di Aluisi Tosolini
Ha generato un certo stupore, oggi, la lettura della traccia B3 della prova di italiano all’esame di maturità. La traccia (riproposta in calce al presente articolo) riporta una pagina del testo I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere pubblicato da Meltemi nel 2021 (e in originale inglese da Routledge nel 2020).
Domanda da cui partire: chi tra i lettori di questo mio commento conosceva Frank Furedi? Io, lo ammetto senza alcun problema, no. E allora sono andato a informarmi, ho trovato alcuni dei libri, ho usato l’IA per indagarli, riassumerli, interrogarli, ho seguito tracce e scoperto cose interessanti.
Ecco cosa ne ho ricavato.
Chi è Frank Furedi
Frank Furedi è un sociologo, nato in Ungheria nel 1947 ma nel 1956 la sua famiglia fugge all’estero. Wikipedia in inglese dice che ha cittadinanza canadese e inglese e racconta le sue vicissitudini culturali concluse con l’adesione a punti di vista decisamente conservatori e di destra. Nel 2021 poi è divenuto direttore del centro MCC a Bruxelles che è una emanazione del Mathias Corvinus Collegium ( MCC ) strettamente collegato al (oltre che finanziato dal) governo Orban. Caduto Orban il centro MCC di Bruxelles è stato sospeso dal registro per la trasparenza dell’UE (qui è possibile leggere la presa di posizione di tre giorni fa della rivista Nazione Futura di cui è direttore Corrado Ocone).
Le idee chiave del pensiero di Furedi
- I confini contano
Nel suo saggio I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere, il sociologo ungherese Frank Furedi sostiene che l’abbattimento indiscriminato dei confini geografici, morali e culturali non genera libertà, ma produce un profondo disorientamento esistenziale e sociale. Secondo Furedi l’essere umano e le comunità hanno un bisogno innato di linee di demarcazione per poter attribuire un significato logico ed etico alla propria esperienza.
La tesi centrale del libro si sviluppa attraverso i seguenti punti chiave:
1. La difesa della democrazia nazionale
- I confini geopolitici tradizionali non sono muri egoistici, bensì i dispositivi spaziali necessari per l’esercizio della democrazia e della sovranità popolare.
- Senza una frontiera definita, decade il concetto stesso di cittadinanza, privando gli individui della capacità di autogovernarsi e di esercitare i propri diritti politici.
2. La crisi dei confini simbolici e morali
- L’attacco contemporaneo non colpisce solo le frontiere degli Stati, ma investe l’idea stessa di limite.
- Vengono progressivamente contestati i confini tradizionali tra pubblico e privato, uomini e donne, esseri umani e animali, o tra adulti e bambini.
- Furedi critica l’«ideologia dell’illimitatezza» (o della fluidità assoluta), colpevole di considerare ogni barriera logica o biologica come una forma di discriminazione innaturale o ingiusta.
3. La svalutazione del giudizio e la deriva culturale
- L’assenza di confini morali chiari deriva dalla rinuncia sociale a esprimere giudizi di valore.
- Questa “neutralità terapeutica” impedisce di distinguere con chiarezza il bene dal male o il vero dal falso, lasciando la società culturalmente alla deriva.
4. Il paradosso delle politiche identitarie
- Mentre i movimenti globalisti e gli attivisti no-borders predicano l’abolizione delle frontiere storiche, paradossalmente la politica dell’identità frammenta la società costruendo nuovi e rigidi confini simbolici artificiali (come la censura del linguaggio, la logica delle safe spaces e i reati di appropriazione culturale).
5. L’infantilizzazione degli adulti
- La confusione tra i ruoli e la mancanza di una netta linea divisoria generazionale porta a quella che Furedi definisce l’infantilizzazione degli adulti a scapito dell’educazione dei giovani, privandoli di una solida guida adulta capace di trasmettere l’eredità culturale del passato.
E già qui si capisce il senso della citazione che sta alla base della proposta B3 del compito di italiano dell’esame di maturità
- The War Against the Past: Why the West Must Fight for Its History
Pubblicato originariamente nel 2024 dall’editore Polity Books è stato tradotto in italiano da Fazi nel 2025 con il titolo La guerra contro il passato. Cancel culture e memoria storica
L’opera analizza i conflitti culturali contemporanei legati alla memoria storica, alla cosiddetta cancel culture e alla tendenza a rileggere la storia occidentale sotto una lente di colpevolizzazione.
