Di Nicola Zuccherini
In un anno e più di critica e discussione pubblica sono stati chiariti il senso politico e culturale del disegno ministeriale e le ragioni del dissenso. Ma la battaglia delle Indicazioni nazionali non sarà vinta a colpi di analisi e prese di posizione. Ora che il documento è in vigore, occorre una strategia per riaprire il fronte e restituire urgenza al confronto, agendo in modo visibile sulle strutture e sui modi di operare delle scuole. Sulla lunga durata, che è la dimensione di questo conflitto, il ministero è infatti in vantaggio, perché può contare sulla forza delle prescrizioni e su quella delle abitudini.
Dove agire, allora? Le Indicazioni nazionali non passeranno nelle pratiche didattiche solo per adesione ideologica o per trasferimento intenzionale, ma soprattutto per la via indiretta dei libri di testo. Man mano che i manuali si adatteranno alle nuove norme, queste saranno tradotte in scelte didattiche, sequenze di apprendimento, esercizi, rapporti tra contenuti, lessici disciplinari e di lì in routine di classe.
È dall’adozione di strumenti alternativi al libro di testo, dunque, che può iniziare la risposta alle Indicazioni, in analogia con quanto sta avvenendo negli istituti tecnici per reazione all’ultima riforma. Perché questa risposta abbia carattere strategico, tuttavia, è indispensabile che non sia operata individualmente, ma situata in un quadro collegiale e progettato. Continua a leggere
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di Nicola Zuccherini