Sicurezza, prevenzione e libertà: i giovani vanno messi al sicuro, ma forse anche ascoltati

di Carlo Ridolfi  (Attivista Culturale Indipendente)

Uno

Il dinamico duo Piantedosi-Valditara emana una direttiva congiunta dal titolo: “Misure per il rafforzamento delle azioni di prevenzione e contrasto di fenomeni di illegalità negli istituti scolastici”.
In essa, a partire dall’assunto di partenza: “La sicurezza è la condizione della autentica libertà”, si annuncia, di fatto, l’incarico ai Prefetti di monitorare le situazioni “di criticità” dentro e nei dintorni degli edifici scolastici, attuando le opportune misure di “prevenzione”, non dimenticando quelle repressive.

Due – Padova I

Poche ore dopo una (fin troppo?) solerte Dirigente Scolastica di un Istituto Comprensivo di Padova invia una Comunicazione alle famiglie (Scuola secondaria di primo grado) e ai docenti, nella quale li si informa che potranno verificarsi controlli e visite delle forze di polizia fuori e dentro la scuola.
Il tutto si inserisce: “…in una strategia più ampia volta a promuovere ambienti educativi, sicuri, regolati e inclusivi, nei quali studenti e studentesse possano crescere serenamente, sviluppando relazioni positive e un senso di responsabilità condivisa”.

Tre – Padova II

I rappresentanti di sette istituti secondari di secondo grado (“Nievo”, “Cornaro”, “Tito Livio”, “Galilei”, “Marchesi”, “Valle”, “Ferrari”, insieme alla Consulta provinciale degli studenti, inviano ai media locali un documento nel quale – anche facendo riferimento a due recenti casi di suicidio di giovani e giovanissimi – si chiede esplicitamente aiuto alle istituzioni.
“Emerge la solitudine”, scrivono gli studenti, “la fragilità emotiva e il senso di smarrimento e inadeguatezza che molti ragazzi vivono quotidianamente, senza saperle come affrontarli”. E, continuano: “Perfezionismo, ansia da prestazione e paura del fallimento sono dinamiche estremamente diffuse nelle nostre scuole”. Concludendo: “La scuola dovrebbe puntare non solo alla formazione professionale, ma anche a quella di donne e uomini nella loro interezza e complessità”.

Quattro – Fuori sacco

Una (bravissima) Dirigente Scolastica, durante una riunione online per l’organizzazione di un convegno, afferma: “Al giorno d’oggi il DS è addestrato a eseguire le direttive del Ministero”.

Qualche riflessione

Sarei più propenso a pensare che “la libertà è la condizione dell’autentica sicurezza”.
Libertà di abitare per molte ore al giorno edifici scolastici in cui non piova dentro, i soffitti non minaccino di crollare, le prese di corrente non dondolino con i fili penzolanti e così via.
Libertà di dirigere (se fossi un DS) partendo dai princìpi della Costituzione della Repubblica Italiana, di insegnare (se fossi un insegnante) sulla base della mia sacrosante autonomia professionale, di imparare (se fossi uno studente) potendo obiettare con l’uso del pensiero critico a eventuali affermazioni o contenuti che non mi convincono, libertà (se fossi, come sono e fui, un padre) di poter interloquire con l’istituzione scolastica non per sostituirmi (non ne ho le competenze) al lavoro altrui o (peggio) per fare il sindacalista dei miei figli e contrattare le valutazioni, ma per dialogare nella convinzione che la scuola non dovrebbe essere un fortino assediato, ma uno dei luoghi di progettazione e di attivazione di azioni educative orientate a rinsaldare il legame sociale.

Inoltre: sono convinto che i ragazzi e le ragazze vadano davvero visti e davvero ascoltati. Sarebbe magnifico se nelle città si organizzassero appuntamenti in cui, una volta tanto, non fossero adulti più o meno empatici o esperti più o meno a buon mercato a spiegare ai giovani come sono fatti e cosa dovrebbero fare per esser migliori, ma parlassero i giovani e gli adulti stessero ad ascoltare.

Invece di cianciare di ‘resilienza’, ‘merito’, metal detector o altro, perché non proviamo ad aprire gli occhi e le orecchie (e le menti e i cuori)?

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Mamma mia, dammi cento lire… ovvero la fine della scuola pubblica

di Carlo Ridolfi

… che in America voglio andar, recitano i versi iniziali di un notissimo canto popolare della fine del XIX secolo che parlava di emigrazione.
Forse c’è qualcuno che vorrebbe portarla qui, l’America, ovviamente intesa come United States of…, soprattutto per quanto riguarda il sistema dell’istruzione.
Risulta quindi molto utile la lettura di un lungo articolo che è anche lanciato dalla copertina del n. 1631-12 settembre 2025, di Internazionale, tradotto dall’Harper’s Magazine e scritto dal giornalista e scrittore Chandler Fritz, dal titolo La fine della scuola pubblica.
Quando, anche nel dibattito italiano, si incontra chi denuncia la pervasività del ‘credo’ neoliberista anche nella scuola, si pone il punto di partenza, lontano nel tempo, per analizzare la situazione odierna.
Come ricorda Fritz, infatti, è del 1955 il saggio The role of government in education (Il ruolo del governo dell’educazione), redatto da Milton Friedman, economista e guru massimo della scuola di Chicago, che ha definito le linee guida teoriche, poi poste in pratica, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, della messa in discussione, fino al quasi abbattimento, del Welfare State, in nome della libera scelta degli individui in campi come la sanità, l’istruzione, l’abitare e così via.
Raccomandando la separazione tra finanziamento dei sistemi di istruzione e gestione degli stessi, Friedman e i suoi epigoni hanno legittimato ‘scientificamente’ le scelte successive dei governi e delle società, che ci hanno portato alla situazione attuale, che, in USA, giustificano quasi in pieno il titolo dato all’articolo. Continua a leggere

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