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Emergenza Covid, la scuola racconta e si racconta

“La scuola nell’emergenza …. e oltre” è il titolo del Quaderno di documentazione numero 11 realizzato dal Forum delle Associazioni del Piemonte.
Il volumetto contiene narrazioni, testimonianze, riflessioni, proposte di insegnanti, dirigenti, studenti, genitori, associazioni delle scuole piemontesi nell’anno del Covid 19.
“Al centro di tutte le narrazioni e riflessioni – spiega Gianni Giardiello, direttore del Forum – c’è la Scuola, e soprattutto la ‘scuola senza la scuola’, letta e raccontata dai suoi protagonisti principali, insegnanti, dirigenti scolastici e studenti innanzi tutto, ma anche genitori e nonni, a cui si sono aggiunti esponenti del mondo accademico, delle associazioni e della carta stampata”.
La pubblicazione è disponibile anche qui.

FORUM_ASSOCIAZIONI_QUADERNO_11

Le immagini pubbliche degli insegnanti

Un convegno promosso da Gessetti Colorati

di Raimondo Giunta

Le immagini pubbliche di un gruppo professionale o di una componente della società qualche volta  non esprimono la realtà delle cose, ma hanno purtroppo una sicura incidenza nei rapporti umani, condizionandone lo sviluppo, gli esiti e la qualità.

Nel caso degli insegnanti ci si trova di fronte ad una molteplicità di rappresentazioni pubbliche, alcune delle quali, molto negative, sono il risultato di giudizi, che oscillano dall’avversione preconcetta alla misconoscenza delle condizioni dell’esercizio dell’insegnamento: “lavorano poco”; “non si aggiornano”; “non hanno professionalità”; “non sanno ascoltare”; “non sanno valutare”; “è un mestiere per donne “; “inculcano valori ostili alla famiglia”; ”nei momenti cruciali si danno per malati” e così via pre-giudicando. Continua a leggere

Vi racconto come ho iniziato…

Stiamo raccogliendo in questa pagina dei brevissimi testi di insegnanti della nostra associazione che raccontano cosa è accaduto questa mattina.

Non possiamo avvicinarci, non possiamo toccarci… dobbiamo stare lontani: mascherina, gel disinfettante, distanze, banchi fissi.
Il Plesso di Scarmagno ha trovato un nuovo modo di stare insieme. Ogni persona della scuola, bambini e adulti, ha portato un nastro colorato lungo un metro e lo ha legato a quello di un’altra.
Ciascuno “si è legato” agli altri, facendo un’esperienza collettiva di avvicinamento.
(Scuola primaria “Olivetti” – Scarmagno)

Grazie bambini per l’energia che ci date ad andare avanti!
I vostri sguardi sorridenti,i vostri racconti dell’estate trascorsa,il calore umano che ci trasmettete anche se distanziati!
Tutti noi e voi avevamo bisogno di rincontrarci per continuare il cammino scolastico, mai interrotto!
Grazie a Voi perché siete la linfa vitale per noi insegnanti!
(Scuola primaria classi I-IV – Cuorgnè)

Noi ci siamo ispirati agli haiku giapponesi.
Eccone uno:
Eco di bimbi ridenti
Riflessi di luce nel buio
Quest’anno
le mascherine si divertono.

(Primaria San Bernardo classe IV – Ivrea)

Questa mattina siamo partiti …
I bambini hanno ascoltato con attenzione ed interesse le nuove regole di comportamento che, peraltro, molti già conoscevano.
A casa, i genitori hanno fatto un ottimo lavoro preparandoli alle tante novità che li aspettavano.
Entrando in classe ognuno di loro ha portato una piccola piantina che renderà più bella la nostra aula.
Durante l’anno se ne prenderanno cura e ne saranno responsabili.
Erano sereni e felici.
(Scuola primaria – Pavone Canavese)

Li abbiamo accolti nel cortile della scuola primaria tutte le insegnante munite di magliette con sopra disegnato uno smile perché sotto la mascherina c’era il nostro sorriso per loro.
(Scuola primaria – Pavone Canavese)

L’ansia di noi insegnanti nell’ accogliere i bambini con la visiera e mascherina è svanita con una battuta …sembrate delle astronauti …e tutti a ridere …I bambini sono fantastici…
(Scuola dell’Infanzia – Scarmagno)

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Riapertura scuole, fra promesse non mantenute ed errori più o meno gravi

di Raimondo Giunta

Una volta che al buon senso non si è dato retta, a settembre ci si sta trovando in più di un pasticcio con i problemi della scuola.

 

 

1) Promettere dopo quello che si è passato in primavera un rientro normale a scuola era e resta un pio desiderio.

