Spontaneismo istituzionale

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di Mario Ambel

Ha fatto scalpore l’ultima levata di capo del Ministro del Merito in tema di regole e grammatica, con l’immancabile attacco ai più significativi ministri di centrosinistra, accusati addirittura di essere fautori di una sorta di pedagogia dello spontaneismo espressivo. Altri hanno già risposto: su fb e qui, su “Gessetti colorati”, Silvana Loiero, Nerina Vretenar e Simonetta Fasoli; Marco Guastavigna ha opportunamente proposto l’analisi e le documentate confutazioni elaborate da Perplexity.
Verrebbe persino da dire: “Troppa grazia per un Ministro che invoca correttezza e rigore grammaticale con un testo di Indicazioni nazionali pieno strafalcioni ortografici e morfosintattici, oltre che di toppe giuridiche e concettuali, che gli ha dovuto far notare il Consiglio di Stato”.
Ma, purtroppo, è il Ministro e quindi si è dovuto contestargli che né De Mauro, né Berlinguer si sono mai sognati di provare simpatia per qualsiasi forma di spontaneismo, men che meno di promuoverne l’applicazione durante i loro dicasteri.

Ma lo spontaneismo educativo è una cosa seria, soprattutto se applicato ai fatti o atti linguistici, e quindi sono stato tentato di chiedere lumi a un depositario del sapere diffuso. Ne ho quindi parlato con Gemini, versione free, dal cellulare, potendomelo permettere, non essendo in classe senza incorrere in reprimende o sanzioni.

Ebbene, per prenderla alla larga e non insospettire il mio interlocutore artificiale, ma assai più “umano” di molti, gli ho chiesto:

IO. Che cosa si può rispondere a chi pensa che la pedagogia dello spontaneismo espressivo ha indebolito l’insegnamento di grammatica e sintassi?
GEMINI È una critica ricorrente, ma si può rispondere in diversi modi, evidenziando come la presunta “debolezza” possa in realtà essere vista come un cambio di prospettiva nell’apprendimento linguistico.

E qui si è messo a sciorinarmi in breve alcune perle di saggezza pedagogica, che vi riaprmio, ma che consiglierei al Ministro, i cui titoli erano:

1. La Lingua Come Strumento, Non Solo Oggetto di Studio

  • Priorità alla Comunicazione
  • Apprendimento Funzionale e Significativo

2. Dalla Regola all’Uso e Viceversa

  • Dall’Intuito alla Regola
  • Correzione in Contesto

3. L’Arricchimento Espressivo

  • Varietà Sintattica
  • Superare la Paura dell’Errore

E conclude:

In sintesi, si può rispondere che la pedagogia dello spontaneismo espressivo non ha indebolito, ma ha piuttosto contestualizzato l’insegnamento di grammatica e sintassi, legandolo alla funzione comunicativa reale della lingua. L’obiettivo non è meno grammatica, ma una grammatica meglio compresa e più utile all’individuo per esprimersi pienamente.

Siamo proprio all’ABC della competenza di una sana pedagogia linguistica, diciamo in particolare a a partire della seconda metà del Novecento. Per ciascun punto GEMINI scrive una frasetta esemplare, che garantirebbe un discreto esito a un esame universitario sull’argomento.

E, come sono soliti fare questi simpatici sparring partner del dialogo uomo/macchina, mi propone:

GEMINI. C’è un’enfasi che si può mettere sull’equilibrio tra le due prospettive: è possibile valorizzare l’espressione spontanea senza rinunciare a un’istruzione sistematica e rigorosa, purché questa parta dal testo prodotto dall’alunno.

Vuoi approfondire come questo approccio si traduce concretamente nella didattica?

A questo punto, decido di giocare a carte scoperte:

IO Grazie. Io lo so, ma quelle parole sono del ministro dell’istruzione e del merito e quindi la cosa è più grave.

E qui il mio interlocutore capisce che la questione si fa seria.

