di Mario Maviglia
Antefatto.
I docenti delle classi quinte di una scuola primaria di Marostica, in provincia di Vicenza, hanno portato i loro alunni in visita a Trieste per partecipare ad una iniziativa di solidarietà a favore dei migranti provenienti dalla rotta balcanica. Hanno aiutato i volontari di alcune associazioni a distribuire cibo e vestiti ai migranti nella centrale piazza Libertà di Trieste. Il progetto prevedeva anche una preparazione in classe, consistente nel far provare ai bambini le condizioni in cui si svolgono i tragitti dei migranti. I bambini, a occhi bendati e scalzi, hanno fatto un percorso che richiamava e rievocava ciò che vivono i migranti nella rotta balcanica: scarpe e calze che si rompono, camminare al buio per evitare di farsi scorgere dalla polizia, attraversare ostacoli di ogni sorta. Il progetto, da quel che è dato capire, era stato regolarmente deliberato dagli organi collegiali della scuola.
Questa iniziativa ha scatenato l’ira di alcuni esponenti politici di centrodestra. In particolare, l’eurodeputata di Fratelli d’Italia, Elena Donazzan, insieme al suo collega deputato Silvio Giovine e ai leghisti Andrea Barabotti e Anna Maria Cisint, hanno ferocemente attaccato l’iniziativa, accusando i docenti di fare il “lavaggio del cervello” dei bambini. Ovviamente i quattro politici hanno sollecitato ad intervenire il ministro Valditara, il quale, con un comunicato ufficiale, ha affermato di aver “avviato le opportune verifiche sulla vicenda, al fine di accertare le modalità didattiche delle attività disposte e le modalità di svolgimento delle stesse”.
Fin qui i fatti.
I cani di Pavlov
Com’è noto, nel campo della psicologia classica una particolare importanza hanno avuto gli studi del fisiologo russo Pavlov che elaborò la teoria del condizionamento classico attraverso i famosi esperimenti fatti sui cani. Lo studioso riuscì a condizionare un cane a emettere saliva quando sentiva il suono di un metronomo che precedeva la somministrazione del cibo in quanto quel suono veniva associato al cibo stesso. Come i cani pavloviani, i politici di centrodestra hanno dei riflessi condizionati ogni qualvolta sentono parlare di migranti o stranieri. E come i cani di Pavlov hanno reazioni primordiali (chiamarle intellettive sarebbe troppo…) che si manifestano in attacchi verso gli autori di tali progetti, travisamento dei dati, insulti, richieste di punizioni per i presunti colpevoli.
A questi signori risulta difficile capire che la scuola ha, tra i suoi compiti, anche quello di educare i bambini all’empatia (etimologicamente “sentire dentro”), ossia riuscire a immedesimarsi in un’altra persona, comprendere/sentire i suoi stati d’animo. Gli insegnanti di Marostica hanno cercato di fare questo attraverso quella esperienza che ha scatenato la salivazione pavloviana dei nostri politici alessitimici (etimologicamente “mancanza di parole per esprimere le emozioni”), ossia incapaci di capire l’altro, soprattutto quando l’altro è straniero.
Peraltro, sembra diventato un riflesso condizionato permanente quello dei rappresentanti di queste forze politiche di intervenire ogniqualvolta una qualche scuola fa qualcosa che non aggrada loro, o perché non la capiscono (non avendone le competenze psicopedagogiche e didattiche idonee a comprenderla) o, più verosimilmente, perché non collima con i loro cliché ideologici. Parlare di stranieri a scuola, per questi signori one way, vuol dire islamizzare le coscienze delle giovani generazioni, minare l’identità nazionale, contaminare la purezza dell’italianità e altri fronzoli pseudopolitici di questo tipo. E questo anche quando si tratta, come nel caso della scuola di Marostica, di progetti che mirano a creare ponti tra le persone, a favorire la comprensione, a conoscere le sofferenze altrui e averne compassione e rispetto.
Non stupisce più di tanto che, in modo altrettanto pavloviano, il ministro dell’Istruzione abbia intenzione di inviare gli ispettori presso la scuola di Marostica. La salivazione reattiva agli stimoli provenienti dall’esterno sembra essere diventata la cifra comportamentale dell’attuale gestione politica del dicastero di viale Trastevere. Tutto deve essere messo sotto controllo e riportato sulla retta via, soprattutto quando le scuole si muovono in “direzione ostinata e contraria”, ossia in modo non conforme alle aspettative ideologiche del ministro. E che cosa dovrebbero riscontrare di irregolare i colleghi ispettori una volta arrivati alla scuola incriminata? Che i docenti hanno cercato di mobilitare le capacità empatiche dei bambini per far “sentire” col cuore, prima ancora che con la testa, le condizioni disumane in cui si sono trovati a vivere bambini come loro provenienti da lontano? Cosa c’è di “vergognoso” in tutto ciò, per riportare l’epiteto usato da uno dei politici citati sopra? La vera vergogna è la strumentalizzazione ideologica che alcuni politici col paraocchi fanno della scuola, soprattutto quando propone progetti che mirano a sviluppare il dialogo e la comprensione interculturale, la solidarietà oltre ogni barriera linguistica ed etnica, quando cercano di realizzare iniziative che vogliono educare all’umanità, al rimanere umani, malgrado tutto. Quell’umanità che sembra difettare in tanti personaggi politici, ancora pervicacemente prigionieri di un modello ideologico stimolo-risposta di pavloviana memoria.
C’è però una differenza fondamentale tra il comportamento dei cani di Pavlov e quello dei nostri politici alessitimici: i cani pavloviani avevano la discrezione di spargere la loro saliva nel chiuso del laboratorio.
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