di Cinzia Mion
Con il superamento del neo-comportamentismo che puntava sulle “motivazioni estrinseche” (votazione numerica, competitività, pensiero riflettente: restituzione del libro di testo o della lezione del docente) si afferma la psicologia cognitiva, la cui strada fu aperta da Bruner. Si privilegiano così non solo i prodotti ma assumono maggiore rilevanza i “processi cognitivi”, soprattutto quelli complessi (soluzioni di problemi, apprendimento per “scoperta”, strategie di memoria e di studio, metacognizione, comprensione profonda e duratura, ecc) ed allora quale sarà la molla dell’apprendimento?
Acquistano rilievo gli elementi che rendono attraente un compito cognitivo (sorpresa, novità e disposizione del soggetto). Viene concettualizzata la “motivazione intrinseca” come “stato di grazia” del soggetto, bambino o adulto, che avverte il bisogno di acquisire competenza e autonomia.
L’uomo non può dipendere da un processo casuale di apprendimento: egli deve essere “educato”. Ciò prevede l’Istituzione scuola. Dovremo allora studiare quali fattori rendano fonte di soddisfazione il processo di apprendimento scolastico…così come si attua nell’atmosfera artificiale della scuola. Questa affermazione introduce il tema delle motivazioni intrinseche che sono innate nel processo ontogenetico e filogenetico e che si caratterizzano per essere autogratificanti. Queste sono la curiosità epistemica, il desiderio di competenza e il bisogno di identificazione . E’ stato Bruner a sottolineare la differenza abissale tra motivazione “estrinseca” vale a dire slegata al “senso” dell’apprendimento sollecitato, (ricerca del buon voto, investimento sulla “prestazione”, molla per la deleteria competizione in classe ) e motivazione invece “intrinseca”, autogratificante perché soddisfacente il bisogno soggiacente la motivazione stessa.
Il bambino esprime subito la sua curiosità esplorativa cominciando da quando lascia cadere gli oggetti dal seggiolone per vedere se fanno tutti la stessa fine “verticale”, poi continua con i “perché”…fino ad esaurire l’adulto.
Per quanto attiene il desiderio di competenza egli ben presto lo comunica attraverso la frase lapidaria “da solo”, mangiare da solo, vestirsi da solo, camminare da solo, ecc.
Questo per quanto riguarda lo sviluppo ontogenetico. Per quanto attiene quello filogenetico invece si afferma che se l’uomo fin dal suo apparire non fosse stato dotato da queste spinte fortissime alla curiosità e al desiderio di competenza non avrebbe avuto l’opportunità di conoscere il mondo circostante al fine di poterlo padroneggiare, difendersi e poter quindi sopravvivere.
MOTIVAZIONI INTRINSECHE A SCUOLA.
Per fare in modo che si attivino queste motivazioni intrinseche, ben esplorate da Bruner, il docente non può far leva semplicemente sulla “trasmissione“ (Nuove Indicazioni 2025) delle conoscenze ma deve preparare il terreno, come si suol dire. Ciò significa che “l’unità nuova di apprendimento” va presentata attraverso la “problematizzazione“ della situazione, collegandosi comunque a certi argomenti pregressi già scandagliati; successivamente va sollecitata una “discussione” con i ragazzi presentando appunto l’argomento in modo da far scaturire il “dubbio”, una “discrepanza”, un cosiddetto “inciampo cognitivo” che attivi la curiosità e anche quella che Bruner stesso chiama ”’andar oltre l’informazione data”. Ossia attivare l’intelligenza connettiva che mette in relazione un evento con una possibile causa, senza che qualcuno te lo spieghi o te lo anticipi, attraverso la formulazioni delle cosiddette ipotesi. Ipotesi fra l’altro sollecitate già dalla scuola dell’infanzia, come prescrivono le Indicazioni 2012!
L’IDENTIFICAZIONE
Tutti i bambini poi hanno bisogno di amore, approvazione , sostegno. Esiste una identificazione con le figure primarie (genitori) ma anche quella con figure secondarie (docenti) soprattutto con alcuni in particolare. In effetti i docenti posseggono in sommo grado una qualità rara, un certo tipo di competenza desiderata, ma il fatto più importante è che tale qualità, tale competenza, siano acquisibili mediante interazione.
Il maestro però non è sufficiente che sia “magis” per insegnare ad assumere certi atteggiamenti verso l’apprendimento stesso, la cosiddetta passione per la conoscenza, sempre autogratificante… Deve essere in grado di collegarsi al profondo bisogno umano di rispondere agli altri e di cooperare con essi in vista di un obiettivo comune. Questo rispondere sulla base della reciprocità ad altri membri della stessa specie rappresenta il fondamento della società umana. Laddove è richiesta un’azione comune, laddove è necessaria la reciprocità perché il gruppo possa raggiungere un obiettivo, sembrano entrare in gioco processi che inducono l’individuo all’apprendimento, che lo stimolano a conseguire la competenza necessaria per formare il gruppo…(v. la sezione o la classe come “comunità” nelle Indicazioni precedenti).
L’enfasi che ho posto sulla tematica delle motivazioni intrinseche, fino alla mia veneranda età, rappresenta un attaccamento allo studio e alla ricerca psicopedagogica che non mi ha mai abbandonato e che ho cercato di trasmettere agli altri : allievi o “compagni di strada”. Dimostra inoltre anche la nostalgia per un periodo in cui la scuola sapeva attivare un grande amore per il funzionamento magico della mente e non semplicemente per la conoscenza in sé, fra l’altro “trasmessa” e non “scoperta”.
Grazie Bruner.
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