Furedi sostiene che sia in atto una vera e propria crociata culturale tesa a rendere il passato “tossico”. Attraverso l’abbattimento di statue, la richiesta di “decolonizzare” i programmi scolastici e l’eliminazione di termini tradizionali dal linguaggio comune, la storia dell’Occidente viene dipinta principalmente come un racconto di cui vergognarsi. Secondo l’autore, privare una società del proprio retaggio storico non porta al progresso, ma genera una profonda crisi d’identità permanente
I punti essenziali del suo ragionamento sono così riassumibili
- La trappola del presentismo: Furedi critica la tendenza della cultura contemporanea a giudicare le figure e gli eventi storici unicamente in base ai valori e alla sensibilità morale del XXI secolo, considerandosi implicitamente superiore alle generazioni passate.
- Diseredazione storica: l’eliminazione delle radici culturali indebolisce la capacità dei giovani di orientarsi nel mondo. Senza la comprensione del passato, diventa difficile attribuire significato al presente e guardare con speranza al futuro.
- Impatto sulle istituzioni: questo approccio ideologico ha ormai permeato dall’alto verso il basso l’intero sistema educativo, i musei e i media tradizionali del mondo occidentale.
- Un appello alla reazione: Furedi esorta l’Occidente a difendere attivamente i traguardi e gli ideali storici positivi della sua civiltà, ritenendo questa battaglia intellettuale una delle sfide più importanti dell’epoca contemporanea.
Come si può vedere si tratta dei temi e concetti che sono anche alla base dei due ultimi volumi del Ministro Valditara e che abbiamo recensito ampiamente su queste pagine ed a cui rimandiamo:
La rivoluzione del buon senso. Per un paese normale (Guerini e Associati 2025)
Manifesto per l’Occidente (Guerini e Associati 2026, )
Si può persino dire che i due volumi sono la risposta proattiva del mondo conservatore italiano all’appello di Furedi (e di molti altri, a dire il vero)
Frank Furedi e Victor Orban
Per anni Frank Furedi ha sostenuto e difeso politicamente e culturalmente Viktor Orbán, venendo spesso descritto dagli osservatori internazionali come un vero e proprio intellettuale organico del sovranismo di marca orbaniana.
Il rapporto tra il sociologo ungherese e l’ex leader di Fidesz si sviluppa attorno a ruoli istituzionali precisi e a una forte convergenza ideologica, pur non risparmiando analisi critiche dopo la recente sconfitta elettorale del leader ungherese (si veda qui un suo interessante commento sulla sconfitta di Orban e qui un intervento su cosa Orban dovrebbe fare per tornare a vincere in Ungheria. In particolare su come fare per riconquistare i giovani – gli adultescenti della traccia dell’esame di stato? ).
Furedi ha condiviso e strutturato teoricamente i pilastri della democrazia illiberale di Orbán e in sostanza ha scolto il ruolo di ideologo sul campo, in particolare da quando nel 2022 è diventato direttore esecutivo di MCC Brussels, la filiale belga del Mathias Corvinus Collegium. Un think tank, finanziato massicciamente da fondi vicini al governo di Fidesz, nato con l’obiettivo esplicito di fare da “ariete culturale” contro l’establishment dell’Unione Europea e di difendere le posizioni di Budapest. [qui un interessante commento in un articolo di Politico].
Nelle interviste e nei suoi saggi, Furedi ha sempre elogiato la capacità dell’Ungheria di Orbán di resistere a quella che definisce l’ideologia progressista occidentale e la identity politics. Ha sostenuto che i valori promossi da Orbán — come la centralità della famiglia tradizionale, la sovranità nazionale e l’opposizione all’immigrazione di massa — fossero i veri “valori europei storici”, ingiustamente emarginati da Bruxelles.
In seguito alla storica sconfitta elettorale della primavera del 2026, che ha visto il crollo di Fidesz e la salita al potere del neopremier Péter Magyar, la posizione di Furedi si è fatta più analitica, cercando di spiegare gli errori della leadership pur salvandone l’impianto ideale. Furedi ha così evidenziato come il partito di Orbán abbia subito un cortocircuito generazionale, non riuscendo a comprendere i codici culturali e psicologici dei giovani elettori ungheresi, che si sono spostati in massa verso il partito Tisza. In sostanza Furedi se ne lava le mani. Da vero intellettuale furbo sostiene che i valori restano validi, che il modello teorico di riferimento è valido e che anzi il conservatorismo e il populismo identitario non sono stati sconfitti nelle urne, ma che la macchina politica di Fidesz ha semplicemente perso il contatto con il “clima culturale del momento” (si veda intervento su Euractiv già citato .
Insomma non è colpa della teoria ma della macchina organizzativa di Fidez. Un modo scaltro, ripeto per lavarsene le mani e per dare la colpa ad altri, traditori del verbo.
Ma perché Furedi all’esame di maturità?
Il testo scelto per la traccia dell’esame di maturità è ridicolmente semplice e banale. Poche righe prese da un volume molto più ampio. Righe che si concentrano sul passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta segnalando il ruolo del concetto di “confine” e di limite, concetto sul quale nessuno psicologo avrebbe nella sostanza quasi nulla da dire.