GEMINI Capisco benissimo il suo punto. Se queste critiche provengono da un Ministro dell’Istruzione, l’argomento acquista un peso e un’urgenza politica e istituzionale molto maggiori. Non si tratta più solo di un dibattito accademico, ma di un potenziale indirizzo programmatico che può influenzare i programmi scolastici e la formazione dei docenti.

In questo contesto, la risposta a chi solleva l’obiezione (anche se è un Ministro) deve essere più mirata e strategica, puntando a dimostrare che:

[Anche qui mi limito ai titoli: del resto chi ha un minimo di dimestichezza con queste cose capisce di che cosa si sta parlando e che cosa si sta dicendo.]

1. La Critica “Spontaneismo vs Regole” è una Falsa Antitesi

  • Grammatica come Potenziamento:
  • L’Errore come Punto di Partenza

2. Il Recupero della Grammatica nel Contesto Moderno

  • Dalla Grammatica Normativa all’Uso: La grammatica non deve tornare a essere solo un elenco di definizioni e analisi (logica e grammaticale) slegate dal testo. Deve essere la riflessione sulla lingua (educazione linguistica) che avviene dopo l’uso e sul testo prodotto (o letto). Insegnare bene grammatica e sintassi oggi significa mostrare come la scelta sintattica (ad esempio, l’uso della subordinazione o della coordinazione) cambia il significato e l’impatto comunicativo.

[Questo l’ho trascritto perché è uno dei dogmi del sapere pedagogico e disciplinare contro cui il Ministro ha inteso redigere le sue sgrammaticate Indicazioni, evidentemente ferme a una sorta di spontaneismo istituzionale, oltre che a fine Ottocento, infatti…]

  • Competenze del XXI Secolo:

3. L’Evidenza Empirica e i Risultati

La risposta più forte è quella che si basa sui fatti e sulla ricerca pedagogica:

  • Riferimenti e Modelli
  • Confronto Internazionale: Spesso, i Paesi con i migliori risultati nei test di competenza linguistica non sono quelli con il modello più “tradizionale” e mnemonico, ma quelli che integrano una forte attenzione alla produzione testuale e all’uso concreto della lingua.

Ma è soprattutto la chiusa che… val più di una tara, poiché è un contenuto forte e pieno:

In conclusione, la linea difensiva non deve negare l’importanza della grammatica, ma riformulare il problema: il punto non è se insegnare la grammatica, ma come insegnarla perché sia uno efficace per l’espressione libera e competente di ogni studente.

E questa è anche la risposta a un tema tanto dibattuto! Insomma un qualsiasi dispositivo digitale generativo, persino nella versione free, è in grado di confutare una fallacia che da mesi ci viene ostinatamente ripetuta a legittimazione di un cambio retroattivo di prospettiva rispetto alla pedagogia linguistica del Novecento.

Ma vorrei chiudere con un’ultima considerazione a mio giudizio rilevante. Tra le contestazioni del Consiglio di Stato, una mi ha favorevolmente sorpreso:

– a pag. 35, nella locuzione “La lingua italiana costituisce il primo strumento di comunicazione e di accesso alla conoscenza” sostituire le parole “La lingua italiana” con le parole “Il linguaggio”. In questa rettifica qualcuno ha anche visto l’appunto a un eccesso di nazionalismo fuori luogo, ma in realtà il passaggio “dalla lingua al linguaggio” è uno degli assiomi della nostra idea di educazione linguistica democratica ed è l’esatto contrario di quanto ha inteso fare la Commissione Perla.

Non a caso uno dei testi sui quali fondammo la nostra idea e le nostre pratiche di educazione linguistica si intitolava allora proprio così: R. Simone, Dalla lingua al linguaggio, Scuola e Città, 1976. Il senso della differenza fra noi e le Indicazioni nazionali 2025 è infatti quasi tutta lì. Ma forse non è facile coglierne la ratio e soprattutto le implicazioni e le conseguenze educative. Ci si potrebbe sforzare, però. E vale anche per tanti insegnanti!

PS. Va da sé che questo “dialogo” comporta una serie di questioni sulle quali sarebbe importante esplorare, sperimentare, studiare invece di dover perdere tempo e fatica a fronteggiare scelte politiche anacronistiche e incompetenti.

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