani. La scuola è uno dei luoghi in cui vivono i giovani (che quando sono a scuola si chiamano studenti-cittadini) così come le strade, le piazze, le città sono i luoghi in cui vivono i giovani (in questo caso soprattutto cittadini)
Insomma, il tema è l’ordine pubblico. Direi nulla di nuovo sotto il sole. Ordine pubblico che deve essere garantito dalle forze dell’ordine, ovvero Polizia di Stato e Carabinieri in primis.
Ma arriviamo o no ai metal detector ?
Certo, eccoci !
Scrive a questo punto l’ordinanza:
Riguardo ai controlli di sicurezza, tenuto conto della delicatezza del tema e della necessità di un approccio quanto mai prudente ed equilibrato, in sede di Comitato potrà valutarsi per gli istituti scolastici che presentino profili di criticità – come nel caso di comportamenti violenti all’esterno degli stessi, spaccio di stupefacenti, segnalati e reiterati atti di bullismo –, secondo un livello di intervento crescente, la loro temporanea inclusione nei Piani di controllo coordinato del territorio e l’attivazione di controlli mirati. Nelle situazioni più gravi, previe intese e su richiesta dei Dirigenti scolastici interessati, nel rispetto della normativa vigente e dei diritti fondamentali delle persone, potrà essere disposto l’impiego di strumenti di controllo agli accessi degli edifici, incluso il ricorso a dispositivi manuali di rilevazione di oggetti metallici, qualora ritenuto necessario per prevenire il possesso o l’introduzione di armi
Si provi a rileggere con attenzione. I neretti sono miei, ovviamente, ma segnalano una preoccupazione evidente dei due ministri. Che chiedono un approccio prudente ed equilibrato prima di valutare se e come intervenire. Intervenire nei confronti di istituti scolastici che presentino criticità attestate dal verificarsi di atti di violenza, bullismo, spaccio ecc all’esterno degli edifici stessi. Dico, all’esterno ! Dove le forze dell’ordine già dovrebbero normalmente intervenire nel caso si verifichino violenze, spaccio….
Quindi, all’esterno ci sono problemi e, “nelle situazioni più gravi e a richiesta dei dirigenti scolastici e nel rispetto ecc. ecc..”, si interviene all’interno delle scuole. Mi sfugge il nesso, devo ammetterlo. Perché non si ferma il tutto all’esterno? Se si tratta di prevenire il possesso o l’introduzione di armi parrebbe più logico agire all’esterno dove il possesso già si manifesta e così si evita l’introduzione.
Comunque sia, se accade che il Comitato provinciale è d’accordo e il dirigente scolastico lo richiede (per i motivi sopra indicati) possono essere utilizzati dispositivi manuali di rilevazione oggetti metallici, ovvero metal detector portatili (non cioè quelli fissi i in uso negli aeroporti o nei luoghi sensibili quali ad esempio i tribunali ma anche, ad esempio, la Basilica di San Pietro oppure la Basilica di Santa Maria Maggiore dove la settimana scorsa sono andato in visita alla tomba di Papa Francesco passando prima il mio zainetto al metal detector).
Ma non è finita qui. Prima di poter utilizzare il controllo con metal detector occorre che
le modalità di adozione di tali strumenti siano oggetto di dedicate riunioni tecniche presso le Questure, anche con il coinvolgimento degli stessi Dirigenti scolastici, e dovranno assicurare, tra l’altro, che l’attività di controllo resti affidata ai soli operatori di pubblica sicurezza, evitando ogni impropria partecipazione del personale degli istituti interessati.
La ordinanza chiude indicando le azioni di monitoraggio oltre che la trasmissione da parte dei Prefetti al Ministero degli interni di “informazioni sintetiche e strutturate sulle principali iniziative che saranno promosse, sugli strumenti di prevenzione e controllo adottati, sulle forme di collaborazione attivate con le istituzioni scolastiche e sugli esiti riscontrati in termini di riduzione dei rischi e rafforzamento della percezione di sicurezza”.
Quindi?
Il mio umile parere è che tutto questo can can serve solo a dire che i ministri hanno agito, hanno visto una emergenza e prontamente se ne sono fatti carico perché l’ordine pubblico e la sicurezza sono per i due ministri una priorità assoluta, ecc ecc ecc.
Nei fatti vedremo qualche sporadico intervento di forze dell’ordine che chiamate da qualche dirigente scolastico interverranno in modalità dimostrativa (a favore di telecamere e giornalisti appositamente convocati) per controllare l’ingresso degli studenti di una scuola.
Ovviamente, visto il via vai che una cosa simile genera con tutti i preparativi del caso, chiunque fosse in possesso di coltello, arma da fuoco o altro strumento atto ad offendere o se ne libera prima di entrare a scuola oppure non entra a scuola e quindi l’esito del controllo sarà sostanzialmente negativo. E tutti saranno felici !
Insomma un teatrino
Viktor K9
Viktor K 9 è il nome del cane antidroga che per anni è stato in servizio in un’ampia zona dell’Emilia. Veniva usato a volte per controlli “a sorpresa” nelle scuole. Io stesso ho più volte acconsentito alla sua visita e qualche volta l’ho persino richiesto. Esito dei controlli? Mai sono state trovate sostanze stupefacenti a scuola o nelle pertinenze o nelle immediate vicinanze. Non che non ci fossero, sia chiaro. Soprattutto nelle vicinanze il mercato era fiorente. Ma, come mi hanno sempre candidamente detto molti miei studenti, già sull’autobus che stava arrivando a scuola spesso si diffondeva la voce che erano in arrivo le forze dell’ordine con il povero Viktor K9 (che ovviamente aveva un suo mezzo di trasporto piuttosto identificabile, esigenze specifiche di collocamento, tempi ristretti d’azione) e quindi era possibile o liberarsi di eventuali sostanze o non scendere dall’autobus.
Per evitare che si dica che il mio è un commento lassista e prevenuto confesso qui che la mia lotta contro gli stupefacenti a scuola (e soprattutto nelle vicinanze, in realtà) è sempre stato un elemento caratterizzante della mia azione di dirigente scolastico. Talmente caratterizzante che un anno sono finito all’ospedale per essermi messo in mezzo ad un gruppetto di studenti che circondavano un micro spacciatore per acquisti e io cercavo di allontanarlo/i. Il micro spacciatore non ha reagito bene. Me la sono cavata con poco ma non è stato bellissimo.
Ho poi sempre collaborato moltissimo e lealmente con carabinieri, guardia di finanza e Commissione provinciale per l’ordine e la sicurezza.
Ma, soprattutto, ho sempre cercato di rendere la scuola uno spazio in cui gli studenti, tutti gli studenti, potessero sentirsi a casa. Insomma, uno spazio che usa la cultura, le relazioni, la convivenza rispettosa dei diritti e dei doveri come prevenzione alla violenza e al mancato rispetto.
Poi, se lo si ritiene necessario si può certo chiedere anche l’intervento del metal detector (o di Viktor K9) avendo però consapevolezza che il circo che ne seguirà sarà soprattutto mediatico e comunque momentaneo, episodico. Mentre l’educazione e la prevenzione hanno bisogno di continuità e costanza.
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