Il testo viene anzi incontro al vissuto dello studente che è lì seduto a svolgere la traccia di italiano e che, se non sa che altro fare, può benissimo scegliere proprio questa traccia, parlare della propria esperienza personale (che fa sempre buona impressione sulla commissione), metterci quattro banalità variamente strutturate, non parlare di Furedi perché sicuramente non sa chi è (come non lo sa la maggior parte dei commissari e dei presidenti) e chiudere in bellezza dicendo che sta per entrare nel mondo adulto e che se ha un po’ di ansia è certocolpa della società che non l’aiuta.
Copiare e consegnare. Fatto.
Usare Furedi per parlare di Valditara e dei temi del Manifesto per l’occidente
Mentre lo studente è lì al caldo e al chiuso, isolato a svolgere il suo “tema”, tutta l’Italia si chiede chi è Furedi e ne discute e fa così un’opera di diffusione delle idee dei think tank conservatori.
Una operazione perfetta, a cui non è possibile sottrarsi e infatti anche io sono qui a parlarne (pur sapendo che ha ragione il mitico Pierferdinando Casini che parlando di Vannacci proprio dice al Corriere della sera: “Chi attacca Vannacci lo favorisce. L’unica strada ora è ignorarlo”).
Ecco, l’obiettivo era questo. E, a questo punto possiamo dirlo: obiettivo raggiunto.
Del resto se si va a vedere nella pagina di Meltemi la rassegna stampa delle recensioni e/o delle citazioni del libro di Furedi sui confnni si apprende che chi ne ha parlato, negli ultimi due anni, è stato, nell’ordine:
Luca Ricolfi – Il Messaggero, 9 maggio 2026 “Trump, l’Europa e il nodo dei confini” (e anche, nello stesso, giorno, stesso articolo pubblicato su Il Gazzettino e Il Mattino,
Loredana Perla – Italia Oggi, 31 marzo 2026 (“Violenza, la scuola in campo”)
Loredana Perla – La Gazzetta del Mezzogiorno, 24 novembre 2025 – “Nelle scuole i semi di un patto tra i due sessi”
Francesco Borgonovo – La Verità, 8 ottobre 2024 – “Non siamo più cittadini ma pazienti”
Occorre spiegare altro o ci fermiamo qui ?
Passo e chiudo
PROVA ITALIANO – MATURITA’ 2026
PROPOSTA B3
Tratto da: Frank Furedi, I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere, Meltemi, Milano, 2021, pag. 213.
«Un’altra parola a cui talvolta si ricorre per riferirsi a questi venti-trentacinquenni è “adultescenti” (adultescent), che in generale indica coloro che, rifiutando di sistemarsi e di assumersi impegni, vorrebbero piuttosto continuare a fare festa anche durante la mezza età. Nondimeno, la mancanza di chiarezza a proposito del confine tra le generazioni è oggi ampiamente riconosciuta: così, quando il titolo di un articolo apparso su “The Atlantic” chiede When Are You Really an Adult? (Quando si è veramente adulti?), il pezzo prosegue la domanda retorica dichiarando: “In un’epoca in cui il confine tra infanzia ed età adulta è più sfumato che mai, che cos’è che rende le persone mature?”. Com’è prevedibile, l’articolo non dà una risposta ma lascia semplicemente il lettore con la chiara impressione che, di qualunque cosa si tratti, l’età adulta è una seccatura. Secondo l’autore, “essere adulti non è sempre desiderabile”: “l’indipendenza può diventare solitudine” e “la responsabilità può trasformarsi in stress”.
La sensazione di sconforto che circonda l’identità adulta contribuisce a spiegare perché la cultura
contemporanea si sforzi di preservare un confine tra la maturità e l’infanzia. La puerilità è idealizzata per la banalissima ragione che molte persone si sgomentano al pensiero di vivere l’alternativa: maturità, responsabilità e impegno incontrano solo una debole convalida da parte della cultura contemporanea.»
Comprensione e analisi
Puoi rispondere punto per punto oppure costruire un unico discorso che comprenda le risposte a tutte le domande proposte.
- Riassumi il contenuto del brano.
- Su quali basi l’autore afferma che ‘la mancanza di chiarezza a proposito del confine tra le generazioni è oggi ampiamente riconosciuta’?
- Spiega il significato del termine ‘adultescenti’, senza ricorrere alle espressioni presenti nel brano.
- Spiega per quale motivo, a giudizio di Furedi,‘l’identità adulta’ è circondata dalla ‘sensazione di sconforto’.
Produzione
Sulla base delle tue conoscenze, delle tue esperienze e della tua sensibilità, sviluppa una personale riflessione sul tema del ‘confine tra le generazioni’, argomentando in modo che gli snodi della tua esposizione siano organizzati in un testo coerente e coeso.
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