Progettazione contro prescrittività: come battere le “nuove” Indicazioni nazionali per il primo ciclo

Di Nicola Zuccherini

In un anno e più di critica e discussione pubblica sono stati chiariti il senso politico e culturale del disegno ministeriale e le ragioni del dissenso. Ma la battaglia delle Indicazioni nazionali non sarà vinta a colpi di analisi e prese di posizione. Ora che il documento è in vigore, occorre una strategia per riaprire il fronte e restituire urgenza al confronto, agendo in modo visibile sulle strutture e sui modi di operare delle scuole. Sulla lunga durata, che è la dimensione di questo conflitto, il ministero è infatti in vantaggio, perché può contare sulla forza delle prescrizioni e su quella delle abitudini.

Dove agire, allora? Le Indicazioni nazionali non passeranno nelle pratiche didattiche solo per adesione ideologica o per trasferimento intenzionale, ma soprattutto per la via indiretta dei libri di testo. Man mano che i manuali si adatteranno alle nuove norme, queste saranno tradotte in scelte didattiche, sequenze di apprendimento, esercizi, rapporti tra contenuti, lessici disciplinari e di lì in routine di classe.

È dall’adozione di strumenti alternativi al libro di testo, dunque, che può iniziare la risposta alle Indicazioni, in analogia con quanto sta avvenendo negli istituti tecnici per reazione all’ultima riforma. Perché questa risposta abbia carattere strategico, tuttavia, è indispensabile che non sia operata individualmente, ma situata in un quadro collegiale e progettato. Continua a leggere

Loading

Le culture della scuola moderna

http://www.iclevimontalcini.gov.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/04/organigramma.jpgdi Nicola Zuccherini

C’è un modo di funzionare della scuola che resiste alle descrizioni, alle norme e ai tentativi di riforma. Che assorbe le innovazioni e neutralizza le rivoluzioni, e che in fondo è ciò che rende la scuola esattamente quella cosa lì. Chi prova a spiegarlo parla di pratiche d’aula, di tecniche, di posture, di interazione, di implicito, ma la sostanza sembra sempre restare nascosta da qualche altra parte. Si evoca allora una scatola nera e si tenta di guardare che cosa contiene. Impossibile: per guardarci dentro bisogna aprirla, e allora non è più nera. Tanto vale convincersi che una scatola nera è, con ogni probabilità, anche una scatola vuota. E che non c’è un mistero dell’aula da scoprire.

C’è, invece, sotto gli occhi di tutti, l’insieme dei valori che informano la cultura professionale degli insegnanti. Valori in buona misura dichiarati, perseguiti perché ritenuti garanzia di efficacia e di equità educativa. Dal punto di vista di questi valori la scuola funziona perfettamente (o almeno l’insegnamento). Le innovazioni, se sono utili, non fanno che renderli più attuabili. Altrimenti sono giudicate inutili.

Si potrebbero definire anche “patologie o “mitologie”, ma dal momento che sono accettati e condivisi pacificamente da (quasi) tutti gli insegnanti e da gran parte degli studenti, e che in fondo fanno funzionare le cose, sarà meglio adottare un termine più neutrale e descrittivo. Le chiameremo culture, e tenteremo di riconoscerle.

Cultura della definizione

È la riduzione della conoscenza all’apprendimento di definizioni astratte. Si considera esaurito lo studio di un fenomeno quando se ne è data la definizione, se ne sono elencate le caratteristiche distintive, indicati i casi, dati gli esempi.

I libri di testo adottano questo approccio in modo uniforme, massivo, quasi plebiscitario. Insegnano che il mare è un’immensa distesa di acqua salata, che i Saraceni erano gli Arabi stanziati lungo le coste del Mediterraneo, che il vetro è un materiale che si ottiene dalla fusione della sabbia per farne bottiglie e finestre, che gli occhi sono gli organi della vista e così via: tutto verissimo, sacrosanto, ma con il difetto di non significare niente per studenti e allievi. Questi, infatti, o avranno l’impressione di leggere cose che già sanno o non capiranno proprio il testo, per mancanza di riferimenti, di conoscenze di sfondo o di lessico. Ripeteranno; i più bravi faranno la parafrasi: perché gli viene insegnato che quello è il loro compito. Continua a leggere

Loading