di Stefano Stefanel
Il Ministro dell’Istruzione e del Merito dall’avvio del suo mandato ha intrapreso una comunicazione politica, che si rivolge parzialmente al mondo della scuola, ma in primo luogo vuol raggiungere l’opinione pubblica mettendo l’opposizione politica e anche culturale in difficoltà. L’ultimo caso che potremmo chiamare “dei metal detector a scuola” interviene come sempre per punire, visto che non si è in grado di prevenire.
Nessuna scuola italiana (non mi azzardo a scrivere “del mondo”) ha mai permesso ai suoi studenti di venire a scuola armati di coltelli. Se qualche studente porta a scuola il coltello c’è un grosso problema educativo che riguarda tutta la comunità scolastica fatta da studenti omissivi (non denunciano niente perché hanno paura di ritorsioni da cui non saranno difesi), docenti minimizzanti, dirigenti timorosi di trovarsi davanti all’opinione pubblica per azioni repressive e di vasta risonanza. Ma quando un ragazzo muore a scuola per una pugnalata di un compagno allora si inaspriscono le pene, quasi che senza quell’inasprimento un accoltellatore non sia sempre finito in galera.
Lasciare la scelta sulla richiesta di attivare i metal detector alle scuole mi pare una vera follia, perché chiedendo l’intervento preventivò-repressivo le scuole comunicano all’opinione pubblica locale che hanno il dubbio che in quella scuola gli studenti possano entrare armati. Continua a leggere
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di Stefano Stefanel
di Stefano Stefanel e Aluisi Tosolini
di Stefano Stefanel
di Stefano Stefanel
Composizione geometrica di Gabriella Romano[/caption]
di Stefano Stefanel & Aluisi Tosolini
Anche quest’anno, come ormai accade da una decina d’anni, per alcuni giorni dell’autunno le cronache giornalistiche e i social saranno avvolti dai risultati di Eduscopio, il centro di ricerche finanziato dalla Fondazione Agnelli che fa le classifiche delle scuole superiori. Eduscopio agisce in regime di monopolio, perché il Ministero nelle sue varie denominazioni (Pubblica Istruzione, Istruzione, Istruzione Università e Ricerca, Istruzione e Merito) si rifiuta di mettere i dati a regime e di pubblicarli ufficialmente facendo solo trapelare dati parziali dentro indicazioni generali sempre molto controverse (combattere la dispersione ed essere più rigorosi nel bocciare, fornire educazione e formazione e punire il più possibile, insegnare il cognitivo e progettare il metacognitivo) e lasciando, quindi, ad Eduscopio il monopolio dell’informazione sull’orientamento post diploma della Scuola superiore.
La ricerca di Eduscopio è condotta in modo rigoroso, ma parte da un punto di vista settoriale e dunque analizza solo una parte del sistema scolastico.
di Stefano Stefanel
Una delle prime cose che si insegna a tutti i docenti che vogliono diventare dirigenti scolastici è che ogni provvedimento della Pubblica Amministrazione deve rispondere a canoni di efficienza, efficacia ed economicità.
Se almeno una di queste tre caratteristiche non è soddisfatta allora è meglio lasciar perdere.
Di recente, improvvisamente e a sorpresa, il MIM ha emanato una divisione degli Istituti scolastici in fasce al fine della retribuzione dei dirigenti scolastici.
La retribuzione dei dirigenti scolastici prevede una parte fissa uguale per tutti, eventuali assegni ad personam legati a situazioni del passato transitati nella dirigenza (che residua per non tantissimi casi) e due retribuzioni variabili: una “di posizione” (la complessità della scuola che si dirige) e una “di risultato” (a seguito della valutazione obbligatoria del dirigente scolastico).
Poiché anche i dirigenti scolastici non vogliono farsi valutare a fini stipendiali (come del resto in Italia praticamente tutti ad eccezione degli studenti) e in questo vengono spalleggiati sia dai sindacati generalisti (per intenderci CGIL, CISL, UIL, Snals, ecc.) sia da quelli di categoria (citerei solo ANP) dalla nascita della dirigenza scolastica (1999) nessuno è stato valutato a fini stipendiali.