2) La riapertura delle scuole nei primi giorni di settembre, rispettando le nuove norme di sicurezza, richiedeva un intervento sollecito e imperioso non solo del Governo, ma anche delle Regioni, di quel che resta delle vecchie Province e dei Comuni,
ai quali spetta da sempre garantire un sistema di trasporti locali funzionale alle esigenze della scuola e fornire locali idonei e arredi.
Non mi pare che gli enti locali abbiano fatto per intero il loro dovere.
Si può anzi dire che in tanti l’hanno presa comoda per mettere nei guai il governo.

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Il disagio degli insegnanti

di Raimondo Giunta

Gli insegnanti sono a scuola in nome di una società che non vuole riconoscere il valore e il significato del ruolo che esercitano nei confronti delle nuove generazioni.

La loro autorevolezza, se e quando viene riconosciuta, deriva da quella della scuola e tutte e due sono necessarie per istituire fin dai primi anni di vita di una persona un rapporto di fiducia con le istituzioni; tutte e due, però, si nutrono del rispetto, delle cure, del prestigio che vengono ad essi assegnati da ogni componente della società. Alla radice dei malumori se non proprio dell’ostilità nei confronti della scuola e degli insegnanti va collocata l’impossibilità per la scuola di mantenere le promesse che nel passato l’hanno accreditata come un’istituzione fondamentale e imprescindibile per il funzionamento complessivo della società: buona e rifinita preparazione civica e professionale degli alunni, certificazioni indubitabili e insostituibili a garanzia di sicuri processi di mobilità sociale.
Il prezzo maggiore di questa divaricazione tra scuola e società lo pagano gli insegnanti, sempre e comunque, come si può constatare ancora oggi, anche se senza il loro contributo determinante si sarebbe perso l’intero anno scolastico a causa della pandemia. Poca comprensione nei confronti degli insegnanti, da troppo tempo al centro di un ostile e prevenuto dibattito, che sarebbe azzardato definire politico e culturale. Accanto ad esso si sono sviluppate, quasi come conseguenza, la percezione diffusa tra i docenti di una propria marginalità sociale e la convinzione di un’assegnazione esorbitante di responsabilità, priva di sostegni e di garanzie.

Nel passaggio da una scuola d’élite, alla quale l’insegnante era contiguo dal punto di vista sociale e culturale, ad una scuola di massa di fatto si è modificato il suo ruolo pubblico, ma non si sono modificati la sua consapevolezza e il suo approccio al compito da svolgere.

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Ripartire: decisamente sì, ma bene


di Antonio Valentino

1. Se la ricostruzione comincia dalla scuola…

Sono confortanti tutti questi pronunciamenti per la riapertura della scuola e la parola d’ordine che ‘non una sola ora di lezione si perda più’.

Mai la scuola aveva avuto tanti fan di ogni colore politico e tanti riconoscimenti della sua importanza. Strano che non sia stato ancora coniato lo slogan Scool First. Ma forse solo perché va forte ancora la disputa accesa sulle misure di sicurezza, con tutti i suoi sviluppi quotidiani da prima pagina.

Per carità, la individuazione di misure appropriate, di problemi ne pone; e certamente i problemi legati alla sicurezza sanitaria – causa pandemia – sono assolutamente inediti. Ma una gestione così sconfortante – e per giunta arretrata – di questa emergenza era forse prevedibile, ma non a questi livelli.
Non a caso ho parlato prima di gestione arretrata. In quanto fatta di parole d’ordine che, se giustamente richiamano l’importanza e la necessità di riaprire le scuole, non riescono ad andare oltre. Il Presidente Conte ha parlato, da par suo, di ‘imperativo assoluto’ e la Ministra, ormai convertita, dopo aver chiuso la scuola per più di sei mesi, ha ripetuto il refrain, senza porsi le domande giuste sui mali cronici della nostra scuola che l’emergenza da Covid ci ha gettato sotto gli occhi – e in qualche caso ha accresciuto in modo netto e drammatico.

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Sui fondi per la scuola devono pronunciarsi le scuole

di Nicola Puttilli

E’ perfino ovvio e del tutto comprensibile che i docenti e i dirigenti scolastici, nonché le associazioni professionali che li rappresentano, siano in questo momento totalmente impegnati nella gestione di una delle fasi più delicate e complesse della storia della scuola italiana.

E’ altrettanto vero, d’altro canto, che le risorse del New Generation EU (già Recovery Fund) costituiscono un’opportunità unica e irripetibile per lo sviluppo e il rinnovamento del Paese e che istruzione e ricerca sono tra le priorità segnalate dalla Commissione europea per la sua utilizzazione.
I commentatori più autorevoli citano scuola e università come uno dei principali fattori, se non il principale, di una crescita solida e duratura.

Dopo decenni di tagli massicci e indiscriminati e di disattenzione del decisore politico, il nostro sistema formativo non si “aggiusta” con qualche intervento di ritocco, ci vogliono investimenti importanti, continuativi, programmati sulla base di un’attenta analisi delle reali esigenze. Continua a leggere